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Scrittura terapeutica per la paura: 4 esercizi per aumentare la fiducia in te

Quando la paura occupa tutta la scena è facile sentirsi bloccati, inadeguati, soli. La scrittura terapeutica per la paura è uno spazio semplice in cui confrontarti serenamente con quello che senti e ritrovare un po’ di fiducia in te. In questo articolo ti propongo 4 esercizi di scrittura terapeutica che uso anche nei miei laboratori a Verona.

Ci sono momenti in cui la paura sembra comandare tutto.
Paura di esporsi, di scegliere, di sbagliare. Paura di deludere, di non essere abbastanza, di non farcela.

A volte è una paura chiara, con un nome preciso. Altre volte è solo un nodo allo stomaco, un’agitazione che non sai spiegare ma che ti accompagna ovunque.

La scrittura terapeutica è uno spazio semplice e potente dove appoggiare queste paure. È un quaderno, una penna, qualche minuto di silenzio e la disponibilità a dirti la verità – almeno sulla pagina.

In questo articolo ti racconto che cos’è la scrittura terapeutica, perché può aiutare quando hai paura e ti propongo 4 esercizi di scrittura terapeutica pensati proprio per aumentare, passo dopo passo, la fiducia in te.

Ti parlerò anche del mio ultimo laboratorio di scrittura terapeutica a Verona, dedicato a paura e fiducia in sé, nato proprio da queste domande.

Laboratorio di scrittura terapeutica a Verona: persone sedute intorno a un tavolo che scrivono su paura e fiducia in sé

Cos’è la scrittura terapeutica

Quando le persone digitano “scrittura terapeutica” su Google, di solito stanno cercando un modo per stare meglio: meno ansia, meno confusione, più chiarezza.

La scrittura terapeutica è proprio questo: una pratica di ascolto di sé che usa la scrittura come strumento di cura. Non serve essere bravi a scrivere. Non è un esercizio di stile, ma un incontro con te stessa/o.

In concreto significa:

  • scegliere un tempo e uno spazio solo tuoi (anche dieci minuti);

  • prendere un quaderno dedicato e una penna;

  • lasciare che pensieri, emozioni, ricordi, paure escano dalla testa e finiscano sulla pagina – così come sono.

Quando scrivi in questo modo:

  • quello che senti prende una forma;

  • le emozioni non restano chiuse dentro, a girare in tondo;

  • puoi guardare da fuori ciò che ti abita, con un po’ più di distanza e gentilezza.

La scrittura terapeutica non sostituisce la psicoterapia, ma può affiancarla o diventare un rituale personale di cura quotidiana. Una specie di appuntamento fisso con te.

Paura e fiducia in te: perché la scrittura aiuta

La paura, di per sé, non è sbagliata. È un’emozione che nasce per proteggerti. Diventa complicata quando:

  • è vaga e non sai nemmeno da dove arriva;

  • ti blocca, impedendoti di fare anche piccoli passi;

  • si mescola a vergogna, senso di colpa, autosvalutazione.

In questi momenti la testa può diventare un luogo rumoroso, pieno di “e se…?”, scenari catastrofici, ruminazioni infinite. È proprio qui che gli esercizi di scrittura terapeutica possono diventare un’ancora.

Scrivendo:

  • nomini la paura: darle un nome spesso la rende meno gigantesca;

  • la porti fuori da te, sulla pagina, e puoi osservarla;

  • inizi a chiederti non solo “di cosa ho paura?”, ma anche “cosa sta cercando di dirmi questa paura?”;

  • fai spazio ad altre parti di te: quella che desidera, quella che spera, quella che è curiosa, quella che sa prendersi cura.

La fiducia in te non arriva tutta insieme. Di solito nasce da piccole prove quotidiane, da passaggi di coraggio. La scrittura terapeutica ti aiuta a vederli, a non dimenticarli e a costruirci sopra una narrazione diversa di te.

4 esercizi di scrittura terapeutica per la paura (e la fiducia in te)

Ti propongo ora quattro esercizi di scrittura terapeutica che puoi fare quando senti la paura più presente.

Prenditi il tempo che ti serve, spegni le notifiche, respira qualche volta in profondità. Non pensare a fare bene l’esercizio: l’unica cosa importante è essere sincera/o con te stessa/o.

1. “Cara Paura, ti scrivo perché…”

Il primo passo è smettere di combattere la paura come se fosse un mostro esterno e iniziare a vederla come una parte di te, che in qualche modo sta provando a proteggerti.

