scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola

Scrittura terapeutica: come la scrittura ti aiuta a capirti (e cosa dice la scienza)

La scrittura terapeutica non è letteratura, ma un modo per capirsi meglio quando la mente è piena e le emozioni sono confuse. In questo articolo ti racconto come la scrittura può diventare una cura gentile per fare chiarezza e cosa dice la ricerca scientifica sui benefici della scrittura espressiva.

Ragazza che scrive sul suo diario davanti ad un bicchiere di caffè freddo

“Come avrebbe capito se stessa senza scrivere?”

È una domanda che ho ritrovato nelle pagine di Qualcuno con cui correre, un romanzo che lessi la prima volta alle superiori e che ho riaperto mentre preparavo una sessione di scrittura terapeutica.

Mi sono accorta che, in quella frase, c’è già il cuore di tutto:
la scrittura come modo per capirsi, per non perdersi del tutto dentro la confusione di pensieri, emozioni, decisioni da prendere.

In questo articolo ti racconto che cos’è la scrittura terapeutica, perché può aiutarti a fare chiarezza e che cosa dice la ricerca scientifica su questo modo di usare le parole.

Che cos’è la scrittura terapeutica (e cosa non è)

Quando parlo di scrittura terapeutica non intendo “scrivere bene” né “fare letteratura”.

Non serve essere scrittori, non serve amare i temi di italiano, non serve avere una bella grafia.

La scrittura terapeutica è:

• uno spazio in cui scrivi di te, di quello che senti e che vivi

• con tracce e domande che ti aiutano ad andare un po’ più a fondo

• in un clima di sospensione del giudizio (nessuno corregge, nessuno ti dà un voto)

Non sostituisce la psicoterapia, ma può:

• affiancarla, se sei in un percorso psicologico

• aiutarti ad ascoltarti meglio, se sei in un momento di confusione

• diventare un piccolo rituale di cura quotidiana

È un modo per dire a te stesso: “Quello che sento merita tempo, spazio e parole.”

Perché scrivere aiuta a fare chiarezza

Quante volte ti è successo di sentirti così?

• confuso su cosa provi davvero

• in dubbio su che strada prendere

• con la testa piena di pensieri che si inseguono

Quando tutto resta solo in testa, è facile sentirsi intrappolati: le emozioni si ammassano, le domande si ripetono, e sembra di girare in tondo.

Scrivere ti aiuta perché:

• ti obbliga a rallentare: la mano ha un ritmo, il flusso mentale no

• ti invita a scegliere parole: questo sì, questo no, questo lo voglio dire così

• trasforma qualcosa di invisibile (pensieri, emozioni) in qualcosa di visibile (righe su un foglio)

È come se, mettendo le parole una dopo l’altra, iniziassi a vedere:

• cosa stai sentendo davvero

• quali pensieri continuano a tornare

• quali paure o desideri stai evitando da tempo

Invece di un groviglio indistinto, piano piano compare un filo.

Non risolve tutto, ma spesso ti restituisce almeno un punto da cui ricominciare.

Cosa dice la scienza sulla scrittura espressiva

Quello che tanti di noi sperimentano a pelle (“se scrivo mi sento più leggera, più leggera e chiara dentro”) è stato studiato anche dalla psicologia.

Gli psicologi parlano di expressive writing, scrittura espressiva: scrivere liberamente dei propri pensieri ed emozioni, soprattutto rispetto a eventi difficili o situazioni che ci toccano molto.

Uno degli studi più interessanti è stato condotto da un gruppo di ricerca della UCLA – University of California, Los Angeles, guidato da Niles e pubblicato nel 2014 sulla rivista Anxiety, Stress & Coping.

In questo studio, le persone venivano invitate a scrivere per alcuni giorni di fila su ciò che stavano vivendo, in modo sincero e personale.

