laboratori, Eventi a Verona, Arte e creatività, scrittura Martina Maria Mancassola laboratori, Eventi a Verona, Arte e creatività, scrittura Martina Maria Mancassola

Acquerello e scrittura personale: un laboratorio creativo a Verona tra confini e gentilezza

Un laboratorio creativo vicino Verona: fiori ad acquerello e scrittura personale per dipingere i confini e scriversi con gentilezza, senza giudizio.

Quando si cerca un laboratorio creativo a Verona, spesso non si cerca “solo” un’attività. Si cerca un posto in cui stare bene. Un tempo che non chiede di performare. Un momento in cui fare spazio, respirare, rimettere in moto le mani.

Questo laboratorio nasce proprio da qui: un incontro tra acquerello e scrittura personale per parlare — in modo semplice e concreto — di confini e gentilezza. Confini intesi come protezione, come rispetto di sé. Gentilezza come modo di parlarsi, di scegliere, di stare nelle relazioni senza perdersi.

Non è un corso, è un laboratorio creativo, libero.

Perché l’acquerello (anche se si parte da zero)

L’acquerello è una piccola lezione di fiducia: l’acqua fa la sua parte, il colore si apre, le sfumature si incontrano. C’è una bellezza particolare nel non controllare tutto — e nel vedere che, comunque, qualcosa prende forma.

Dipingeremo fiori liberi e spontanei, lasciandoci guidare dall’acqua e dal colore. È adatto anche a chi non ha esperienza: se sta cercando un corso di acquerello a Verona per principianti, qui troverà un approccio accessibile, senza giudizio e senza aspettative.

Confini gentili: non muri, ma cura

A volte la gentilezza viene confusa con il compiacere. In realtà può essere l’opposto: può essere un “no” detto bene, un limite che protegge, una scelta che non ferisce.

Nel laboratorio, i confini diventano qualcosa di visibile: una linea, un bordo, uno spazio, un colore che si ferma. Non serve raccontare tutto. Basta accorgersi. E già questo — per molte persone — è un passo importante.

Dall’immagine alla parola

Dopo la pittura, passeremo alla scrittura guidata. Una scrittura semplice, non scolastica, che nasce dall’opera: da un colore, da una forma, da un dettaglio che ha risuonato.

Scriveremo per mettere in parole ciò che spesso sentiamo ma non nominiamo: un bisogno, una soglia, una cura, un modo più umano di trattarci. L’idea è uscire con qualcosa di concreto: una frase, una lettera breve, un promemoria gentile che resta.

Per chi è (Verona e provincia)

Questo workshop è pensato per chi:

• cerca laboratori creativi a Verona e dintorni

• vuole un’esperienza che unisca arte e scrittura

• ha bisogno di un tempo lento, in un gruppo piccolo e accogliente

• è curioso/a di esplorare i propri confini senza trasformarli in rigidità

Chi conduce

Il laboratorio è condotto da Alessandra Girardi (Bee-Art Atelier) e Martina Maria Mancassola.

Alessandra guiderà la parte di acquerello; Martina accompagnerà la scrittura (scrittura terapeutica in chiave espressiva e non giudicante), con consegne semplici e rispettose dei tempi di ciascuno.

Informazioni e iscrizioni

I dettagli pratici (data, orario, iscrizione) sono nella pagina evento.

Una chiusura semplice

A volte la gentilezza è una cosa piccola: un bordo tracciato, un colore scelto, una frase detta nel modo giusto.

Se sente che potrebbe farle bene, la aspettiamo.

Scopri di più
Poesia Martina Maria Mancassola Poesia Martina Maria Mancassola

Per capire chi sono: il mio nuovo libro di poesie

Per capire chi sono è il mio nuovo libro di poesie, pubblicato da Zacinto Edizioni a marzo 2026. Una raccolta che attraversa corpo, desiderio, memoria e fragilità, restando vicina alle domande essenziali: chi siamo, cosa perdiamo, cosa ci salva.

Un libro nato da una necessità

Ci sono libri che nascono da un progetto.

E poi ci sono libri che nascono da una necessità.

Per capire chi sono è nato così: dal bisogno di fermarmi, ascoltare quello che si muoveva dentro e provare a restargli accanto con parole vere.

È una raccolta di poesie che attraversa il corpo, il desiderio, la memoria, le fratture. Non cerca scorciatoie, non prova ad addolcire tutto, non finge che il dolore non esista. Piuttosto, prova a stare. A restare abbastanza vicina alle domande essenziali: chi siamo, cosa perdiamo, cosa ci salva.

Ho scritto queste poesie nei punti in cui sentivo di non poter più usare parole lontane da me. Avevo bisogno di una lingua più nuda, più precisa, più fedele.

Per questo Per capire chi sono non è un libro che vuole spiegare. È un libro che vuole accompagnare.

Accompagna chi si sente in un passaggio.

Chi sta cambiando senza avere ancora un nome per quello che sta vivendo.

Chi sente di essere attraversata o attraversato da qualcosa di forte, ma non vuole tradurlo subito in una risposta definitiva.

È una poesia che resta vicina alla fragilità senza trasformarla in resa.

Che tiene insieme lacrima e sorriso, schianto e incanto, fatica e desiderio di restare vivi.

Cosa troverai all’interno

Il libro è uscito a marzo 2026 con Biblion Edizioni, nella collana Zacinto poesia. È una raccolta breve, di 48 pagine, ma per me molto densa: ogni testo prova ad aprire un varco, non a fare rumore.

Chi mi segue da tempo sa che il mio lavoro si muove da sempre attorno a questi nuclei: la scrittura come ascolto, la fragilità come luogo da abitare, il desiderio di dare forma a ciò che spesso resta solo sentito. In questo senso, Per capire chi sono è un libro profondamente vicino a tutto quello che porto anche nei miei laboratori e nei percorsi di scrittura terapeutica: il tentativo di restare fedeli a ciò che ci attraversa.

Un libro per chi è in cerca di sé

Se leggerai questo libro, spero che tu possa entrarci senza fretta.

Non per cercare una risposta pronta, ma per vedere se tra queste poesie ce n’è almeno una che ti riconosce.

Una che ti si siede accanto.

Una che ti dica, anche solo per qualche riga: non sei sola, non sei solo, in questo sentire.

Per capire chi sono è disponibile qui.

Grazie a chi vorrà leggerlo o regalarlo.

E grazie a chi continuerà a credere che la poesia possa ancora essere un modo per avvicinarsi, un po’, alla verità di sé.

Martina Maria Mancassola

Scopri di più
scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola

Respiro e meditazione: come rilassarsi, dormire meglio e scrivere le emozioni

Quando il respiro rallenta, anche la mente trova spazio. In questo articolo ti spiego, con basi scientifiche, come meditazione e respirazione possono aiutare ansia e sonno - e perché la scrittura terapeutica funziona meglio dopo aver creato calma e presenza.

Ci sono periodi in cui la mente non si spegne mai: pensieri ricorrenti, stanchezza, un’agitazione di fondo che si porta anche a letto. In quei momenti, “capire” non basta. Serve uno spazio interno, un po’ di silenzio nel corpo, prima ancora che nel pensiero.

Per questo, nella mia esperienza, respiro e meditazione possono essere un primo gesto concreto: non risolvono tutto, ma cambiano il terreno su cui cammini. E quando quel terreno diventa più stabile, la scrittura terapeutica riesce a lavorare meglio: non come un accumulo di parole, ma come un modo per dare forma, ordine e senso alle emozioni.

Di seguito trovi un percorso semplice (e realistico) per unire queste due cose.

1) Perché il respiro aiuta davvero a calmarsi

Quando siamo in ansia o sotto stress, il corpo spesso entra in modalità “allerta”: battito più alto, tensione muscolare, respiro corto. Lavorare sul respiro - soprattutto rallentandolo e rendendolo più regolare - può sostenere i sistemi di regolazione dello stress e portare segnali di sicurezza al corpo. È uno dei motivi per cui molte pratiche contemplative iniziano da lì: dal ritmo.

Non è magia, né “pensiero positivo”: è fisiologia. E la cosa più interessante è che il respiro è una delle poche leve che abbiamo sempre con noi. Anche quando tutto è troppo.

2) Meditazione e qualità del sonno: cosa dice la ricerca

Un punto importante: spesso chi soffre di insonnia o sonno leggero non ha “solo” un problema di sonno - ha un sistema nervoso che fatica a ridurre i giri.

Su questo esistono risultati scientifici solidi: programmi di meditazione e mindfulness sono stati studiati per stress e sintomi d’ansia, con benefici mediamente piccoli – moderati, ma reali, soprattutto quando la pratica è costante e guidata. 

E sul sonno, ci sono anche studi clinici (trial) su interventi di mindfulness che mostrano miglioramenti nella qualità del sonno e nei disturbi del sonno in alcune popolazioni, rispetto a interventi di controllo. 

Tradotto in parole semplici: non è che “la meditazione ti fa dormire”, ma può aiutare a ridurre l’attivazione che ti impedisce di dormire.

3) Perché la scrittura terapeutica funziona meglio dopo

Qui succede una cosa che vedo spesso nei percorsi: molte persone scrivono tanto… ma scrivono dentro lo stesso vortice. La pagina diventa uno sfogo continuo, senza un prima e un dopo.

Quando invece fai prima anche solo 5 minuti di respiro o una breve meditazione, la scrittura cambia qualità:

  • diventa più chiara,

  • più centrata,

  • meno “tutto insieme”,

  • e soprattutto più capace di trasformare (non solo di scaricare).

La scrittura espressiva/emotiva, studiata in ambito psicologico, è stata associata in varie ricerche a benefici su benessere emotivo e alcuni esiti di salute, specie quando è guidata e contestualizzata (non lasciata al caos).

Ecco perché, per molte persone, l’unione “prima respiro, poi scrittura” è una svolta pratica: prima regoli, poi elabori.

4) Un rituale breve (8 minuti) per fare spazio

Non è un esercizio “perfetto”. È una mini-ancora, utile anche quando non hai energie.

Minuto 0–3 (respiro)

Siediti comoda/o. Inspira dal naso e fai un’espirazione un po’ più lunga dell’inspirazione (senza forzare).

Obiettivo: non “svuotare la mente”, ma abbassare il volume.

Minuto 3–8 (scrittura terapeutica)

Scrivi in modo libero iniziando da una di queste frasi:

  • “In questo momento il mio corpo mi sta dicendo…”

  • “Se l’ansia avesse una forma, oggi sarebbe…”

  • “Oggi ho bisogno di sentirmi…”

Poi fermati. Una sola cosa: sottolinea una parola che ti sembra vera. Quella parola è già un piccolo orientamento.

Se ti accorgi che la scrittura ti riporta subito nel vortice, torna al respiro per 60 secondi e poi riprendi. È normale.

5) Una nota importante (per prenderti cura sul serio)

Meditazione, respiro e scrittura terapeutica possono essere strumenti potentissimi di consapevolezza e regolazione. Ma se stai vivendo depressione intensa, insonnia severa, attacchi di panico frequenti o pensieri di autosvalutazione molto pesanti, meriti un supporto clinico oltre alla pratica personale. La scrittura può affiancare, non sostituire, un percorso psicologico o medico quando serve.

Se vuoi farlo con una guida (senza forzare)

Se ti va di provare una pratica guidata, sul mio canale YouTube trovi anche audio di yoga nidra e meditazione pensati per il rilassamento e il sonno.

E se senti che non vuoi fare tutto da sola/o, lavoro anche online e a Verona con percorsi individuali e di gruppo di scrittura terapeutica: uno spazio gentile, strutturato, dove respiro e parola si intrecciano con calma, rispettando i tuoi tempi.

Scopri di più
Eventi a Verona, Arte e creatività Martina Maria Mancassola Eventi a Verona, Arte e creatività Martina Maria Mancassola

Dentro di me: laboratorio di pittura e scrittura ispirato a Frida Kahlo

Un laboratorio creativo vicino Verona ispirato a Frida Kahlo: pittura e scrittura per dare forma a ciò che senti, senza pressione e senza “prestazione”.

A volte non serve “fare grandi cose”. Serve fare una cosa piccola, autentica, viva: sedersi, scegliere un colore, mettere le mani in movimento. E poi, con calma, trovare parole che non siano perfette ma sincere.

Questo laboratorio nasce da qui: dalla voglia di creare un luogo in cui non devi dimostrare nulla. Un luogo in cui puoi arrivare anche con la testa piena, anche con sensazioni pesanti addosso, e pian piano tornare a sentirti più presente.

È un laboratorio che unisce pittura e scrittura guidata, ispirato all’universo simbolico di Frida Kahlo — non per copiare la sua arte, ma per lasciarci ispirare e accompagnare dalla sua libertà: trasformare un sentire in forma.

Perché Frida

Frida Kahlo non è “solo” un’icona. È qualcuno che ha avuto il coraggio di dire: questa sono io, con tutto quello che c’è.

Nei suoi lavori ritornano segni che sembrano semplici e invece sono profondi: fiori, foglie, animali, radici, corpi, paesaggi interiori. Non come decorazioni, ma come linguaggio.

E quando ti avvicini a quel linguaggio succede una cosa: ti viene voglia di chiederti - con dolcezza - che simboli ci sono dentro di me, oggi?

