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Scrittura terapeutica: meglio scrivere a mano o al computer? Cosa mostra la ricerca

Scrivere a mano e digitare non sono la stessa cosa. La ricerca osserva differenze nel gesto e nell’attività cerebrale durante la scrittura. In questo articolo trovi una guida pratica per scegliere il formato più adatto al journaling e alla scrittura terapeutica.

Molte persone che fanno journaling o scrittura terapeutica notano una differenza.

Con carta e penna la scrittura sembra più lenta e più presente.

Con tastiera o telefono la scrittura è più veloce e più comoda.

La domanda è semplice: cambia qualcosa davvero?

La ricerca suggerisce di sì: scrivere a mano e digitare sono due gesti diversi, e in alcuni studi si osservano differenze anche nell’attività cerebrale durante la scrittura.

Nota: questo articolo è divulgativo. Non sostituisce supporto medico o psicologico.

Persona che scrive a mano

1) Cosa cambia quando scrivi a mano

Scrivere a mano è un gesto più complesso

Quando scrivi a mano usi:

  • movimenti fini della mano

  • ritmo e pressione

  • spazio sul foglio

  • forma delle lettere

Digitare è diverso: il gesto è più uniforme e ripetitivo.

Questa differenza di gesto interessa anche la ricerca, perché il corpo fa parte del modo in cui elaboriamo le informazioni.

2) Cosa osservano alcuni studi sul cervello

Esistono studi che registrano l’attività cerebrale mentre le persone scrivono.

In particolare, alcuni lavori usano EEG ad alta densità (molti sensori).

In questi studi, la scrittura a mano è associata a pattern di connettività/attività più diffusi rispetto alla digitazione. Gli autori discutono questo dato come potenzialmente utile per processi legati ad attenzione e apprendimento.

Cosa significa in parole semplici? Significa che la scrittura a mano può coinvolgere più sistemi insieme: gesto, attenzione, percezione.

3) Perché questo può essere utile nella scrittura terapeutica

La scrittura terapeutica non è una gara a chi scrive testi più lunghi.

Di solito attraverso la scrittura terapeutica si cerca di:

  1. rallentare

  2. mettere ordine

  3. dare parole a ciò che si sente

La scrittura a mano spesso aiuta perché è più lenta.

E la lentezza può aumentare l’attenzione a quello che stai scrivendo, momento per momento.

Detto in modo concreto: per molte persone la penna rende più facile entrare e stare nella scrittura.

4) E la tastiera? Quando può essere la scelta migliore

Digitare ha vantaggi reali:

  • è più accessibile

  • è più veloce

  • permette più continuità (anche fuori casa)

  • può essere più sostenibile per chi ha dolore o difficoltà motorie

Quindi nella pratica la scelta migliore è spesso quella che ti permette di scrivere con regolarità.

Un punto importante: se digiti, è facile scrivere di getto e restare molto in testa.

Non è un problema. Basta usare una piccola regola: scrivere più lentamente e con pause.

5) Come scegliere: una guida semplice

Scegli la penna quando:

  • ti senti agitata/o e vuoi rallentare

  • vuoi contatto con il corpo e con il ritmo

  • vuoi scrivere con più calma e meno “prestazione”

Scegli tastiera/telefono quando:

  • hai poco tempo e vuoi costanza

  • scrivere a mano ti stanca o ti fa male

  • vuoi un testo più lungo e più ordinato

Non esiste un formato giusto. Esiste il formato più utile per quel momento.

6) Mini esercizio di 7 giorni

Per una settimana scrivi 5 minuti al giorno.

Usa sempre la stessa frase iniziale: “In questo momento, dentro di me c’è…”

  • Nei giorni dispari scrivi a mano

  • Nei giorni pari scrivi con la tastiera

Alla fine di ogni sessione segna tre numeri su una scala da 0 a 10:

  • Presenza: quanto eri presente mentre scrivevi

  • Corpo: quanto hai percepito il corpo

  • Effetto: come ti sei sentito dopo (più calmo, più carico, uguale)

Questo esercizio non è una diagnosi. È un modo ordinato per capire cosa ti aiuta davvero.

Conclusione

La ricerca mostra che scrivere a mano e digitare non sono equivalenti.

In alcuni studi si osservano differenze nell’attività cerebrale durante la scrittura, con pattern più diffusi quando si scrive a mano. 

Nella scrittura terapeutica questo può tradursi in una scelta pratica: velocità o presenza.

Fonti

  • Studio EEG su scrittura a mano vs digitazione (bambini e giovani adulti). 

  • Studio EEG su connettività: scrivere a mano vs digitare. 

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Scrivere le preoccupazioni prima di un esame migliora davvero la performance?

