Scrittura Terapeutica Martina Maria Mancassola Scrittura Terapeutica Martina Maria Mancassola

Scrittura terapeutica: cos’è, come funziona e a cosa serve

Che cos’è davvero la scrittura terapeutica? Come funziona un percorso guidato, in cosa si distingue dal diario e dalla scrittura creativa e che cosa succede durante un incontro.

Che cosa significa davvero scrittura terapeutica?

Non è scrivere un diario per forza, non è un corso di scrittura creativa e non richiede di essere bravi con le parole.

È una pratica guidata che utilizza la scrittura come spazio di espressione, ascolto e consapevolezza.

Si può partire da una domanda, un’immagine, una parola, un ricordo, un breve testo o da una situazione che desideriamo osservare più da vicino.

L’obiettivo non è produrre qualcosa di bello da leggere.

La pagina serve prima di tutto a chi scrive.

Che cos’è la scrittura terapeutica

Nel mio lavoro utilizzo questa espressione per indicare una pratica di scrittura orientata al benessere e alla consapevolezza personale.

Durante un incontro posso proporre una o più tracce costruite intorno a un tema: un cambiamento, una relazione, un desiderio, un momento di passaggio, qualcosa che continua a tornare nei pensieri oppure una domanda che ancora non ha una risposta chiara.

La persona scrive con i propri tempi. Può utilizzare poche righe oppure molte pagine. Può scrivere in maniera lineare oppure procedere per immagini, parole sparse, ricordi, scene.

Non esiste una forma corretta.

Scrittura terapeutica e scrittura creativa sono la stessa cosa?

No.

Nella scrittura creativa lavoriamo anche sul testo come opera: struttura, stile, ritmo, personaggi, voce, efficacia narrativa.

Nella scrittura terapeutica il centro è differente.

Non correggo il testo e non valuto come è scritto.

Una frase grammaticalmente imperfetta può essere molto più significativa, per chi la scrive, di una pagina letterariamente riuscita.

Questo non significa che creatività e consapevolezza non possano incontrarsi. Significa semplicemente che lo scopo non è produrre letteratura.

E scrivere un diario?

Anche qui c’è una differenza.

Tenere un diario può essere una pratica personale preziosa, ma la scrittura terapeutica guidata non coincide necessariamente con il racconto della propria giornata.

Una consegna può cambiare prospettiva, restringere il campo, utilizzare una metafora, riportare l’attenzione su un particolare oppure permettere di osservare una stessa esperienza da un punto di vista diverso.

La guida offre quindi una struttura entro cui scrivere.

Questo è uno dei motivi per cui scrivere autonomamente e partecipare a un percorso non sono esattamente la stessa esperienza.

Come funziona concretamente un incontro

Nei miei percorsi individuali gli incontri si svolgono online.

All’inizio ci prendiamo un momento per capire quale tema è presente in quel momento e che cosa desideriamo esplorare.

Da lì propongo delle tracce di scrittura.

Ci sono tempi in cui si scrive e momenti in cui possiamo parlare di ciò che è emerso, ma non è necessario leggere tutto ciò che si è scritto.

La pagina appartiene alla persona.

Può essere condivisa completamente, in parte oppure rimanere privata.

Quando è utile e concordato, posso integrare brevi pratiche di mindfulness o Yoga Nidra, ma la scrittura rimane il centro del percorso.

Di che cosa si può scrivere?

Non è necessario arrivare con un grande problema.

La scrittura può accompagnare momenti molto diversi della vita.

Un cambiamento.

Una scelta.

Una relazione.

Un desiderio che sta cambiando.

La sensazione di trovarsi in una fase di passaggio.

Qualcosa che non riusciamo ancora a nominare bene.

Oppure semplicemente il bisogno di concedersi un tempo in cui fermarsi e ascoltarsi.

Non è la gravità del tema a rendere significativa una pagina.

Bisogna saper scrivere?

No.

È probabilmente uno degli equivoci più frequenti.

Non servono esperienza letteraria, una bella grafia o la capacità di trovare parole particolarmente originali.

Nei miei percorsi non correggo grammatica o stile.

Non esiste un voto e non esiste un modo “giusto” di rispondere a una traccia.

Puoi anche accorgerti che una proposta non ti porta da nessuna parte. In quel caso possiamo lasciarla e cercare un’altra strada.

Devo leggere quello che ho scritto?

No.

La condivisione è sempre una possibilità, mai un obbligo.

Questo vale anche nei laboratori di gruppo.

Puoi leggere un testo intero, soltanto una frase, raccontare con parole tue ciò che hai notato oppure non condividere nulla.

Per me è importante che la persona conservi la possibilità di scegliere che cosa lasciare sulla propria pagina e che cosa portare nella relazione con gli altri.

Percorso individuale o laboratorio di gruppo?

Dipende soprattutto dal tipo di esperienza che desideri.

Nel percorso individuale le proposte vengono costruite intorno alla persona e al momento che sta attraversando.

Nel laboratorio esiste invece un tema comune e ogni partecipante lo attraversa attraverso la propria esperienza.

Il gruppo aggiunge anche la possibilità di ascoltare prospettive differenti, pur mantenendo sempre facoltativa la condivisione.

In entrambi i casi non lavoriamo sulla qualità letteraria dei testi.

A cosa serve la scrittura terapeutica?

Preferisco non ridurla a una lista di promesse.

La scrittura può offrire un tempo in cui dare una forma a ciò che stiamo vivendo, osservare una situazione da vicino, riconoscere parole o temi che ritornano e prestare attenzione a qualcosa che nella velocità quotidiana rischiamo di non ascoltare.

La ricerca sulla scrittura espressiva ha studiato anche possibili effetti sul benessere psicologico, con risultati interessanti ma non uniformi.

Se vuoi approfondire questo aspetto, ho dedicato un articolo specifico a benefici della scrittura terapeutica e ricerca scientifica.

Così non confondiamo ciò che una pratica può offrirci con ciò che può essere promesso scientificamente.

La scrittura terapeutica è psicoterapia?

No.

La scrittura terapeutica che propongo è un’attività non clinica dedicata al benessere, all’espressione e alla consapevolezza.

Non comprende diagnosi, sostegno psicologico, psicoterapia o trattamenti sanitari e non li sostituisce.

Il mio ruolo non è interpretare clinicamente ciò che una persona scrive né stabilire che cosa significhi al suo posto.

Preparo e conduco il percorso, propongo le tracce e accompagno il processo nel rispetto della persona e dei suoi tempi.

Se vuoi conoscere questo modo di lavorare

Puoi scegliere un percorso individuale oppure uno dei laboratori che propongo online e in presenza.

Non serve sapere già che cosa vuoi scrivere.

A volte si può cominciare proprio da una domanda ancora poco definita e lasciare che siano le parole, un po’ alla volta, a darle contorni più precisi.

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