Yoga Nidra e scrittura terapeutica: 5 pratiche per ascoltare ciò che emerge
Yoga Nidra e scrittura possono incontrarsi in uno spazio di ascolto lento e non performativo. Cinque pratiche per lasciare affiorare parole, immagini e sensazioni dopo una pratica guidata.
Ci sono momenti in cui scrivere subito sembra difficile.
La mente continua a cercare una frase giusta, una spiegazione, un significato. Oppure arriviamo alla pagina ancora pieni della giornata appena trascorsa.
Per questo, in alcuni percorsi, mi piace far precedere la scrittura da una pratica di Yoga Nidra.
Non perché lo Yoga Nidra debba “sbloccare” qualcosa o portarci necessariamente più in profondità. Piuttosto perché può creare un passaggio: dal fare all’ascoltare, dal dover produrre qualcosa al poter semplicemente osservare.
E da lì, a volte, la scrittura cambia tono.
Che cos’è lo Yoga Nidra
Lo Yoga Nidra è una pratica meditativa guidata che si svolge generalmente in una posizione comoda e immobile.
La voce accompagna progressivamente l’attenzione attraverso il corpo, il respiro e altri elementi della pratica, invitando a rimanere presenti senza dover raggiungere un risultato particolare.
Viene spesso tradotto come “sonno yogico”, ma non coincide semplicemente con il dormire: l’esperienza può muoversi tra rilassamento, vigilanza, immagini, pensieri e momenti di sonnolenza.
Non esiste un modo corretto di “riuscire” nello Yoga Nidra.
E che cosa succede quando dopo scriviamo?
La scrittura terapeutica che utilizzo nei miei percorsi non chiede di produrre un testo bello o coerente.
Dopo una pratica di Yoga Nidra può diventare un modo per raccogliere ciò che è rimasto: una sensazione, un’immagine, una parola, qualcosa che ci ha sorpresi oppure anche il semplice fatto di non aver sentito nulla di particolare.
Il punto non è interpretare immediatamente l’esperienza.
È darle una forma sulla pagina.
Cosa sappiamo dalla ricerca
Negli ultimi anni lo Yoga Nidra è stato studiato sempre di più per i suoi possibili effetti sul benessere psicologico.
Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2026 ha raccolto 73 studi, trovando risultati promettenti su stress, ansia e depressione. Gli stessi autori sottolineano però che molti studi avevano qualità metodologica bassa e protocolli molto diversi, per cui le dimensioni degli effetti potrebbero essere sovrastimate.
Anche un recente studio randomizzato sull’utilizzo online dello Yoga Nidra ha esaminato benessere soggettivo, stress, ansia, sonno e cortisolo, mostrando quanto la ricerca stia diventando più precisa ma sia ancora in evoluzione.
Per questo preferisco non dire che lo Yoga Nidra “cura”, “regola il sistema nervoso” o produce automaticamente uno specifico stato cerebrale.
Possiamo invece considerarlo una pratica di attenzione e rilassamento che, per alcune persone, può offrire un contesto favorevole all’ascolto.
5 pratiche di scrittura dopo Yoga Nidra
1. L’impronta della pratica
Appena terminato lo Yoga Nidra, non alzarti subito.
Rimani qualche istante e chiediti: Che cosa è rimasto?
Poi prendi il quaderno e scrivi soltanto cinque elementi, senza spiegazioni.
Possono essere:
una parola,
un’immagine,
una parte del corpo,
un colore,
una sensazione.
Solo dopo scegli uno di questi elementi e completa:
Se questa fosse l’impronta della pratica, avrebbe la forma di…
Non interpretarla. Descrivila.
2. La mappa del corpo
Disegna molto semplicemente una sagoma del corpo.
Non deve essere bella.
Segna con parole, simboli o piccoli tratti i punti che senti maggiormente presenti dopo la pratica.
Accanto a ciascuno puoi scrivere: qui c’è…
oppure: qui sento…
Può esserci calore, pesantezza, vuoto, neutralità, tensione, leggerezza o nulla di preciso.
La pagina diventa una mappa, non un’analisi.
3. L’immagine che resta
Durante una pratica possono comparire immagini spontanee oppure non comparirne affatto.
Se ne è rimasta una, scrivila come se stessi descrivendo una fotografia:
Dove sei?
Che luce c’è?
Che cosa occupa il centro?
Che cosa rimane ai margini?
C’è movimento oppure immobilità?
Poi fermati. Non chiederti subito “che cosa significa?”. Prova invece a terminare con: Quello che questa immagine mi fa venire voglia di scrivere è…
e continua per cinque minuti.
4. Prima / dopo
Prima di iniziare Yoga Nidra, scrivi tre righe: Arrivo qui con…
Dopo la pratica, senza rileggere ciò che avevi scritto, completa: Adesso mi accorgo di…
Solo alla fine guarda le due parti.
Non cercare necessariamente un miglioramento.
Potresti essere più calma/o, più inquieta/o, uguale a prima, più stanca/o, più presente o semplicemente diversa/o.
La domanda è: Che cosa è cambiato, se qualcosa è cambiato?
Questo esercizio mi piace perché non presume che una pratica debba per forza farci stare “meglio”.
5. La parola-soglia
Alla fine della pratica scegli una sola parola.
Non la parola più bella: quella che arriva.
Scrivila al centro del foglio.
Poi falle intorno cinque frasi che iniziano in modi diversi:
Questa parola mi porta a…
Questa parola non vuole…
Questa parola ricorda…
Questa parola protegge…
Questa parola, oggi, potrebbe restare con me perché…
Poi chiudi il quaderno.
Non serve arrivare a una conclusione.
A volte una parola può rimanere aperta e continuare a lavorare semplicemente perché le abbiamo dato spazio.
Prima Yoga Nidra o prima scrittura?
Non c’è una sequenza obbligatoria.
A volte può avere senso praticare prima e scrivere dopo.
Altre volte preferisco fare il contrario: scrivere qualche riga, praticare e poi tornare alla pagina per vedere se qualcosa è cambiato.
In altri momenti ancora è sufficiente soltanto la pratica.
Non penso che ogni esperienza debba produrre materiale da elaborare.
Anche il silenzio può restare silenzio.
E se durante la pratica non emerge nulla?
Va benissimo.
Non è necessario avere immagini, intuizioni o emozioni particolari.
Puoi scrivere: Non è emerso niente e, mentre lo scrivo, mi accorgo che…
oppure puoi semplicemente non scrivere.
Una delle cose che trovo più importanti, sia nello Yoga Nidra sia nella scrittura, è togliere l’idea della performance.
Non dobbiamo trovare qualcosa.
Un perimetro importante
Yoga Nidra e scrittura terapeutica, così come li propongo, sono pratiche non cliniche dedicate al benessere, all’espressione e alla consapevolezza.
Non comprendono diagnosi, sostegno psicologico, psicoterapia o trattamenti sanitari e non li sostituiscono.
Se durante una pratica emergono contenuti particolarmente intensi o una sofferenza difficile da gestire, è importante non forzarsi e rivolgersi, quando necessario, a un professionista sanitario qualificato.
Se desideri sperimentarle insieme
Nei miei percorsi individuali di scrittura terapeutica posso integrare, quando utile e concordato, una breve pratica di mindfulness o Yoga Nidra.
Propongo inoltre sessioni individuali online dedicate esclusivamente a Yoga Nidra o mindfulness, senza lavoro di scrittura.