Amore e solitudine: 4 esercizi di scrittura per abitare entrambi
Amore e solitudine vengono spesso raccontati come due luoghi lontani.
Da una parte la presenza, il legame, qualcuno che resta.
Dall’altra il vuoto, la distanza, ciò che manca.
Eppure nella vita reale le due cose possono convivere.
Possiamo amare qualcuno e avere bisogno di stare soli.
Sentirci soli dentro una relazione.
Desiderare una presenza e, nello stesso momento, difendere uno spazio soltanto nostro.
Forse il punto non è scegliere da che parte stare.
Può essere più interessante chiedersi come abitiamo entrambe.
Scrivere senza trasformare tutto in una soluzione
La scrittura terapeutica che utilizzo nei miei percorsi è una pratica guidata orientata all’espressione, alla consapevolezza e al benessere.
Non serve a stabilire quale emozione sia giusta o quale relazione dovremmo avere.
Può offrirci invece un luogo in cui osservare ciò che sentiamo senza doverlo immediatamente correggere.
Quando scriviamo di amore e solitudine, per esempio, possono emergere contemporaneamente desideri che sembrano contraddirsi:
vorrei essere vista / vorrei non dover spiegare nulla
vorrei qualcuno accanto / vorrei più spazio
vorrei restare / vorrei andare via
La pagina può contenere entrambe le frasi.
Noi non sempre riusciamo a farlo.
4 esercizi di scrittura
1. Le due stanze
Immagina due stanze.
Una si chiama Amore.
L’altra si chiama Solitudine.
Descrivile.
Che luce c’è?
Quanto sono grandi?
Che cosa contengono?
C’è una finestra?
Una porta?
Qualcuno può entrare?
Non cercare simboli “giusti”.
Scrivi semplicemente ciò che vedi.
Poi chiediti: In quale delle due stanze entro più facilmente?
e: Quale delle due faccio più fatica ad abitare?
Può bastare questa osservazione.
2. Una solitudine scelta, una solitudine subita
Ricorda due momenti diversi.
Nel primo eri sola/o e volevi esserlo.
Nel secondo eri sola/o e avresti desiderato una presenza.
Racconta entrambe le scene senza commentarle.
Dove eri?
Che ora era?
Che cosa stavi facendo?
Che cosa avresti visto entrando nella stanza?
Solo dopo rileggi e completa:
La differenza tra queste due solitudini, per me, è…
A volte utilizziamo la stessa parola per esperienze profondamente diverse.
Scriverle separatamente può renderlo visibile.
3. Il posto che occupo nelle relazioni
Pensa a una relazione importante.
Non necessariamente sentimentale.
Completa queste frasi:
Con questa persona mi accorgo che tendo a…
Mi sento libera/o di…
Faccio più fatica a…
Una parte di me che qui trova spazio è…
Una parte di me che tende a rimanere fuori è…
Non devi arrivare a una valutazione della relazione.
L'esercizio serve a osservare quale versione di noi prende posto quando siamo con qualcuno.
4. Ciò che vorrei ricevere, ciò che posso offrirmi
Scrivi: Quando desidero essere amata/o, vorrei che qualcuno…
Continua senza censurarti.
Poi passa a: Di tutto questo, c’è qualcosa che oggi posso provare a offrirmi io?
La risposta può essere sì, no oppure “non lo so”.
Non tutto ciò di cui abbiamo bisogno può o deve essere sostituito dall’autosufficienza.
Abbiamo bisogno degli altri.
Ma può essere interessante distinguere ciò che desideriamo ricevere da una relazione da ciò che possiamo iniziare a riconoscere anche da soli.
Non dobbiamo imparare ad amare la solitudine
Non penso che ogni esperienza difficile debba diventare necessariamente una risorsa.
Ci sono solitudini desiderate e solitudini dolorose.
Ci sono periodi in cui stare soli ci restituisce spazio e altri in cui amplifica qualcosa che ci pesa.
Scrivere non deve convincerci che la solitudine sia “bella”.
Può aiutarci semplicemente a essere più precisi:
questa solitudine mi appartiene
questa mi protegge
questa mi pesa
questa non l’ho scelta
Le parole diventano più utili quando smettono di essere generiche.
E l’amore?
Anche l’amore può essere osservato senza idealizzarlo.
Che cosa intendiamo quando diciamo di voler essere amati?
Essere scelti?
Compresi?
Desiderati?
Accolti?
Lasciati liberi?
Cercati?
Una possibile traccia è: Per me sentirmi amata/o significa…
Scrivi dieci risposte brevi.
Poi rileggile.
Potresti accorgerti che alcune parlano dell’altro e altre, invece, raccontano molto di te.
Una pagina può contenere le contraddizioni
Una delle cose che amo della scrittura è che non ci obbliga alla coerenza.
Possiamo scrivere: voglio che tu rimanga
e, due righe dopo: ho bisogno che tu mi lasci spazio
Entrambe possono essere vere.
Forse abitare amore e solitudine significa anche questo: smettere di pretendere che ogni parte di noi voglia esattamente la stessa cosa.
Un perimetro importante
La scrittura terapeutica che propongo è un’attività non clinica dedicata al benessere, all’espressione e alla consapevolezza. Non comprende diagnosi, sostegno psicologico, psicoterapia o trattamenti sanitari e non li sostituisce. Se la solitudine o una relazione sono associate a una sofferenza intensa o persistente, è importante rivolgersi, quando necessario, a un professionista sanitario qualificato.
Se desideri uno spazio guidato
Nei miei percorsi individuali e nei laboratori utilizzo domande, immagini e proposte di scrittura per esplorare temi come relazioni, confini, cambiamenti, identità e momenti di passaggio.