Quando non sai bene come stai: 3 esercizi di scrittura terapeutica
Ci sono momenti in cui è difficile persino trovare le parole per dire come stiamo. Tre esercizi di scrittura guidata per avvicinarsi a ciò che sentiamo senza doverlo capire o risolvere subito.
Ci sono giorni in cui alla domanda “Come stai?” non sappiamo bene cosa rispondere.
Non necessariamente perché stia succedendo qualcosa di enorme. A volte è più difficile proprio quando non riusciamo a individuare una causa precisa.
C’è qualcosa che pesa, distrae, irrita o toglie spazio, ma le parole non arrivano.
In questi momenti la scrittura può essere utile non per trovare immediatamente una spiegazione, ma per avvicinarsi con calma a ciò che c’è.
Una frase alla volta.
Quando non avere una risposta è già una risposta
Siamo abituati a pensare che dovremmo sapere come ci sentiamo.
Felice. Triste. Preoccupata. Arrabbiato.
Ma l’esperienza reale raramente è così ordinata.
Possiamo sentirci stanchi e inquieti insieme. Volere qualcosa e contemporaneamente averne paura. Essere grati e insoddisfatti. Non sapere se quello che sentiamo appartenga a oggi o arrivi da molto più lontano.
La scrittura può diventare uno spazio in cui non siamo obbligati a scegliere subito una definizione.
Possiamo partire proprio dal non sapere.
Che cosa intendo per scrittura terapeutica
La scrittura terapeutica che utilizzo nei miei percorsi è una pratica guidata orientata all’espressione, alla consapevolezza e al benessere.
Non è un esercizio letterario e non richiede di produrre un testo bello, ordinato o completo.
Si può scrivere una pagina intera oppure poche parole.
Si può contraddirsi.
Si può arrivare alla fine senza aver capito tutto.
A volte il valore della pagina sta proprio nel permetterci di vedere qualcosa che, prima di scriverlo, sentivamo soltanto in modo indistinto.
3 esercizi per quando non sai bene come stai
1. Il bollettino interiore
Immagina di descrivere il tuo stato come se stessi raccontando il tempo atmosferico.
Non scrivere subito “sono triste” o “sono agitata”.
Prova invece: Dentro di me oggi il tempo è…
Forse c’è nebbia.
Vento che cambia continuamente direzione.
Caldo pesante.
Un cielo limpido con una nuvola che non se ne va.
Continua per qualche minuto descrivendo questo paesaggio.
Poi chiediti: In quale punto di questo paesaggio mi trovo io?
Non cercare di interpretarlo. Lascia semplicemente che l’immagine ti dica qualcosa.
2. Le tre frasi che non riesco a finire
Scrivi queste tre aperture, lasciando molto spazio tra una e l’altra:
Ultimamente faccio fatica a…
Una cosa che non sto dicendo è…
Vorrei che qualcuno capisse che…
Completa ogni frase senza pensarci troppo.
Poi rileggi.
Quale delle tre ti ha portato in un posto che non ti aspettavi?
Sottolinea una sola frase o parola.
Quella diventa il punto di partenza per altri cinque minuti di scrittura libera.
Non devi spiegare tutto. Segui soltanto ciò che quella parola apre.
3. Se questo momento avesse bisogno di qualcosa
Non partire da ciò che “dovresti fare”.
Parti dal momento in cui ti trovi.
Completa: Se questo periodo della mia vita potesse chiedermi qualcosa, forse chiederebbe…
Lascia arrivare la risposta.
Poi scrivi: Quello che posso realmente concedergli è…
La differenza tra le due frasi è importante.
Potremmo desiderare settimane di riposo e poterci concedere soltanto una sera tranquilla.
Aver bisogno di una grande risposta e poterci permettere soltanto di non decidere oggi.
Desiderare distanza e poter iniziare spegnendo il telefono per mezz’ora.
La scrittura non elimina questa distanza, ma può renderla visibile.
Non sempre bisogna dare un nome a tutto
Uno degli errori che possiamo fare quando utilizziamo la scrittura per ascoltarci è trasformarla immediatamente in un'indagine.
Perché mi sento così?
Da dove arriva?
Che cosa devo fare?
Sono domande legittime, ma non devono necessariamente essere le prime.
A volte può essere più gentile iniziare da:
Che cosa noto?
Che cosa occupa spazio?
Che cosa mi sorprende?
Prima dell’interpretazione può esserci l’osservazione.
E qualche volta è sufficiente.
E se dopo aver scritto continuo a non capire?
Può succedere.
Una pagina non deve necessariamente restituire una risposta.
Potrebbe invece lasciarti una domanda migliore.
Una parola.
Un’immagine.
La sensazione che qualcosa meriti più attenzione.
Oppure nulla di particolarmente evidente.
Non considero la scrittura un modo per costringerci a trovare significati.
Può essere anche semplicemente un luogo dove stare per qualche minuto con quello che non sappiamo ancora nominare.
Un perimetro importante
La scrittura terapeutica che propongo è un’attività non clinica dedicata al benessere, all’espressione e alla consapevolezza.
Non comprende diagnosi, sostegno psicologico, psicoterapia o trattamenti sanitari e non li sostituisce.
Se il malessere è intenso, persistente o interferisce significativamente con la vita quotidiana, è importante rivolgersi a un professionista sanitario qualificato.
Se desideri uno spazio guidato
Nei miei percorsi individuali e nei laboratori utilizzo domande, immagini e tracce di scrittura per accompagnare l’esplorazione di un tema o di un momento della vita, senza interpretazioni imposte e nel rispetto dei tempi della persona.
