Lettera dalla terra
“Lettera dalla terra”, poesia contemporanea di Martina Maria Mancassola pubblicata sul Journal of Italian Translation nella primavera 2026, con traduzione inglese di Julia Anastasia Pelosi-Thorpe.
“Lettera dalla terra” è una poesia inedita di Martina Maria Mancassola, pubblicata nel numero primavera 2026 del Journal of Italian Translation, con traduzione inglese di Julia Anastasia Pelosi-Thorpe.
Lettera dalla terra
Quando sono nata
non sapevo che sarei
morta più volte.
Vi ho spiegato
prima con i soffi del vento
poi – arrabbiata –
con frane e terremoti
la mia fragilità
ma ho scoperto
che gli uomini
non hanno orecchie,
solo lingue per ingannare.
Io cerco riposo:
non sono
come le foglie che
si allungano verso il cielo
per cercare la luce –
io muoio.
Martina Maria Mancassola
A Letter from Earth
While I was being born
I didn’t know I’d be
dead once again.
I filled you all in
(first with whispers of wind
then – furiously –
with landslides and earthquakes)
on my fragility
but I unearthed
the detail that men
have no ears,
only tongues for deceit.
I seek ease:
I am not
akin to the light-
seeking leaves
straining skyward –
I can die.
Traduzione inglese di Julia Anastasia Pelosi-Thorpe
Poesia per chi non trova la strada
“Poesia per chi non trova la strada”, poesia contemporanea di Martina Maria Mancassola pubblicata sul Journal of Italian Translation nella primavera 2026, con traduzione inglese di Julia Anastasia Pelosi-Thorpe.
“Poesia per chi non trova la strada” è una poesia inedita di Martina Maria Mancassola, pubblicata nel numero primavera 2026 del Journal of Italian Translation, con traduzione inglese di Julia Anastasia Pelosi-Thorpe.
Poesia per chi non trova la strada
Perdersi, lo sai
tinge gli occhi
di nero
ti fa sentire
l’ombra dell’ombra,
una casa senza tetto.
Poi però apre
ad un cielo privato
in cui le fessure,
le ferite,
diventano buchi
da cui guardare
le stelle.
Perdersi
fa perdere parti di sé
vivere in un tombino
di cantilene mute –
il cuore impermeabile
alle scaltre intenzioni.
Ma anche trovarsi
fa perdere un poco di sé
perché chi trova
ha perduto possibili
altri lati di sé.
Martina Maria Mancassola
A Poem for Finding the Way
Getting lost, you know,
darkens the colour
of your eyes,
means you sense
the shadows of shadows,
a roofless house.
But this opens
onto a private sky
whose fissures
and wounds
become
slits for
stargazing.
Getting lost
means you lose parts of yourself
inhabit drains
of muted lullabies –
your heart impervious
to slick intents.
But finding yourself
also means losing a little of yourself
because the person who finds things
has lost other
possible sides to themself.
Traduzione in inglese di Julia P. Thorpe
Spezzarsi non basta
“Spezzarsi non basta”, poesia contemporanea di Martina Maria Mancassola pubblicata sul Journal of Italian Translationnella primavera 2026, con traduzione inglese di Julia Anastasia Pelosi-Thorpe.
“Spezzarsi non basta” è una poesia inedita di Martina Maria Mancassola, pubblicata nel numero primavera 2026 del Journal of Italian Translation, con traduzione inglese di Julia Anastasia Pelosi-Thorpe.
Spezzarsi non basta
Spezzarsi non basta,
scagliarsi nelle banalità
abbandonando il limite
rompere le ossa,
le dita dei piedi,
squarciare le membrane che proteggono,
gettarsi nell’abissale evolvere delle cose,
celarsi nella calma,
votarsi alla realtà insolita
librarsi chissà dove
per poi tornare nella pelle,
sottopelle cucire un abbandono
con filo colorato che sa di vittoria.
Vincere la delusione
sgretolandosi – come bambini –
nel ventre della gioia-respiro.
Being Fractured Won’t Cut It
Being fractured won’t cut it,
pouncing on trivialities
as the border is abandoned
breaking bones, toes,
ripping protective membranes,
hurled into the abyssal manoeuvrings of things,
concealed in quietude,
consecrated in unusual actuality
hovering who knows where
to then return to flesh
sewing skin-deep abandon
with victory-tinged thread.
To be victorious
against disappointment
eroding it – as children do –
in their bliss-inhaling stomachs.
Traduzione in inglese di Julia P. Thorpe
Piangendo del tuo dolore
Poesia contemporanea di Martina Maria Mancassola, pubblicata sul Journal of Italian Translation nella primavera 2026, con traduzione inglese di Julia Anastasia Pelosi-Thorpe.
