Propositi 2026: come scriverli senza ansia e senso di colpa
Propositi 2026 senza ansia: un esercizio di scrittura in 20 minuti per capire cosa vuoi davvero e trasformarlo in un passo piccolo e sostenibile.
Mano che scrive sul foglio con penna stilografica
Gennaio arriva con la stessa scena: voglia di ripartire… e la paura di non reggere.
Se ti succede, non sei debol”: stai solo provando a cambiare con un metodo che spesso non funziona, perché ti mette addosso pressione, perfezionismo e la solita voce del “devo”.
In questo articolo ti propongo un modo diverso: scrivere i propositi 2026 come un gesto di cura, non come una lista di pretese.
È un esercizio di scrittura semplice e molto concreto, per capire cosa vuoi davvero - e soprattutto come vuoi viverlo.
Perché i propositi 2026 spesso diventano un peso
Di solito non “falliscono” perché manca la forza di volontà. Falliscono perché nascono da:
1) Senso di colpa
“Devo rimediare.” “Devo dimostrare.” “Devo essere diversa/o.” Quando un proposito nasce dalla vergogna, diventa una punizione travestita.
2) Troppa grandezza o troppa vaghezza
“Voglio stare meglio”, “Voglio cambiare vita”. Sono desideri veri, ma la mente non sa da dove partire e si blocca.
3) Una versione ideale di te, non la tua vita reale
Tempo, energie, lavoro, relazioni, corpo. Un proposito sostenibile tiene conto di chi sei adesso, non di una te perfetta che non esiste.
Quindi oggi facciamo una cosa semplice: togliamo pressione e mettiamo struttura.
Un esercizio di scrittura in 20 minuti per capire cosa vuoi dal 2026
Ti serve: carta e penna (meglio), un timer, un posto tranquillo.
Non devi scrivere bene: devi scrivere ciò che senti.
1) Cosa non voglio più portarmi nel 2026
Timer: 7 minuti. Scrivi senza fermarti.
Inizia così (scegli una frase e vai):
Nel 2026 non voglio più…
Mi pesa…
Mi stanca…
Mi fa sentire piccola/o quando…
Continuo a chiedermi…
Quando finisci, sottolinea 3 parole. Solo tre. Quelle che ti risuonano.
2) Cosa voglio proteggere (anche se è piccolo)
Timer: 7 minuti. Qui non cerchiamo obiettivi: cerchiamo bisogni.
Inizia così:
Nel 2026 voglio proteggere…
Mi farebbe bene…
Vorrei più spazio per…
Mi manca…
Desidero sentirmi…
Quando finisci, sottolinea 3 parole. Anche qui: le più vive.
3) Il mio proposito gentile
Timer: 6 minuti. Ora unisci i pezzi in una sola frase umana.
Prendi le parole sottolineate e scrivi:
“Nel 2026 scelgo…”
Esempi (solo come tono, non copiarli per forza):
• Nel 2026 scelgo un ritmo più umano, anche quando ho paura di rallentare.
• Nel 2026 mi alleno a essere meno dura/o con me, soprattutto quando sbaglio.
• Nel 2026 scelgo più spazio: non per fare di più, ma per respirare meglio.
Questa frase è il tuo “nord”: non un ordine, ma una direzione.
Trasformare i propositi 2026 in qualcosa che puoi davvero fare (senza crollare)
Ora facciamo la parte che cambia tutto: dalla frase bella alla vita vera.
Scrivi:
“Se questo proposito fosse vero, questa settimana potrei…”
Scegli una sola piccola scelta, autentica e realistica.
Non deve essere impressionante: deve essere fattibile.
Esempi:
• …scrivere 10 minuti due volte, solo per scaricare la testa.
• …dire un no a una cosa che faccio per compiacere.
• …andare a letto 20 minuti prima, anche senza perfezione.
• …fare una camminata breve senza performance.
Il punto non è “fare tutto”. Il punto è iniziare senza tradirti.
Se vuoi una guida pronta (senza ripensare ogni volta “da dove parto”)
Se ti aiuta avere una traccia già strutturata, nello Shop Poetico trovi tanti percorsi di scrittura da svolgere in autonomia: esercizi guidati per chiarire desideri, priorità e passi sostenibili, con un approccio gentile e concreto.