Non quelli “giusti” o perfetti ma quelli veri.

Un laboratorio non per essere bravi, ma per essere presenti

Ci sono persone che non sanno se partecipare a eventi di questo tipo perché “non sanno dipingere” o perché “non sanno scrivere”.

Qui la verità è un’altra: non serve sapere. Serve concedersi il permesso di provare.

Dipingeremo in modo guidato e accessibile, lasciando che i colori facciano il loro lavoro: accendersi, spegnersi, incontrarsi, cambiare direzione. E poi useremo quello che emerge per scrivere — non un tema, non un compito — ma una piccola pagina che nasce dal tuo gesto, dal tuo segno, dal tuo colore.

È un’esperienza che ti riporta a una cosa semplice: non devi essere perfetta/o per creare.

Il gruppo: una parte importante dell’esperienza

C’è anche un motivo in più per cui vale la pena esserci: farlo insieme.

Non in modo invadente, ma in quella maniera delicata che succede quando più persone creano nello stesso spazio: ognuno nel proprio mondo, eppure in compagnia.

A volte basta ascoltare una frase letta da qualcun altro, vedere un collage, notare un colore. Ti ricordi che non sei solo/a nel tuo modo di sentire. E che esiste un modo leggero di stare in contatto, senza spiegare troppo.

Se sei di Verona o provincia e cerchi un laboratorio creativo dove poter venire anche da solo/a, questo tipo di serata è spesso una sorpresa: entri con un certo peso, esci con un po’ più di aria.

Cosa ti porti a casa

Non solo “un lavoro” (anche quello, certo).

Ti porti via:

  • il ricordo di un gesto fatto senza giudizio

  • un colore che ti ha detto qualcosa

  • una frase che non sapevi di avere

  • la sensazione di esserti concesso/a un tempo buono

E spesso, il giorno seguente ti accorgi che quel tempo buono continua: perché la creatività non è un evento. È un modo di tornare a casa.

Dove si svolge

Il laboratorio si svolge in zona San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona: un posto comodo da raggiungere per chi vive a Verona e dintorni, pensato per lavorare con calma e in un gruppo raccolto.

Se vuoi partecipare, puoi scrivere qui.

Chi conduce il laboratorio

Il laboratorio è condotto da Alessandra Girardi (Bee Art Atelier) e Martina Maria Mancassola.

Alessandra è un’artista e facilitatrice di laboratori d’arte, con formazione in storia dell’arte: guiderà la parte pittorica e l’esplorazione dei simboli, in modo semplice e accessibile.

Io sono Martina Maria Mancassola, scrittrice e operatrice certificata di scrittura terapeutica: accompagnerò la parte di scrittura guidata, con consegne chiare e rispettose dei tempi di ciascuno, per trasformare l’esperienza visiva in parole.

Scopri di più
Traduzione e poesia Martina Maria Mancassola Traduzione e poesia Martina Maria Mancassola

Tradurre il dolore: Petrarca, Synge e “Poiché la vita fugge”

Che cosa succede quando un dolore antico incontra un dolore contemporaneo? “Poiché la vita fugge” mette in dialogo Petrarca, Synge e una voce di traduzione che cerca una lingua abitabile per la mancanza.

Ci sono dolori che non passano “perché passa il tempo”. Passano (forse) quando trovano una forma. A volte una frase. A volte un ritmo. A volte una pagina.

Poiché la vita fugge” è un libro che nasce proprio lì: nel punto in cui il dolore smette di essere solo una ferita muta e diventa parola - non per abbellirlo, ma per renderlo abitabile. Il volume mette in dialogo 17 sonetti “in morte di Madonna Laura” di Francesco Petrarca, le versioni in prosa anglo-irlandese di John Millington Synge, e la traduzione in prosa italiana contemporanea.

Tre voci, un unico filo: la mancanza che continua a parlare.

Tre voci che si incontrano (e non si cancellano)

In questo libro non c’è una traduzione “a senso unico”. C’è un passaggio vivo: Synge traduce Petrarca e, a sua volta, quella prosa viene riportata in italiano contemporaneo da Martina Maria Mancassola. Il risultato è un “cortocircuito” di intensità emotiva e sperimentazione linguistica, capace di scardinare l’idea che tradurre significhi soltanto trasferire parole da una lingua all’altra.

La traduzione qui somiglia più a un incontro: ci si avvicina a un testo, ci si lascia toccare, e poi si prova a restituire - non “la copia”, ma una nuova vita.

La “pietas” come gesto umano: verso sé stessi e verso l’altro

Petrarca ci consegna una cosa semplice e difficilissima: il dolore può diventare pietas, cioè compassione, cura, riconoscimento delle fragilità - le proprie e quelle altrui. In queste pagine, la sofferenza non è una debolezza da nascondere: è una verità umana che, una volta nominata, smette di divorare in silenzio.

Nel sonetto 272 (“La vita fugge, et non s’arresta una hora”), Petrarca mette in scena la mente che non trova tregua: presente e passato che fanno guerra, e il futuro che preme. Ma in mezzo a quel turbine appare un punto decisivo: “pietate” - una forma di misericordia verso di sé.

Ed è proprio qui che la letteratura, quando è onesta, diventa anche cura; non perché “aggiusta”, ma perché fa spazio.

Tradurre è riscrivere (e riscriversi)

Nel libro è presente anche la “Nota della traduttrice” (Mancassola) che dice chiaramente il cuore del progetto: la traduzione nasce da una dimensione di dolore lacerante ma abitabile, e il dolore viene immaginato come un “colpo”, una frattura, una ferita - ma anche come una fessura attraverso cui può entrare “nuovo respiro”.

E poi una frase che è la chiave di tutto: “riscrivere il dolore con parole nuove, così come noi diventiamo nuovi scrivendo.”

Questa è una definizione altissima (e concreta) di ciò che può essere la scrittura quando non è performance: non un ornamento, ma un modo per attraversare il reale.

Perché questo libro parla anche di scrittura come cura

Se lavori con le parole - se scrivi, traduci, o semplicemente cerchi un modo per non farti travolgere da ciò che senti - questo libro ha una forza particolare; mostra che il dolore non va “spiegato” per forza. A volte va ascoltato, portato sulla pagina, trasformato in un linguaggio che non lo tradisca.

Nella nota biografica, il percorso di Martina Maria Mancassola viene descritto come un lavoro in cui la scrittura (in ambito non clinico) si intreccia con pratiche e metodi legati alla scrittura espressiva: viene citata l’integrazione dei metodi di Pennebaker e Mazza.

Qui non lo dico per “mettere un bollino scientifico”, ma perché è la stessa direzione del libro: la parola come gesto che cambia direzione al pensiero e permette alle emozioni di “emettere il proprio suono”.

Come avvicinarsi al testo

Non ti direi “leggilo tutto d’un fiato”. Ti direi:

• leggilo lentamente, anche a piccoli blocchi;

• nota le dicotomie che tornano (vita/morte, dolore/amore, cielo/terra), perché sono la grammatica emotiva del libro;

• lascia che alcune frasi rimangano lì, come rimangono certi dolori; non per ferire, ma per ricordarti che sei vivo/a.

Se ti va, puoi portarti dietro una domanda semplice mentre leggi:

“Quale parte del mio dolore sto provando a non sentire?”

E un’altra ancora:

“Che lingua userei, oggi, per dirlo senza vergogna?”

Se vuoi il libro

Poiché la vita fugge” (Collana Leda, Samuele Editore, dicembre 2025) è a cura e con prefazione di Michele Governale e Marco Sonzogni, con traduzioni di Martina Mancassola e postfazione di Francesca Calamita.

Scopri di più
Poesia Martina Maria Mancassola Poesia Martina Maria Mancassola

Quando il mattino apre gli occhi: poesia, emozioni e un nuovo inizio

La poesia non risolve: accompagna. “Quando il mattino apre gli occhi” è una raccolta che attraversa emozioni, fragilità e passaggi interiori con una lingua essenziale. Un articolo su come la poesia può diventare un gesto di ascolto — e perché scrivere, secondo la ricerca, può fare bene.

Taccuino con penna stilografica

Ci sono mattini in cui non succede niente di eclatante, eppure dentro si muove qualcosa. Una stanchezza diversa, un desiderio sottile, un pensiero che torna. Non sempre sappiamo dargli un nome.

La poesia, per me, nasce proprio lì: nel punto in cui la lingua quotidiana non basta più, e serve una parola più vera, più essenziale.

Quando il mattino apre gli occhi è una raccolta che attraversa questo spazio: il risveglio come soglia, la fragilità come linguaggio, le emozioni come paesaggio.

È un libro di poesie pubblicato da Eretica Edizioni (2025): 80 pagine da leggere lentamente, come si fa con le cose delicate.

La poesia non è evasione: è attenzione

Quando leggiamo poesia, spesso non “capire” tutto è parte dell’esperienza. La poesia lavora per immagini, ritmo, silenzio. E in quel silenzio a volte riconosciamo qualcosa di nostro: una ferita, un ricordo, un confine, un ritorno.

La poesia non ti chiede di diventare un’altra persona.

Ti chiede, semmai, di restare un momento in ascolto.

Perché scrivere può fare bene (anche secondo la ricerca)

In ambito internazionale, la ricerca sulla scrittura espressiva (expressive writing) ha osservato che scrivere su emozioni ed esperienze significative può essere associato a benefici sul benessere psicologico e sullo stress. Non è una “cura magica” e non funziona uguale per chiunque, ma è un filone studiato da decenni: mettere in parole ciò che viviamo può aiutare a dare ordine all’esperienza e a renderla più abitabile.

La poesia, a suo modo, fa qualcosa di simile: non spiega, ma trasforma lo sguardo. Ti fa vedere meglio - soprattutto quando dentro è tutto confuso.

Di cosa parla “Quando il mattino apre gli occhi”

Il mattino è una figura semplice e potente: l’inizio, la luce, il ritorno alla vita. Ma il risveglio non è sempre luminoso. A volte è esitante, pieno di domande. A volte è un “ci sono, ma non del tutto”.

Questa raccolta attraversa:

• i dettagli invisibili delle giornate

• i passaggi interiori (quelli che non si annunciano, ma cambiano tutto)

• l’attesa, la mancanza, la cura

• ciò che finisce e ciò che ricomincia

Non è un libro che alza la voce. È un libro che resta vicino.

A chi può parlare questo libro di poesie

Può parlare a te se:

• cerchi un libro di poesie che non sia distante o “freddo”

• senti di essere in un passaggio e ti servono parole che non spingono

• ami la poesia come spazio di ascolto e consapevolezza

• vuoi leggere qualcosa che accompagni fragilità ed emozioni senza retorica

La poesia, quando è sincera, non aggiunge rumore. Fa spazio.

Come leggerlo (se vuoi farne un gesto di cura)

Non serve “capire tutto”. Puoi leggerlo come si ascolta una musica:

• una poesia al giorno (o quando serve)

• sottolineando una frase che resta

• lasciando che una parola diventi compagnia

A volte basta questo: una parola fedele, nel momento giusto.

Dove trovare “Quando il mattino apre gli occhi”

Se vuoi leggere la raccolta o regalarla, puoi trovarla su Amazon.

Piccola FAQ

È un libro di poesie “difficile”?

È un libro essenziale: non richiede competenze, richiede tempo e ascolto.

Parla di fragilità ed emozioni?

Sì, ma senza spiegare troppo: le emozioni passano attraverso immagini e piccoli gesti interiori.

La poesia può aiutare davvero?

Può aiutare a riconoscere, nominare, dare forma. Non promette di “aggiustare”, ma spesso accompagna in modo sorprendentemente concreto.

Scopri di più
Scrittura Terapeutica Martina Maria Mancassola Scrittura Terapeutica Martina Maria Mancassola

Fragilità ed emozioni: perché scriverle è un atto di cura

Scrivere le fragilità non significa ingigantirle, ma dare loro una forma. E ciò che prende forma diventa più abitabile. In questo articolo esploro cosa dice la ricerca sulla scrittura terapeutica e perché mettere in parole emozioni e vulnerabilità può diventare un gesto di cura.

Primo piano di fiori rosa sfumati, con stami gialli, su sfondo morbido e sfocato

Viviamo in un tempo che ci chiede di essere forti, veloci, risolti.
Le fragilità, invece, rallentano. Espongono. Mettono a nudo.

Eppure è proprio lì - nella zona più vulnerabile - che può nascere una forma di consapevolezza profonda.

La scrittura terapeutica lavora esattamente in questo spazio: tra emozione e parola, tra dolore e comprensione.

Scrivere le proprie fragilità non significa amplificarle.
Significa dare loro una forma, e quindi un confine.

Scrittura terapeutica e fragilità: cosa dice la ricerca scientifica

Negli studi sull’expressive writing, lo psicologo James W. Pennebaker (University of Texas, 1986 e ricerche successive) ha dimostrato che scrivere per circa 15–20 minuti su esperienze emotivamente significative produce benefici misurabili nel tempo:

  • riduzione dello stress

  • migliore regolazione emotiva

  • maggiore chiarezza cognitiva

  • effetti positivi sulla salute fisica (in alcuni studi, miglioramento dei parametri immunitari)

Il punto non è “sfogarsi”.
È organizzare l’esperienza.

