Mentre le uova friggono in padella
Poesia seconda classificata al Premio PoetaMi 2026.
Poesia seconda classificata al Premio PoetaMi 2026
Mentre le uova friggono in padella
Mentre le uova friggono in padella
a dieci chilometri qualcuno sta morendo
a venti, nascendo
a trenta – la cosa più difficile –
lottando contro il dolore.
Eppure, se c’è una cosa che ho imparato
è continuare a vivere,
anche quando stai morendo.
Dissotterrare quel pressappoco
che fila le ore della gente,
che si incaglia nel troppo
e si moltiplica nel semplice.
Fare manutenzione allo sbadiglio dei cani,
a quel frangente tra la veglia e il sonno,
al silenzio che fa acrobazie
pur di non far perdere silenzio al mondo.
Martina Maria Mancassola
La poesia mi ha salvato la vita
Prosa poetica terza classificata al concorso internazionale di narrativa breve “Io racconto… tra realtà e sogno – Guy de Maupassant”, dicembre 2025.
Percorso Montorio – Ferrazze – San Martino, fotografia di Martina Maria Mancassola
Prosa poetica terza classificata al concorso internazionale di narrativa breve “Io racconto… tra realtà e sogno – Guy de Maupassant”, dicembre 2025.
La poesia è tornata a salvarmi. Mi ha toccato la spalla destra e mi ha detto di fermarmi, di tornare all’origine, quando il sentire era l’unica ragione e scrivere la sola necessità di sopravvivenza. Ma la poesia è molto di più che sopravvivenza, è un modo di oltrepassare il cielo e chiedere a Dio di guardarci. Signore, sono qui, mi sente?
Vivo attraverso le cose che mi salvano; la poesia è una di queste. Mi fa accomodare sul divano e mi tiene la mano mentre scrivo.
Che cosa vuoi dire?
Mi dice.
Non lo so nemmeno io.
Ma ho bisogno di scrivere e qualcosa di buono uscirà. L’azzurro del cielo è troppo magico per non provare a tradurlo in versi, in metafore, e questo processo mi tiene in vita, mi salva.
Sì, la poesia mi ha salvato la vita.
Martina Maria Mancassola
Le finestre dentro di me
Poesia pubblicata su Journal of Italian Translation, primavera 2025. Traduzione inglese di Timothy Smith.
Poesia pubblicata su Journal of Italian Translation, primavera 2025. Traduzione inglese di Timothy Smith.
Le finestre dentro di me
Quando guardo le case
penso:
ci devono essere finestre
e porte
anche dentro me.
Le sento aprirsi e chiudersi,
talvolta sbattere.
Eppure, quando morirò,
non credo le troveranno:
il mio scheletro
le ha nascoste per bene
e andranno perdute.
O forse un angelo
se ne farà carico
e le porterà in paradiso
per arredarlo,
oppure in un altro mondo,
dove porte e finestre
servono a sognare,
a perdersi dentro le strade
che aprono e chiudono
quasi per magia.
Se qualcuno le vuole,
gliele posso prestare,
ma a una condizione:
non smettere di sognare.
Martina Maria Mancassola
The Windows Within Me
When I see houses
I think to myself:
there must be windows
and doors
within me as well
I hear them opening, closing,
sometimes banging.
And yet, when I die,
I don’t think they’ll find them:
my skeleton
has hidden them for good
and they’ll be lost forever
Or perhaps an angel
will take care of them
carrying them to heaven
to adorn them,
or rather, in another world,
where doors and windows
are employed for dreaming,
for losing oneself in streets
that open and close
as if by magic.
If anyone wants them,
I can lend them out
but on one condition:
that you don’t stop dreaming.
English translation by Timothy Smith
Quando il mattino apre gli occhi
Poesia pubblicata su Journal of Italian Translation, primavera 2025. Traduzione inglese di Timothy Smith.
Poesia pubblicata su Journal of Italian Translation. Traduzione inglese di Timothy Smith, 2025.