Scrittura terapeutica di gruppo: benefici, esercizi e come partecipare
Nel gruppo la pagina diventa casa. Parole guidate, ascolto senza giudizio, esercizi di scrittura terapeutica che alleggeriscono la mente e indicano passi concreti. Ecco perché funziona e come partecipare.
Persone che scrivono in cerchio durante un laboratorio di scrittura terapeutica a Verona
Ci sono momenti in cui la testa è piena e le parole sembrano ammassarsi senza trovare posto. La scrittura terapeutica offre un tempo per respirare: mettere nero su bianco ciò che si muove dentro, osservarlo da vicino e trasformarlo in passi piccoli e concreti.
Cos’è (e cosa non è) la scrittura terapeutica di gruppo
La scrittura terapeutica di gruppo è un laboratorio in cui si scrive con tracce guidate, in silenzio e senza giudizio. Dopo la scrittura, chi desidera può condividere: la condivisione è sempre facoltativa; l’ascolto è attivo, rispettoso, mai valutativo.
È un percorso di benessere e consapevolezza, non una psicoterapia né una presa in carico clinica. Non indaga il passato per “curarlo”, ma offre uno spazio pratico per capirsi, alleggerire il carico mentale e scegliere micro-azioni per la vita di tutti i giorni.
Perché il gruppo fa bene (più di quanto pensi)
In gruppo ci si accorge di non essere l’unico a provare certe emozioni. Questo, da solo, abbassa la vergogna e riduce la sensazione di isolamento. La presenza degli altri crea co-regolazione: respiri e ritmi si sintonizzano, la mente si calma.
Le parole condivise portano nuove prospettive: le immagini degli altri aprono strade che da soli non vediamo. E c’è la motivazione: un appuntamento in calendario aiuta a mantenere la routine della scrittura anche a casa.
La ricerca su journaling, regolazione emotiva e supporto sociale mostra benefici su stress percepito, ansia lieve, qualità del sonno e chiarezza decisionale. La scrittura non sostituisce percorsi clinici, ma può affiancarli con delicatezza e realismo.
Come si svolge un laboratorio con me
Durata: 90 minuti, gruppo piccolo per garantire intimità.
Accoglienza: due minuti di respiro, una cornice chiara, regole di gentilezza.
Scrittura guidata: propongo una traccia (immagini, domande, brevi testi). Si scrive in silenzio.
Condivisione (facoltativa): si legge solo se va; chi ascolta non commenta né consiglia.
Micro-azione: ciascuno sceglie un passo semplice per le prossime 24 ore.
Chiusura: una parola o un’immagine che resta.
Tutto è pensato per essere leggero ma profondo, con attenzione ai tempi di ciascuno.
Che risultati puoi aspettarti
• Più chiarezza: i pensieri si mettono in fila, le priorità emergono.
• Regolazione emotiva: scrivere e ascoltare aiuta a nominare ciò che si prova.
• Autostima più gentile: ci si allena a parlare a sé con la stessa cura che useremmo con una persona amata.
• Passi pratici: ogni incontro si chiude con una micro-azione realistica, misurabile.
• Continuità: molti partecipanti portano a casa una routine di 10 minuti al giorno.
Esempi di esercizi di scrittura terapeutica (semplici e replicabili)
1. Due colonne
A sinistra: “Cosa pesa oggi”. A destra: “Cosa è nelle mie mani nelle prossime 24 ore”. Cerchia una sola azione.
2. Lettera di appoggio
Tre frasi da completare: Sono con te quando… · Ti ricordo che… · Il primo passo può essere…
3. Tre voci, tre tempi
Scrivi sulla stessa preoccupazione come la percepisci oggi, come la percepiresti tra 6 mesi e come invece se la raccontassi a una persona cara. Noterai che il linguaggio si apre.
Questi esercizi di scrittura terapeutica non richiedono “bravura”: valgono autenticità e ascolto.
A chi è adatto (e a chi no)
Sì, se…
• senti la testa piena e vuoi mettere ordine;
• stai attraversando una transizione (lavoro, studio, relazione, città);
• desideri più autostima;
• vuoi scrivere senza performance, per stare meglio.
Meglio un altro tipo di supporto se…
• stai affrontando un momento clinico acuto o hai bisogno di un intervento psicoterapeutico strutturato. In tal caso la scrittura può affiancare, non sostituire, il percorso con specialisti.
Domande frequenti
Devo saper scrivere? No. Non cerchiamo stile o punteggiatura perfetta: cerchiamo verità e cura.
Devo leggere ad alta voce? Mai per forza. Anche solo scrivere in contemporanea ha valore.
Online o dal vivo? Entrambi, in base al laboratorio.
Cosa porto? Quaderno, penna, una bottiglia d’acqua e curiosità.
Se mi emoziono? È previsto. Ci sono pause, respiro, rispetto dei tempi.
I prossimi laboratori
Paura e fiducia in sé – tre incontri di scrittura terapeutica (Verona).
Piccolo gruppo, 90’, esercizi guidati. Per rimettersi al centro con gentilezza: 10, 17 e 25 novembre 2025 ore 14-15,30ModusLab – cicli tematici di 10 incontri di scrittura terapeutica (Verona).
Tre percorsi annuali: parole per conoscersi, riconoscersi e trasformarsi. Prossimo in partenza: gennaio 2026
Scrivimi: ti aiuto a scegliere il passo giusto.
Preferisci iniziare da solo? Nel mio Shop trovi PDF di 7 o 30 giorni con tracce quotidiane: un modo semplice per scaldare la mano e arrivare in gruppo con più fiducia.