I risultati hanno mostrato che chi praticava la scrittura espressiva:

• riportava meno ansia e stress

• riferiva un maggior senso di benessere psicologico

• sentiva più chiarezza rispetto a ciò che stava provando

In altre parole:

mettere in parole ciò che sentiamo non è solo catartico, ma ha un impatto reale sul modo in cui regoliamo le emozioni e affrontiamo le difficoltà quotidiane.

Questi risultati sono in linea con molti altri studi iniziati con il lavoro di James W. Pennebaker sulla scrittura espressiva: quando raccontiamo per iscritto la nostra esperienza interiore, nel tempo tendiamo a sentirci meno frammentati, più coerenti con noi stessi, più capaci di vedere un senso in quello che abbiamo vissuto.

Tre esercizi di scrittura terapeutica che puoi provare da sola/o

Se vuoi avvicinarti alla scrittura terapeutica, puoi iniziare con qualcosa di semplice, a casa, con un quaderno e una penna.

1. “Cosa mi rende confusa/o oggi?”

Prenditi 10 minuti (imposta un timer), un momento tranquillo e rispondi alla domanda. Fino a quando non suona il timer, non fermarti.
Non rileggere subito, non correggere: lascia che la mano vada.

Obiettivo: permetterti di vedere nero su bianco dove si annoda la tua confusione.

2. Lettera senza destinatario

Pensa a una situazione che ti pesa (una relazione complicata, un lavoro che non ti convince, una scelta che rimandi).

Continua questa traccia:“Se potessi dire tutto, senza conseguenze, direi che…”
E continua. Come se parlassi a qualcuno, ma sapendo che non invierai mai quella lettera.

Obiettivo: togliere il filtro del “non si può dire” e lasciare che le emozioni trovino spazio sul foglio.

3. Dialogo con una parte di te

Immagina una parte di te che in questo periodo è molto presente: la parte ansiosa, quella stanca, quella arrabbiata, quella che vorrebbe cambiare tutto.

Dividi la pagina in due colonne:
A sinistra scrivi: “Io oggi”
A destra: “La mia paura / la mia tristezza / la mia rabbia” (scegli tu).

Lascia che le due parti parlino tra loro, a turno.

Obiettivo: riconoscere che dentro di te ci sono più voci, e che tutte hanno qualcosa da dire.

Quando può essere utile un percorso guidato di scrittura terapeutica

Scrivere da soli è già un gesto potente.

A volte, però, non basta:

• perché ti senti sopraffatta da quello che esce

• perché non sai da dove cominciare

• perché ti accorgi che da sola/o torni sempre sugli stessi giri

In questi casi, un percorso guidato di scrittura terapeutica (individuale o di gruppo) può offrirti:

• tracce costruite su quello che stai vivendo

• uno spazio protetto per condividere, se vuoi

• una guida che ti aiuta a leggere tra le righe, a cogliere i fili che magari da sola/o non vedi

Non si tratta di “insegnarti a scrivere bene”, ma di accompagnarti mentre impari a scrivere onestamente di te.

Se senti che questo è il momento

Se leggendo queste righe hai pensato:

“Mi riconosco. Vorrei provare, ma da sola/o faccio fatica…”

sappi che non sei l’unica/o.

Tantissime persone arrivano alla scrittura terapeutica proprio da qui: da un misto di stanchezza, confusione e desiderio di capirsi meglio.

Sul mio sito trovi:

• i miei percorsi individuali di scrittura terapeutica

• i laboratori di gruppo online, dove lavoriamo insieme su temi come fragilità, relazioni, nuovi inizi

Puoi dare un’occhiata qui: www.martinamariamancassola.com

E se hai voglia di scrivermi direttamente, per raccontarmi come stai e capire se la scrittura può aiutarti in questo momento, mi trovi qui: mancassolamartinamaria@gmail.com

Non ti prometto soluzioni facili.

Ti prometto uno spazio in cui le tue parole possono finalmente respirare.

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