Piangendo del tuo dolore è una poesia inedita di Martina Maria Mancassola, pubblicata nel volume XXI, numero 1, primavera 2026, del Journal of Italian Translation, con traduzione inglese di Julia Anastasia Pelosi-Thorpe.
Piangendo del tuo dolore
Piangendo del tuo dolore
mescolato al mio
come un pessimo piatto
da digerire
trovo i tuoi occhi,
le tue ossa
sul mio volto
e prego le lacrime di non smettere
per non perdere la tua voce
che si perde nei ritardi
di decolli mal partiti,
di atterraggi mai sperati.
Come un leone
sbrano i ricordi
per sentirne il gusto,
vedere cosa rimane.
Rimani tu,
rimango io,
non ci sono denti
che possano cancellare
i nostri corpi spigolosi e impauriti
nel sereno abbraccio d’addio.
Crying from Your Pain
Crying from your pain
stirred in with mine
hardly digestible
as a meal
I find your eyes,
your bones
in my face
and pray the tears don’t fade
so I won’t lose that voice
of yours that’s lost among delays
in desperate-straited take-offs,
and never-hoped-for landings.
Like a lion
I rend memories asunder
render their taste savourable,
their remains visible.
You remain,
I remain,
no teeth exist
that can consume
our hard-edged, frightened bodies
in farewell’s calm embrace.
Traduzione inglese di Julia P. Thorpe
Poiché la vita fugge: la recensione di Giorgia Meriggi
Giorgia Meriggi recensisce Poiché la vita fugge, il volume di Samuele Editore in cui Martina Maria Mancassola traduce in italiano contemporaneo le prose di J. M. Synge dai sonetti di Petrarca.
È uscito da pochi giorni il numero primaverile 2026 del Journal of Italian Translation, rivista internazionale dedicata alla traduzione letteraria tra italiano e inglese.
Tra le recensioni ospitate nel volume c’è anche Poiché la vita fugge: Mancassola traduce il Petrarca in prosa di J. M. Synge, una lettura di Giorgia Meriggi dedicata al mio lavoro di traduzione per Poiché la vita fugge – In morte di Madonna Laura, pubblicato da Samuele Editore nel 2025 e curato da Marco Governale e Marco Sonzogni.
Il libro raccoglie diciassette traduzioni in prosa che John Millington Synge realizzò a partire da alcuni sonetti “in morte di Madonna Laura” del Canzoniere di Francesco Petrarca. Il mio compito è stato tradurre quelle prose inglesi in un italiano contemporaneo.
Non si trattava, quindi, di tradurre direttamente Petrarca, ma di ascoltare il modo in cui Synge aveva accolto e trasformato la sua voce.
Durante il lavoro ho avuto spesso la sensazione di trovarmi in mezzo a un dialogo già iniziato: da una parte Petrarca e il suo tentativo di dare forma alla perdita; dall’altra Synge, che aveva portato quei testi dentro la propria lingua e la propria sensibilità. Tra loro, dovevo cercare uno spazio per una nuova versione italiana che conservasse le tracce di entrambi.
Nella recensione, Giorgia Meriggi definisce le mie versioni:
«traduzioni fatte di corpi che vivono e che soffrono».
Sono parole che mi hanno colpita perché riconoscono uno degli aspetti ai quali tenevo maggiormente: restituire un dolore che non fosse soltanto pensiero o ricordo, ma qualcosa capace di attraversare il corpo, il tempo e la lingua.
La recensione mette in evidenza anche il dialogo che si crea tra epoche, luoghi e sensibilità differenti: tra l’Italia e l’Irlanda, tra il passato e il presente, tra la voce di Petrarca, quella di Synge e l’italiano contemporaneo della traduzione.
Una parte importante della lettura è dedicata al sonetto 293, nel quale la scrittura diventa un modo per dare voce al dolore. È un tema che sento particolarmente vicino anche per il lavoro che svolgo attraverso i laboratori di scrittura a orientamento terapeutico.
Scrivere non significa necessariamente risolvere ciò che ci ferisce. Può significare riconoscerlo, permettergli di esistere e trovare una forma nella quale possa essere accolto.
Allo stesso modo, tradurre può diventare un gesto di vicinanza: non l’illusione di coincidere completamente con la voce di un’altra persona, ma il tentativo di ascoltarla senza cancellarne la distanza.
La recensione si conclude con queste parole:
«Nella traduzione poetica si sfiora l’equivalenza con l’altro».
Ringrazio Giorgia Meriggi per questa lettura attenta e per avere riconosciuto, dentro il lavoro linguistico, anche il movimento umano che lo ha accompagnato.