Quando trasformiamo un’emozione in linguaggio, attiviamo processi cognitivi che aiutano il cervello a integrare ciò che è accaduto. Non cancelliamo il dolore, ma lo rendiamo narrabile. E ciò che è narrabile diventa più abitabile.

Scrivere le proprie emozioni è un modo per passare dalla reazione alla comprensione.

Cosa significa scrivere le proprie fragilità

La fragilità non è debolezza.
È il punto in cui qualcosa si incrina - e quindi può trasformarsi.

Scrivere le fragilità significa:

  • riconoscere ciò che fa male senza giudizio

  • distinguere tra “ciò che provo” e “chi sono”

  • attraversare un’emozione senza esserne travolti

La scrittura crea una distanza gentile.
Non elimina l’emozione, ma la rende più chiara.

Molte persone scoprono che ciò che sembrava confuso o opprimente, una volta scritto, assume contorni diversi. Non sempre più leggeri - ma più comprensibili.

E comprendere è già una forma di cura.

Emozioni, vulnerabilità e crescita interiore

Ogni cambiamento autentico passa da una fase di vulnerabilità.
Non si cresce evitando le crepe, ma attraversandole.

Le emozioni difficili - tristezza, senso di inadeguatezza, paura - non sono errori, ma segnali.

La scrittura permette di ascoltarli senza reagire immediatamente.
Permette di stare.

Ed è nello stare che spesso accade qualcosa: una consapevolezza, un’intenzione, una nuova narrazione.

Diario delle fragilità: abitare la vulnerabilità attraverso la parola

Diario delle fragilità nasce da questa esperienza personale e professionale: la convinzione che le emozioni, se accolte, non siano un ostacolo ma una soglia.

Non è un manuale tecnico.
Non offre soluzioni rapide.

È un attraversamento poetico e narrativo delle zone più vulnerabili dell’animo umano: la solitudine, il dubbio, la perdita, il bisogno di essere visti.

Scrivere delle fragilità, nel libro come nella pratica terapeutica, significa concedersi uno spazio di verità.

Uno spazio in cui non si deve essere performanti.
Solo sinceri.

Perché scrivere fa bene (davvero)

La ricerca scientifica conferma ciò che molte persone sperimentano intuitivamente: scrivere aiuta a dare senso all’esperienza.

Ma oltre ai dati, c’è qualcosa di più sottile.

Scrivere è un atto di presenza.
È fermarsi.
È ascoltare ciò che normalmente copriamo con il rumore.

Non tutte le fragilità si risolvono.
Alcune si trasformano semplicemente in consapevolezza.

E la consapevolezza cambia il modo in cui abitiamo noi stessi.

Se senti che le emozioni e le fragilità hanno bisogno di uno spazio sicuro in cui essere espresse, la scrittura può diventare uno strumento di ascolto profondo.

Nel mio lavoro come operatrice certificata di scrittura terapeutica accompagno percorsi individuali e laboratori dedicati proprio a questo: trasformare l’esperienza emotiva in parola consapevole.

E Diario delle fragilità è uno dei luoghi in cui questo dialogo prende forma.

Scopri di più
scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola

La mia casa interiore - Laboratorio di scrittura terapeutica a Milano

Un laboratorio di scrittura terapeutica a Milano per esplorare la tua “casa interiore”: stanze, soglie e finestre. Centratura, letture/poesie e scritture guidate per dare parole alle emozioni e fare spazio dentro, con condivisione facoltativa in un clima gentile e senza giudizio.

Ci sono giorni in cui non serve “fare di più”. Serve fare spazio.

E, a volte, il modo più semplice per farlo è un laboratorio di scrittura terapeutica a Milano: un luogo protetto dove rallentare, respirare, ascoltarti, e lasciare che le parole mettano ordine - senza giudizio, senza performance.

“La mia casa interiore: stanze, soglie e finestre” nasce così: come un incontro gentile con quello che stai vivendo. Non per aggiustarti. Ma per ritrovare contatto, chiarezza, e un po’ di respiro.

Laboratorio di scrittura terapeutica a Milano: di cosa si tratta

Quando parlo di scrittura terapeutica intendo una pratica molto concreta: scrivere con tracce guidate, in tempi umani, con uno sguardo rispettoso su emozioni, fragilità, desideri, memoria.

Non è “caro diario” e non è un compito di scuola. È una forma di ascolto.

È importante dirlo con precisione: questo laboratorio non è psicoterapia e non sostituisce un percorso clinico. È uno spazio culturale e umano di cura della parola: a volte basta una pagina per riconoscere una verità che avevi già dentro, ma non riuscivi a nominare.

Perché la “casa interiore” è una metafora che aiuta davvero

La casa interiore è una metafora accessibile, anche per chi non ha mai scritto.

Dentro di noi esistono stanze che frequentiamo ogni giorno e stanze che evitiamo. Ci sono porte che rimandiamo, finestre che apriamo quando ci manca aria, corridoi pieni di rumore, angoli di luce che non vediamo più.

Scrivere su questo significa chiedersi, con delicatezza:

Dove sto bene, dentro di me?

Cosa tengo chiuso e perché?

Di quale aria ho bisogno adesso?

Qual è una soglia che posso attraversare, anche solo di un millimetro?

È un modo semplice per fare una cosa profonda: prenderti sul serio senza farti violenza.

Cosa faremo insieme

Il laboratorio è costruito per essere accogliente e chiaro, senza tecnicismi.

• una breve centratura (respiro, ascolto, presenza)

stimoli gentili: immagini, letture brevi, poesie

2–3 esercizi di scrittura guidata, progressivi

• una condivisione facoltativa: chi vuole legge una riga, una parola, o un frammento.

Il gruppo è parte del lavoro, non perché si deve condividere, ma perché spesso succede una cosa rara: sentire che non sei solo, senza che nessuno invada nessuno.

Se vuoi prenotare o chiedere info, puoi scrivere a info@scamamu.it oppure a mancassolamartinamaria@gmail.com

Come si svolge l’esplorazione: stanze, soglie, finestre

Senza anticipare troppo (ogni gruppo è diverso), ecco l’anima dell’incontro:

Stanze

Lavoriamo su alcune “stanze” simboliche della tua casa interiore, in modo non forzato:

• una stanza che ti fa bene (anche piccola)

• una stanza che tendi a chiudere

• una stanza che oggi chiede attenzione, aria, luce

Non si tratta di scavare forzatamente: si tratta di vedere con cura.

Soglie

Le soglie sono passaggi: un cambiamento, un limite, una decisione, un “prima e dopo”.

Scriverle è spesso un gesto di onestà: riconoscere paura e desiderio nello stesso foglio.

Finestre

Le finestre sono ciò che fa entrare aria: persone, gesti, frasi, abitudini, minuscole cure.

A volte uscire dal laboratorio con “una finestra” significa portare a casa una parola-ancora, una frase vera, un promemoria.

A chi è rivolto

Questo laboratorio di scrittura terapeutica a Milano è per te se:

• vuoi un momento di ascolto e chiarezza

• senti confusione, stanchezza, desiderio di ripartire (anche piano)

• ti piace la poesia o vuoi avvicinarti alle parole in modo semplice

• non hai mai scritto “davvero”, ma vorresti provare in un contesto gentile

Non è necessario “essere bravo”. Serve solo la disponibilità a stare con te stesso per un po’.

Cosa puoi portare a casa

Non prometto trasformazioni miracolose. Prometto qualcosa di più onesto:

• un po’ di ordine (anche minimo)

• una parola più chiara per dire come stai

• un piccolo alleggerimento

• una frase che ti accompagna nei giorni dopo

• la sensazione di esserti concesso un tempo vero

Informazioni pratiche (Milano – Scamamù)

La mia casa interiore: stanze, soglie e finestre

Libreria Scamamù, via Davanzati 28, Milano

19:30–21:00

25 €

Dettagli e prenotazioni: info@scamamu.it / https://scamamu.it https://scamamu.it/events/la-mia-casa-interiore/

In alternativa, puoi contattarmi via email: mancassolamartinamaria@gmail.com

Cosa portare: quaderno e penna (anche se in sala trovi penne e fogli).

Condivisione: sempre facoltativa.

Nota: non è psicoterapia.

Chi sono

Sono Martina Maria Mancassola, poetessa, traduttrice e operatrice di scrittura terapeutica.

Nei miei laboratori intreccio parola, poesia e pratiche di presenza (mindfulness/respirazione) per creare spazi in cui sia possibile ascoltarsi senza giudizio. Lavoro spesso su fragilità, identità e memoria: non per “aggiustare”, ma per aiutare le persone a trovare parole abitabili.

Domande frequenti

Devo saper scrivere?

No. Le tracce sono guidate e accessibili.

Devo condividere quello che scrivo?

No. Puoi condividere una riga o nulla: va bene comunque.

È un percorso terapeutico clinico?

No. È un laboratorio culturale di cura della parola. Se sei in un percorso psicologico, può essere complementare, ma non lo sostituisce.

Una frase che riassume il senso

A volte “capirsi” non è una spiegazione perfetta. È una stanza che si apre di un dito. È una finestra. È una soglia attraversata con gentilezza.

Se senti che può farti bene, ti aspetto a Milano.

Scopri di più
scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola

Solitudine: benefici scientifici e come trasformarla in un’amica

La solitudine scelta può diventare uno spazio di crescita e calma. Scopri i benefici scientifici della solitudine e un rituale pratico con scrittura terapeutica e meditazione per trasformarla in un’amica.

Sentiero solitario in campagna

La solitudine fa paura perché spesso la confondiamo con l’assenza: di persone, di rumore, di conferme.

Ma la solitudine scelta non è un vuoto da riempire: può diventare uno spazio in cui ascoltarti, recuperare energia, mettere ordine dentro.

In questo articolo trovi:

• cosa dice la scienza sui benefici della solitudine

• la differenza tra solitudine “buona” e isolamento

• un rituale pratico con scrittura terapeutica e meditazione per farla diventare un’alleata

Solitudine “scelta” e isolamento: non sono la stessa cosa

Prima di tutto: la solitudine non è sempre un bene, e non è sempre un male. Dipende da come la vivi.

Solitudine scelta (solitude): è uno spazio volontario. Ti ritiri un momento per ricaricarti, riflettere, ritrovarti.

Isolamento / solitudine subita (loneliness): è una sensazione dolorosa di disconnessione, anche quando sei in mezzo agli altri.

Se la solitudine ti fa stare peggio, se ti chiude, se aumenta ansia o tristezza per giorni… non è “un rito”, è un segnale: lì serve cura, supporto, o un accompagnamento più adatto.

Benefici scientifici della solitudine: cosa sappiamo davvero

Quando la solitudine è volontaria e dosata, la ricerca suggerisce alcuni effetti interessanti:

1) Migliora la regolazione emotiva

Stare un po’ da soli aiuta a “decantare” stimoli e pensieri. È come abbassare il volume di fondo: emozioni e bisogni diventano più chiari.

2) Favorisce creatività e problem solving

Molte intuizioni arrivano quando non stiamo reagendo a mille input esterni. La mente collega, riorganizza, crea nuove associazioni.

3) Aiuta a recuperare energie mentali

Soprattutto per chi è sensibile, empatico o vive giornate piene di richieste, la solitudine breve può essere un vero “reset” del sistema nervoso.

4) Rafforza identità e confini

Quando sei sola, emergono domande che spesso copriamo con la fretta:

Cosa voglio davvero? Cosa sto sopportando? Cosa mi fa bene?

Questa chiarezza, nel tempo, migliora anche le relazioni.

Nota importante: i benefici ci sono quando la solitudine è scelta, limitata nel tempo e sostenibile. Se diventa ritiro totale o evitamento, l’effetto può ribaltarsi.

Come farla diventare un’amica

La solitudine diventa amica quando smette di essere “un luogo dove sparisci” e diventa “un luogo dove ti incontri”.

Un buon criterio pratico è questo:

• se dopo un momento da sola ti senti più chiara, più morbida, più presente, stai usando la solitudine in modo nutriente

• se ti senti più chiusa, più dura, più in colpa, più spaventata, probabilmente serve un’altra forma di cura (o una solitudine più guidata)

Un rituale semplice per ritrovarti (scrittura terapeutica + meditazione)

Ti propongo un rituale da 12–15 minuti.

Non serve essere “brava” a scrivere. Serve solo esserci.

Prima: prepara lo spazio (1 minuto)

• una luce morbida o una candela

• un quaderno e una penna

• telefono lontano (anche solo in un’altra stanza)

1) Meditazione breve per centrarti (3 minuti)

Siediti.

Appoggia una mano sul petto o sull’addome.

Respira lentamente e naturalmente.

Poi ripeti mentalmente:

“Sono qui.”

“Non devo risolvere tutto adesso.”

“Posso ascoltarmi con gentilezza.”

Se vuoi, sul mio canale YouTube Sei la tua luce trovi meditazioni/rituali guidati che puoi usare come apertura.

2) Scrittura terapeutica: tre domande (8 minuti)

Metti un timer. Scrivi senza correggere.

Domanda 1 — Come sto, davvero?

Scrivi 5 righe. Niente analisi: solo verità.

