La mia casa interiore - Laboratorio di scrittura terapeutica a Milano
Un laboratorio di scrittura terapeutica a Milano per esplorare la tua “casa interiore”: stanze, soglie e finestre. Centratura, letture/poesie e scritture guidate per dare parole alle emozioni e fare spazio dentro, con condivisione facoltativa in un clima gentile e senza giudizio.
Ci sono giorni in cui non serve “fare di più”. Serve fare spazio.
E, a volte, il modo più semplice per farlo è un laboratorio di scrittura terapeutica a Milano: un luogo protetto dove rallentare, respirare, ascoltarti, e lasciare che le parole mettano ordine - senza giudizio, senza performance.
“La mia casa interiore: stanze, soglie e finestre” nasce così: come un incontro gentile con quello che stai vivendo. Non per aggiustarti. Ma per ritrovare contatto, chiarezza, e un po’ di respiro.
Laboratorio di scrittura terapeutica a Milano: di cosa si tratta
Quando parlo di scrittura terapeutica intendo una pratica molto concreta: scrivere con tracce guidate, in tempi umani, con uno sguardo rispettoso su emozioni, fragilità, desideri, memoria.
Non è “caro diario” e non è un compito di scuola. È una forma di ascolto.
È importante dirlo con precisione: questo laboratorio non è psicoterapia e non sostituisce un percorso clinico. È uno spazio culturale e umano di cura della parola: a volte basta una pagina per riconoscere una verità che avevi già dentro, ma non riuscivi a nominare.
Perché la “casa interiore” è una metafora che aiuta davvero
La casa interiore è una metafora accessibile, anche per chi non ha mai scritto.
Dentro di noi esistono stanze che frequentiamo ogni giorno e stanze che evitiamo. Ci sono porte che rimandiamo, finestre che apriamo quando ci manca aria, corridoi pieni di rumore, angoli di luce che non vediamo più.
Scrivere su questo significa chiedersi, con delicatezza:
• Dove sto bene, dentro di me?
• Cosa tengo chiuso e perché?
• Di quale aria ho bisogno adesso?
• Qual è una soglia che posso attraversare, anche solo di un millimetro?
È un modo semplice per fare una cosa profonda: prenderti sul serio senza farti violenza.
Cosa faremo insieme
Il laboratorio è costruito per essere accogliente e chiaro, senza tecnicismi.
• una breve centratura (respiro, ascolto, presenza)
• stimoli gentili: immagini, letture brevi, poesie
• 2–3 esercizi di scrittura guidata, progressivi
• una condivisione facoltativa: chi vuole legge una riga, una parola, o un frammento.
Il gruppo è parte del lavoro, non perché si deve condividere, ma perché spesso succede una cosa rara: sentire che non sei solo, senza che nessuno invada nessuno.
Se vuoi prenotare o chiedere info, puoi scrivere a info@scamamu.it oppure a mancassolamartinamaria@gmail.com
Come si svolge l’esplorazione: stanze, soglie, finestre
Senza anticipare troppo (ogni gruppo è diverso), ecco l’anima dell’incontro:
Stanze
Lavoriamo su alcune “stanze” simboliche della tua casa interiore, in modo non forzato:
• una stanza che ti fa bene (anche piccola)
• una stanza che tendi a chiudere
• una stanza che oggi chiede attenzione, aria, luce
Non si tratta di scavare forzatamente: si tratta di vedere con cura.
Soglie
Le soglie sono passaggi: un cambiamento, un limite, una decisione, un “prima e dopo”.
Scriverle è spesso un gesto di onestà: riconoscere paura e desiderio nello stesso foglio.
Finestre
Le finestre sono ciò che fa entrare aria: persone, gesti, frasi, abitudini, minuscole cure.
A volte uscire dal laboratorio con “una finestra” significa portare a casa una parola-ancora, una frase vera, un promemoria.
A chi è rivolto
Questo laboratorio di scrittura terapeutica a Milano è per te se:
• vuoi un momento di ascolto e chiarezza
• senti confusione, stanchezza, desiderio di ripartire (anche piano)
• ti piace la poesia o vuoi avvicinarti alle parole in modo semplice
• non hai mai scritto “davvero”, ma vorresti provare in un contesto gentile
Non è necessario “essere bravo”. Serve solo la disponibilità a stare con te stesso per un po’.
Cosa puoi portare a casa
Non prometto trasformazioni miracolose. Prometto qualcosa di più onesto:
• un po’ di ordine (anche minimo)
• una parola più chiara per dire come stai
• un piccolo alleggerimento
• una frase che ti accompagna nei giorni dopo
• la sensazione di esserti concesso un tempo vero
Informazioni pratiche (Milano – Scamamù)
La mia casa interiore: stanze, soglie e finestre
Libreria Scamamù, via Davanzati 28, Milano
19:30–21:00
25 €
Dettagli e prenotazioni: info@scamamu.it / https://scamamu.it https://scamamu.it/events/la-mia-casa-interiore/
In alternativa, puoi contattarmi via email: mancassolamartinamaria@gmail.com
Cosa portare: quaderno e penna (anche se in sala trovi penne e fogli).
Condivisione: sempre facoltativa.
Nota: non è psicoterapia.
