scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola scrittura terapeutica Martina Maria Mancassola

Quando non sai bene come stai: 3 esercizi di scrittura terapeutica

Ci sono momenti in cui è difficile persino trovare le parole per dire come stiamo. Tre esercizi di scrittura guidata per avvicinarsi a ciò che sentiamo senza doverlo capire o risolvere subito.

Ci sono giorni in cui alla domanda “Come stai?” non sappiamo bene cosa rispondere.

Non necessariamente perché stia succedendo qualcosa di enorme. A volte è più difficile proprio quando non riusciamo a individuare una causa precisa.

C’è qualcosa che pesa, distrae, irrita o toglie spazio, ma le parole non arrivano.

In questi momenti la scrittura può essere utile non per trovare immediatamente una spiegazione, ma per avvicinarsi con calma a ciò che c’è.

Una frase alla volta.

Quando non avere una risposta è già una risposta

Siamo abituati a pensare che dovremmo sapere come ci sentiamo.

Felice. Triste. Preoccupata. Arrabbiato.

Ma l’esperienza reale raramente è così ordinata.

Possiamo sentirci stanchi e inquieti insieme. Volere qualcosa e contemporaneamente averne paura. Essere grati e insoddisfatti. Non sapere se quello che sentiamo appartenga a oggi o arrivi da molto più lontano.

La scrittura può diventare uno spazio in cui non siamo obbligati a scegliere subito una definizione.

Possiamo partire proprio dal non sapere.

Che cosa intendo per scrittura terapeutica

La scrittura terapeutica che utilizzo nei miei percorsi è una pratica guidata orientata all’espressione, alla consapevolezza e al benessere.

Non è un esercizio letterario e non richiede di produrre un testo bello, ordinato o completo.

Si può scrivere una pagina intera oppure poche parole.

Si può contraddirsi.

Si può arrivare alla fine senza aver capito tutto.

A volte il valore della pagina sta proprio nel permetterci di vedere qualcosa che, prima di scriverlo, sentivamo soltanto in modo indistinto.

3 esercizi per quando non sai bene come stai

1. Il bollettino interiore

Immagina di descrivere il tuo stato come se stessi raccontando il tempo atmosferico.

Non scrivere subito “sono triste” o “sono agitata”.

Prova invece: Dentro di me oggi il tempo è…

Forse c’è nebbia.

Vento che cambia continuamente direzione.

Caldo pesante.

Un cielo limpido con una nuvola che non se ne va.

Continua per qualche minuto descrivendo questo paesaggio.

Poi chiediti: In quale punto di questo paesaggio mi trovo io?

Non cercare di interpretarlo. Lascia semplicemente che l’immagine ti dica qualcosa.

2. Le tre frasi che non riesco a finire

Scrivi queste tre aperture, lasciando molto spazio tra una e l’altra:

Ultimamente faccio fatica a…

Una cosa che non sto dicendo è…

Vorrei che qualcuno capisse che…

Completa ogni frase senza pensarci troppo.

Poi rileggi.

Quale delle tre ti ha portato in un posto che non ti aspettavi?

Sottolinea una sola frase o parola.

Quella diventa il punto di partenza per altri cinque minuti di scrittura libera.

Non devi spiegare tutto. Segui soltanto ciò che quella parola apre.

3. Se questo momento avesse bisogno di qualcosa

Non partire da ciò che “dovresti fare”.

Parti dal momento in cui ti trovi.

Completa: Se questo periodo della mia vita potesse chiedermi qualcosa, forse chiederebbe…

Lascia arrivare la risposta.

Poi scrivi: Quello che posso realmente concedergli è…

La differenza tra le due frasi è importante.

Potremmo desiderare settimane di riposo e poterci concedere soltanto una sera tranquilla.

Aver bisogno di una grande risposta e poterci permettere soltanto di non decidere oggi.

Desiderare distanza e poter iniziare spegnendo il telefono per mezz’ora.

La scrittura non elimina questa distanza, ma può renderla visibile.

Non sempre bisogna dare un nome a tutto

Uno degli errori che possiamo fare quando utilizziamo la scrittura per ascoltarci è trasformarla immediatamente in un'indagine.

Perché mi sento così?

Da dove arriva?

Che cosa devo fare?

Sono domande legittime, ma non devono necessariamente essere le prime.

A volte può essere più gentile iniziare da:

Che cosa noto?

Che cosa occupa spazio?

Che cosa mi sorprende?

Prima dell’interpretazione può esserci l’osservazione.

E qualche volta è sufficiente.

E se dopo aver scritto continuo a non capire?

Può succedere.

Una pagina non deve necessariamente restituire una risposta.

Potrebbe invece lasciarti una domanda migliore.

Una parola.

Un’immagine.

La sensazione che qualcosa meriti più attenzione.

Oppure nulla di particolarmente evidente.

Non considero la scrittura un modo per costringerci a trovare significati.

Può essere anche semplicemente un luogo dove stare per qualche minuto con quello che non sappiamo ancora nominare.

Un perimetro importante

La scrittura terapeutica che propongo è un’attività non clinica dedicata al benessere, all’espressione e alla consapevolezza.

Non comprende diagnosi, sostegno psicologico, psicoterapia o trattamenti sanitari e non li sostituisce.

Se il malessere è intenso, persistente o interferisce significativamente con la vita quotidiana, è importante rivolgersi a un professionista sanitario qualificato.

Se desideri uno spazio guidato

Nei miei percorsi individuali e nei laboratori utilizzo domande, immagini e tracce di scrittura per accompagnare l’esplorazione di un tema o di un momento della vita, senza interpretazioni imposte e nel rispetto dei tempi della persona.

SCOPRI LA SCRITTURA TERAPEUTICA

Scopri di più