Domanda 2 — Cosa sto trattenendo?

Una frase che inizi con: “Sto trattenendo…”

Poi continua finché si esaurisce.

Domanda 3 — Di cosa ho bisogno adesso?

Non “nella vita”. Adesso. Oggi. Questa sera.

3) Chiusura: una frase-ancora (1 minuto)

Scegli una frase da portarti via.

Esempi:

• “Posso fare spazio senza scappare.”

• “Mi ascolto prima di spiegarmi.”

• “Non devo essere riparazione.”

Scrivila in grande.

Cosa succede se la solitudine fa male?

Se ti viene da piangere, se sale l’ansia, se la mente corre: non stai sbagliando.

Stai solo incontrando qualcosa che era rimasto sotto.

In quei casi, prova così:

• riduci il rituale a 5 minuti

• fai la scrittura con una sola domanda: “Che cosa mi spaventa?”

• poi chiudi con respiro lento e un gesto concreto (doccia calda, tisana, una camminata)

E se senti che è troppo, chiedere supporto non è una sconfitta: è maturità emotiva.

Solitudine e relazioni: un paradosso vero

La solitudine “buona” non ti allontana dagli altri: spesso ti prepara a relazioni più sincere.

Perché quando ti ascolti, smetti di chiedere agli altri di riempire un vuoto che non sanno nemmeno vedere.

E inizi a scegliere:

• presenza invece di disponibilità

• verità invece di prestazione

• confini invece di colpa

FAQ

La solitudine fa bene?

Può fare bene se è scelta, se è limitata nel tempo e se ti porta più chiarezza e calma. Se diventa isolamento o evitamento, può peggiorare l’umore.

Come imparare a stare bene da soli?

Inizia con micro-momenti (5–10 minuti) e usa strumenti che guidano l’ascolto: respirazione, meditazione breve, scrittura terapeutica.

Scrittura terapeutica e solitudine: come funzionano insieme?

La solitudine crea spazio. La scrittura lo riempie di senso. Insieme aiutano a riconoscere emozioni, bisogni e pensieri ricorrenti.

Un invito gentile

Se senti che questo tema ti riguarda, sul mio sito trovi percorsi digitali, laboratori di gruppo e la possibilità di lavorare insieme in modo più strutturato: con la voce, la scrittura e il silenzio, per fare spazio dentro e capirti meglio.

Quando sei pronta, trovi tutto nella sezione “Percorsi” e “Workshop”.

Scopri di più
Scrittura Terapeutica Martina Maria Mancassola Scrittura Terapeutica Martina Maria Mancassola

Rituale per ritrovarti: scrittura terapeutica e meditazione per fare chiarezza nei momenti di crisi

Un rituale di 15 minuti con respiro e scrittura terapeutica per fare spazio dentro quando la mente corre. Una pratica semplice, accessibile, profonda.

Sentiero in mezzo alla natura

Ci sono giorni in cui ti senti “troppo”: troppi pensieri, troppe cose da gestire, troppe emozioni insieme. La mente corre, il corpo si tende, e anche quando ti fermi non ti senti davvero calma e stabile.

In quei momenti spesso cerchiamo una risposta immediata, una frase che ci calmi, una certezza, qualcuno che ci dica cosa fare. Ma a volte la cosa più potente (e anche più semplice) è un’altra: tornare a te, con un gesto piccolo, ripetibile, senza performance.

Questo articolo è un invito a provare un rituale breve che unisce meditazione e scrittura terapeutica: non per “aggiustarti”, ma per fare spazio, ascoltare meglio ciò che stai vivendo e ritrovare una direzione possibile, anche minima.

Nota importante: la scrittura terapeutica e la meditazione sono strumenti di consapevolezza e regolazione emotiva. Non sostituiscono un percorso psicologico o medico. Se stai vivendo un periodo di sofferenza intensa o pensieri di autolesionismo, chiedere aiuto a un professionista è un atto di cura.

Per chi è questo rituale (e quando funziona meglio)

Questo rituale può aiutarti se:

• senti ansia, agitazione, pressione interna

• vivi overthinking / ruminazione (ripeti gli stessi pensieri in loop)

• ti senti in un momento di transizione, “non so da dove ripartire”

• fai fatica a riconoscere cosa provi e ti senti confuso

• ti serve uno spazio sicuro per ascoltarti, senza dover “essere bravo”

Funziona meglio quando lo consideri così: non una soluzione totale, ma un gesto che abbassa il rumore e ti riporta un po’ più vicino a te.

Il rituale in 15 minuti

Se puoi, prepara:

• un quaderno (o fogli) e una penna

• un timer

• un luogo semplice, anche non perfetto: basta che sia tuo per 15 minuti

1) Rientro nel corpo (2 minuti)

Siediti. Appoggia i piedi a terra.

Respira così:

• inspira contando fino a 4

• espira contando fino a 6

Ripeti per qualche respiro.

Poi chiediti, senza sforzo: Dove sento la tensione oggi?

Non devi scioglierla. Devi solo notarla.

2) La parola di arrivo (1 minuto)

Scrivi una parola sola, quella che ti rappresenta adesso.

Non quella “giusta”, quella vera.

Esempi: stanca, piena, smarrita, irritata, fragile, vuota, agitata, in attesa, chiusa, confusa, sospesa.

3) Scrittura terapeutica guidata (10 minuti)

Imposta un timer da 10 minuti e scrivi senza rileggere.

Puoi iniziare con una di queste frasi (scegline una sola):

“In questo momento sto vivendo…”

“Quello che non sto dicendo a nessuno è…”

“Se la mia mente potesse parlare senza paura, direbbe…”

“Oggi mi pesa…” e poi “Oggi mi manca…”

Regole gentili:

• non devi scrivere bene

• non devi essere coerente

• non devi arrivare a una conclusione

• se ti blocchi, riscrivi la tua parola di arrivo e riparti da lì

4) Rilettura lenta e 3 parole (1 minuto)

Rileggi il testo come se lo leggessi a qualcuno che ami.

Poi sottolinea 3 parole che ti colpiscono.

Non devono essere “positive”. Devono essere vere.

5) La frase-bussola (1 minuto)

Ora usa quelle 3 parole per creare una frase breve che ti accompagni oggi.

Esempi:

• “Oggi mi concedo spazio e scelgo calma.”

• “Anche se sono confusa, posso restare presente.”

• “Mi ascolto con dolcezza: non sono in ritardo.”

Scrivila in alto sul foglio.

Questa è la tua bussola minima.

Perché questo rituale aiuta davvero

Respirazione lenta e scrittura guidata lavorano su due livelli diversi e complementari.

• Il respiro più lungo durante l’espirazione comunica al sistema nervoso: “possiamo abbassare l’allarme”.

• La scrittura dà una forma a ciò che è confuso. Quando traduci in parole un’esperienza, spesso succede una cosa semplice ma enorme: smette di essere un vortice indistinto.

Non è magia. È un modo per passare da “sono tutto questo” a “sto vivendo questo”.

E quando fai questa separazione, anche di mezzo centimetro, torna un po’ di aria.

Se ti viene da pensare “non funziona per me”

È normale. Ti lascio tre dritte che spesso sbloccano tutto.

1) “Non so cosa scrivere”

Allora scrivi questo, letteralmente: “Non so cosa scrivere, ma sento…”

E da lì descrivi le tue sensazioni fisiche.

2) “Mi sale troppa emozione”

Riduci il tempo e torna al corpo:

• 60 secondi di respiro

• 5 minuti di scrittura

• 1 frase-bussola

Meglio poco e sostenibile che tanto e travolgente.

3) “Rileggerlo mi fa male”

Puoi saltare la rilettura.

In quel caso fai solo questo:

• scegli una parola dal testo (anche a caso)

• trasformala in una frase gentile: “Oggi mi prendo cura di ...”

Una versione serale del rituale

Per quando la mente non si spegne (ansia e overthinking)

Se lo fai la sera (e ti serve calmare l’overthinking), prova questa traccia: “Oggi la mia mente ha cercato di proteggermi così: …”

Poi aggiungi: “E io, oggi, posso proteggermi anche così: …”

Chiudi con una frase semplice, tipo:

“Per stasera basta così.”

Se vuoi farlo diventare un’abitudine (senza rigidità)

La differenza la fa la ripetizione gentile, non l’intensità.

Puoi usare questo ritmo:

2 volte a settimana: rituale da 15 minuti

1 volta a settimana: una sola domanda, 5 minuti

• ogni volta che senti il loop mentale, fai qualche respiro profondo, scegli una parola che descriva ciò che senti e trasformala in una frase-bussola che ti guidi per i momenti a venire (4 minuti)

Un invito finale

Se oggi sei in un momento fragile, non serve “risolvere tutto”.

Ti basta una cosa: un gesto piccolo che ti riporti a casa.

Se vuoi, prova il rituale e poi chiediti: Qual è la parola che mi resta addosso?

Se vuoi farlo insieme (percorsi, workshop, risorse)

Se senti che da sola fai fatica a mantenere la pratica, è normalissimo: la guida fa la differenza perché ti aiuta a non scappare quando si tocca un punto vero, e a trasformarlo in consapevolezza.

Sul mio sito trovi:

percorsi individuali di scrittura terapeutica (online o in presenza, con date concordate insieme)

workshop e laboratori di gruppo (online e in presenza)

percorsi digitali in PDF da svolgere in autonomia, con esercizi guidati

E se vuoi un momento breve di centratura, sul mio canale YouTube Sei la tua luce trovi pratiche gratuite di meditazione e yoga nidra.

FAQ

La scrittura terapeutica è adatta anche se non so scrivere “bene”?

Sì. Non è scrittura creativa né narrativa: è ascolto di sé. Non conta lo stile ma la tua autenticità.

Quanto tempo serve perché funzioni?

Spesso già 10–15 minuti cambiano il livello di ruminazione interno. La trasformazione più stabile arriva con una pratica ripetuta (anche piccola).

Posso farlo se ho ansia o overthinking forte?

Sì, ma in modo delicato: tempi brevi, respiri profondi, niente forzature. Se l’ansia è molto alta, può essere utile un percorso con una guida o un supporto professionale.

Scopri di più
laboratori Martina Maria Mancassola laboratori Martina Maria Mancassola

Un laboratorio creativo a Verona per ritrovare spazio, gioco e libertà

Un laboratorio creativo a Verona e dintorni: collage + scrittura guidata per creare senza giudizio. Due ore leggere, pratiche, inclusive. Posti limitati.

Collage

Se stai cercando laboratori creativi a Verona (o in provincia) che uniscano arte e scrittura, questo incontro è pensato come una piccola pausa salutare: due ore in cui creare con le mani e con le parole, senza dover “essere bravi”.

A volte non è la creatività a mancare, è il permesso di usarla.

Per questo lavoreremo in un modo semplice e liberatorio, ispirato allo spirito del Dadaismo: gioco, caso, accostamenti inattesi. Non serve conoscere nulla di storia dell’arte: qui il Dada è un invito pratico a sperimentare.

Cosa faremo

Collage

Partiremo da riviste, immagini, ritagli e materiali cartacei per costruire un collage personale. Ti guideremo passo passo: l’obiettivo non è “fare una cosa perfetta”, ma far emergere qualcosa di tuo.

Scrittura guidata

Dal collage (e dalle parole che affiorano) nascerà una breve scrittura, un testo, una pagina, una poesia visiva. Le consegne saranno semplici e accessibili, adatte anche a chi dice “io non so scrivere”.

Alla fine porterai a casa:

• il tuo collage

• un testo breve nato da quell’esperienza

Perché partecipare

Questo laboratorio è anche un modo gentile per uscire dal “tutto di corsa”. Ci si siede insieme, si ritagliano immagini, si scelgono parole, e spesso - senza accorgersene - ci si sente un po’ più leggeri.

Se cerchi un workshop creativo a Verona dove poter venire anche da sola/o, questo è uno spazio accogliente: il gruppo fa parte dell’esperienza. Condividere una frase, vedere i collage degli altri, scoprire che ognuno crea a modo suo. E poi tornare a casa con qualcosa tra le mani… e qualcosa dentro.

Per chi è

Per chi ha voglia di un’esperienza creativa, ma senza pressione.

Per chi ama carta, immagini e parole.

E anche per chi si sente un po’ bloccato/a: qui non c’è giudizio e non c’è “prestazione”.

Età: dai 16 anni in su.

Info pratiche

Quando: Martedì 17 marzo, 18.00 – 20.00 (arrivo consigliato entro le 17.55)

Dove: San Giovanni Lupatoto (VR), zona Pozzo – in studio privato (indirizzo e indicazioni verranno inviati dopo l’iscrizione)

Quota: 35 €

Materiali: i materiali per lavorare saranno disponibili in loco.

Posti limitati per mantenere un gruppo gestibile e un clima tranquillo.

Con: Alessandra Girardi (Bee Art Atelier) e Martina Maria Mancassola.

Cosa portare

Vestiti comodi (si lavora con carta/colla/ritagli).

Se hai forbici o ritagli che ami, puoi portarli, ma non è necessario.

Iscrizioni

Per informazioni e iscrizioni scrivi a: mancassolamartinamaria@gmail.com

Indicaci nome e un numero WhatsApp (così, dopo la conferma, possiamo inviarti posizione e indicazioni pratiche).