Quando il mattino apre gli occhi
Ho raccolto la lacrima di una foglia
Cielo ridotto in miniatura
E le mie dita l’hanno assorbita
Per abbeverare l’animo
Aveva sete
E avendo ancora sete
Uscì in cerca di altre lacrime
Le trovò sul viso della città
E sulle ali di una libellula
Entrambe avevano perso un amore
Ma non se ne impossessò
Più avanti sarebbe arrivato un bambino
E con le sue mani di gioia
Avrebbe fatto sparire il loro dolore
Martina Maria Mancassola, Quando il mattino apre gli occhi (Eretica Edizioni, 2025).
When Morning Opens Your Eyes
From a leaf I collected a teardrop
A sky in miniature
And my fingers absorbed it
So as to sate my soul
My soul was thirsty
And thirsts still
Out it went in search of other tears
On the city’s visage it found them
And on the wings of a dragonfly
Both had lost someone they’d loved
But it didn’t take hold of them
A bit later a child would come
And with his joyful hands
Make their pain go away
Translated into English by Timothy Smith
Ferite a cielo aperto
Poesia finalista al premio Alcova Letteraria 5 e selezionata per la relativa antologia, dicembre 2025.
Poesia finalista al premio Alcova Letteraria 5 e selezionata per la relativa antologia, dicembre 2025.
Ferite a cielo aperto
Della caduta della pioggia
sulla terra
ce lo raccontano
le pozzanghere:
pezzi di cielo
bagnati di terra
che rimangono un poco
e poi vanno via.
L’acqua è come il dolore:
si infiltra nell’asfalto,
come nel nostro cuore,
e poi sparisce.
È per questo che nascono i fiori
dalle ferite dei marciapiedi.
Martina Maria Mancassola
A drop
Sono felice di condividere la pubblicazione di “A drop” su Orbis #215. In questo post raccolgo il testo in inglese uscito in rivista e la versione italiana.
Poesia pubblicata su Orbis #215, primavera 2026.
A drop
falls from the step
of your heart.
There was a time
when the countryside
around the house
gathered the village in.
Everything was there;
elsewhere did not exist.
We lived on dawns on the plate
and moons in the bed.
Life was a film running on
without intermission.
But from the day
I left, chancing my luck,
the straight line of life
swerved right,
and I became somebody else.
The miles I covered
from evening to morning
and back again
drew me away from the countryside
that had fed me.
Now my hands are dirty.
Between my fingers
no longer dreams
but sores.
I cover them with gloves.
I never went home again,
as if I had never been born.
Traduzione inglese di Martina Maria Mancassola
***
Una goccia
cade dal gradino
del tuo cuore.
C’è stato un tempo
in cui la campagna
attorno a casa
raggruppava gli abitanti
del paese.
Tutto era lì,
l’altrove non esisteva.
Si viveva di albe nel piatto
e lune nel letto.
La vita era una pellicola
che scorreva lentamente
senza intervalli.
Ma dal giorno in cui
me ne andai –
tentando la fortuna –
la retta della vita
sterzò a destra,
diventai un’altra.
I chilometri percorsi
da sera a mattina
e poi al contrario
mi allontanarono dalla campagna
che mi aveva nutrito.
Ora le mani sono sporche,
tra le dita non più sogni
ma piaghe,
le copro con i guanti.
A casa non sono più tornata,
come se non fossi mai nata.
Martina Maria Mancassola
Harriet Tubman
Poesia selezionata per la newsletter Poesia e Resistenza di LPC – Libera Poesia Contemporanea, gennaio 2026.
Poesia selezionata per la newsletter Poesia e Resistenza di LPC – Libera Poesia Contemporanea (gennaio 2026).
Harriet Tubman
Nacqui nel Maryland
schiava di una piantagione.
Perdere più volte
la memoria
mi permise di vedere
la verità nascosta
dalla coltre della mente
mal pensante.
La mia fu una fuga
al contrario:
tornai indietro
una, due, tre volte
per aprire gabbie
di anime a capo chino.
