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Emozioni e pensieri: 5 esercizi di scrittura terapeutica per fare chiarezza

Pensieri ed emozioni spesso arrivano mescolati. Cinque esercizi di scrittura terapeutica per distinguerli, osservarli e trovare parole più precise per ciò che stiamo vivendo.

A volte diciamo “sto male”, “sono confusa”, “ho troppi pensieri”.

Sono frasi vere, ma molto grandi.

Dentro possono esserci insieme una preoccupazione, una delusione, stanchezza, desiderio, rabbia, paura, qualcosa che è successo e qualcosa che stiamo soltanto immaginando.

Scrivere può aiutarci non necessariamente a cambiare ciò che sentiamo, ma a renderlo un po’ più distinguibile.

E quando qualcosa diventa più preciso, spesso cambia anche il modo in cui riusciamo a guardarlo.

Che cosa intendo per scrittura terapeutica

La scrittura terapeutica che utilizzo nei miei percorsi è una pratica guidata orientata all’espressione, alla consapevolezza e al benessere.

Non lavoriamo sulla qualità letteraria del testo e non è necessario trovare parole perfette.

Possiamo usare frasi, elenchi, immagini, domande, descrizioni.

Ciò che scriviamo può restare completamente privato.

Il punto non è produrre un testo: è utilizzare la pagina come uno spazio di osservazione.

Emozione e pensiero non sono la stessa cosa

Capita facilmente di confonderli.

“Andrà malissimo” è un pensiero.

“Ho paura” descrive un’emozione.

“Non mi considera abbastanza” è già un’interpretazione.

“Mi sono sentita esclusa” prova ad avvicinarsi all’esperienza.

Non serve diventare perfetti nel distinguerli. Ma provare a farlo può rendere la scrittura molto più interessante.

Invece di chiederci immediatamente “come faccio a stare meglio?”, possiamo partire da:

Che cosa è successo?
Che cosa ho pensato?
Che cosa ho sentito?
Che cosa mi ha toccato davvero?

5 esercizi di scrittura terapeutica

1. Dai un titolo alla giornata

Immagina che la giornata di oggi sia un capitolo di un libro.

Non raccontarla ancora.

Scrivi soltanto:

Titolo:
Sottotitolo:

Poi prova a scriverne altri tre.

Potresti accorgerti che cambiando titolo cambia anche ciò che metti a fuoco.

Infine scegli quello che ti sembra più vero e completa: Ho scelto questo titolo perché…

Questo esercizio obbliga a condensare senza dover spiegare tutto.

2. Una scena, tre sguardi

Scegli un episodio recente che ti è rimasto addosso.

Raccontalo tre volte, molto brevemente.

La prima: Quello che è successo

Descrivi soltanto ciò che una telecamera avrebbe potuto vedere o sentire.

La seconda: Quello che ho pensato

Scrivi ciò che ti sei detta/o mentre accadeva.

La terza: Quello che ho sentito

Prova a nominare le emozioni senza spiegare perché fossero giuste o sbagliate.

Alla fine guarda le tre versioni. Sono davvero la stessa storia?

3. L’oggetto testimone

Scegli un oggetto presente in un momento significativo degli ultimi giorni.

Una tazza.
Una giacca.
Una chiave.
Un telefono sul tavolo.
Una sedia vuota.

Descrivi la scena dal punto di vista di quell’oggetto.

Inizia: Se questo oggetto avesse osservato tutto, direbbe che…

Non deve diventare un racconto creativo perfetto.

Cambiare punto di osservazione può permetterci di vedere dettagli che, raccontando subito “io sentivo…”, rischiamo di perdere.

4. Le parole troppo grandi

Scrivi tre parole che utilizzi spesso quando qualcosa non va.

Per esempio:

male
confusione
ansia
rabbia
stanchezza

Scegline una e chiediti: Se non potessi usare questa parola, come descriverei quello che sto vivendo?

Prova con cinque frasi.

Non cercare sinonimi.

Cerca dettagli.

Forse “sono confusa” diventa:

continuo a cambiare idea
vorrei due cose incompatibili
non riesco ancora a capire quale scelta mi appartiene

Più la parola diventa precisa, più l’esperienza acquista contorni.

5. Due cose possono essere vere

Dividi la pagina con una linea verticale.

Da una parte completa: Una parte di me…

Dall’altra: E allo stesso tempo un’altra parte di me…

Per esempio:

Una parte di me vuole partire.
Un’altra vorrebbe che nulla cambiasse.

Oppure:

Sono felice per questa scelta.
E mi dispiace per ciò che sto lasciando.

Continua con almeno cinque coppie.

Non devi decidere quale delle due parti abbia ragione.

Questo esercizio nasce proprio per lasciare spazio alla possibilità che due verità apparentemente contrarie possano convivere.

La precisione non serve a controllare ciò che sentiamo

Dare un nome più preciso a un’emozione non significa dominarla.

E distinguere un pensiero da un fatto non significa che quel pensiero smetterà immediatamente di tornare.

La scrittura non deve diventare uno strumento con cui correggersi.

Può essere semplicemente un modo per passare da: “Dentro di me è tutto confuso”

a: “Ci sono almeno tre cose diverse che stanno accadendo contemporaneamente.”

E questa differenza, a volte, è già significativa.

Non tutto deve diventare consapevolezza

Anche qui farei attenzione a un'altra aspettativa.

Non ogni pagina deve regalarci un’intuizione.

Possiamo scrivere e rimanere nello stesso punto.

Possiamo capire qualcosa soltanto giorni dopo.

Possiamo persino rileggere e pensare: non so bene cosa volessi dire.

Va bene.

La scrittura non è un test da superare.

Un perimetro importante

La scrittura terapeutica che propongo è un’attività non clinica dedicata al benessere, all’espressione e alla consapevolezza.

Non comprende diagnosi, sostegno psicologico, psicoterapia o trattamenti sanitari e non li sostituisce.

Se emozioni o sofferenza diventano intense, persistenti o interferiscono significativamente con la vita quotidiana, è importante rivolgersi a un professionista sanitario qualificato.

Se desideri uno spazio guidato

Nei miei percorsi individuali e nei laboratori utilizzo domande, immagini e tracce di scrittura per esplorare ciò che una persona porta in quel momento, senza interpretazioni imposte e nel rispetto dei suoi tempi.

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