Una piccola nota sull’ispirazione Dada

Quando diciamo “ispirazione Dada” intendiamo questo: più libertà, meno controllo. A volte il caso mette insieme proprio ciò che avevamo bisogno di vedere.

Locandina evento

Scopri di più
relazioni, benessere, scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola relazioni, benessere, scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola

Confini nelle relazioni, bisogni e paura di deludere: quando ti perdi per “andare bene”

Se ti capita di dire “sì” mentre dentro vorresti dire “no”, forse non ti manca forza: ti manca spazio. In questo articolo parliamo di confini, bisogni e paura di deludere, e di come la scrittura guidata può aiutarti a mettere ordine e fare scelte più chiare, un passo alla volta.

Magari succede così: rispondi “va bene” mentre dentro senti un filo di tensione. Chiudi la telefonata e ti resta addosso tensione. Rileggi un messaggio e ti accorgi che ti stai spiegando troppo, ancora una volta. Non è una grande crisi. È quella fatica sottile che, a forza di ripetersi, consuma.

Spesso sotto c’è un punto preciso: la paura di deludere.

E quando la paura prende il controllo, i tuoi bisogni nelle relazioni finiscono in fondo, come se potessero aspettare.

Questo articolo nasce per mettere ordine in modo semplice: capire che cosa sono davvero i confini nelle relazioni, riconoscere un bisogno che stai mettendo da parte, e vedere perché la scrittura guidata può diventare un sostegno concreto.

Quando manca un confine, di solito te ne accorgi dopo

Un confine non è durezza. Un confine è chiarezza.

Te ne accorgi che manca quando, dopo un incontro, una telefonata, un messaggio, ti resta addosso qualcosa: tensione, stanchezza, irritazione, peso. È come se avessi “retto” troppo. Magari hai fatto la cosa giusta, ma l’hai fatta nel modo che ti svuota.

Molte persone pensano che i confini creino distanza. In realtà, spesso è l’opposto: senza confini si accumula un non detto, e quel non detto diventa distanza.

Un confine sano assomiglia a frasi molto semplici. Non a spiegazioni infinite. Non a un tribunale. Assomiglia a: “Così sì.” / “Così no.” / “Posso fino a qui.”

Ed è già tantissimo.

Bisogni nelle relazioni: il punto non è pretendere, è riconoscere

Quando parliamo di bisogni, non parliamo di capricci. Parliamo di ciò che ti serve per restare presente, lucido, vivo dentro un rapporto.

La psicologia ha studiato a lungo quanto conti, per il benessere, sentirsi in relazione senza perdere autonomia e senza annullarsi. Un modello molto conosciuto, la Self-Determination Theory, parla di bisogni psicologici di base come autonomia, relazione, competenza: quando trovano spazio, aumenta il benessere; quando si frustrano, spesso cresce la fatica emotiva.

Tradotto nella vita reale: se in una relazione ti senti sempre in dovere, sempre in allarme, sempre “da sistemare”, è probabile che un bisogno stia chiedendo spazio. Di solito non chiede qualcosa di perfetto. Chiede qualcosa di umano: rispetto, tempo, chiarezza, reciprocità, tranquillità, ascolto.

La paura di deludere non è gentilezza: è spesso un allarme che hai imparato bene

La gentilezza ti lascia intero.

La paura di deludere spesso ti fa sparire.

Quando la paura prende il volante, succede una cosa tipica: pur di evitare tensioni, inizi a scegliere contro di te. Magari con buone intenzioni. Magari per amore, per abitudine, per storia personale. Ma il risultato, nel tempo, tende a essere simile: meno spazio, meno libertà, meno verità.

Ti succede di pensare “meglio di no, non è il momento”, e poi ritrovarti a fare la stessa cosa ancora e ancora, finché non diventa normale?

E qui arriva la domanda più utile (e più scomoda): che cosa perdi, nel tempo, quando metti spesso te da parte per non deludere?

Non come accusa. Come chiarezza.

Perché la scrittura terapeutica può aiutare davvero (e cosa dice la ricerca)

Quando parlo di scrittura terapeutica, intendo una scrittura guidata e semplice che aiuta a tradurre in parole ciò che vivi: emozioni, pensieri, tensioni del corpo, episodi che restano addosso. È personale. Non serve scrivere “bene”. Serve scrivere in modo autentico.

La ricerca sulla scrittura espressiva studia da decenni cosa succede quando una persona scrive per pochi minuti, con sincerità, su ciò che pesa. Una meta-analisi molto citata mostra che, in media, questa pratica porta benefici piccoli o moderati su salute e benessere, con risultati che variano da persona a persona e migliorano quando c’è continuità.

Altri studi clinici e sperimentali continuano a esplorare quando funziona meglio e per chi.

Il punto importante è questo: la scrittura non “aggiusta” una relazione in un giorno. Però può fare una cosa decisiva: mettere ordine. Quando un’esperienza diventa più chiara sulla pagina, spesso diventa più chiara anche nella mente. E, con più chiarezza, diventa più facile fare una scelta concreta: una frase, un confine, una richiesta, un passo.

Un esercizio breve (che puoi fare oggi): bisogno → confine → richiesta

Se vuoi provare subito, prenditi cinque minuti e scrivi senza cercare la frase perfetta.

Scegli una relazione che in questo periodo pesa. Anche se non è “grave”. Scegli quella che ti irrigidisce o crea tensione.

Scrivi, in modo semplice, che cosa succede quando temi di deludere: che cosa dici, che cosa fai, che cosa eviti. Non giudicarti. Descrivi.

Adesso fai il passaggio più importante: trasforma quella tensione in un bisogno. Non “vorrei che l’altra persona…”. Proprio: “Io ho bisogno di…”. Una riga basta.

Infine scrivi una frase concreta, che contenga due cose: ciò che ti serve e ciò che chiedi. Esempio: “Ho bisogno di più tempo per rispondere: te lo dico domani.” Oppure: “Per me è importante non parlare di questo davanti ad altre persone: possiamo farlo in privato?”

Quando rileggerai, noterai qualcosa: la frase concreta non suona aggressiva. Suona chiara. E spesso la chiarezza è già una forma di rispetto.

Se ti riconosci, ho creato un percorso guidato di 14 giorni

Se questi temi ti parlano — confini nelle relazioni, bisogni, paura di deludere — ho creato un PDF pratico che accompagna giorno dopo giorno con esercizi semplici, concreti, e adatti anche a chi ha poca energia o poca voglia di “teoria”.

Si chiama:

Scrivere per comprendere le relazioni

14 giorni di scrittura su confini, bisogni e paura di deludere.

Se vuoi iniziare con continuità e una guida chiara, trovi il percorso qui.

In conclusione

Le relazioni non diventano leggere perché smetti di sentire.

Diventano più vivibili quando inizi a stare dentro senza perderti.

Se sei arrivato fin qui, grazie. Spero che questo articolo ti abbia lasciato una cosa concreta: un po’ più di chiarezza su cosa ti serve, e una frase possibile da portare nella vita reale.

Scopri di più
scrittura terapeutica, divulgazione scientifica, journaling Martina Maria Mancassola scrittura terapeutica, divulgazione scientifica, journaling Martina Maria Mancassola

Scrittura terapeutica: meglio scrivere a mano o al computer? Cosa mostra la ricerca

Scrivere a mano e digitare non sono la stessa cosa. La ricerca osserva differenze nel gesto e nell’attività cerebrale durante la scrittura. In questo articolo trovi una guida pratica per scegliere il formato più adatto al journaling e alla scrittura terapeutica.

Molte persone che fanno journaling o scrittura terapeutica notano una differenza.

Con carta e penna la scrittura sembra più lenta e più presente.

Con tastiera o telefono la scrittura è più veloce e più comoda.

La domanda è semplice: cambia qualcosa davvero?

La ricerca suggerisce di sì: scrivere a mano e digitare sono due gesti diversi, e in alcuni studi si osservano differenze anche nell’attività cerebrale durante la scrittura.

Nota: questo articolo è divulgativo. Non sostituisce supporto medico o psicologico.

Persona che scrive a mano

1) Cosa cambia quando scrivi a mano

Scrivere a mano è un gesto più complesso

Quando scrivi a mano usi:

  • movimenti fini della mano

  • ritmo e pressione

  • spazio sul foglio

  • forma delle lettere

Digitare è diverso: il gesto è più uniforme e ripetitivo.

Questa differenza di gesto interessa anche la ricerca, perché il corpo fa parte del modo in cui elaboriamo le informazioni.

2) Cosa osservano alcuni studi sul cervello

Esistono studi che registrano l’attività cerebrale mentre le persone scrivono.

In particolare, alcuni lavori usano EEG ad alta densità (molti sensori).

In questi studi, la scrittura a mano è associata a pattern di connettività/attività più diffusi rispetto alla digitazione. Gli autori discutono questo dato come potenzialmente utile per processi legati ad attenzione e apprendimento.

Cosa significa in parole semplici? Significa che la scrittura a mano può coinvolgere più sistemi insieme: gesto, attenzione, percezione.

3) Perché questo può essere utile nella scrittura terapeutica

La scrittura terapeutica non è una gara a chi scrive testi più lunghi.

Di solito attraverso la scrittura terapeutica si cerca di:

  1. rallentare

  2. mettere ordine

  3. dare parole a ciò che si sente

La scrittura a mano spesso aiuta perché è più lenta.

E la lentezza può aumentare l’attenzione a quello che stai scrivendo, momento per momento.

Detto in modo concreto: per molte persone la penna rende più facile entrare e stare nella scrittura.

4) E la tastiera? Quando può essere la scelta migliore

Digitare ha vantaggi reali:

  • è più accessibile

  • è più veloce

  • permette più continuità (anche fuori casa)

  • può essere più sostenibile per chi ha dolore o difficoltà motorie

Quindi nella pratica la scelta migliore è spesso quella che ti permette di scrivere con regolarità.

Un punto importante: se digiti, è facile scrivere di getto e restare molto in testa.

Non è un problema. Basta usare una piccola regola: scrivere più lentamente e con pause.

5) Come scegliere: una guida semplice

Scegli la penna quando:

  • ti senti agitata/o e vuoi rallentare

  • vuoi contatto con il corpo e con il ritmo

  • vuoi scrivere con più calma e meno “prestazione”

Scegli tastiera/telefono quando:

  • hai poco tempo e vuoi costanza

  • scrivere a mano ti stanca o ti fa male

  • vuoi un testo più lungo e più ordinato

Non esiste un formato giusto. Esiste il formato più utile per quel momento.

6) Mini esercizio di 7 giorni

Per una settimana scrivi 5 minuti al giorno.

Usa sempre la stessa frase iniziale: “In questo momento, dentro di me c’è…”

  • Nei giorni dispari scrivi a mano

  • Nei giorni pari scrivi con la tastiera

Alla fine di ogni sessione segna tre numeri su una scala da 0 a 10:

  • Presenza: quanto eri presente mentre scrivevi

  • Corpo: quanto hai percepito il corpo

  • Effetto: come ti sei sentito dopo (più calmo, più carico, uguale)

Questo esercizio non è una diagnosi. È un modo ordinato per capire cosa ti aiuta davvero.

Conclusione

La ricerca mostra che scrivere a mano e digitare non sono equivalenti.

In alcuni studi si osservano differenze nell’attività cerebrale durante la scrittura, con pattern più diffusi quando si scrive a mano. 

Nella scrittura terapeutica questo può tradursi in una scelta pratica: velocità o presenza.

Fonti

  • Studio EEG su scrittura a mano vs digitazione (bambini e giovani adulti). 

  • Studio EEG su connettività: scrivere a mano vs digitare. 

Scopri di più
scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola

Scrivere le preoccupazioni prima di un esame migliora davvero la performance?

10 minuti di scrittura sulle preoccupazioni, subito prima di un test o di una performance, possono aiutare soprattutto chi ha ansia da prestazione. Ecco cosa osserva uno studio pubblicato su Science e come provarlo in modo semplice.

Cosa ha trovato lo studio di Ramirez & Beilock (2011)

Quando dobbiamo affrontare un esame importante, un test o una prova “che conta”, capita spesso questo: più ci teniamo, più la mente si riempie di pensieri.

“E se vado in bianco?”

“Se fallisco?”

“Se deludo qualcuno?”

“Se non sono abbastanza?”

Questa è una forma molto comune di ansia da prestazione (o ansia da test). E il problema non è “avere emozioni”: il problema è che, sotto pressione, i pensieri possono diventare così invadenti da occupare spazio mentale proprio mentre ci serve concentrazione.

Uno studio americano pubblicato su Science ha provato a testare un’idea semplice: se scrivo le mie preoccupazioni subito prima della prova, posso funzionare meglio?

Lo studio, in breve (e perché è interessante)

Lo studio si intitola: “Writing about testing worries boosts exam performance in the classroom” ed è firmato da Gerardo Ramirez e Sian L. Beilock, pubblicato nel 2011 su Science. 

Gli autori hanno testato questa idea in più esperimenti:

  • due in laboratorio

  • due sul campo, in classe, in situazioni reali di esame. 