Prendi una pagina nuova e scrivi in alto:

“Cara Paura, ti scrivo perché…”

Poi lascia andare la penna. Raccontale cosa ti sta succedendo, cosa ti blocca, da quanto tempo la senti, cosa non vorresti più vivere. Non censurarti: non stai scrivendo un tema, stai scrivendo un incontro vero.

Quando hai finito, fai un respiro e cambia prospettiva. Immagina che sia la Paura a risponderti. Scrivi:

“Cara/o [il tuo nome], io sono qui per…”

Lascia che questa parte di te parli. Forse ti dirà che ha paura di vederti soffrire, che teme il rifiuto, che non vuole che tu perda qualcosa di importante. Non devi crederle per forza, devi solo ascoltarla.

Alla fine, rileggi la pagina con calma. Sottolinea una frase tua e una frase della Paura che ti colpiscono. Già questo, spesso, basta a cambiare qualcosa nello sguardo.

2. Dal “Cosa temo” al “Cosa posso fare oggi”

La paura ama l’indefinito. Più le cose restano confuse, più lei si allarga.
Un modo per darle un contenitore è passare dalla testa alla realtà concreta.

Scegli una situazione che ti spaventa in questo periodo. Può essere un dialogo da affrontare, una scelta, un cambiamento.

Su una pagina, dividi lo spazio in due (anche solo idealmente) e, invece di pensare per colonne, usa due paragrafi consecutivi.

Nel primo paragrafo scrivi:

“Cosa temo in questa situazione”

e lascia uscire tutto: cosa potrebbe andare storto, di cosa hai paura davvero, cosa non vorresti perdere.

Nel paragrafo successivo scrivi:

“Cosa è nelle mie mani oggi”

e prova a concentrarti solo su quello che puoi fare nelle prossime ore. Non grandi rivoluzioni: un messaggio, una domanda, chiedere aiuto, informarti meglio, darti il permesso di fare un piccolo passo.

L’obiettivo di questo esercizio di scrittura terapeutica non è trovare la soluzione perfetta ma allenare il passaggio da una paura generica a un’azione concreta e gentile verso di te.

3. La lettera dalla te che ce l’ha fatta

C’è una parte di te che è già andata avanti di qualche passo e che sa che cosa può aiutarti. La scrittura serve anche a darle voce.

Immagina te stessa/o tra un anno. Non una versione ideale e irraggiungibile, ma una persona che ha attraversato questo periodo con tutti i suoi inciampi, le sue fatiche, i suoi momenti di luce.

Scrivi:

“Sono la te di tra un anno. Non ti dirò tutto, ma voglio raccontarti…”

e lascia che questa te del futuro ti parli. Raccontati cosa è cambiato, quali piccoli gesti hanno fatto la differenza, quali sono stati i giorni difficili e come li hai attraversati, che cosa hai scoperto su di te.

Mentre scrivi, non pensare se ha senso o no. Concentrati sul tono: che sia la voce di qualcuno che ti vuole bene davvero.

Quando hai finito, sottolinea tre frasi che ti danno un po’ di sollievo o di coraggio. Puoi riscriverle su un post-it e tenerle sul comodino o nel diario: saranno il tuo promemoria di fiducia.

4. Il diario delle micro prove di coraggio

La fiducia in te non nasce da un grande gesto eroico, ma da tante micro scelte quotidiane che spesso non ti riconosci. Questo esercizio serve a non perderle per strada.

Per una settimana, alla sera, apri il quaderno e completa queste tre frasi:

Oggi avevo paura di…
Nonostante questo, ho fatto questo piccolo passo…
Dopo averlo fatto, mi sono sentita/o…

Non importa quanto piccolo sia il passo: anche solo aver mandato un messaggio, esserti preso dieci minuti per respirare, aver detto un “no” che avresti sempre rimandato.

Dopo qualche giorno inizierai a vedere nero su bianco che, pur avendo paura, ti muovi comunque. È una prova concreta della tua capacità di attraversare le cose, non solo di subirle. Ed è una base preziosa per costruire una nuova immagine di te.

Cartellone con frasi e pensieri nati da un esercizio di scrittura terapeutica sulla paura e sulla fiducia in sé a Verona

Il laboratorio a Verona: quando la scrittura terapeutica diventa un cerchio

Questi esercizi non vivono solo sulle pagine dei quaderni individuali. Nelle ultime settimane li ho portati dentro un laboratorio di scrittura terapeutica a Verona dedicato proprio alla paura e alla fiducia in sé.

Ci siamo ritrovate in una cartoleria piena di colori, sedute attorno a un tavolo di legno, con penne, fogli e un grande foglio bianco pronto ad accogliere le parole di tutte.

