Poesia Martina Maria Mancassola Poesia Martina Maria Mancassola

Mille pezzi

“Mille pezzi”, poesia di Martina Maria Mancassola tratta da Per capire chi sono, con un passaggio della recensione pubblicata su L’Altrove.

“Mille pezzi” è la poesia che apre Per capire chi sono, la mia seconda raccolta poetica, pubblicata da Zacinto Edizioni nel 2026.

Mille pezzi

E se potessi

un giorno

smontarmi in mille pezzi

raccomanderei alle mani –

alle mie mani di bambina e gioia –

di non rimontarmi

per evitare la caduta,

il gambo che si spezza,

la cesoia del cuore.

Mi metterei in cerca

dei pezzi di ricambio:

stelle,

soffi,

gonne,

ali

per volare.

La vita ti smonta

e riassembla

a suo piacimento.

A te non resta che

asciugarti le lacrime,

franare e risalire,

sentirti morta sapendo

che sei ancora viva.

Nella recensione pubblicata da L’Altrove – Appunti di poesia, “Mille pezzi” viene letta come una dichiarazione della poetica che attraversa l’intera raccolta: non il desiderio di ricomporsi in fretta, ma la possibilità di restare nel frammento e attraversarlo.

«Martina Maria Mancassola non scrive per ricomporre un’identità, ma per abitare lo scarto».

La recensione approfondisce il percorso del libro tra corpo, frattura, memoria e trasformazione.

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Quando il cielo tira le tende

Poesia di Martina Maria Mancassola, pubblicata su The Lake a novembre 2025, in versione inglese tradotta dall’autrice.

Poesia di Martina Maria Mancassola pubblicata su The Lake a novembre 2025, in versione inglese con traduzione dell’autrice.

MARTINA MARIA MANCASSOLA

The Sky Draws the Curtains


The sky draws the curtains
as if ashamed
of its nakedness,
then starts to shout
like my mother
when I came home with a D in physics.

It opens its mouth
and hits a middle C,
like a tenor
contemptuous of silence.

It splits the city in two,
and the hearts of the weak.
Windows queue up
with their drums—
boom-boom, the rain
shatters on the panes;

its smell—traveller’s perfume—
is the new interpreter,
the voice the desperate need
to believe that
elsewhere
there is sun.

Then it all ends.
The curtain falls.
Applause.


Translated from Italian by Martina Maria Mancassola.

MARTINA MARIA MANCASSOLA

Quando il cielo tira le tende

Il cielo tira le tende
come se si vergognasse
della sua nudità
poi inizia a gridare
come mia madre
quando tornavo con tre in fisica.
Apre la bocca
e intona un do
come farebbe un tenore
sprezzante del silenzio.
Taglia in due la città
e il cuore dei deboli.
Al via le finestre
con i tamburi
Bum bum, la pioggia
si frantuma sui vetri,
il suo odore – profumo di viaggiatrice –
è il nuovo interprete,
la voce che serve
ai disperati
per credere che
altrove
ci sia il sole.
Poi tutto finisce.
Cala il sipario.
Applausi.

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Un bambino mi ha detto

Poesia contemporanea di Martina Maria Mancassola, pubblicata su Journal of Italian Translation, primavera 2025, con traduzione inglese di Timothy Smith.

Poesia pubblicata su Journal of Italian Translation, primavera 2025. Traduzione inglese di Timothy Smith.

Un bambino

mi ha detto

che le gocce di rugiada

sono occhi

messi giù

dagli antenati

sulle foglie

per guardare

chi passa.

Ognuno di noi

è gli occhi

di chi ha visto

Martina Maria Mancassola


A child

told me

that dewdrops

are eyes

sent down

onto leaves

by our forebears

to watch

people passing by.

All of us

are the eyes

of those who have seen

Timothy Smith

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Può un profumo creare una strada?

Poesia contemporanea di Martina Maria Mancassola, pubblicata su Journal of Italian Translation e tradotta in inglese da Timothy Smith.

Poesia pubblicata su Journal of Italian Translation, primavera 2025. Traduzione inglese di Timothy Smith.

Può un profumo

creare una strada?

Sei bianco,

odori di stelle

che nessuno ha annusato mai.

Per la botanica

sei un gelsomino falso

ma è in ciò che si cela

la scoperta dell’impossibile.

Quante volte

ho errato

per oltrepassare

il primo strato

di realtà.

Salgo sulle tue eliche:

mi porti verso la verità?

Martina Maria Mancassola

Can a scent

create a street?

You’re white,

with scents of stars

which no one’s ever smelled.

In botanical terms

you’re a star jasmine

but this is where the discovery

of the impossible lies.

How many times

have I wandered into

going beyond

the first level

of reality.

I climb aboard your propellers:

will you bear me towards the truth?

Timothy Smith

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Mentre le uova friggono in padella

Poesia seconda classificata al Premio PoetaMi 2026.

Poesia seconda classificata al Premio PoetaMi 2026

Mentre le uova friggono in padella

Mentre le uova friggono in padella

a dieci chilometri qualcuno sta morendo

a venti, nascendo

a trenta – la cosa più difficile –

lottando contro il dolore.

Eppure, se c’è una cosa che ho imparato

è continuare a vivere,

anche quando stai morendo.

Dissotterrare quel pressappoco

che fila le ore della gente,

che si incaglia nel troppo

e si moltiplica nel semplice.

Fare manutenzione allo sbadiglio dei cani,

a quel frangente tra la veglia e il sonno,

al silenzio che fa acrobazie

pur di non far perdere silenzio al mondo.

Martina Maria Mancassola

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La poesia mi ha salvato la vita

Prosa poetica terza classificata al concorso internazionale di narrativa breve “Io racconto… tra realtà e sogno – Guy de Maupassant”, dicembre 2025.

Percorso Montorio – Ferrazze – San Martino, fotografia di Martina Maria Mancassola

Prosa poetica terza classificata al concorso internazionale di narrativa breve “Io racconto… tra realtà e sogno – Guy de Maupassant”, dicembre 2025.