La logica di partenza è molto concreta: in una prova ad alta pressione, è normale avere pensieri di preoccupazione. Ma questi pensieri possono “rubare” risorse mentali e peggiorare la prestazione. 

Che cosa hanno fatto fare agli studenti

L’intervento è stato volutamente brevissimo e pratico.

Subito prima di un test importante, ad alcuni studenti è stato chiesto di fare un compito di scrittura: scrivere i propri pensieri e le proprie preoccupazioni riguardo alla prova imminente. 

È questo il punto chiave: non “scrivere in generale”, non un diario di settimane, non una terapia.

Una cosa mirata, immediatamente prima della performance.

Risultato principale: punteggi migliori (soprattutto per chi è più ansioso)

Secondo l’abstract su PubMed, questo breve esercizio di scrittura:

  • ha migliorato in modo significativo i punteggi agli esami

  • e l’effetto è stato particolarmente evidente negli studenti che erano abitualmente più ansiosi rispetto ai test. 

Gli autori riassumono l’idea in modo molto diretto: scrivere delle proprie preoccupazioni prima di un esame ad alta pressione può aumentare il punteggio. 

Cosa significa davvero

Questo studio non dice che scrivere risolve l’ansia in generale. Dice qualcosa di più specifico:

  • in contesti di pressione

  • quando la mente è piena di preoccupazioni

  • un breve momento di scrittura “scarico” subito prima può aiutare a non portarsi tutto quel rumore dentro la prova.

È un’ipotesi molto sensata: mettere i pensieri su carta potrebbe ridurre il loro peso mentre devi concentrarti.

Ma restiamo corretti e scientifici: qui stiamo parlando di un intervento testato in esperimenti su esami importanti (non di “qualsiasi cosa nella vita”, non di “cura universale”).

Come puoi provarlo in modo semplice (ispirandoti allo studio)

Se vuoi replicare l’idea in modo pulito, puoi fare così:

1) Quando farlo

Subito prima di una prova: esame, test, colloquio, performance, presentazione.

2) Timer

Imposta un tempo breve (pochi minuti). L’elemento centrale è la scrittura “scarico”, immediata.

3) Cosa scrivere (senza censura)

Scrivi:

  • cosa ti preoccupa

  • cosa temi che possa succedere

  • che pensieri continui a ripeterti

  • cosa senti nel corpo (se vuoi)

Non devi scrivere bene. Non devi essere “positivo/a”. Devi essere onesto e diretto.

4) Poi chiudi e fai la prova

L’obiettivo non è “sentirti perfetto/a”; è arrivare al test con meno rumore mentale addosso.

Per chi può essere particolarmente utile

Nel riassunto PubMed, l’effetto risulta più forte per chi è abitualmente ansioso rispetto ai test. 

Quindi, se ti riconosci in:

  • ansia da prestazione

  • overthinking prima di una prova

  • paura del giudizio / del fallimento

    questa è una strategia interessante da conoscere (sempre senza farne una promessa miracolosa).

Scopri di più
scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola

Scrittura terapeutica: come la scrittura ti aiuta a capirti (e cosa dice la scienza)

La scrittura terapeutica non è letteratura, ma un modo per capirsi meglio quando la mente è piena e le emozioni sono confuse. In questo articolo ti racconto come la scrittura può diventare una cura gentile per fare chiarezza e cosa dice la ricerca scientifica sui benefici della scrittura espressiva.

Ragazza che scrive sul suo diario davanti ad un bicchiere di caffè freddo

“Come avrebbe capito se stessa senza scrivere?”

È una domanda che ho ritrovato nelle pagine di Qualcuno con cui correre, un romanzo che lessi la prima volta alle superiori e che ho riaperto mentre preparavo una sessione di scrittura terapeutica.

Mi sono accorta che, in quella frase, c’è già il cuore di tutto:
la scrittura come modo per capirsi, per non perdersi del tutto dentro la confusione di pensieri, emozioni, decisioni da prendere.

In questo articolo ti racconto che cos’è la scrittura terapeutica, perché può aiutarti a fare chiarezza e che cosa dice la ricerca scientifica su questo modo di usare le parole.

Che cos’è la scrittura terapeutica (e cosa non è)

Quando parlo di scrittura terapeutica non intendo “scrivere bene” né “fare letteratura”.

Non serve essere scrittori, non serve amare i temi di italiano, non serve avere una bella grafia.

La scrittura terapeutica è:

• uno spazio in cui scrivi di te, di quello che senti e che vivi

• con tracce e domande che ti aiutano ad andare un po’ più a fondo

• in un clima di sospensione del giudizio (nessuno corregge, nessuno ti dà un voto)

Non sostituisce la psicoterapia, ma può:

• affiancarla, se sei in un percorso psicologico

• aiutarti ad ascoltarti meglio, se sei in un momento di confusione

• diventare un piccolo rituale di cura quotidiana

È un modo per dire a te stesso: “Quello che sento merita tempo, spazio e parole.”

Perché scrivere aiuta a fare chiarezza

Quante volte ti è successo di sentirti così?

• confuso su cosa provi davvero

• in dubbio su che strada prendere

• con la testa piena di pensieri che si inseguono

Quando tutto resta solo in testa, è facile sentirsi intrappolati: le emozioni si ammassano, le domande si ripetono, e sembra di girare in tondo.

Scrivere ti aiuta perché:

• ti obbliga a rallentare: la mano ha un ritmo, il flusso mentale no

• ti invita a scegliere parole: questo sì, questo no, questo lo voglio dire così

• trasforma qualcosa di invisibile (pensieri, emozioni) in qualcosa di visibile (righe su un foglio)

È come se, mettendo le parole una dopo l’altra, iniziassi a vedere:

• cosa stai sentendo davvero

• quali pensieri continuano a tornare

• quali paure o desideri stai evitando da tempo

Invece di un groviglio indistinto, piano piano compare un filo.

Non risolve tutto, ma spesso ti restituisce almeno un punto da cui ricominciare.

Cosa dice la scienza sulla scrittura espressiva

Quello che tanti di noi sperimentano a pelle (“se scrivo mi sento più leggera, più leggera e chiara dentro”) è stato studiato anche dalla psicologia.

Gli psicologi parlano di expressive writing, scrittura espressiva: scrivere liberamente dei propri pensieri ed emozioni, soprattutto rispetto a eventi difficili o situazioni che ci toccano molto.

Uno degli studi più interessanti è stato condotto da un gruppo di ricerca della UCLA – University of California, Los Angeles, guidato da Niles e pubblicato nel 2014 sulla rivista Anxiety, Stress & Coping.

In questo studio, le persone venivano invitate a scrivere per alcuni giorni di fila su ciò che stavano vivendo, in modo sincero e personale.

I risultati hanno mostrato che chi praticava la scrittura espressiva:

• riportava meno ansia e stress

• riferiva un maggior senso di benessere psicologico

• sentiva più chiarezza rispetto a ciò che stava provando

In altre parole:

mettere in parole ciò che sentiamo non è solo catartico, ma ha un impatto reale sul modo in cui regoliamo le emozioni e affrontiamo le difficoltà quotidiane.

Questi risultati sono in linea con molti altri studi iniziati con il lavoro di James W. Pennebaker sulla scrittura espressiva: quando raccontiamo per iscritto la nostra esperienza interiore, nel tempo tendiamo a sentirci meno frammentati, più coerenti con noi stessi, più capaci di vedere un senso in quello che abbiamo vissuto.

Tre esercizi di scrittura terapeutica che puoi provare da sola/o

Se vuoi avvicinarti alla scrittura terapeutica, puoi iniziare con qualcosa di semplice, a casa, con un quaderno e una penna.

1. “Cosa mi rende confusa/o oggi?”

Prenditi 10 minuti (imposta un timer), un momento tranquillo e rispondi alla domanda. Fino a quando non suona il timer, non fermarti.
Non rileggere subito, non correggere: lascia che la mano vada.

Obiettivo: permetterti di vedere nero su bianco dove si annoda la tua confusione.

2. Lettera senza destinatario

Pensa a una situazione che ti pesa (una relazione complicata, un lavoro che non ti convince, una scelta che rimandi).

Continua questa traccia:“Se potessi dire tutto, senza conseguenze, direi che…”
E continua. Come se parlassi a qualcuno, ma sapendo che non invierai mai quella lettera.

Obiettivo: togliere il filtro del “non si può dire” e lasciare che le emozioni trovino spazio sul foglio.

3. Dialogo con una parte di te

Immagina una parte di te che in questo periodo è molto presente: la parte ansiosa, quella stanca, quella arrabbiata, quella che vorrebbe cambiare tutto.

Dividi la pagina in due colonne:
A sinistra scrivi: “Io oggi”
A destra: “La mia paura / la mia tristezza / la mia rabbia” (scegli tu).

Lascia che le due parti parlino tra loro, a turno.

Obiettivo: riconoscere che dentro di te ci sono più voci, e che tutte hanno qualcosa da dire.

Quando può essere utile un percorso guidato di scrittura terapeutica

Scrivere da soli è già un gesto potente.

A volte, però, non basta:

• perché ti senti sopraffatta da quello che esce

• perché non sai da dove cominciare

• perché ti accorgi che da sola/o torni sempre sugli stessi giri

In questi casi, un percorso guidato di scrittura terapeutica (individuale o di gruppo) può offrirti:

• tracce costruite su quello che stai vivendo

• uno spazio protetto per condividere, se vuoi

• una guida che ti aiuta a leggere tra le righe, a cogliere i fili che magari da sola/o non vedi

Non si tratta di “insegnarti a scrivere bene”, ma di accompagnarti mentre impari a scrivere onestamente di te.

Se senti che questo è il momento

Se leggendo queste righe hai pensato:

“Mi riconosco. Vorrei provare, ma da sola/o faccio fatica…”

sappi che non sei l’unica/o.

Tantissime persone arrivano alla scrittura terapeutica proprio da qui: da un misto di stanchezza, confusione e desiderio di capirsi meglio.

Sul mio sito trovi:

• i miei percorsi individuali di scrittura terapeutica

• i laboratori di gruppo online, dove lavoriamo insieme su temi come fragilità, relazioni, nuovi inizi

Puoi dare un’occhiata qui: www.martinamariamancassola.com

E se hai voglia di scrivermi direttamente, per raccontarmi come stai e capire se la scrittura può aiutarti in questo momento, mi trovi qui: mancassolamartinamaria@gmail.com

Non ti prometto soluzioni facili.

Ti prometto uno spazio in cui le tue parole possono finalmente respirare.

Scopri di più
scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola

Laboratorio di scrittura terapeutica a Milano: Rinascere con la scrittura

Un laboratorio serale a Milano per ascoltare emozioni e desideri attraverso la scrittura, in un clima gentile e non giudicante. 19 febbraio 2026, 19:30–21:00, Scamamù (Via Davanzati 28). Prenotazioni: info@scamamu.it.

Se stai cercando un laboratorio di scrittura terapeutica a Milano, questo incontro è uno spazio gentile per lavorare su emozioni e nuovi inizi attraverso la scrittura.

Taccuino aperto con matita per scrivere

Rinascere non è “ricominciare da zero”

Questo laboratorio di scrittura terapeutica a Milano nasce da qui: rinascere non è ricominciare da zero. A volte rinascere non significa cambiare vita. Significa tornare a sentirsi: rientrare nel corpo, riconoscere un’emozione senza giudicarla, smettere di trattenere tutto. È un processo lento e umano, fatto di piccoli passaggi.

La scrittura terapeutica, quando è guidata in modo gentile, può diventare uno di questi passaggi: un luogo dove le cose che senti prendono forma, e la mente smette (anche solo per un po’) di girare a vuoto.

Perché la scrittura può aiutare davvero (non è magia)

Quando scriviamo di ciò che viviamo - soprattutto se ci permettiamo di nominare emozioni e significati - facciamo un’operazione concreta: organizziamo l’esperienza, la rendiamo raccontabile, meno confusa.

Negli anni, la ricerca sulla expressive writing (scrittura espressiva) ha mostrato che, per molte persone, scrivere in modo strutturato su esperienze ed emozioni può portare benefici misurabili (anche se non è una cura miracolosa e non è uguale per tutti). Una revisione autorevole di Pennebaker spiega come la scrittura espressiva sia stata associata, in diversi studi, a miglioramenti su stress, salute percepita e benessere psicologico, proprio perché aiuta a integrare e dare senso a ciò che si vive.
Detto semplicemente: scrivere non cancella il dolore, ma può ridurre il caos interno e creare spazio.

Rinascita: non “diventare un’altra persona”, ma ritrovare contatto

La parola rinascita spesso viene usata come slogan, ma nella vita reale è più sobria. È:

  • riconoscere dove ti sei persa/o,

  • capire cosa stai portando da troppo tempo,

  • concederti un gesto nuovo (anche minimo),

  • scegliere una direzione che ti somiglia.

E la scrittura è uno strumento potente perché non ti chiede di essere “brava/o”: ti chiede solo presenza.

Il laboratorio a Milano: “Parole in ascolto”

Nel laboratorio Rinascere con la scrittura – Parole in ascolto, lavoreremo su un’idea molto concreta: ascoltare ciò che c’è, senza forzare risultati, e dare una forma scritta a emozioni, passaggi di vita, desideri.

