Come iniziare con la scrittura terapeutica: una guida per chi non sa da dove partire
Come si comincia davvero a praticare la scrittura terapeutica? Una guida semplice per capire cosa serve, quanto scrivere, da dove partire e che differenza c’è tra scrivere da soli e seguire un percorso guidato.
Forse hai sentito parlare di scrittura terapeutica e ti incuriosisce, ma quando apri un quaderno non sai bene che cosa dovresti fare.
Scrivere liberamente? Raccontare quello che è successo durante la giornata? Partire da un’emozione? Rileggere quello che hai scritto?
La prima cosa da sapere è che non esiste un unico modo corretto di praticare la scrittura terapeutica.
E soprattutto non serve essere scrittori.
La scrittura terapeutica non chiede di produrre un testo bello, originale o interessante per qualcun altro. La pagina diventa piuttosto uno spazio in cui rallentare, osservare ciò che stiamo vivendo e provare a dargli una forma attraverso le parole.
Che cos’è la scrittura terapeutica
Con questa espressione mi riferisco a una pratica di scrittura orientata all’espressione personale, alla consapevolezza e al benessere.
Si può partire da una domanda, un’immagine, una parola, un ricordo, una situazione concreta o da una consegna guidata.
A differenza della scrittura creativa, l’obiettivo non è costruire una storia o migliorare lo stile.
Non importa se una frase è elegante. Non importa se ripeti una parola. Non importa se cambi idea mentre scrivi.
Il testo non deve dimostrare nulla.
Da dove si comincia?
Comincerei da una cosa molto semplice: non dal problema più grande della tua vita.
Quando una persona scopre questo tipo di scrittura può essere tentata di andare subito verso ciò che fa più male, come se una pagina dovesse necessariamente contenere qualcosa di profondo.
Non è così.
Puoi cominciare da qualcosa di molto più vicino e circoscritto: una giornata che continua a tornarti in mente, una decisione che stai rimandando, una conversazione, un cambiamento, qualcosa che desideri e non riesci ancora a nominare bene.
Non è la drammaticità del tema a rendere significativa la scrittura.
Carta e penna oppure computer?
Non esiste un supporto universalmente migliore.
Scrivere a mano può rendere il gesto più lento e fisico; scrivere al computer può risultare più naturale per chi è abituato a digitare o desidera maggiore velocità.
La scelta più utile è quella che ti permette di restare nella scrittura senza occuparti troppo dello strumento.
Puoi anche cambiare modalità nel tempo.
Non serve acquistare un quaderno particolare né costruire un rituale perfetto prima di cominciare.
Quanto tempo bisogna scrivere?
Non è necessario scrivere ogni giorno.
E nemmeno per molto tempo.
Per iniziare possono essere sufficienti dieci o quindici minuti in cui sai di non dover fare altro.
Preferisco pensare alla continuità non come a una disciplina rigida, ma come alla possibilità di tornare periodicamente alla pagina.
Una pratica che diventa un altro dovere rischia di perdere proprio quello spazio di libertà che dovrebbe offrire.
La tua prima esperienza di scrittura
Se volessi provare per la prima volta, puoi partire da qui. Scegli un episodio molto preciso degli ultimi giorni che per qualche motivo ti è rimasto in mente.
Non cercare di interpretarlo e non partire spiegando che cosa significa. Raccontalo lentamente per dieci minuti prestando attenzione soltanto a ciò che ricordi: il luogo, le persone presenti, quello che è stato detto, i silenzi, i piccoli gesti, ciò che hai notato in quel momento e ciò che noti soltanto adesso mentre scrivi.
Quando hai finito, posa la penna.
Non cercare una morale e non costringerti a trovare una risposta.
Dopo qualche minuto puoi rileggere una volta e osservare soltanto dove la tua attenzione si è fermata più a lungo.
È sufficiente.
Non ogni pagina deve condurre a una scoperta.
Bisogna rileggere ciò che si scrive?
Non necessariamente.
A volte rileggere subito permette di notare una parola o un passaggio che non avevamo riconosciuto mentre scrivevamo.
Altre volte è più utile chiudere il quaderno e lasciare passare del tempo.
Puoi anche decidere di non rileggere affatto.
La scrittura personale non deve diventare un testo da analizzare continuamente.
E se non riesco a scrivere?
Anche questo fa parte dell’esperienza.
Può capitare di avere molto da dire e non riuscire a trovare le parole.
Oppure di scoprire che una consegna che sembrava interessante non ci porta da nessuna parte.
Non significa che stai praticando male.
Puoi cambiare tema, fermarti o tornare alla pagina in un altro momento.
In un percorso guidato, proprio questa difficoltà può diventare un’informazione utile per scegliere una proposta diversa, senza forzare la scrittura.
Scrivere da soli e scrivere con una guida non sono la stessa cosa
La scrittura personale può essere praticata autonomamente.
Un percorso guidato aggiunge però un elemento diverso: qualcuno prepara le consegne, costruisce una progressione, tiene conto del tema che desideri esplorare e accompagna il processo senza giudicare il testo né interpretarlo al posto tuo.
Nei miei percorsi individuali, per esempio, non utilizzo una raccolta di esercizi identica per tutti.
Le tracce cambiano in base alla persona, al momento e a ciò che stiamo esplorando.
Nei laboratori di gruppo, invece, esiste un tema comune, ma ognuno può attraversarlo attraverso la propria esperienza e scegliere liberamente che cosa condividere.
Non devi scrivere “bene”
È probabilmente una delle cose più importanti da ricordare.
Puoi scrivere male. Puoi lasciare una frase incompleta. Puoi cancellare. Puoi contraddirti. Puoi scoprire a metà pagina che non vuoi più parlare di ciò da cui eri partita.
La scrittura terapeutica non ha un lettore da convincere.
Prima di tutto, quella pagina è tua.
Un perimetro chiaro
La scrittura terapeutica che propongo è un’attività non clinica dedicata al benessere, all’espressione e alla consapevolezza.
Non comprende diagnosi, sostegno psicologico, psicoterapia o trattamenti sanitari e non li sostituisce.
Se durante la scrittura emergono vissuti associati a una sofferenza intensa o difficile da gestire, non è necessario affrontarli da soli attraverso la pagina: può essere importante rivolgersi a un professionista sanitario qualificato.
Se vuoi provare con una guida
Se senti curiosità ma non sai da quale tema iniziare, puoi scegliere un percorso individuale oppure partecipare a uno dei miei laboratori di scrittura terapeutica.
Non serve arrivare con qualcosa di già chiaro da raccontare.
A volte si comincia proprio da lì: dal non sapere ancora bene che cosa abbiamo bisogno di dire.