La poesia è tornata a salvarmi. Mi ha toccato la spalla destra e mi ha detto di fermarmi, di tornare all’origine, quando il sentire era l’unica ragione e scrivere la sola necessità di sopravvivenza. Ma la poesia è molto di più che sopravvivenza, è un modo di oltrepassare il cielo e chiedere a Dio di guardarci. Signore, sono qui, mi sente?

Vivo attraverso le cose che mi salvano; la poesia è una di queste. Mi fa accomodare sul divano e mi tiene la mano mentre scrivo.

Che cosa vuoi dire?

Mi dice.

Non lo so nemmeno io.

Ma ho bisogno di scrivere e qualcosa di buono uscirà. L’azzurro del cielo è troppo magico per non provare a tradurlo in versi, in metafore, e questo processo mi tiene in vita, mi salva.

Sì, la poesia mi ha salvato la vita.

Martina Maria Mancassola

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Le finestre dentro di me

Poesia pubblicata su Journal of Italian Translation, primavera 2025. Traduzione inglese di Timothy Smith.

Poesia pubblicata su Journal of Italian Translation, primavera 2025. Traduzione inglese di Timothy Smith.

Le finestre dentro di me

Quando guardo le case

penso:

ci devono essere finestre

e porte

anche dentro me.

Le sento aprirsi e chiudersi,

talvolta sbattere.

Eppure, quando morirò,

non credo le troveranno:

il mio scheletro

le ha nascoste per bene

e andranno perdute.

O forse un angelo

se ne farà carico

e le porterà in paradiso

per arredarlo,

oppure in un altro mondo,

dove porte e finestre

servono a sognare,

a perdersi dentro le strade

che aprono e chiudono

quasi per magia.

Se qualcuno le vuole,

gliele posso prestare,

ma a una condizione:

non smettere di sognare.

Martina Maria Mancassola

The Windows Within Me

When I see houses

I think to myself:

there must be windows

and doors

within me as well

I hear them opening, closing,

sometimes banging.

And yet, when I die,

I don’t think they’ll find them:

my skeleton

has hidden them for good

and they’ll be lost forever

Or perhaps an angel

will take care of them

carrying them to heaven

to adorn them,

or rather, in another world,

where doors and windows

are employed for dreaming,

for losing oneself in streets

that open and close

as if by magic.

If anyone wants them,

I can lend them out

but on one condition:

that you don’t stop dreaming.

English translation by Timothy Smith

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Quando il mattino apre gli occhi

Poesia pubblicata su Journal of Italian Translation, primavera 2025. Traduzione inglese di Timothy Smith.

Poesia pubblicata su Journal of Italian Translation. Traduzione inglese di Timothy Smith, 2025.

Quando il mattino apre gli occhi

Ho raccolto la lacrima di una foglia
Cielo ridotto in miniatura
E le mie dita l’hanno assorbita
Per abbeverare l’animo
Aveva sete
E avendo ancora sete
Uscì in cerca di altre lacrime
Le trovò sul viso della città
E sulle ali di una libellula
Entrambe avevano perso un amore
Ma non se ne impossessò
Più avanti sarebbe arrivato un bambino
E con le sue mani di gioia
Avrebbe fatto sparire il loro dolore

Martina Maria Mancassola, Quando il mattino apre gli occhi (Eretica Edizioni, 2025).

When Morning Opens Your Eyes

From a leaf I collected a teardrop
A sky in miniature
And my fingers absorbed it
So as to sate my soul
My soul was thirsty
And thirsts still
Out it went in search of other tears
On the city’s visage it found them
And on the wings of a dragonfly
Both had lost someone they’d loved
But it didn’t take hold of them
A bit later a child would come
And with his joyful hands
Make their pain go away

Translated into English by Timothy Smith

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Ferite a cielo aperto

Poesia finalista al premio Alcova Letteraria 5 e selezionata per la relativa antologia, dicembre 2025.

Poesia finalista al premio Alcova Letteraria 5 e selezionata per la relativa antologia, dicembre 2025.

Ferite a cielo aperto

Della caduta della pioggia
sulla terra
ce lo raccontano
le pozzanghere:
pezzi di cielo
bagnati di terra
che rimangono un poco
e poi vanno via.
L’acqua è come il dolore:
si infiltra nell’asfalto,
come nel nostro cuore,
e poi sparisce.
È per questo che nascono i fiori
dalle ferite dei marciapiedi.

Martina Maria Mancassola

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A drop

Sono felice di condividere la pubblicazione di “A drop” su Orbis #215. In questo post raccolgo il testo in inglese uscito in rivista e la versione italiana.

Poesia pubblicata su Orbis #215, primavera 2026.

A drop

falls from the step

of your heart.

There was a time

when the countryside

around the house

gathered the village in.

Everything was there;

elsewhere did not exist.

We lived on dawns on the plate

and moons in the bed.

Life was a film running on

without intermission.

But from the day

I left, chancing my luck,

the straight line of life

swerved right,

and I became somebody else.

The miles I covered

from evening to morning

and back again

drew me away from the countryside

that had fed me.

Now my hands are dirty.

Between my fingers

no longer dreams

but sores.

I cover them with gloves.

I never went home again,

as if I had never been born.

Traduzione inglese di Martina Maria Mancassola

***

Una goccia

cade dal gradino

del tuo cuore.

C’è stato un tempo

in cui la campagna

attorno a casa

raggruppava gli abitanti

del paese.

Tutto era lì,

l’altrove non esisteva.

Si viveva di albe nel piatto

e lune nel letto.

La vita era una pellicola

che scorreva lentamente

senza intervalli.

Ma dal giorno in cui

me ne andai –

tentando la fortuna –

la retta della vita

sterzò a destra,

diventai un’altra.

I chilometri percorsi

da sera a mattina

e poi al contrario

mi allontanarono dalla campagna

che mi aveva nutrito.

Ora le mani sono sporche,

tra le dita non più sogni

ma piaghe,

le copro con i guanti.

A casa non sono più tornata,

come se non fossi mai nata.

Martina Maria Mancassola

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Harriet Tubman

Poesia selezionata per la newsletter Poesia e Resistenza di LPC – Libera Poesia Contemporanea, gennaio 2026.

Poesia selezionata per la newsletter Poesia e Resistenza di LPC – Libera Poesia Contemporanea (gennaio 2026).