Se ti blocchi: 3 domande che ti rimettono a terra
Quando un proposito pesa, di solito è perché è entrato il perfezionismo.
Chiediti:
1. Questo proposito nasce dall’amore o dalla paura?
2. È davvero mio o sto cercando di essere “come dovrei”?
3. Qual è un primo passo minuscolo, ma vero?
Spesso basta questo per ripartire con sincerità.
Domande frequenti sui propositi 2026
Devo scrivere ogni giorno?
No. La scrittura come cura non è una gara. Meglio poco ma con calma e qualità, che tanto e col fiato sul collo.
E se mi vengono fuori cose tristi o pesanti?
Può succedere. Non significa che stai peggiorando: significa che stai ascoltando. Se senti che l’intensità è troppo alta, rallenta, respira, fai una pausa. E se hai già un supporto psicologico, la scrittura può affiancarlo.
Come scelgo tra troppi obiettivi?
Scegline uno: quello che, se diventasse più stabile, renderebbe tutto il resto più semplice (energia, confini, sonno, gestione dello stress, autostima).
La scrittura terapeutica è psicoterapia?
No. È un percorso di crescita personale e consapevolezza. Può affiancare un percorso clinico, ma non lo sostituisce.
Conclusione: un proposito che non faccia male
Se potessi lasciarti una sola cosa, sarebbe questa:
nel 2026 non hai bisogno di diventare perfetta/o. Hai bisogno di diventare più fedele a te.
Se vuoi, salva questo articolo e rifai l’esercizio tra un mese: spesso le parole cambiano, e ti raccontano cosa sta succedendo davvero.
E se ti va, puoi scrivermi due righe su cosa è emerso: mi piace quando la pagina diventa un posto dove respirare.
Scrittura terapeutica per la paura: 4 esercizi per aumentare la fiducia in te
Quando la paura occupa tutta la scena è facile sentirsi bloccati, inadeguati, soli. La scrittura terapeutica per la paura è uno spazio semplice in cui confrontarti serenamente con quello che senti e ritrovare un po’ di fiducia in te. In questo articolo ti propongo 4 esercizi di scrittura terapeutica che uso anche nei miei laboratori a Verona.
Ci sono momenti in cui la paura sembra comandare tutto.
Paura di esporsi, di scegliere, di sbagliare. Paura di deludere, di non essere abbastanza, di non farcela.
A volte è una paura chiara, con un nome preciso. Altre volte è solo un nodo allo stomaco, un’agitazione che non sai spiegare ma che ti accompagna ovunque.
La scrittura terapeutica è uno spazio semplice e potente dove appoggiare queste paure. È un quaderno, una penna, qualche minuto di silenzio e la disponibilità a dirti la verità – almeno sulla pagina.
In questo articolo ti racconto che cos’è la scrittura terapeutica, perché può aiutare quando hai paura e ti propongo 4 esercizi di scrittura terapeutica pensati proprio per aumentare, passo dopo passo, la fiducia in te.
Ti parlerò anche del mio ultimo laboratorio di scrittura terapeutica a Verona, dedicato a paura e fiducia in sé, nato proprio da queste domande.
Laboratorio di scrittura terapeutica a Verona: persone sedute intorno a un tavolo che scrivono su paura e fiducia in sé
Cos’è la scrittura terapeutica
Quando le persone digitano “scrittura terapeutica” su Google, di solito stanno cercando un modo per stare meglio: meno ansia, meno confusione, più chiarezza.
La scrittura terapeutica è proprio questo: una pratica di ascolto di sé che usa la scrittura come strumento di cura. Non serve essere bravi a scrivere. Non è un esercizio di stile, ma un incontro con te stessa/o.
In concreto significa:
scegliere un tempo e uno spazio solo tuoi (anche dieci minuti);
prendere un quaderno dedicato e una penna;
lasciare che pensieri, emozioni, ricordi, paure escano dalla testa e finiscano sulla pagina – così come sono.
Quando scrivi in questo modo:
quello che senti prende una forma;
le emozioni non restano chiuse dentro, a girare in tondo;
puoi guardare da fuori ciò che ti abita, con un po’ più di distanza e gentilezza.
