Quando i pensieri corrono: 4 esercizi di scrittura terapeutica da fare a casa

Ci sono momenti in cui la mente sembra arrivare sempre qualche passo prima di noi.

Una conversazione che continuiamo a ripercorrere.
Una possibilità futura che immaginiamo in dieci versioni diverse.
Una frase che torna.
Un dubbio che non si chiude.

Quando succede, può essere difficile capire dove finisce ciò che sta accadendo e dove comincia tutto quello che stiamo anticipando.

Scrivere non serve necessariamente a fermare questi pensieri.

Può però offrirci una superficie su cui guardarli.

Che cosa intendo per scrittura terapeutica

La scrittura terapeutica è una pratica guidata orientata all’espressione, alla consapevolezza e al benessere.

Non è scrittura creativa e non richiede un testo bello, coerente o completo.

Si parte da una domanda, una traccia, un’immagine o una frase e si lascia che la pagina diventi uno spazio in cui osservare ciò che sta occupando la nostra attenzione.

Quello che scriviamo può restare completamente privato.

Scrittura e ansia: senza promesse semplicistiche

La scrittura espressiva è studiata da molti anni, ma i risultati non sono uniformi.

Una meta-analisi su 31 studi e oltre 4.000 partecipanti ha rilevato nel complesso un effetto piccolo ma significativo su sintomi di depressione, ansia e stress, con effetti che tendevano a emergere soprattutto nel tempo. Gli autori sottolineano però che i risultati variano tra studi e protocolli.

In altri contesti, come l’ansia da esame, studi più recenti hanno trovato effetti trascurabili o non significativi.

Per questo non considero la scrittura un trattamento dell’ansia.

Mi interessa piuttosto come pratica che può aiutare alcune persone a mettere in parole ciò che stanno vivendo, osservarlo con maggiore chiarezza e creare un po’ di distanza da pensieri che altrimenti rimangono indistinti.

4 esercizi di scrittura

1. Il pensiero che torna

Scrivi in cima alla pagina:

Il pensiero che continua a tornare è…

Completa la frase in modo diretto.

Poi riscrivila tre volte, iniziando ogni volta in modo diverso:

Quando questo pensiero arriva, mi racconta che…

Quello che temo possa accadere è…

Quello che questo pensiero non sa è…

Non devi convincerti che la preoccupazione sia infondata.

L’obiettivo è distinguere il pensiero dalla totalità di ciò che sei e di ciò che sta succedendo.

2. Una conversazione sulla pagina

Dividi il foglio in due colonne.

A sinistra scrivi: La voce della preoccupazione

A destra: La voce che osserva

Lascia parlare per qualche riga la prima voce.

Poi rispondi dalla seconda senza cercare di rassicurarti a tutti i costi.

Può semplicemente dire:

Ti sento.

Capisco perché torni.

Non so ancora come andrà.

Posso restare qui senza risolvere tutto adesso.

Continua il dialogo per qualche minuto.

A volte cambiare posizione sulla pagina modifica anche il modo in cui leggiamo ciò che pensiamo.

3. Il riquadro

Disegna un rettangolo al centro del foglio.

Dentro scrivi per cinque minuti tutto ciò che ti sta preoccupando.

Non ordinare nulla.

Quando hai finito, chiudi idealmente quel riquadro.

Poi, fuori dal rettangolo, annota tutto ciò che esiste oltre quella preoccupazione in questo momento:

una persona,
un luogo,
una responsabilità,
qualcosa che ami,
un dettaglio della stanza,
un progetto,
una cosa che aspetti.

Non serve ridimensionare artificialmente ciò che ti preoccupa.

Serve soltanto ricordare che non occupa tutta la pagina.

4. Una pagina da domani sera

Immagina che sia domani sera.

Non devi immaginare che tutto sia andato bene.

Scrivi invece: Sono arrivata/o alla fine di questa giornata e sono contenta/o di aver protetto…

Continua.

Poi: Una cosa che non ho dovuto risolvere oggi è…

E infine: Una cosa che ho scelto di lasciare incompleta è…

Questo esercizio non serve a prevedere il futuro.

Serve a cambiare prospettiva e a osservare ciò che potrebbe meritare spazio anche se l’incertezza rimane.

Non devi rileggere subito

Non tutto ciò che scriviamo deve essere analizzato.

Puoi chiudere il quaderno e tornarci più avanti.

Oppure non tornarci affatto.

Se rileggi, prova a evitare la domanda: “Che cosa significa?”

e sostituiscila con: “Che cosa noto?”

Una parola ripetuta.
Una frase che ti sorprende.
Una contraddizione.
Qualcosa che non avevi intenzione di scrivere.

Può bastare questo.

Quando la scrittura non è il momento giusto

Ci sono giorni in cui scrivere aiuta a fermarsi.

Altri in cui può aumentare il senso di sovraccarico.

Se senti che un esercizio ti attiva troppo, puoi interromperlo.

La scrittura terapeutica non deve diventare un compito né qualcosa da portare a termine a tutti i costi.

Anche scegliere di non scrivere può essere una forma di ascolto.

Un perimetro importante

La scrittura terapeutica che propongo è un’attività non clinica dedicata al benessere, all’espressione e alla consapevolezza.

Non comprende diagnosi, sostegno psicologico, psicoterapia o trattamenti sanitari e non li sostituisce.

Se ansia o sofferenza sono intense, persistenti o interferiscono significativamente con la vita quotidiana, è importante rivolgersi a un professionista sanitario qualificato.

Se desideri essere accompagnata/o

Nei miei percorsi individuali e nei laboratori utilizzo tracce, domande e immagini per accompagnare l’esplorazione di un tema o di un momento della vita, senza interpretazioni imposte e nel rispetto dei tempi della persona.

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