Harriet Tubman

Nacqui nel Maryland
schiava di una piantagione.
Perdere più volte
la memoria
mi permise di vedere
la verità nascosta
dalla coltre della mente
mal pensante.
La mia fu una fuga
al contrario:
tornai indietro
una, due, tre volte
per aprire gabbie
di anime a capo chino.
Sapendo che un dì sarei morta
disegnai una ferrovia segreta
per la libertà.
C’è chi nasce libero
e chi schiavo
ma basta uno schiavo libero
a cambiare le cose.
Vado a preparare
un posto per te:
siamo tutti schiavi
di qualcosa.

Martina Maria Mancassola

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L’afa è come il dolore

Poesia pubblicata su Open Doors Review, n. 8, marzo 2026.

Poesia pubblicata su Open Doors Review, n. 8, marzo 2026.

L’afa è come il dolore
sfuma i contorni
riduce l’ampiezza dei movimenti
scioglie le certezze
ti rende torsolo
nudo
al sole.
Senza più niente
da nascondere,
cammini
cadi
temporeggi.
L’attesa dell’autunno
è vana
ma se tutto passa,
tutto arriva
e tu arriverai.

Martina Maria Mancassola

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Acquerello e scrittura personale: un laboratorio creativo a Verona tra confini e gentilezza

Un laboratorio creativo vicino Verona: fiori ad acquerello e scrittura personale per dipingere i confini e scriversi con gentilezza, senza giudizio.

Quando si cerca un laboratorio creativo a Verona, spesso non si cerca “solo” un’attività. Si cerca un posto in cui stare bene. Un tempo che non chiede di performare. Un momento in cui fare spazio, respirare, rimettere in moto le mani.

Questo laboratorio nasce proprio da qui: un incontro tra acquerello e scrittura personale per parlare — in modo semplice e concreto — di confini e gentilezza. Confini intesi come protezione, come rispetto di sé. Gentilezza come modo di parlarsi, di scegliere, di stare nelle relazioni senza perdersi.

Non è un corso, è un laboratorio creativo, libero.

Perché l’acquerello (anche se si parte da zero)

L’acquerello è una piccola lezione di fiducia: l’acqua fa la sua parte, il colore si apre, le sfumature si incontrano. C’è una bellezza particolare nel non controllare tutto — e nel vedere che, comunque, qualcosa prende forma.

Dipingeremo fiori liberi e spontanei, lasciandoci guidare dall’acqua e dal colore. È adatto anche a chi non ha esperienza: se sta cercando un corso di acquerello a Verona per principianti, qui troverà un approccio accessibile, senza giudizio e senza aspettative.

Confini gentili: non muri, ma cura

A volte la gentilezza viene confusa con il compiacere. In realtà può essere l’opposto: può essere un “no” detto bene, un limite che protegge, una scelta che non ferisce.

Nel laboratorio, i confini diventano qualcosa di visibile: una linea, un bordo, uno spazio, un colore che si ferma. Non serve raccontare tutto. Basta accorgersi. E già questo — per molte persone — è un passo importante.

Dall’immagine alla parola

Dopo la pittura, passeremo alla scrittura guidata. Una scrittura semplice, non scolastica, che nasce dall’opera: da un colore, da una forma, da un dettaglio che ha risuonato.

Scriveremo per mettere in parole ciò che spesso sentiamo ma non nominiamo: un bisogno, una soglia, una cura, un modo più umano di trattarci. L’idea è uscire con qualcosa di concreto: una frase, una lettera breve, un promemoria gentile che resta.

Per chi è (Verona e provincia)

Questo workshop è pensato per chi:

• cerca laboratori creativi a Verona e dintorni

• vuole un’esperienza che unisca arte e scrittura

• ha bisogno di un tempo lento, in un gruppo piccolo e accogliente

• è curioso/a di esplorare i propri confini senza trasformarli in rigidità

Chi conduce

Il laboratorio è condotto da Alessandra Girardi (Bee-Art Atelier) e Martina Maria Mancassola.

Alessandra guiderà la parte di acquerello; Martina accompagnerà la scrittura (scrittura terapeutica in chiave espressiva e non giudicante), con consegne semplici e rispettose dei tempi di ciascuno.

Informazioni e iscrizioni

I dettagli pratici (data, orario, iscrizione) sono nella pagina evento.

Una chiusura semplice

A volte la gentilezza è una cosa piccola: un bordo tracciato, un colore scelto, una frase detta nel modo giusto.

Se sente che potrebbe farle bene, la aspettiamo.

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Per capire chi sono: il mio nuovo libro di poesie

Per capire chi sono è il mio nuovo libro di poesie, pubblicato da Zacinto Edizioni a marzo 2026. Una raccolta che attraversa corpo, desiderio, memoria e fragilità, restando vicina alle domande essenziali: chi siamo, cosa perdiamo, cosa ci salva.

Un libro nato da una necessità

Ci sono libri che nascono da un progetto.

E poi ci sono libri che nascono da una necessità.

Per capire chi sono è nato così: dal bisogno di fermarmi, ascoltare quello che si muoveva dentro e provare a restargli accanto con parole vere.

È una raccolta di poesie che attraversa il corpo, il desiderio, la memoria, le fratture. Non cerca scorciatoie, non prova ad addolcire tutto, non finge che il dolore non esista. Piuttosto, prova a stare. A restare abbastanza vicina alle domande essenziali: chi siamo, cosa perdiamo, cosa ci salva.

Ho scritto queste poesie nei punti in cui sentivo di non poter più usare parole lontane da me. Avevo bisogno di una lingua più nuda, più precisa, più fedele.

Per questo Per capire chi sono non è un libro che vuole spiegare. È un libro che vuole accompagnare.

Accompagna chi si sente in un passaggio.

Chi sta cambiando senza avere ancora un nome per quello che sta vivendo.

Chi sente di essere attraversata o attraversato da qualcosa di forte, ma non vuole tradurlo subito in una risposta definitiva.

È una poesia che resta vicina alla fragilità senza trasformarla in resa.

Che tiene insieme lacrima e sorriso, schianto e incanto, fatica e desiderio di restare vivi.