La scrittura terapeutica non sostituisce la psicoterapia, ma può affiancarla o diventare un rituale personale di cura quotidiana. Una specie di appuntamento fisso con te.
Paura e fiducia in te: perché la scrittura aiuta
La paura, di per sé, non è sbagliata. È un’emozione che nasce per proteggerti. Diventa complicata quando:
è vaga e non sai nemmeno da dove arriva;
ti blocca, impedendoti di fare anche piccoli passi;
si mescola a vergogna, senso di colpa, autosvalutazione.
In questi momenti la testa può diventare un luogo rumoroso, pieno di “e se…?”, scenari catastrofici, ruminazioni infinite. È proprio qui che gli esercizi di scrittura terapeutica possono diventare un’ancora.
Scrivendo:
nomini la paura: darle un nome spesso la rende meno gigantesca;
la porti fuori da te, sulla pagina, e puoi osservarla;
inizi a chiederti non solo “di cosa ho paura?”, ma anche “cosa sta cercando di dirmi questa paura?”;
fai spazio ad altre parti di te: quella che desidera, quella che spera, quella che è curiosa, quella che sa prendersi cura.
La fiducia in te non arriva tutta insieme. Di solito nasce da piccole prove quotidiane, da passaggi di coraggio. La scrittura terapeutica ti aiuta a vederli, a non dimenticarli e a costruirci sopra una narrazione diversa di te.
4 esercizi di scrittura terapeutica per la paura (e la fiducia in te)
Ti propongo ora quattro esercizi di scrittura terapeutica che puoi fare quando senti la paura più presente.
Prenditi il tempo che ti serve, spegni le notifiche, respira qualche volta in profondità. Non pensare a fare bene l’esercizio: l’unica cosa importante è essere sincera/o con te stessa/o.
1. “Cara Paura, ti scrivo perché…”
Il primo passo è smettere di combattere la paura come se fosse un mostro esterno e iniziare a vederla come una parte di te, che in qualche modo sta provando a proteggerti.
Prendi una pagina nuova e scrivi in alto:
“Cara Paura, ti scrivo perché…”
Poi lascia andare la penna. Raccontale cosa ti sta succedendo, cosa ti blocca, da quanto tempo la senti, cosa non vorresti più vivere. Non censurarti: non stai scrivendo un tema, stai scrivendo un incontro vero.
Quando hai finito, fai un respiro e cambia prospettiva. Immagina che sia la Paura a risponderti. Scrivi:
“Cara/o [il tuo nome], io sono qui per…”
Lascia che questa parte di te parli. Forse ti dirà che ha paura di vederti soffrire, che teme il rifiuto, che non vuole che tu perda qualcosa di importante. Non devi crederle per forza, devi solo ascoltarla.
Alla fine, rileggi la pagina con calma. Sottolinea una frase tua e una frase della Paura che ti colpiscono. Già questo, spesso, basta a cambiare qualcosa nello sguardo.
2. Dal “Cosa temo” al “Cosa posso fare oggi”
La paura ama l’indefinito. Più le cose restano confuse, più lei si allarga.
Un modo per darle un contenitore è passare dalla testa alla realtà concreta.
Scegli una situazione che ti spaventa in questo periodo. Può essere un dialogo da affrontare, una scelta, un cambiamento.
Su una pagina, dividi lo spazio in due (anche solo idealmente) e, invece di pensare per colonne, usa due paragrafi consecutivi.
Nel primo paragrafo scrivi:
“Cosa temo in questa situazione”
e lascia uscire tutto: cosa potrebbe andare storto, di cosa hai paura davvero, cosa non vorresti perdere.
Nel paragrafo successivo scrivi:
“Cosa è nelle mie mani oggi”
e prova a concentrarti solo su quello che puoi fare nelle prossime ore. Non grandi rivoluzioni: un messaggio, una domanda, chiedere aiuto, informarti meglio, darti il permesso di fare un piccolo passo.
L’obiettivo di questo esercizio di scrittura terapeutica non è trovare la soluzione perfetta ma allenare il passaggio da una paura generica a un’azione concreta e gentile verso di te.