Abbiamo iniziato con un momento di silenzio e di ascolto del respiro, per arrivare davvero lì.

Poi, una pagina alla volta:

  • abbiamo scritto lettere alla paura, lasciando emergere la sua voce e la nostra;

  • abbiamo trasformato paure vaghe in azioni piccole e possibili;

  • abbiamo dato parola alla noi del futuro che ce l’ha fatta;

  • abbiamo raccolto, alla fine, le frasi che volevamo portare a casa, scrivendole su piccoli fogli di carta.

Partecipanti al laboratorio di scrittura terapeutica a Verona sedute al tavolo, sorridenti, con quaderni e penne

Sul cartellone finale sono rimaste parole come:

  • “ascoltarsi senza giudizio è stato come sentirsi a casa”;

  • “le nostre paure, se condivise, prendono un nuovo colore”;

  • “amicizia: che la vita non smetta mai di sorprenderci”.

Guardarle tutte insieme è stato come vedere il percorso fatto: le paure non sono scomparse, ma hanno preso altre forme, altri colori, sono state tenute in mano da più persone.

Se vuoi iniziare un percorso di scrittura terapeutica per la paura

Se senti che questo è un tema vivo per te e ti piacerebbe lavorarci con la scrittura terapeutica, hai diverse possibilità.

Se sei di Verona o dintorni, puoi partecipare ai miei laboratori di scrittura terapeutica a Verona in piccoli gruppi: spazi protetti dove paura, fragilità e fiducia in sé vengono accolte con rispetto e delicatezza.

Se invece preferisci un percorso più personale, puoi scegliere la scrittura terapeutica individuale, online, con quaderni guidati ed esercizi su misura.

Sul mio sito trovi le informazioni aggiornate sui prossimi laboratori, sui percorsi individuali e sui PDF di esercizi di scrittura terapeutica che puoi iniziare quando vuoi.

E se ti va, puoi già cominciare da qui: scegli uno degli esercizi che hai letto e regalati il tempo di una pagina.

La paura probabilmente resterà, almeno un po’.
Ma pagina dopo pagina potresti scoprire che anche la fiducia in te sa farsi strada.
Una riga alla volta.

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Scrittura terapeutica e ansia: 5 esercizi per dare spazio a ciò che senti

Quando paura e pensieri prendono molto spazio, scrivere può offrire un tempo per fermarsi e osservare ciò che sta accadendo. Cinque esercizi di scrittura guidata per avvicinarsi a ciò che senti con curiosità e senza giudizio.

Ci sono momenti in cui un pensiero continua a tornare, una paura occupa più spazio del solito o diventa difficile distinguere ciò che sta accadendo da tutto quello che immaginiamo possa accadere.

Scrivere non significa necessariamente trovare una soluzione. A volte significa soltanto fermarsi abbastanza a lungo da osservare ciò che c’è.

La pagina può diventare uno spazio in cui mettere in parole pensieri, sensazioni e domande senza doverli ordinare subito. Non per eliminare ciò che proviamo, ma per avvicinarci a esso con un po’ più di attenzione.

Che cosa intendo per scrittura terapeutica

La scrittura terapeutica è una pratica guidata orientata al benessere, alla consapevolezza e all’espressione personale.

Non è un corso di scrittura creativa: il testo non deve essere bello, corretto o interessante per qualcun altro. Può essere frammentario, contraddittorio, incompleto.

Quando scriviamo per noi stessi possiamo provare a dare una forma visibile a qualcosa che, fino a quel momento, abbiamo percepito soprattutto come pensiero, sensazione o confusione.

La condivisione non è necessaria. Ciò che nasce sulla pagina può restare soltanto nostro.

Scrittura e ansia: che cosa possiamo dire davvero

La ricerca sulla scrittura espressiva studia da diversi decenni che cosa accade quando le persone scrivono delle proprie esperienze, emozioni e difficoltà.

I risultati sono interessanti, ma è importante non semplificarli.

Una meta-analisi pubblicata nel 2023, che ha raccolto 31 studi sperimentali e oltre 4.000 partecipanti, ha rilevato nel complesso un effetto piccolo ma significativo sui sintomi di depressione, ansia e stress in popolazioni sane o subcliniche. Gli effetti variavano però tra gli studi e tendevano a emergere maggiormente nel tempo, non necessariamente subito dopo aver scritto.

Questo significa che la scrittura può essere una pratica utile per alcune persone, ma non è un trattamento dell’ansia e non produce lo stesso effetto per tutti. Anche studi più specifici hanno trovato risultati nulli o molto modesti in alcune condizioni, motivo in più per evitare promesse assolute.