Cosa troverai all’interno

Il libro è uscito a marzo 2026 con Biblion Edizioni, nella collana Zacinto poesia. È una raccolta breve, di 48 pagine, ma per me molto densa: ogni testo prova ad aprire un varco, non a fare rumore.

Chi mi segue da tempo sa che il mio lavoro si muove da sempre attorno a questi nuclei: la scrittura come ascolto, la fragilità come luogo da abitare, il desiderio di dare forma a ciò che spesso resta solo sentito. In questo senso, Per capire chi sono è un libro profondamente vicino a tutto quello che porto anche nei miei laboratori e nei percorsi di scrittura terapeutica: il tentativo di restare fedeli a ciò che ci attraversa.

Un libro per chi è in cerca di sé

Se leggerai questo libro, spero che tu possa entrarci senza fretta.

Non per cercare una risposta pronta, ma per vedere se tra queste poesie ce n’è almeno una che ti riconosce.

Una che ti si siede accanto.

Una che ti dica, anche solo per qualche riga: non sei sola, non sei solo, in questo sentire.

Per capire chi sono è disponibile qui.

Grazie a chi vorrà leggerlo o regalarlo.

E grazie a chi continuerà a credere che la poesia possa ancora essere un modo per avvicinarsi, un po’, alla verità di sé.

Martina Maria Mancassola

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Respiro e meditazione: come rilassarsi, dormire meglio e scrivere le emozioni

Quando il respiro rallenta, anche la mente trova spazio. In questo articolo ti spiego, con basi scientifiche, come meditazione e respirazione possono aiutare ansia e sonno - e perché la scrittura terapeutica funziona meglio dopo aver creato calma e presenza.

Ci sono periodi in cui la mente non si spegne mai: pensieri ricorrenti, stanchezza, un’agitazione di fondo che si porta anche a letto. In quei momenti, “capire” non basta. Serve uno spazio interno, un po’ di silenzio nel corpo, prima ancora che nel pensiero.

Per questo, nella mia esperienza, respiro e meditazione possono essere un primo gesto concreto: non risolvono tutto, ma cambiano il terreno su cui cammini. E quando quel terreno diventa più stabile, la scrittura terapeutica riesce a lavorare meglio: non come un accumulo di parole, ma come un modo per dare forma, ordine e senso alle emozioni.

Di seguito trovi un percorso semplice (e realistico) per unire queste due cose.

1) Perché il respiro aiuta davvero a calmarsi

Quando siamo in ansia o sotto stress, il corpo spesso entra in modalità “allerta”: battito più alto, tensione muscolare, respiro corto. Lavorare sul respiro - soprattutto rallentandolo e rendendolo più regolare - può sostenere i sistemi di regolazione dello stress e portare segnali di sicurezza al corpo. È uno dei motivi per cui molte pratiche contemplative iniziano da lì: dal ritmo.

Non è magia, né “pensiero positivo”: è fisiologia. E la cosa più interessante è che il respiro è una delle poche leve che abbiamo sempre con noi. Anche quando tutto è troppo.

2) Meditazione e qualità del sonno: cosa dice la ricerca

Un punto importante: spesso chi soffre di insonnia o sonno leggero non ha “solo” un problema di sonno - ha un sistema nervoso che fatica a ridurre i giri.

Su questo esistono risultati scientifici solidi: programmi di meditazione e mindfulness sono stati studiati per stress e sintomi d’ansia, con benefici mediamente piccoli – moderati, ma reali, soprattutto quando la pratica è costante e guidata. 

E sul sonno, ci sono anche studi clinici (trial) su interventi di mindfulness che mostrano miglioramenti nella qualità del sonno e nei disturbi del sonno in alcune popolazioni, rispetto a interventi di controllo. 

Tradotto in parole semplici: non è che “la meditazione ti fa dormire”, ma può aiutare a ridurre l’attivazione che ti impedisce di dormire.

3) Perché la scrittura terapeutica funziona meglio dopo

Qui succede una cosa che vedo spesso nei percorsi: molte persone scrivono tanto… ma scrivono dentro lo stesso vortice. La pagina diventa uno sfogo continuo, senza un prima e un dopo.

Quando invece fai prima anche solo 5 minuti di respiro o una breve meditazione, la scrittura cambia qualità:

  • diventa più chiara,

  • più centrata,

  • meno “tutto insieme”,

  • e soprattutto più capace di trasformare (non solo di scaricare).

La scrittura espressiva/emotiva, studiata in ambito psicologico, è stata associata in varie ricerche a benefici su benessere emotivo e alcuni esiti di salute, specie quando è guidata e contestualizzata (non lasciata al caos).

Ecco perché, per molte persone, l’unione “prima respiro, poi scrittura” è una svolta pratica: prima regoli, poi elabori.

4) Un rituale breve (8 minuti) per fare spazio

Non è un esercizio “perfetto”. È una mini-ancora, utile anche quando non hai energie.

Minuto 0–3 (respiro)

Siediti comoda/o. Inspira dal naso e fai un’espirazione un po’ più lunga dell’inspirazione (senza forzare).

Obiettivo: non “svuotare la mente”, ma abbassare il volume.

Minuto 3–8 (scrittura terapeutica)

Scrivi in modo libero iniziando da una di queste frasi:

  • “In questo momento il mio corpo mi sta dicendo…”

  • “Se l’ansia avesse una forma, oggi sarebbe…”

  • “Oggi ho bisogno di sentirmi…”

Poi fermati. Una sola cosa: sottolinea una parola che ti sembra vera. Quella parola è già un piccolo orientamento.

Se ti accorgi che la scrittura ti riporta subito nel vortice, torna al respiro per 60 secondi e poi riprendi. È normale.

5) Una nota importante (per prenderti cura sul serio)

Meditazione, respiro e scrittura terapeutica possono essere strumenti potentissimi di consapevolezza e regolazione. Ma se stai vivendo depressione intensa, insonnia severa, attacchi di panico frequenti o pensieri di autosvalutazione molto pesanti, meriti un supporto clinico oltre alla pratica personale. La scrittura può affiancare, non sostituire, un percorso psicologico o medico quando serve.