Chi sono
Sono Martina Maria Mancassola, poetessa, traduttrice e operatrice di scrittura terapeutica.
Nei miei laboratori intreccio parola, poesia e pratiche di presenza (mindfulness/respirazione) per creare spazi in cui sia possibile ascoltarsi senza giudizio. Lavoro spesso su fragilità, identità e memoria: non per “aggiustare”, ma per aiutare le persone a trovare parole abitabili.
Domande frequenti
Devo saper scrivere?
No. Le tracce sono guidate e accessibili.
Devo condividere quello che scrivo?
No. Puoi condividere una riga o nulla: va bene comunque.
È un percorso terapeutico clinico?
No. È un laboratorio culturale di cura della parola. Se sei in un percorso psicologico, può essere complementare, ma non lo sostituisce.
Una frase che riassume il senso
A volte “capirsi” non è una spiegazione perfetta. È una stanza che si apre di un dito. È una finestra. È una soglia attraversata con gentilezza.
Se senti che può farti bene, ti aspetto a Milano.
Poesia, scrittura terapeutica e cura
Quando poesia e scrittura terapeutica si incontrano, la parola diventa cura: metafore che danno forma al sentire, ritmo che contiene, narrazione che restituisce senso. Un ponte tra corpo ed emozioni per regolarsi, comprendersi e creare legami.
Perché la parola creativa può fare bene
La poesia non è solo estetica: è un modo di pensare le emozioni. Quando entra nella scrittura terapeutica, la parola creativa diventa un contenitore dove ciò che sentiamo può essere visto, nominato, trasformato. Ecco cosa sappiamo — tra clinica, neuroscienze e pratiche di cura — su questo legame.
1) La metafora dà forma e distanza sicura
La poesia usa metafore e immagini. In psicologia si parla di simbolizzazione: quando un vissuto prende forma simbolica, diventa più maneggiabile.
Le metafore creano distanza protetta: restiamo in contatto con l’emozione senza esserne travolti (parlare di “grandine nel petto” non è negare il dolore: è dargli un profilo).
Studi di linguistica cognitiva e neuroimaging mostrano che comprendere metafore sensoriali attiva reti sensori-motorie: il linguaggio figurato non “descrive soltanto”, fa sentire. Questo coinvolgimento corporeo aiuta a integrare mente e corpo, favorevole alla regolazione emotiva.
2) Nominare le emozioni calma i circuiti della minaccia
La etichettatura emotiva (affect labeling) — cioè dire “questa è paura / vergogna / tristezza” — è associata a minore reattività dell’amigdala e maggiore attivazione di aree prefrontali implicate nell’autocontrollo.
La poesia facilita l’etichettatura perché offre parole finissime per sfumature difficili (“tenerezza feroce”, “nostalgia luminosa”). Meno allarme, più spazio di respiro.
3) Il ritmo contiene, il respiro segue
Verso, pausa, ripetizione: il ritmo poetico è una forma di contenimento. Come in molte pratiche somatiche, la cadenza regolare favorisce sincronizzazione tra respiro, attenzione e tono emotivo.
Leggere o scrivere versi con pause intenzionali sostiene una de-attivazione gentile del sistema di allerta e la possibilità di stare con ciò che c’è.
4) Dalla frammentazione al senso: la coerenza narrativa
La ricerca sull’identità narrativa mostra che costruire racconti coerenti dei propri eventi di vita è collegato a maggiore benessere psicologico, senso di continuità e speranza.
La scrittura terapeutica opera proprio qui: prende materiali grezzi (ricordi, emozioni, immagini) e li ordina in un filo che non cancella il dolore, ma gli dà posto.
La poesia aiuta a trovare il nucleo: pochi versi possono cogliere la verità di un passaggio meglio di pagine intere, e questo nucleo diventa una bussola.
5) Legami che curano: dalla cura personale a quella collettiva
Condividere testi in un gruppo (senza giudizio) crea sicurezza sociale: sentirsi ascoltati riduce il senso di isolamento e supporta la coregolazione emotiva.
Biblioterapia e pratiche di poetry therapy in contesti clinici ed educativi mostrano esiti promettenti su umore, ansia, qualità della vita, soprattutto quando la lettura/scrittura è guidata e rispettosa dei tempi di ciascuno.
La parola poetica costruisce linguaggi comuni: rende dicibile l’indicibile e apre relazioni più autentiche (con sé, con gli altri).
6) Limiti e responsabilità
La scrittura, anche poetica, è uno strumento di supporto: non sostituisce la terapia psicologica o medica. Se emergono traumi o un disagio persistente, è importante rivolgersi a professionista. La scrittura può camminare accanto ad altri percorsi di cura.
In pratica
Prima la sicurezza: scegli un tempo breve, un luogo quieto, confini chiari.
Punta alla precisione emotiva: una sola immagine, un solo colore, un solo suono per dire “come sto”.
Chiudi con cura: dopo aver scritto, nota di cosa hai bisogno adesso (acqua, una passeggiata, inviare il testo a una persona fidata o tenerlo per te).
Perché funziona
La poesia apre; la scrittura terapeutica accompagna; insieme aiutano a regolare, dare senso e connettere: tre movimenti chiave della cura di sé.