Sapendo che un dì sarei morta
disegnai una ferrovia segreta
per la libertà.
C’è chi nasce libero
e chi schiavo
ma basta uno schiavo libero
a cambiare le cose.
Vado a preparare
un posto per te:
siamo tutti schiavi
di qualcosa.
Martina Maria Mancassola
L’afa è come il dolore
Poesia pubblicata su Open Doors Review, n. 8, marzo 2026.
Poesia pubblicata su Open Doors Review, n. 8, marzo 2026.
L’afa è come il dolore
sfuma i contorni
riduce l’ampiezza dei movimenti
scioglie le certezze
ti rende torsolo
nudo
al sole.
Senza più niente
da nascondere,
cammini
cadi
temporeggi.
L’attesa dell’autunno
è vana
ma se tutto passa,
tutto arriva
e tu arriverai.
Martina Maria Mancassola
Per capire chi sono: il mio nuovo libro di poesie
Per capire chi sono è il mio nuovo libro di poesie, pubblicato da Zacinto Edizioni a marzo 2026. Una raccolta che attraversa corpo, desiderio, memoria e fragilità, restando vicina alle domande essenziali: chi siamo, cosa perdiamo, cosa ci salva.
Un libro nato da una necessità
Ci sono libri che nascono da un progetto.
E poi ci sono libri che nascono da una necessità.
Per capire chi sono è nato così: dal bisogno di fermarmi, ascoltare quello che si muoveva dentro e provare a restargli accanto con parole vere.
È una raccolta di poesie che attraversa il corpo, il desiderio, la memoria, le fratture. Non cerca scorciatoie, non prova ad addolcire tutto, non finge che il dolore non esista. Piuttosto, prova a stare. A restare abbastanza vicina alle domande essenziali: chi siamo, cosa perdiamo, cosa ci salva.
Ho scritto queste poesie nei punti in cui sentivo di non poter più usare parole lontane da me. Avevo bisogno di una lingua più nuda, più precisa, più fedele.
Per questo Per capire chi sono non è un libro che vuole spiegare. È un libro che vuole accompagnare.
Accompagna chi si sente in un passaggio.
Chi sta cambiando senza avere ancora un nome per quello che sta vivendo.
Chi sente di essere attraversata o attraversato da qualcosa di forte, ma non vuole tradurlo subito in una risposta definitiva.
È una poesia che resta vicina alla fragilità senza trasformarla in resa.
Che tiene insieme lacrima e sorriso, schianto e incanto, fatica e desiderio di restare vivi.
Cosa troverai all’interno
Il libro è uscito a marzo 2026 con Biblion Edizioni, nella collana Zacinto poesia. È una raccolta breve, di 48 pagine, ma per me molto densa: ogni testo prova ad aprire un varco, non a fare rumore.
Chi mi segue da tempo sa che il mio lavoro si muove da sempre attorno a questi nuclei: la scrittura come ascolto, la fragilità come luogo da abitare, il desiderio di dare forma a ciò che spesso resta solo sentito. In questo senso, Per capire chi sono è un libro profondamente vicino a tutto quello che porto anche nei miei laboratori e nei percorsi di scrittura terapeutica: il tentativo di restare fedeli a ciò che ci attraversa.
Un libro per chi è in cerca di sé
Se leggerai questo libro, spero che tu possa entrarci senza fretta.
Non per cercare una risposta pronta, ma per vedere se tra queste poesie ce n’è almeno una che ti riconosce.
Una che ti si siede accanto.
Una che ti dica, anche solo per qualche riga: non sei sola, non sei solo, in questo sentire.
Per capire chi sono è disponibile qui.
Grazie a chi vorrà leggerlo o regalarlo.
E grazie a chi continuerà a credere che la poesia possa ancora essere un modo per avvicinarsi, un po’, alla verità di sé.