Se vuoi farlo con una guida (senza forzare)

Se ti va di provare una pratica guidata, sul mio canale YouTube trovi anche audio di yoga nidra e meditazione pensati per il rilassamento e il sonno.

E se senti che non vuoi fare tutto da sola/o, lavoro anche online e a Verona con percorsi individuali e di gruppo di scrittura terapeutica: uno spazio gentile, strutturato, dove respiro e parola si intrecciano con calma, rispettando i tuoi tempi.

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Eventi a Verona, Arte e creatività Martina Maria Mancassola Eventi a Verona, Arte e creatività Martina Maria Mancassola

Dentro di me: laboratorio di pittura e scrittura ispirato a Frida Kahlo

Un laboratorio creativo vicino Verona ispirato a Frida Kahlo: pittura e scrittura per dare forma a ciò che senti, senza pressione e senza “prestazione”.

A volte non serve “fare grandi cose”. Serve fare una cosa piccola, autentica, viva: sedersi, scegliere un colore, mettere le mani in movimento. E poi, con calma, trovare parole che non siano perfette ma sincere.

Questo laboratorio nasce da qui: dalla voglia di creare un luogo in cui non devi dimostrare nulla. Un luogo in cui puoi arrivare anche con la testa piena, anche con sensazioni pesanti addosso, e pian piano tornare a sentirti più presente.

È un laboratorio che unisce pittura e scrittura guidata, ispirato all’universo simbolico di Frida Kahlo — non per copiare la sua arte, ma per lasciarci ispirare e accompagnare dalla sua libertà: trasformare un sentire in forma.

Perché Frida

Frida Kahlo non è “solo” un’icona. È qualcuno che ha avuto il coraggio di dire: questa sono io, con tutto quello che c’è.

Nei suoi lavori ritornano segni che sembrano semplici e invece sono profondi: fiori, foglie, animali, radici, corpi, paesaggi interiori. Non come decorazioni, ma come linguaggio.

E quando ti avvicini a quel linguaggio succede una cosa: ti viene voglia di chiederti - con dolcezza - che simboli ci sono dentro di me, oggi?

Non quelli “giusti” o perfetti ma quelli veri.

Un laboratorio non per essere bravi, ma per essere presenti

Ci sono persone che non sanno se partecipare a eventi di questo tipo perché “non sanno dipingere” o perché “non sanno scrivere”.

Qui la verità è un’altra: non serve sapere. Serve concedersi il permesso di provare.

Dipingeremo in modo guidato e accessibile, lasciando che i colori facciano il loro lavoro: accendersi, spegnersi, incontrarsi, cambiare direzione. E poi useremo quello che emerge per scrivere — non un tema, non un compito — ma una piccola pagina che nasce dal tuo gesto, dal tuo segno, dal tuo colore.

È un’esperienza che ti riporta a una cosa semplice: non devi essere perfetta/o per creare.

Il gruppo: una parte importante dell’esperienza

C’è anche un motivo in più per cui vale la pena esserci: farlo insieme.

Non in modo invadente, ma in quella maniera delicata che succede quando più persone creano nello stesso spazio: ognuno nel proprio mondo, eppure in compagnia.

A volte basta ascoltare una frase letta da qualcun altro, vedere un collage, notare un colore. Ti ricordi che non sei solo/a nel tuo modo di sentire. E che esiste un modo leggero di stare in contatto, senza spiegare troppo.

Se sei di Verona o provincia e cerchi un laboratorio creativo dove poter venire anche da solo/a, questo tipo di serata è spesso una sorpresa: entri con un certo peso, esci con un po’ più di aria.

Cosa ti porti a casa

Non solo “un lavoro” (anche quello, certo).

Ti porti via:

  • il ricordo di un gesto fatto senza giudizio

  • un colore che ti ha detto qualcosa

  • una frase che non sapevi di avere

  • la sensazione di esserti concesso/a un tempo buono

E spesso, il giorno seguente ti accorgi che quel tempo buono continua: perché la creatività non è un evento. È un modo di tornare a casa.

Dove si svolge

Il laboratorio si svolge in zona San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona: un posto comodo da raggiungere per chi vive a Verona e dintorni, pensato per lavorare con calma e in un gruppo raccolto.

Se vuoi partecipare, puoi scrivere qui.

Chi conduce il laboratorio

Il laboratorio è condotto da Alessandra Girardi (Bee Art Atelier) e Martina Maria Mancassola.

Alessandra è un’artista e facilitatrice di laboratori d’arte, con formazione in storia dell’arte: guiderà la parte pittorica e l’esplorazione dei simboli, in modo semplice e accessibile.

Io sono Martina Maria Mancassola, scrittrice e operatrice certificata di scrittura terapeutica: accompagnerò la parte di scrittura guidata, con consegne chiare e rispettose dei tempi di ciascuno, per trasformare l’esperienza visiva in parole.

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Traduzione e poesia Martina Maria Mancassola Traduzione e poesia Martina Maria Mancassola

Tradurre il dolore: Petrarca, Synge e “Poiché la vita fugge”

Che cosa succede quando un dolore antico incontra un dolore contemporaneo? “Poiché la vita fugge” mette in dialogo Petrarca, Synge e una voce di traduzione che cerca una lingua abitabile per la mancanza.

Ci sono dolori che non passano “perché passa il tempo”. Passano (forse) quando trovano una forma. A volte una frase. A volte un ritmo. A volte una pagina.

Poiché la vita fugge” è un libro che nasce proprio lì: nel punto in cui il dolore smette di essere solo una ferita muta e diventa parola - non per abbellirlo, ma per renderlo abitabile. Il volume mette in dialogo 17 sonetti “in morte di Madonna Laura” di Francesco Petrarca, le versioni in prosa anglo-irlandese di John Millington Synge, e la traduzione in prosa italiana contemporanea.

Tre voci, un unico filo: la mancanza che continua a parlare.

Tre voci che si incontrano (e non si cancellano)

In questo libro non c’è una traduzione “a senso unico”. C’è un passaggio vivo: Synge traduce Petrarca e, a sua volta, quella prosa viene riportata in italiano contemporaneo da Martina Maria Mancassola. Il risultato è un “cortocircuito” di intensità emotiva e sperimentazione linguistica, capace di scardinare l’idea che tradurre significhi soltanto trasferire parole da una lingua all’altra.