Per me il punto interessante della scrittura rimane soprattutto questo: creare un tempo nel quale poter osservare ciò che stiamo vivendo e trovare parole che prima non avevamo.

5 esercizi di scrittura da provare

1. Che cosa c’è qui, adesso?

Prendi un foglio e completa lentamente: In questo momento mi accorgo di…

Continua per qualche minuto senza cercare spiegazioni.

Puoi annotare un pensiero, una sensazione fisica, un’immagine, qualcosa che senti intorno a te o una frase che continua a tornare.

Alla fine rileggi e sottolinea soltanto una frase: quella che, oggi, ti sembra più vicina a ciò che stai vivendo.

Non devi farne nulla. Limitati a riconoscerla.

2. Dare una forma alla paura

Se la paura che senti avesse una forma, quale avrebbe?

Prova a descriverla senza spiegarla.

Potrebbe essere un luogo, un animale, una stanza, un colore, un oggetto, una temperatura.

Poi continua: Quando questa paura è con me…

e infine: Quello che vorrei potermi concedere, mentre è qui, è…

L’obiettivo non è far sparire la paura, ma provare a osservarla attraverso un linguaggio diverso.

3. Ciò che so / ciò che immagino

Dividi il foglio in due parti.

Da una parte scrivi: Quello che so

Dall’altra: Quello che sto immaginando

Quando siamo preoccupati, fatti, anticipazioni e possibilità possono facilmente sovrapporsi.

Metterli sulla pagina non serve a stabilire che le nostre paure siano “sbagliate”, ma può aiutarci a vedere meglio da che cosa sono composte.

4. Ciò che è nelle mie mani

Scrivi liberamente per qualche minuto su ciò che ti sta preoccupando.

Poi fermati e completa: Oggi non posso controllare…

e subito dopo: Oggi posso scegliere…

Non cercare una grande soluzione.

Può essere qualcosa di minuscolo: fare una telefonata, chiedere un’informazione, uscire per dieci minuti, rimandare una decisione, chiedere aiuto, riposare.

Scegliere un gesto possibile non cancella ciò che ci preoccupa, ma può riportare l’attenzione al presente.

5. Una pagina di attenzione

Guarda il luogo in cui sei e descrivi cinque cose che puoi vedere.

Poi annota qualche suono.

Una consistenza.

La luce.

Un dettaglio che normalmente non avresti osservato.

Infine scrivi: Sono qui e, in questo momento…

e lascia che arrivino alcune righe.

È una scrittura molto semplice, che non chiede di entrare necessariamente in contenuti emotivi profondi: porta l’attenzione a ciò che è presente.

Quanto bisogna scrivere?

Non esiste una quantità valida per tutti.

Puoi scegliere dieci minuti oppure una pagina. Scrivere a mano o al computer. Farlo una volta oppure tornarci nei giorni successivi.

Anche James Pennebaker, tra i principali studiosi della scrittura espressiva, sottolinea che non emerge una superiorità netta della scrittura a mano rispetto a quella digitale: può avere più senso scegliere la modalità con cui ci sentiamo maggiormente a nostro agio.

La scrittura non deve diventare un’altra cosa da fare “bene”.

Se un esercizio non ti corrisponde, puoi interromperlo. Se senti che scrivere di un determinato tema ti attiva o ti mette in difficoltà, non è necessario continuare a esplorarlo da sola.

Scrivere senza chiedere alla pagina di risolvere tutto

Mi interessa pensare alla scrittura non come a una risposta immediata, ma come a un luogo in cui poter formulare meglio le domande.

A volte una pagina non cambia quello che sta succedendo.

Può però restituirci una frase che non avevamo ancora riconosciuto, mostrarci una distinzione, far emergere un desiderio o semplicemente concederci alcuni minuti in cui ascoltare senza dover subito decidere.

Ed è già un modo diverso di stare accanto a ciò che viviamo.

Un perimetro importante

La scrittura terapeutica che propongo è un’attività non clinica dedicata al benessere, all’espressione e alla consapevolezza. Non comprende diagnosi, sostegno psicologico, psicoterapia o trattamenti sanitari e non li sostituisce.

Se ansia, paura o sofferenza sono intense, persistenti o interferiscono significativamente con la vita quotidiana, è importante rivolgersi a un professionista sanitario qualificato.

Se desideri essere accompagnata/o

Nei miei percorsi individuali e nei laboratori utilizzo la scrittura attraverso tracce e domande guidate, rispettando i tempi e ciò che ciascuna persona desidera portare.

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