Martina Maria Mancassola
Quando il mattino apre gli occhi: poesia, emozioni e un nuovo inizio
La poesia non risolve: accompagna. “Quando il mattino apre gli occhi” è una raccolta che attraversa emozioni, fragilità e passaggi interiori con una lingua essenziale. Un articolo su come la poesia può diventare un gesto di ascolto — e perché scrivere, secondo la ricerca, può fare bene.
Taccuino con penna stilografica
Ci sono mattini in cui non succede niente di eclatante, eppure dentro si muove qualcosa. Una stanchezza diversa, un desiderio sottile, un pensiero che torna. Non sempre sappiamo dargli un nome.
La poesia, per me, nasce proprio lì: nel punto in cui la lingua quotidiana non basta più, e serve una parola più vera, più essenziale.
Quando il mattino apre gli occhi è una raccolta che attraversa questo spazio: il risveglio come soglia, la fragilità come linguaggio, le emozioni come paesaggio.
È un libro di poesie pubblicato da Eretica Edizioni (2025): 80 pagine da leggere lentamente, come si fa con le cose delicate.
La poesia non è evasione: è attenzione
Quando leggiamo poesia, spesso non “capire” tutto è parte dell’esperienza. La poesia lavora per immagini, ritmo, silenzio. E in quel silenzio a volte riconosciamo qualcosa di nostro: una ferita, un ricordo, un confine, un ritorno.
La poesia non ti chiede di diventare un’altra persona.
Ti chiede, semmai, di restare un momento in ascolto.
Perché scrivere può fare bene (anche secondo la ricerca)
In ambito internazionale, la ricerca sulla scrittura espressiva (expressive writing) ha osservato che scrivere su emozioni ed esperienze significative può essere associato a benefici sul benessere psicologico e sullo stress. Non è una “cura magica” e non funziona uguale per chiunque, ma è un filone studiato da decenni: mettere in parole ciò che viviamo può aiutare a dare ordine all’esperienza e a renderla più abitabile.
La poesia, a suo modo, fa qualcosa di simile: non spiega, ma trasforma lo sguardo. Ti fa vedere meglio - soprattutto quando dentro è tutto confuso.
Di cosa parla “Quando il mattino apre gli occhi”
Il mattino è una figura semplice e potente: l’inizio, la luce, il ritorno alla vita. Ma il risveglio non è sempre luminoso. A volte è esitante, pieno di domande. A volte è un “ci sono, ma non del tutto”.
Questa raccolta attraversa:
• i dettagli invisibili delle giornate
• i passaggi interiori (quelli che non si annunciano, ma cambiano tutto)
• l’attesa, la mancanza, la cura
• ciò che finisce e ciò che ricomincia
Non è un libro che alza la voce. È un libro che resta vicino.
A chi può parlare questo libro di poesie
Può parlare a te se:
• cerchi un libro di poesie che non sia distante o “freddo”
• senti di essere in un passaggio e ti servono parole che non spingono
• ami la poesia come spazio di ascolto e consapevolezza
• vuoi leggere qualcosa che accompagni fragilità ed emozioni senza retorica
La poesia, quando è sincera, non aggiunge rumore. Fa spazio.
Come leggerlo (se vuoi farne un gesto di cura)
Non serve “capire tutto”. Puoi leggerlo come si ascolta una musica:
• una poesia al giorno (o quando serve)
• sottolineando una frase che resta
• lasciando che una parola diventi compagnia
A volte basta questo: una parola fedele, nel momento giusto.
Dove trovare “Quando il mattino apre gli occhi”
Se vuoi leggere la raccolta o regalarla, puoi trovarla su Amazon.
Piccola FAQ
È un libro di poesie “difficile”?
È un libro essenziale: non richiede competenze, richiede tempo e ascolto.
Parla di fragilità ed emozioni?
Sì, ma senza spiegare troppo: le emozioni passano attraverso immagini e piccoli gesti interiori.
La poesia può aiutare davvero?
Può aiutare a riconoscere, nominare, dare forma. Non promette di “aggiustare”, ma spesso accompagna in modo sorprendentemente concreto.