La traduzione qui somiglia più a un incontro: ci si avvicina a un testo, ci si lascia toccare, e poi si prova a restituire - non “la copia”, ma una nuova vita.

La “pietas” come gesto umano: verso sé stessi e verso l’altro

Petrarca ci consegna una cosa semplice e difficilissima: il dolore può diventare pietas, cioè compassione, cura, riconoscimento delle fragilità - le proprie e quelle altrui. In queste pagine, la sofferenza non è una debolezza da nascondere: è una verità umana che, una volta nominata, smette di divorare in silenzio.

Nel sonetto 272 (“La vita fugge, et non s’arresta una hora”), Petrarca mette in scena la mente che non trova tregua: presente e passato che fanno guerra, e il futuro che preme. Ma in mezzo a quel turbine appare un punto decisivo: “pietate” - una forma di misericordia verso di sé.

Ed è proprio qui che la letteratura, quando è onesta, diventa anche cura; non perché “aggiusta”, ma perché fa spazio.

Tradurre è riscrivere (e riscriversi)

Nel libro è presente anche la “Nota della traduttrice” (Mancassola) che dice chiaramente il cuore del progetto: la traduzione nasce da una dimensione di dolore lacerante ma abitabile, e il dolore viene immaginato come un “colpo”, una frattura, una ferita - ma anche come una fessura attraverso cui può entrare “nuovo respiro”.

E poi una frase che è la chiave di tutto: “riscrivere il dolore con parole nuove, così come noi diventiamo nuovi scrivendo.”

Questa è una definizione altissima (e concreta) di ciò che può essere la scrittura quando non è performance: non un ornamento, ma un modo per attraversare il reale.

Perché questo libro parla anche di scrittura come cura

Se lavori con le parole - se scrivi, traduci, o semplicemente cerchi un modo per non farti travolgere da ciò che senti - questo libro ha una forza particolare; mostra che il dolore non va “spiegato” per forza. A volte va ascoltato, portato sulla pagina, trasformato in un linguaggio che non lo tradisca.

Nella nota biografica, il percorso di Martina Maria Mancassola viene descritto come un lavoro in cui la scrittura (in ambito non clinico) si intreccia con pratiche e metodi legati alla scrittura espressiva: viene citata l’integrazione dei metodi di Pennebaker e Mazza.

Qui non lo dico per “mettere un bollino scientifico”, ma perché è la stessa direzione del libro: la parola come gesto che cambia direzione al pensiero e permette alle emozioni di “emettere il proprio suono”.

Come avvicinarsi al testo

Non ti direi “leggilo tutto d’un fiato”. Ti direi:

• leggilo lentamente, anche a piccoli blocchi;

• nota le dicotomie che tornano (vita/morte, dolore/amore, cielo/terra), perché sono la grammatica emotiva del libro;

• lascia che alcune frasi rimangano lì, come rimangono certi dolori; non per ferire, ma per ricordarti che sei vivo/a.

Se ti va, puoi portarti dietro una domanda semplice mentre leggi:

“Quale parte del mio dolore sto provando a non sentire?”

E un’altra ancora:

“Che lingua userei, oggi, per dirlo senza vergogna?”

Se vuoi il libro

Poiché la vita fugge” (Collana Leda, Samuele Editore, dicembre 2025) è a cura e con prefazione di Michele Governale e Marco Sonzogni, con traduzioni di Martina Mancassola e postfazione di Francesca Calamita.

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Poesia Martina Maria Mancassola Poesia Martina Maria Mancassola

Quando il mattino apre gli occhi: poesia, emozioni e un nuovo inizio

La poesia non risolve: accompagna. “Quando il mattino apre gli occhi” è una raccolta che attraversa emozioni, fragilità e passaggi interiori con una lingua essenziale. Un articolo su come la poesia può diventare un gesto di ascolto — e perché scrivere, secondo la ricerca, può fare bene.

Taccuino con penna stilografica

Ci sono mattini in cui non succede niente di eclatante, eppure dentro si muove qualcosa. Una stanchezza diversa, un desiderio sottile, un pensiero che torna. Non sempre sappiamo dargli un nome.

La poesia, per me, nasce proprio lì: nel punto in cui la lingua quotidiana non basta più, e serve una parola più vera, più essenziale.

Quando il mattino apre gli occhi è una raccolta che attraversa questo spazio: il risveglio come soglia, la fragilità come linguaggio, le emozioni come paesaggio.

È un libro di poesie pubblicato da Eretica Edizioni (2025): 80 pagine da leggere lentamente, come si fa con le cose delicate.

La poesia non è evasione: è attenzione

Quando leggiamo poesia, spesso non “capire” tutto è parte dell’esperienza. La poesia lavora per immagini, ritmo, silenzio. E in quel silenzio a volte riconosciamo qualcosa di nostro: una ferita, un ricordo, un confine, un ritorno.

La poesia non ti chiede di diventare un’altra persona.

Ti chiede, semmai, di restare un momento in ascolto.

Perché scrivere può fare bene (anche secondo la ricerca)

In ambito internazionale, la ricerca sulla scrittura espressiva (expressive writing) ha osservato che scrivere su emozioni ed esperienze significative può essere associato a benefici sul benessere psicologico e sullo stress. Non è una “cura magica” e non funziona uguale per chiunque, ma è un filone studiato da decenni: mettere in parole ciò che viviamo può aiutare a dare ordine all’esperienza e a renderla più abitabile.

La poesia, a suo modo, fa qualcosa di simile: non spiega, ma trasforma lo sguardo. Ti fa vedere meglio - soprattutto quando dentro è tutto confuso.

Di cosa parla “Quando il mattino apre gli occhi”

Il mattino è una figura semplice e potente: l’inizio, la luce, il ritorno alla vita. Ma il risveglio non è sempre luminoso. A volte è esitante, pieno di domande. A volte è un “ci sono, ma non del tutto”.

Questa raccolta attraversa:

• i dettagli invisibili delle giornate

• i passaggi interiori (quelli che non si annunciano, ma cambiano tutto)

• l’attesa, la mancanza, la cura

• ciò che finisce e ciò che ricomincia

Non è un libro che alza la voce. È un libro che resta vicino.