La recensione è pubblicata alle pagine 310–314 del volume XXI, numero 1, primavera 2026, del Journal of Italian Translation.
Un bambino mi ha detto
Poesia contemporanea di Martina Maria Mancassola, pubblicata su Journal of Italian Translation, primavera 2025, con traduzione inglese di Timothy Smith.
Poesia pubblicata su Journal of Italian Translation, primavera 2025. Traduzione inglese di Timothy Smith.
Un bambino
mi ha detto
che le gocce di rugiada
sono occhi
messi giù
dagli antenati
sulle foglie
per guardare
chi passa.
Ognuno di noi
è gli occhi
di chi ha visto
Martina Maria Mancassola
A child
told me
that dewdrops
are eyes
sent down
onto leaves
by our forebears
to watch
people passing by.
All of us
are the eyes
of those who have seen
Timothy Smith
Può un profumo creare una strada?
Poesia contemporanea di Martina Maria Mancassola, pubblicata su Journal of Italian Translation e tradotta in inglese da Timothy Smith.
Poesia pubblicata su Journal of Italian Translation, primavera 2025. Traduzione inglese di Timothy Smith.
Può un profumo
creare una strada?
Sei bianco,
odori di stelle
che nessuno ha annusato mai.
Per la botanica
sei un gelsomino falso
ma è in ciò che si cela
la scoperta dell’impossibile.
Quante volte
ho errato
per oltrepassare
il primo strato
di realtà.
Salgo sulle tue eliche:
mi porti verso la verità?
Martina Maria Mancassola
Can a scent
create a street?
You’re white,
with scents of stars
which no one’s ever smelled.
In botanical terms
you’re a star jasmine
but this is where the discovery
of the impossible lies.
How many times
have I wandered into
going beyond
the first level
of reality.
I climb aboard your propellers:
will you bear me towards the truth?
Timothy Smith
Le finestre dentro di me
Poesia pubblicata su Journal of Italian Translation, primavera 2025. Traduzione inglese di Timothy Smith.
Poesia pubblicata su Journal of Italian Translation, primavera 2025. Traduzione inglese di Timothy Smith.
Le finestre dentro di me
Quando guardo le case
penso:
ci devono essere finestre
e porte
anche dentro me.
Le sento aprirsi e chiudersi,
talvolta sbattere.
Eppure, quando morirò,
non credo le troveranno:
il mio scheletro
le ha nascoste per bene
e andranno perdute.
O forse un angelo
se ne farà carico
e le porterà in paradiso
per arredarlo,
oppure in un altro mondo,
dove porte e finestre
servono a sognare,
a perdersi dentro le strade
che aprono e chiudono
quasi per magia.
Se qualcuno le vuole,
gliele posso prestare,
ma a una condizione:
non smettere di sognare.
Martina Maria Mancassola
The Windows Within Me
When I see houses
I think to myself:
there must be windows
and doors
within me as well
I hear them opening, closing,
sometimes banging.
And yet, when I die,
I don’t think they’ll find them:
my skeleton
has hidden them for good
and they’ll be lost forever
Or perhaps an angel
will take care of them
carrying them to heaven
to adorn them,
or rather, in another world,
where doors and windows
are employed for dreaming,
for losing oneself in streets
that open and close
as if by magic.
If anyone wants them,
I can lend them out
but on one condition:
that you don’t stop dreaming.
English translation by Timothy Smith
Quando il mattino apre gli occhi
Poesia pubblicata su Journal of Italian Translation, primavera 2025. Traduzione inglese di Timothy Smith.
Poesia pubblicata su Journal of Italian Translation. Traduzione inglese di Timothy Smith, 2025.
Quando il mattino apre gli occhi
Ho raccolto la lacrima di una foglia
Cielo ridotto in miniatura
E le mie dita l’hanno assorbita
Per abbeverare l’animo
Aveva sete
E avendo ancora sete
Uscì in cerca di altre lacrime
Le trovò sul viso della città
E sulle ali di una libellula
Entrambe avevano perso un amore
Ma non se ne impossessò
Più avanti sarebbe arrivato un bambino
E con le sue mani di gioia
Avrebbe fatto sparire il loro dolore
Martina Maria Mancassola, Quando il mattino apre gli occhi (Eretica Edizioni, 2025).
When Morning Opens Your Eyes
From a leaf I collected a teardrop
A sky in miniature
And my fingers absorbed it
So as to sate my soul
My soul was thirsty
And thirsts still
Out it went in search of other tears
On the city’s visage it found them
And on the wings of a dragonfly
Both had lost someone they’d loved
But it didn’t take hold of them
A bit later a child would come
And with his joyful hands
Make their pain go away
Translated into English by Timothy Smith