È pensato per chi:

  • sente un bisogno di ripartire, ma con dolcezza,

  • vuole un momento di presenza e ascolto (senza performance),

  • cerca un laboratorio di scrittura che unisca profondità e semplicità,

  • desidera uno spazio protetto e non giudicante.

Non serve esperienza. Serve solo la disponibilità a incontrarsi con sincerità.

Dettagli

📅 19 febbraio 2026 — 19:30–21:00

📍 Scamamù, Via Davanzati 28, Milano

💶 25 €

✉️ Prenotazioni: info@scamamu.it

Se ti va di esserci

Se senti che questo periodo ti chiede un gesto di rinascita più umano e vero — ti aspetto a Milano.

Per info e prenotazioni: info@scamamu.it

Scopri di più
scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola

Scrittura terapeutica: come funziona (davvero) e come unirla alla meditazione

Scrittura terapeutica e meditazione: cosa sono davvero, come funzionano e come unirle in modo semplice e rispettoso. Un articolo chiaro, basato su evidenze, con un esercizio guidato da provare in 15 minuti e risorse per continuare con calma.

Mani che offrono un fiore

Negli ultimi anni sempre più persone cercano modi semplici e accessibili per stare un po’ meglio: meno ansia, più chiarezza, più ascolto di sé.

Ed è spesso lì che compaiono due parole: scrittura terapeutica e meditazione.

Ma cosa significa davvero “scrittura terapeutica”? Funziona davvero o è solo tenere un diario? E soprattutto: perché unirla alla meditazione può fare la differenza?

In questo articolo provo a spiegartelo con parole chiare, senza promesse miracolose, partendo da ciò che emerge dalla ricerca scientifica e dalla pratica reale.

Cos’è la scrittura terapeutica (e cosa non è)

La scrittura terapeutica non è scrivere bene, non è fare letteratura e non è “sfogarsi a caso”.

È un uso intenzionale della scrittura per dare forma all’esperienza emotiva, renderla più comprensibile e meno caotica.

A livello scientifico, le basi della scrittura terapeutica risalgono agli studi di James Pennebaker (Università del Texas), che dagli anni ’80 ha mostrato come la scrittura espressiva possa contribuire a:

  • riduzione dello stress percepito

  • maggiore regolazione emotiva

  • miglioramento della chiarezza mentale

  • integrazione di eventi difficili o complessi

Non perché “scrivere cura tutto”, ma perché trasformare l’esperienza in parole aiuta il cervello a organizzarla.

Importante: la scrittura terapeutica non sostituisce una psicoterapia, ma può affiancarla o essere uno strumento di crescita personale.

Perché scrivere aiuta davvero la mente

Quando vivi un’emozione intensa (ansia, confusione, tristezza), il sistema nervoso è spesso in iperattivazione.

I pensieri diventano ripetitivi, circolari, confusi.

Scrivere in modo guidato fa tre cose fondamentali:

  1. Rallenta

    Scrivere richiede tempo. Questo rallentamento ha un effetto calmante sul sistema nervoso.

  2. Dà confini

    Mettere parole su carta separa “me” dall’emozione: non sono l’ansia, sto vivendo ansia.

  3. Crea significato

    La mente umana ha bisogno di senso. Scrivere aiuta a collegare, non solo a sfogare.

È qui che la scrittura diventa uno strumento di cura, non una semplice abitudine.

Dove entra la meditazione (e perché è utile unirla alla scrittura)

La meditazione, soprattutto nelle forme di mindfulness e pratiche dolci, lavora su un altro livello: non organizza i contenuti, ma prepara lo spazio interno.

Meditare prima di scrivere aiuta a:

  • abbassare l’attivazione

  • portare attenzione al corpo

  • osservare senza giudizio ciò che emerge

Meditare dopo aver scritto aiuta a:

  • integrare ciò che è uscito

  • non restare agganciati al contenuto emotivo

  • tornare a una sensazione di presenza

Studi su mindfulness e regolazione emotiva (es. Kabat-Zinn, Segal, Williams) mostrano che la consapevolezza corporea riduce la ruminazione mentale, uno dei principali fattori dell’ansia.

Scrivere e meditare significa contenere e ascoltare: è per questo che, nei miei percorsi, spesso le due pratiche convivono.

Un esercizio semplice: scrittura terapeutica + meditazione (15 minuti)

Puoi provarlo anche ora.

1. Preparazione – 3 minuti

Siediti comoda/o.

Porta attenzione al respiro. Non cambiarlo.

Nota solo: sono qui.

2. Scrittura – 8 minuti

Scrivi senza fermarti partendo da questa frase: In questo periodo della mia vita, ciò che chiede spazio è…

Non rileggere. Non correggere.

3. Integrazione – 4 minuti

Chiudi gli occhi.

Nota che effetto ha sul corpo quello che hai scritto.

Non analizzare. Osserva.

Questo è un esempio di come le due pratiche possono dialogare in modo gentile.

Scrittura terapeutica: quando è utile (e quando no)

È particolarmente utile se:

  • senti confusione emotiva

  • vivi stress o sovraccarico mentale

  • stai attraversando un cambiamento

  • fai fatica a dare parole a ciò che provi

È importante invece cercare supporto clinico se:

  • vivi sofferenza intensa e persistente

  • emergono pensieri di autolesionismo

  • senti di non riuscire a contenere ciò che esce

La scrittura non va mai usata per forzarsi.

Se vuoi approfondire: risorse guidate (con calma)

Se senti che questo approccio ti risuona, puoi continuare in modo autonomo o accompagnato.

  • Sul mio canale YouTube trovi pratiche di meditazione e yoga nidra pensate per accompagnare momenti di scrittura e ascolto.

  • Nello Shop Poetico trovi percorsi di scrittura terapeutica con esercizi guidati, pensati proprio per:

    • lavorare su emozioni e ansia

    • fare chiarezza nei momenti di passaggio

    • scrivere senza sentirti “sbagliata/o”

Non sono percorsi rigidi: sono strumenti da usare quando serve.

In conclusione

Scrittura terapeutica e meditazione non sono tecniche magiche.

Sono pratiche di relazione con te stessa/o.

Se usate con rispetto, possono diventare un modo per:

  • ascoltarti meglio

  • non perderti nei pensieri

  • tornare, poco alla volta, a una sensazione di casa

Se questo articolo ti è stato utile, puoi salvarlo o tornare a leggerlo quando senti che la mente corre troppo.

E se vuoi, puoi scrivermi: a volte una parola condivisa alleggerisce più di quanto immagini.

Scopri di più
Scrittura Terapeutica Martina Maria Mancassola Scrittura Terapeutica Martina Maria Mancassola

Propositi 2026: come scriverli senza ansia e senso di colpa

Propositi 2026 senza ansia: un esercizio di scrittura in 20 minuti per capire cosa vuoi davvero e trasformarlo in un passo piccolo e sostenibile.

Mano che scrive sul foglio con penna stilografica

Gennaio arriva con la stessa scena: voglia di ripartire… e la paura di non reggere.

Se ti succede, non sei debol”: stai solo provando a cambiare con un metodo che spesso non funziona, perché ti mette addosso pressione, perfezionismo e la solita voce del “devo”.

In questo articolo ti propongo un modo diverso: scrivere i propositi 2026 come un gesto di cura, non come una lista di pretese.

È un esercizio di scrittura semplice e molto concreto, per capire cosa vuoi davvero - e soprattutto come vuoi viverlo.

Perché i propositi 2026 spesso diventano un peso

Di solito non “falliscono” perché manca la forza di volontà. Falliscono perché nascono da:

1) Senso di colpa

“Devo rimediare.” “Devo dimostrare.” “Devo essere diversa/o.” Quando un proposito nasce dalla vergogna, diventa una punizione travestita.

2) Troppa grandezza o troppa vaghezza

“Voglio stare meglio”, “Voglio cambiare vita”. Sono desideri veri, ma la mente non sa da dove partire e si blocca.

3) Una versione ideale di te, non la tua vita reale

Tempo, energie, lavoro, relazioni, corpo. Un proposito sostenibile tiene conto di chi sei adesso, non di una te perfetta che non esiste.

Quindi oggi facciamo una cosa semplice: togliamo pressione e mettiamo struttura.

Un esercizio di scrittura in 20 minuti per capire cosa vuoi dal 2026

Ti serve: carta e penna (meglio), un timer, un posto tranquillo.

Non devi scrivere bene: devi scrivere ciò che senti.

1) Cosa non voglio più portarmi nel 2026

Timer: 7 minuti. Scrivi senza fermarti.

Inizia così (scegli una frase e vai):
Nel 2026 non voglio più…
Mi pesa…
Mi stanca…
Mi fa sentire piccola/o quando…
Continuo a chiedermi…

Quando finisci, sottolinea 3 parole. Solo tre. Quelle che ti risuonano.

2) Cosa voglio proteggere (anche se è piccolo)

Timer: 7 minuti. Qui non cerchiamo obiettivi: cerchiamo bisogni.

Inizia così:
Nel 2026 voglio proteggere…
Mi farebbe bene…
Vorrei più spazio per…
Mi manca…
Desidero sentirmi…

Quando finisci, sottolinea 3 parole. Anche qui: le più vive.

3) Il mio proposito gentile

Timer: 6 minuti. Ora unisci i pezzi in una sola frase umana.

Prendi le parole sottolineate e scrivi:

“Nel 2026 scelgo…”

Esempi (solo come tono, non copiarli per forza):

• Nel 2026 scelgo un ritmo più umano, anche quando ho paura di rallentare.

• Nel 2026 mi alleno a essere meno dura/o con me, soprattutto quando sbaglio.

• Nel 2026 scelgo più spazio: non per fare di più, ma per respirare meglio.

Questa frase è il tuo “nord”: non un ordine, ma una direzione.

Trasformare i propositi 2026 in qualcosa che puoi davvero fare (senza crollare)

Ora facciamo la parte che cambia tutto: dalla frase bella alla vita vera.

Scrivi:

“Se questo proposito fosse vero, questa settimana potrei…”

Scegli una sola piccola scelta, autentica e realistica.

Non deve essere impressionante: deve essere fattibile.

Esempi:

• …scrivere 10 minuti due volte, solo per scaricare la testa.

• …dire un no a una cosa che faccio per compiacere.

• …andare a letto 20 minuti prima, anche senza perfezione.

• …fare una camminata breve senza performance.

Il punto non è “fare tutto”. Il punto è iniziare senza tradirti.

Se vuoi una guida pronta (senza ripensare ogni volta “da dove parto”)

Se ti aiuta avere una traccia già strutturata, nello Shop Poetico trovi tanti percorsi di scrittura da svolgere in autonomia: esercizi guidati per chiarire desideri, priorità e passi sostenibili, con un approccio gentile e concreto.

Se ti blocchi: 3 domande che ti rimettono a terra

Quando un proposito pesa, di solito è perché è entrato il perfezionismo.

Chiediti:

1. Questo proposito nasce dall’amore o dalla paura?

2. È davvero mio o sto cercando di essere “come dovrei”?

3. Qual è un primo passo minuscolo, ma vero?

Spesso basta questo per ripartire con sincerità.

Domande frequenti sui propositi 2026

Devo scrivere ogni giorno?

No. La scrittura come cura non è una gara. Meglio poco ma con calma e qualità, che tanto e col fiato sul collo.

E se mi vengono fuori cose tristi o pesanti?

Può succedere. Non significa che stai peggiorando: significa che stai ascoltando. Se senti che l’intensità è troppo alta, rallenta, respira, fai una pausa. E se hai già un supporto psicologico, la scrittura può affiancarlo.

Come scelgo tra troppi obiettivi?

Scegline uno: quello che, se diventasse più stabile, renderebbe tutto il resto più semplice (energia, confini, sonno, gestione dello stress, autostima).

La scrittura terapeutica è psicoterapia?

No. È un percorso di crescita personale e consapevolezza. Può affiancare un percorso clinico, ma non lo sostituisce.

Conclusione: un proposito che non faccia male

Se potessi lasciarti una sola cosa, sarebbe questa:

nel 2026 non hai bisogno di diventare perfetta/o. Hai bisogno di diventare più fedele a te.

Se vuoi, salva questo articolo e rifai l’esercizio tra un mese: spesso le parole cambiano, e ti raccontano cosa sta succedendo davvero.

E se ti va, puoi scrivermi due righe su cosa è emerso: mi piace quando la pagina diventa un posto dove respirare.

Scopri di più
scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola

Scrittura terapeutica per gestire l’ansia: esercizi pratici da fare a casa

Ansia e pensieri che non si fermano? Ecco 3 esercizi di scrittura terapeutica (più una mini-meditazione) da fare a casa nei primi giorni del 2026, per ritrovare calma e chiarezza.

Perché la scrittura terapeutica può aiutare l’ansia

Se, anche in questi primi giorni del 2026, senti dentro una tensione costante, pensieri che si rincorrono o una sorta di “rumore mentale”, non sei sola/o.

Sempre più ricerche mostrano che mettere le parole sulla pagina aiuta a ridurre l’ansia e a chiarire i pensieri. Questo non significa scrivere come si scrive un romanzo, ma usare la scrittura come un rituale gentile di consapevolezza.

