Poiché la vita fugge: la recensione di Giorgia Meriggi
Giorgia Meriggi recensisce Poiché la vita fugge, il volume di Samuele Editore in cui Martina Maria Mancassola traduce in italiano contemporaneo le prose di J. M. Synge dai sonetti di Petrarca.
È uscito da pochi giorni il numero primaverile 2026 del Journal of Italian Translation, rivista internazionale dedicata alla traduzione letteraria tra italiano e inglese.
Tra le recensioni ospitate nel volume c’è anche Poiché la vita fugge: Mancassola traduce il Petrarca in prosa di J. M. Synge, una lettura di Giorgia Meriggi dedicata al mio lavoro di traduzione per Poiché la vita fugge – In morte di Madonna Laura, pubblicato da Samuele Editore nel 2025 e curato da Marco Governale e Marco Sonzogni.
Il libro raccoglie diciassette traduzioni in prosa che John Millington Synge realizzò a partire da alcuni sonetti “in morte di Madonna Laura” del Canzoniere di Francesco Petrarca. Il mio compito è stato tradurre quelle prose inglesi in un italiano contemporaneo.
Non si trattava, quindi, di tradurre direttamente Petrarca, ma di ascoltare il modo in cui Synge aveva accolto e trasformato la sua voce.
Durante il lavoro ho avuto spesso la sensazione di trovarmi in mezzo a un dialogo già iniziato: da una parte Petrarca e il suo tentativo di dare forma alla perdita; dall’altra Synge, che aveva portato quei testi dentro la propria lingua e la propria sensibilità. Tra loro, dovevo cercare uno spazio per una nuova versione italiana che conservasse le tracce di entrambi.
Nella recensione, Giorgia Meriggi definisce le mie versioni:
«traduzioni fatte di corpi che vivono e che soffrono».
Sono parole che mi hanno colpita perché riconoscono uno degli aspetti ai quali tenevo maggiormente: restituire un dolore che non fosse soltanto pensiero o ricordo, ma qualcosa capace di attraversare il corpo, il tempo e la lingua.
La recensione mette in evidenza anche il dialogo che si crea tra epoche, luoghi e sensibilità differenti: tra l’Italia e l’Irlanda, tra il passato e il presente, tra la voce di Petrarca, quella di Synge e l’italiano contemporaneo della traduzione.
Una parte importante della lettura è dedicata al sonetto 293, nel quale la scrittura diventa un modo per dare voce al dolore. È un tema che sento particolarmente vicino anche per il lavoro che svolgo attraverso i laboratori di scrittura a orientamento terapeutico.
Scrivere non significa necessariamente risolvere ciò che ci ferisce. Può significare riconoscerlo, permettergli di esistere e trovare una forma nella quale possa essere accolto.
Allo stesso modo, tradurre può diventare un gesto di vicinanza: non l’illusione di coincidere completamente con la voce di un’altra persona, ma il tentativo di ascoltarla senza cancellarne la distanza.
La recensione si conclude con queste parole:
«Nella traduzione poetica si sfiora l’equivalenza con l’altro».
Ringrazio Giorgia Meriggi per questa lettura attenta e per avere riconosciuto, dentro il lavoro linguistico, anche il movimento umano che lo ha accompagnato.
La recensione è pubblicata alle pagine 310–314 del volume XXI, numero 1, primavera 2026, del Journal of Italian Translation.