3. La lettera dalla te che ce l’ha fatta
C’è una parte di te che è già andata avanti di qualche passo e che sa che cosa può aiutarti. La scrittura serve anche a darle voce.
Immagina te stessa/o tra un anno. Non una versione ideale e irraggiungibile, ma una persona che ha attraversato questo periodo con tutti i suoi inciampi, le sue fatiche, i suoi momenti di luce.
Scrivi:
“Sono la te di tra un anno. Non ti dirò tutto, ma voglio raccontarti…”
e lascia che questa te del futuro ti parli. Raccontati cosa è cambiato, quali piccoli gesti hanno fatto la differenza, quali sono stati i giorni difficili e come li hai attraversati, che cosa hai scoperto su di te.
Mentre scrivi, non pensare se ha senso o no. Concentrati sul tono: che sia la voce di qualcuno che ti vuole bene davvero.
Quando hai finito, sottolinea tre frasi che ti danno un po’ di sollievo o di coraggio. Puoi riscriverle su un post-it e tenerle sul comodino o nel diario: saranno il tuo promemoria di fiducia.
4. Il diario delle micro prove di coraggio
La fiducia in te non nasce da un grande gesto eroico, ma da tante micro scelte quotidiane che spesso non ti riconosci. Questo esercizio serve a non perderle per strada.
Per una settimana, alla sera, apri il quaderno e completa queste tre frasi:
Oggi avevo paura di…
Nonostante questo, ho fatto questo piccolo passo…
Dopo averlo fatto, mi sono sentita/o…
Non importa quanto piccolo sia il passo: anche solo aver mandato un messaggio, esserti preso dieci minuti per respirare, aver detto un “no” che avresti sempre rimandato.
Dopo qualche giorno inizierai a vedere nero su bianco che, pur avendo paura, ti muovi comunque. È una prova concreta della tua capacità di attraversare le cose, non solo di subirle. Ed è una base preziosa per costruire una nuova immagine di te.
Cartellone con frasi e pensieri nati da un esercizio di scrittura terapeutica sulla paura e sulla fiducia in sé a Verona
Il laboratorio a Verona: quando la scrittura terapeutica diventa un cerchio
Questi esercizi non vivono solo sulle pagine dei quaderni individuali. Nelle ultime settimane li ho portati dentro un laboratorio di scrittura terapeutica a Verona dedicato proprio alla paura e alla fiducia in sé.
Ci siamo ritrovate in una cartoleria piena di colori, sedute attorno a un tavolo di legno, con penne, fogli e un grande foglio bianco pronto ad accogliere le parole di tutte.
Abbiamo iniziato con un momento di silenzio e di ascolto del respiro, per arrivare davvero lì.
Poi, una pagina alla volta:
abbiamo scritto lettere alla paura, lasciando emergere la sua voce e la nostra;
abbiamo trasformato paure vaghe in azioni piccole e possibili;
abbiamo dato parola alla noi del futuro che ce l’ha fatta;
abbiamo raccolto, alla fine, le frasi che volevamo portare a casa, scrivendole su piccoli fogli di carta.
Partecipanti al laboratorio di scrittura terapeutica a Verona sedute al tavolo, sorridenti, con quaderni e penne
Sul cartellone finale sono rimaste parole come:
“ascoltarsi senza giudizio è stato come sentirsi a casa”;
“le nostre paure, se condivise, prendono un nuovo colore”;
“amicizia: che la vita non smetta mai di sorprenderci”.
Guardarle tutte insieme è stato come vedere il percorso fatto: le paure non sono scomparse, ma hanno preso altre forme, altri colori, sono state tenute in mano da più persone.
Se vuoi iniziare un percorso di scrittura terapeutica per la paura
Se senti che questo è un tema vivo per te e ti piacerebbe lavorarci con la scrittura terapeutica, hai diverse possibilità.
Se sei di Verona o dintorni, puoi partecipare ai miei laboratori di scrittura terapeutica a Verona in piccoli gruppi: spazi protetti dove paura, fragilità e fiducia in sé vengono accolte con rispetto e delicatezza.
Se invece preferisci un percorso più personale, puoi scegliere la scrittura terapeutica individuale, online, con quaderni guidati ed esercizi su misura.