A chi può parlare questo libro di poesie

Può parlare a te se:

• cerchi un libro di poesie che non sia distante o “freddo”

• senti di essere in un passaggio e ti servono parole che non spingono

• ami la poesia come spazio di ascolto e consapevolezza

• vuoi leggere qualcosa che accompagni fragilità ed emozioni senza retorica

La poesia, quando è sincera, non aggiunge rumore. Fa spazio.

Come leggerlo (se vuoi farne un gesto di cura)

Non serve “capire tutto”. Puoi leggerlo come si ascolta una musica:

• una poesia al giorno (o quando serve)

• sottolineando una frase che resta

• lasciando che una parola diventi compagnia

A volte basta questo: una parola fedele, nel momento giusto.

Dove trovare “Quando il mattino apre gli occhi”

Se vuoi leggere la raccolta o regalarla, puoi trovarla su Amazon.

Piccola FAQ

È un libro di poesie “difficile”?

È un libro essenziale: non richiede competenze, richiede tempo e ascolto.

Parla di fragilità ed emozioni?

Sì, ma senza spiegare troppo: le emozioni passano attraverso immagini e piccoli gesti interiori.

La poesia può aiutare davvero?

Può aiutare a riconoscere, nominare, dare forma. Non promette di “aggiustare”, ma spesso accompagna in modo sorprendentemente concreto.

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Scrittura Terapeutica Martina Maria Mancassola Scrittura Terapeutica Martina Maria Mancassola

Fragilità ed emozioni: perché scriverle è un atto di cura

Scrivere le fragilità non significa ingigantirle, ma dare loro una forma. E ciò che prende forma diventa più abitabile. In questo articolo esploro cosa dice la ricerca sulla scrittura terapeutica e perché mettere in parole emozioni e vulnerabilità può diventare un gesto di cura.

Primo piano di fiori rosa sfumati, con stami gialli, su sfondo morbido e sfocato

Viviamo in un tempo che ci chiede di essere forti, veloci, risolti.
Le fragilità, invece, rallentano. Espongono. Mettono a nudo.

Eppure è proprio lì - nella zona più vulnerabile - che può nascere una forma di consapevolezza profonda.

La scrittura terapeutica lavora esattamente in questo spazio: tra emozione e parola, tra dolore e comprensione.

Scrivere le proprie fragilità non significa amplificarle.
Significa dare loro una forma, e quindi un confine.

Scrittura terapeutica e fragilità: cosa dice la ricerca scientifica

Negli studi sull’expressive writing, lo psicologo James W. Pennebaker (University of Texas, 1986 e ricerche successive) ha dimostrato che scrivere per circa 15–20 minuti su esperienze emotivamente significative produce benefici misurabili nel tempo:

  • riduzione dello stress

  • migliore regolazione emotiva

  • maggiore chiarezza cognitiva

  • effetti positivi sulla salute fisica (in alcuni studi, miglioramento dei parametri immunitari)

Il punto non è “sfogarsi”.
È organizzare l’esperienza.

Quando trasformiamo un’emozione in linguaggio, attiviamo processi cognitivi che aiutano il cervello a integrare ciò che è accaduto. Non cancelliamo il dolore, ma lo rendiamo narrabile. E ciò che è narrabile diventa più abitabile.

Scrivere le proprie emozioni è un modo per passare dalla reazione alla comprensione.

Cosa significa scrivere le proprie fragilità

La fragilità non è debolezza.
È il punto in cui qualcosa si incrina - e quindi può trasformarsi.

Scrivere le fragilità significa:

  • riconoscere ciò che fa male senza giudizio

  • distinguere tra “ciò che provo” e “chi sono”

  • attraversare un’emozione senza esserne travolti

La scrittura crea una distanza gentile.
Non elimina l’emozione, ma la rende più chiara.

Molte persone scoprono che ciò che sembrava confuso o opprimente, una volta scritto, assume contorni diversi. Non sempre più leggeri - ma più comprensibili.

E comprendere è già una forma di cura.

Emozioni, vulnerabilità e crescita interiore

Ogni cambiamento autentico passa da una fase di vulnerabilità.
Non si cresce evitando le crepe, ma attraversandole.

Le emozioni difficili - tristezza, senso di inadeguatezza, paura - non sono errori, ma segnali.

La scrittura permette di ascoltarli senza reagire immediatamente.
Permette di stare.

Ed è nello stare che spesso accade qualcosa: una consapevolezza, un’intenzione, una nuova narrazione.

Diario delle fragilità: abitare la vulnerabilità attraverso la parola

Diario delle fragilità nasce da questa esperienza personale e professionale: la convinzione che le emozioni, se accolte, non siano un ostacolo ma una soglia.

Non è un manuale tecnico.
Non offre soluzioni rapide.

È un attraversamento poetico e narrativo delle zone più vulnerabili dell’animo umano: la solitudine, il dubbio, la perdita, il bisogno di essere visti.

Scrivere delle fragilità, nel libro come nella pratica terapeutica, significa concedersi uno spazio di verità.

Uno spazio in cui non si deve essere performanti.
Solo sinceri.

Perché scrivere fa bene (davvero)

La ricerca scientifica conferma ciò che molte persone sperimentano intuitivamente: scrivere aiuta a dare senso all’esperienza.

Ma oltre ai dati, c’è qualcosa di più sottile.

Scrivere è un atto di presenza.
È fermarsi.
È ascoltare ciò che normalmente copriamo con il rumore.

Non tutte le fragilità si risolvono.
Alcune si trasformano semplicemente in consapevolezza.

E la consapevolezza cambia il modo in cui abitiamo noi stessi.

Se senti che le emozioni e le fragilità hanno bisogno di uno spazio sicuro in cui essere espresse, la scrittura può diventare uno strumento di ascolto profondo.

Nel mio lavoro come operatrice certificata di scrittura terapeutica accompagno percorsi individuali e laboratori dedicati proprio a questo: trasformare l’esperienza emotiva in parola consapevole.

E Diario delle fragilità è uno dei luoghi in cui questo dialogo prende forma.