La scrittura terapeutica non sostituisce una psicoterapia, ma può affiancarla: è una pratica di cura personale che puoi fare anche a casa, con poco tempo e senza giudizio.

Esercizio 1 — Diario di presenza (5 minuti)

Quando farlo: appena ti alzi, oppure subito dopo un momento di stress.

  1. Prendi un quaderno o un foglio bianco.

  2. Scrivi solo per 5 minuti tutto ciò che senti nel corpo (es. “stanchezza”, “tensione alle spalle”, “respirazione corta”).

  3. Non preoccuparti di grammatica o senso: lascia andare la mano.

Perché funziona: dare un nome corporeo alle sensazioni aiuta a spostare l’attenzione dal “cervello sopraffatto” al corpo, riducendo il rumore interno.

Esercizio 2 — La preoccupazione su carta (10 minuti)

Obiettivo: guardare l’ansia dall’esterno.

  1. Scrivi per 10 minuti quello che ti preoccupa in questo momento.

  2. Quando hai finito, chiudi gli occhi e respira profondamente 5 volte.

  3. Riapri gli occhi e riscrivi una sola frase che riassuma il sentimento principale.

    • Es. “Ho paura di non essere abbastanza” → “Desidero sentirmi più leggera.”

Sensazione utile da cercare: non “eliminare” l’ansia, ma trasformarla in un tema narrativo.

Esercizio 3 — La lista dei piccoli ristori (8 minuti)

Quando l’ansia sembra enorme e opprimente, prova a riscriverla in piccoli elementi concreti:

Scrivi tre frasi che rispondono a queste domande:

  • Qual è una piccola cosa che posso fare oggi per stare meglio?

  • Qual è un luogo o un rumore che mi dà calma?

  • Qual è una frase gentile che posso dire a me stessa/o?

Queste frasi non servono a “raschiare via” l’ansia, ma a darle un nome specifico. La mente tende ad alleggerirsi quando può descrivere ciò che vive.

Meditazione breve per completare la scrittura

La meditazione non è lontana dalla scrittura: entrambe sono pratiche di presenza. Dopo aver svolto uno degli esercizi, prova questa pausa:

Meditazione 2 minuti

  1. Siediti comoda/o, chiudi gli occhi.

  2. Inspira per 4 secondi → trattieni per 2 → espira per 6.

  3. Con ogni espirazione, pensa: “Lascio andare…”

  4. Ripeti 5 volte.

Perché funziona con la scrittura: ti riporta al corpo, taglia il pensiero circolare e ti prepara a leggere ciò che hai scritto con più calma.

E per iniziare l’anno con gentilezza, tre domande:

  1. Cosa voglio proteggere nel 2026?

  2. Cosa non voglio più rincorrere?

  3. Qual è un piccolo gesto che posso fare per me, oggi?

Conclusione

La scrittura terapeutica è uno strumento potente per guardare dentro i tuoi pensieri con rispetto, chiarezza e lentezza. Un semplice esercizio quotidiano può ridurre l’ansia, aumentare la consapevolezza e aiutarti a trovare spazio dentro alle tue giornate.

Se vuoi approfondire, nel blog e nei miei percorsi trovi altri spunti e modi per integrare la scrittura nella tua vita, sempre con rispetto di ciò che senti.

Scopri di più
scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola

Un anno di laboratori di scrittura e poesia a Verona (e online)

Nel 2026 accompagnerò piccoli gruppi in nuovi laboratori di scrittura terapeutica e poesia, a Verona e online. In questo articolo ti racconto perché la scrittura di gruppo può diventare una casa per chi è in cammino e ti presento i percorsi in partenza: Cerchio di Parole – Nuovi inizi, Chi sono io quando nessuno guarda, Poesia in cartoleria, La mia mappa interiore e Scrittura terapeutica in dialogo con la natura.

Penna stilografica che scrive su pergamena

Ogni gennaio ci raccontiamo che “questo sarà l’anno giusto per…”.
Per ascoltarci di più, per cambiare qualcosa, per dare spazio a parti di noi che da troppo tempo rimandiamo. Poi la vita riprende a correre, e quell’intenzione resta lì, sospesa.

Per molte persone, il primo passo non è “stravolgere tutto”, ma trovare un luogo sicuro dove fermarsi a guardare cosa succede dentro. Un tavolo, un quaderno, altre persone che scrivono con te, qualcuno che ti accompagna con delicatezza. A Verona e online, il mio lavoro con la scrittura terapeutica nasce proprio da questo bisogno: creare spazi gentili di ascolto e di parola.

Nel 2026 questi spazi prenderanno forma in diversi laboratori di scrittura e poesia, alcuni in presenza a Verona, altri online. In questo articolo ti racconto che cosa hanno in comune, come possono aiutarti se ti senti “in cammino” e quali sono i percorsi in partenza.

Perché un laboratorio di scrittura (invece di restare solo col diario)

Scrivere da soli a casa, su un diario, è già un gesto potente. La ricerca sul journaling e sulla scrittura espressiva mostra che mettere in parole pensieri ed emozioni può ridurre stress e ansia, migliorare la regolazione emotiva e aumentare la consapevolezza di sé.

Un laboratorio di scrittura terapeutica di gruppo aggiunge qualcosa in più:

  • una cornice chiara di tempo e di spazio, in cui sai che per un’ora o due puoi mettere in pausa il resto;

  • tracce guidate pensate per accompagnarti passo dopo passo: corpo, emozioni, ricordi, desideri;

  • la presenza degli altri, condivisioni sempre facoltative, che ti fanno scoprire quanto le fatiche siano diverse e simili allo stesso tempo.

Non è un corso di scrittura creativa: non lavoriamo sul “bel testo”, ma sul modo in cui le parole possono sostenerti mentre attraversi cambiamenti, domande, momenti di stanchezza o di ricerca.

Con questa stessa ottica ho pensato i laboratori di scrittura terapeutica a Verona del 2026 (e l’unico percorso online, aperto ovunque tu sia).

Cerchio di Parole – Nuovi inizi (online)

Il primo percorso che parte, a gennaio, è online: si chiama Cerchio di Parole – Nuovi inizi.

Per sei giovedì consecutivi, dalle 19:00 alle 20:30, ci incontriamo su Zoom in un piccolo gruppo. Ogni incontro ha un tema legato ai nuovi inizi: cambiamenti desiderati o subiti, strade che si aprono, parti di te che chiedono ascolto, paure di “non farcela”, piccoli passi possibili.

La struttura è sempre simile:

  • qualche minuto di arrivo e respiro;

  • una prima traccia di scrittura terapeutica, guidata da me;

  • un momento di pausa e, se ti va, di condivisione;

  • una seconda traccia, per andare un po’ più in profondità;

  • una chiusura con una parola o un gesto da portare via.

Non serve saper scrivere. Serve solo voler essere onesta/o con te stessa/o, per sei giovedì, e concederti di vedere cosa succede quando ti siedi davanti al quaderno con l’intenzione di ascoltarti davvero. Le informazioni pratiche (date, costo, iscrizioni) sono nella sezione Eventi del mio sito.

Locandina laboratorio online Cerchio di parole - Nuovi inizi

Chi sono io quando nessuno guarda – laboratorio di scrittura terapeutica a Verona (ModusLab)

Per chi è a Verona e preferisce la presenza, da gennaio partirà anche un laboratorio di scrittura terapeutica presso ModusLab, in zona Croce Bianca.

Il titolo è una domanda che ci accompagna da sempre:
“Chi sono io quando nessuno guarda?”

Lavoreremo sul tema dell’identità e delle “maschere” che indossiamo ogni giorno: ruoli, aspettative, abiti che altri ci mettono addosso o che ci siamo cuciti da soli per sentirci al sicuro. Attraverso le tracce di scrittura proveremo a vedere:

  • cosa resta quando togliamo, almeno sulla pagina, ciò che non ci somiglia più;

  • quali parti di noi abbiamo imparato a nascondere;

  • quali voci interne sono più dure, quali più gentili.

Gli incontri saranno il venerdì tardo pomeriggio, in un’aula raccolta, con penne, taccuini e la libertà di scegliere ogni volta se leggere oppure no. Il percorso è pensato per giovani e adulti, a partire dai 16 anni.

Locandina del nuovo ciclo di incontri di scrittura terapeutica ModusLab

Poesia in cartoleria: un laboratorio mensile di poesia a Verona

Se ti senti più vicino alla poesia, o se è da tempo che vorresti avvicinarti ma non sai da dove iniziare, alla Cartoleria Castelvecchio (Stradone Porta Palio 1, Verona) da gennaio nascerà un appuntamento mensile: Poesia in cartoleria.

Ogni incontro durerà un’ora e avrà una struttura semplice:

  • accoglienza e respiro;

  • lettura di una o più poesie;

  • breve momento di risonanza: cosa ti ha colpito, che immagine ti porti via;

  • scrittura condivisa (ognuno al proprio posto, con la propria pagina);

  • piccola condivisione finale per chi desidera.

È un laboratorio di poesia a Verona pensato come un luogo in cui la poesia non è qualcosa da “capire”, ma uno spazio in cui respirare parole, lasciarle lavorare dentro, usarle come appoggi per parlare di sé.

Locandina laboratorio a Verona di poesia

La mia mappa interiore: percorso di scrittura terapeutica in cartoleria

Sempre alla Cartoleria Castelvecchio partirà, dal 19 gennaio, un percorso più strutturato di scrittura terapeutica in presenza: La mia mappa interiore.

È composto da cinque incontri, con titoli che sono già una direzione:

  1. Percepisco dunque sono

  2. Geografia delle mie forme

  3. Ingredienti dell’animo

  4. Teletrasporto nel futuro

  5. Creare la mia mappa stellare

In ogni incontro lavoreremo su una “zona” diversa della tua mappa interiore: il corpo e le percezioni, le forme che prendi nelle relazioni, gli ingredienti che ti compongono, l’immaginazione di un futuro possibile, la sintesi finale.

Potrai scegliere se partecipare al gruppo del lunedì pomeriggio o del sabato, sempre in piccoli numeri, in uno spazio pieno di quaderni, penne e colori. Perfetto se cerchi laboratori di scrittura terapeutica a Verona che ti accompagnino per più settimane, con un filo narrativo da seguire.

Locandina laboratorio a Verona di scrittura terapeutica

Scrittura terapeutica in dialogo con la natura (Agriturismo l’Eremo)

Non tutte le parole nascono al chiuso. A volte abbiamo bisogno di camminare, respirare aria diversa, sentire il rumore delle foglie per riuscire a dire certe cose.

Per questo, a fine gennaio, porterò la scrittura fuori città, all’Agriturismo l’Eremo: un pomeriggio di scrittura terapeutica in dialogo con la natura.

Il laboratorio inizierà con una breve passeggiata consapevole tra gli alberi: passi lenti, respiro, sguardo che si allarga. Poi, al caldo, tazza di tisana e biscotti, useremo la scrittura per:

  • ascoltare che cosa la natura risveglia dentro;

  • dare parola alle fragilità che emergono quando finalmente ci fermiamo;

  • lasciare andare ciò che pesa e tenere con noi ciò che conta.

È aperto a tutti, non serve nessuna esperienza di scrittura. Porta il tuo quaderno preferito e una penna che ami: il resto lo costruiremo insieme, una parola alla volta.

Locandina evento di scrittura terapeutica all’Eremo

Come scegliere il laboratorio giusto per te

Davanti a tutte queste possibilità, può venire voglia di fare “tutto”. In realtà basta chiederti di cosa hai più bisogno adesso:

  • Se senti che stai attraversando un cambiamento e ti serve una cornice delicata per lavorare sui nuovi inizi, Cerchio di Parole – Nuovi inizi (online) può essere il posto giusto.

  • Se ti interroga la domanda “chi sono veramente?”, tra ruoli e aspettative, il percorso a ModusLab ti offre uno spazio per esplorarlo con la scrittura.

  • Se ami la poesia, o vuoi scoprirla, la cartoleria può diventare il tuo piccolo rifugio mensile.

  • Se desideri una guida passo passo dentro di te, La mia mappa interiore è pensata proprio come un viaggio a tappe.

  • Se senti nostalgia del contatto con la natura, il laboratorio all’Eremo unisce camminata, respiro e parola.

In tutti questi percorsi troverai la stessa cosa: un clima di ascolto, nessun giudizio sulla forma dei testi, libertà di condividere solo ciò che ti fa bene condividere.

Informazioni e iscrizioni

Tutti i laboratori di scrittura terapeutica e poesia a Verona e online che hai trovato qui saranno raccolti nella sezione Eventi del mio sito, con:

  • calendario aggiornato;

  • costi;

  • modalità di iscrizione.

Per domande, dubbi o per capire quale percorso può essere più adatto a te, puoi scrivermi una mail a mancassolamartinamaria@gmail.com oppure contattare il numero indicato nelle locandine.

Se senti che il 2026 è un anno in cui vuoi finalmente ascoltarti di più, forse la cosa più semplice che puoi fare è questa: scegliere un laboratorio, un quaderno, una penna, e vedere cosa succede quando ti concedi una stanza di carta tutta tua.

Ti aspetto, a Verona o online, per scrivere insieme la prossima pagina.

Scopri di più