Sul mio sito trovi le informazioni aggiornate sui prossimi laboratori, sui percorsi individuali e sui PDF di esercizi di scrittura terapeutica che puoi iniziare quando vuoi.
E se ti va, puoi già cominciare da qui: scegli uno degli esercizi che hai letto e regalati il tempo di una pagina.
La paura probabilmente resterà, almeno un po’.
Ma pagina dopo pagina potresti scoprire che anche la fiducia in te sa farsi strada.
Una riga alla volta.
Scrittura terapeutica a ModusLab: il gruppo che trasforma la pagina
A Verona, a Modus Lab – Teatro Modus, la scrittura terapeutica si pratica in gruppo: tracce guidate, esercizi di scrittura terapeutica semplici e condivisione gentile. La pagina si fa chiara, la solitudine si alleggerisce, i piccoli passi tornano possibili. Prossimo ciclo da gennaio 2026.
Partecipanti in cerchio a Moduslab durante un laboratorio di scrittura terapeutica; al centro collage di frasi su strisce di carta.
A volte arriviamo con la testa piena e il cuore stretto. A Modus Lab – Teatro Modus (Verona) succede una cosa semplice e rara: ci si siede, si respira, si scrive. Il foglio diventa uno spazio sicuro dove lasciare andare il rumore, e il gruppo diventa una casa temporanea in cui le parole possono uscire senza paura. La scrittura terapeutica qui non chiede prestazioni: chiede presenza. E, quasi sempre, porta chiarezza.
Cosa succede in un incontro (Verona, Teatro Modus)
Ogni appuntamento ha un ritmo gentile. All’inizio ci prendiamo pochi minuti per arrivare davvero: un respiro, un gesto di centratura, una domanda breve. Poi propongo una traccia: un’immagine, una parola-chiave, un passaggio poetico. In silenzio, ciascuno scrive. Gli esercizi di scrittura terapeutica sono guidati e accessibili: piccoli passi, nessun giudizio, solo ascolto.
Chi desidera, alla fine legge. Non ci sono commenti tecnici o consigli: c’è un ascolto pieno, un “ti ho sentito”, un riconoscersi. È in questo scambio che spesso la pagina si illumina: la storia, detta ad alta voce, si fa più vera e più leggera.
Perché il gruppo cura
Nel gruppo la scrittura terapeutica cambia consistenza. Le stesse parole che da soli sembrano pesare troppo, in cerchio si alleggeriscono. Sentire che qualcuno si ritrova in ciò che abbiamo scritto riduce la solitudine, regola l’emozione, apre un altro sguardo su di noi. L’appuntamento cadenzato sostiene la continuità: è più facile portare avanti gli esercizi di scrittura terapeutica quando sappiamo che torneremo a condividere. E ascoltare la lingua degli altri allarga la nostra: nascono metafore nuove, immagini nuove, possibilità nuove.
Un momento che amiamo
A Modus Lab capita spesso di comporre insieme una “poesia-tappeto”. Ritagliamo parole e frasi, le disponiamo a terra e lasciamo che il testo emerga per tentativi. Non serve “saper scrivere”: serve esserci. Mentre le mani si muovono, la mente smette di stringere e la pagina si apre. È un modo dolce per uscire dagli automatismi e sentire, con il corpo, che non siamo soli dentro la nostra storia.
A chi è rivolto
È per chi ha la testa piena, per chi sta attraversando un cambiamento, per chi fa fatica ad ascoltarsi e vuole ricominciare in modo concreto. Non è psicoterapia né una presa in carico clinica: è un percorso di benessere basato su linguaggio, ritmo e relazione. La scrittura terapeutica qui è pratica quotidiana: pochi minuti, parole oneste, passi possibili.
Prossimi appuntamenti a Verona
Il primo ciclo è in corso a ModusLab. Da gennaio 2026 partirà un nuovo percorso di gruppo. Se senti che è tempo di rimettere in fila i pensieri e dare voce a ciò che vivi, il cerchio è pronto ad accoglierti.
Vuoi partecipare o avere informazioni?
Nella locandina qui sotto trovi tutti i contatti.
Locandina Moduslab: laboratori di scrittura terapeutica a Verona, piccoli gruppi, cicli da ottobre, guida Martina Mancassola