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La mia casa interiore - Laboratorio di scrittura terapeutica a Milano

Un laboratorio di scrittura terapeutica a Milano per esplorare la tua “casa interiore”: stanze, soglie e finestre. Centratura, letture/poesie e scritture guidate per dare parole alle emozioni e fare spazio dentro, con condivisione facoltativa in un clima gentile e senza giudizio.

Ci sono giorni in cui non serve “fare di più”. Serve fare spazio.

E, a volte, il modo più semplice per farlo è un laboratorio di scrittura terapeutica a Milano: un luogo protetto dove rallentare, respirare, ascoltarti, e lasciare che le parole mettano ordine - senza giudizio, senza performance.

“La mia casa interiore: stanze, soglie e finestre” nasce così: come un incontro gentile con quello che stai vivendo. Non per aggiustarti. Ma per ritrovare contatto, chiarezza, e un po’ di respiro.

Laboratorio di scrittura terapeutica a Milano: di cosa si tratta

Quando parlo di scrittura terapeutica intendo una pratica molto concreta: scrivere con tracce guidate, in tempi umani, con uno sguardo rispettoso su emozioni, fragilità, desideri, memoria.

Non è “caro diario” e non è un compito di scuola. È una forma di ascolto.

È importante dirlo con precisione: questo laboratorio non è psicoterapia e non sostituisce un percorso clinico. È uno spazio culturale e umano di cura della parola: a volte basta una pagina per riconoscere una verità che avevi già dentro, ma non riuscivi a nominare.

Perché la “casa interiore” è una metafora che aiuta davvero

La casa interiore è una metafora accessibile, anche per chi non ha mai scritto.

Dentro di noi esistono stanze che frequentiamo ogni giorno e stanze che evitiamo. Ci sono porte che rimandiamo, finestre che apriamo quando ci manca aria, corridoi pieni di rumore, angoli di luce che non vediamo più.

Scrivere su questo significa chiedersi, con delicatezza:

Dove sto bene, dentro di me?

Cosa tengo chiuso e perché?

Di quale aria ho bisogno adesso?

Qual è una soglia che posso attraversare, anche solo di un millimetro?

È un modo semplice per fare una cosa profonda: prenderti sul serio senza farti violenza.

Cosa faremo insieme

Il laboratorio è costruito per essere accogliente e chiaro, senza tecnicismi.

• una breve centratura (respiro, ascolto, presenza)

stimoli gentili: immagini, letture brevi, poesie

2–3 esercizi di scrittura guidata, progressivi

• una condivisione facoltativa: chi vuole legge una riga, una parola, o un frammento.

Il gruppo è parte del lavoro, non perché si deve condividere, ma perché spesso succede una cosa rara: sentire che non sei solo, senza che nessuno invada nessuno.

Se vuoi prenotare o chiedere info, puoi scrivere a info@scamamu.it oppure a mancassolamartinamaria@gmail.com

Come si svolge l’esplorazione: stanze, soglie, finestre

Senza anticipare troppo (ogni gruppo è diverso), ecco l’anima dell’incontro:

Stanze

Lavoriamo su alcune “stanze” simboliche della tua casa interiore, in modo non forzato:

• una stanza che ti fa bene (anche piccola)

• una stanza che tendi a chiudere

• una stanza che oggi chiede attenzione, aria, luce

Non si tratta di scavare forzatamente: si tratta di vedere con cura.

Soglie

Le soglie sono passaggi: un cambiamento, un limite, una decisione, un “prima e dopo”.

Scriverle è spesso un gesto di onestà: riconoscere paura e desiderio nello stesso foglio.

Finestre

Le finestre sono ciò che fa entrare aria: persone, gesti, frasi, abitudini, minuscole cure.

A volte uscire dal laboratorio con “una finestra” significa portare a casa una parola-ancora, una frase vera, un promemoria.

A chi è rivolto

Questo laboratorio di scrittura terapeutica a Milano è per te se:

• vuoi un momento di ascolto e chiarezza

• senti confusione, stanchezza, desiderio di ripartire (anche piano)

• ti piace la poesia o vuoi avvicinarti alle parole in modo semplice

• non hai mai scritto “davvero”, ma vorresti provare in un contesto gentile

Non è necessario “essere bravo”. Serve solo la disponibilità a stare con te stesso per un po’.

Cosa puoi portare a casa

Non prometto trasformazioni miracolose. Prometto qualcosa di più onesto:

• un po’ di ordine (anche minimo)

• una parola più chiara per dire come stai

• un piccolo alleggerimento

• una frase che ti accompagna nei giorni dopo

• la sensazione di esserti concesso un tempo vero

Informazioni pratiche (Milano – Scamamù)

La mia casa interiore: stanze, soglie e finestre

Libreria Scamamù, via Davanzati 28, Milano

19:30–21:00

25 €

Dettagli e prenotazioni: info@scamamu.it / https://scamamu.it https://scamamu.it/events/la-mia-casa-interiore/

In alternativa, puoi contattarmi via email: mancassolamartinamaria@gmail.com

Cosa portare: quaderno e penna (anche se in sala trovi penne e fogli).

Condivisione: sempre facoltativa.

Nota: non è psicoterapia.

Chi sono

Sono Martina Maria Mancassola, poetessa, traduttrice e operatrice di scrittura terapeutica.

Nei miei laboratori intreccio parola, poesia e pratiche di presenza (mindfulness/respirazione) per creare spazi in cui sia possibile ascoltarsi senza giudizio. Lavoro spesso su fragilità, identità e memoria: non per “aggiustare”, ma per aiutare le persone a trovare parole abitabili.

Domande frequenti

Devo saper scrivere?

No. Le tracce sono guidate e accessibili.

Devo condividere quello che scrivo?

No. Puoi condividere una riga o nulla: va bene comunque.

È un percorso terapeutico clinico?

No. È un laboratorio culturale di cura della parola. Se sei in un percorso psicologico, può essere complementare, ma non lo sostituisce.

Una frase che riassume il senso

A volte “capirsi” non è una spiegazione perfetta. È una stanza che si apre di un dito. È una finestra. È una soglia attraversata con gentilezza.

Se senti che può farti bene, ti aspetto a Milano.

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