10 minuti di scrittura sulle preoccupazioni, subito prima di un test o di una performance, possono aiutare soprattutto chi ha ansia da prestazione. Ecco cosa osserva uno studio pubblicato su Science e come provarlo in modo semplice.

Cosa ha trovato lo studio di Ramirez & Beilock (2011)

Quando dobbiamo affrontare un esame importante, un test o una prova “che conta”, capita spesso questo: più ci teniamo, più la mente si riempie di pensieri.

“E se vado in bianco?”

“Se fallisco?”

“Se deludo qualcuno?”

“Se non sono abbastanza?”

Questa è una forma molto comune di ansia da prestazione (o ansia da test). E il problema non è “avere emozioni”: il problema è che, sotto pressione, i pensieri possono diventare così invadenti da occupare spazio mentale proprio mentre ci serve concentrazione.

Uno studio americano pubblicato su Science ha provato a testare un’idea semplice: se scrivo le mie preoccupazioni subito prima della prova, posso funzionare meglio?

Lo studio, in breve (e perché è interessante)

Lo studio si intitola: “Writing about testing worries boosts exam performance in the classroom” ed è firmato da Gerardo Ramirez e Sian L. Beilock, pubblicato nel 2011 su Science. 

Gli autori hanno testato questa idea in più esperimenti:

  • due in laboratorio

  • due sul campo, in classe, in situazioni reali di esame. 

La logica di partenza è molto concreta: in una prova ad alta pressione, è normale avere pensieri di preoccupazione. Ma questi pensieri possono “rubare” risorse mentali e peggiorare la prestazione. 

Che cosa hanno fatto fare agli studenti

L’intervento è stato volutamente brevissimo e pratico.

Subito prima di un test importante, ad alcuni studenti è stato chiesto di fare un compito di scrittura: scrivere i propri pensieri e le proprie preoccupazioni riguardo alla prova imminente. 

È questo il punto chiave: non “scrivere in generale”, non un diario di settimane, non una terapia.

Una cosa mirata, immediatamente prima della performance.

Risultato principale: punteggi migliori (soprattutto per chi è più ansioso)

Secondo l’abstract su PubMed, questo breve esercizio di scrittura:

  • ha migliorato in modo significativo i punteggi agli esami

  • e l’effetto è stato particolarmente evidente negli studenti che erano abitualmente più ansiosi rispetto ai test. 

Gli autori riassumono l’idea in modo molto diretto: scrivere delle proprie preoccupazioni prima di un esame ad alta pressione può aumentare il punteggio. 

Cosa significa davvero

Questo studio non dice che scrivere risolve l’ansia in generale. Dice qualcosa di più specifico:

  • in contesti di pressione

  • quando la mente è piena di preoccupazioni

  • un breve momento di scrittura “scarico” subito prima può aiutare a non portarsi tutto quel rumore dentro la prova.

È un’ipotesi molto sensata: mettere i pensieri su carta potrebbe ridurre il loro peso mentre devi concentrarti.

Ma restiamo corretti e scientifici: qui stiamo parlando di un intervento testato in esperimenti su esami importanti (non di “qualsiasi cosa nella vita”, non di “cura universale”).

Come puoi provarlo in modo semplice (ispirandoti allo studio)

Se vuoi replicare l’idea in modo pulito, puoi fare così:

1) Quando farlo

Subito prima di una prova: esame, test, colloquio, performance, presentazione.

2) Timer

Imposta un tempo breve (pochi minuti). L’elemento centrale è la scrittura “scarico”, immediata.

3) Cosa scrivere (senza censura)

Scrivi:

  • cosa ti preoccupa

  • cosa temi che possa succedere

  • che pensieri continui a ripeterti

  • cosa senti nel corpo (se vuoi)

Non devi scrivere bene. Non devi essere “positivo/a”. Devi essere onesto e diretto.

4) Poi chiudi e fai la prova

L’obiettivo non è “sentirti perfetto/a”; è arrivare al test con meno rumore mentale addosso.

Per chi può essere particolarmente utile

Nel riassunto PubMed, l’effetto risulta più forte per chi è abitualmente ansioso rispetto ai test. 

Quindi, se ti riconosci in:

  • ansia da prestazione

  • overthinking prima di una prova

  • paura del giudizio / del fallimento

    questa è una strategia interessante da conoscere (sempre senza farne una promessa miracolosa).

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Quando i pensieri corrono: 4 esercizi di scrittura terapeutica da fare a casa

Quando i pensieri si rincorrono, scrivere può offrire un modo per osservarli con un po’ più di distanza. Quattro esercizi guidati da fare a casa, senza dover trovare subito una soluzione.

Ci sono momenti in cui la mente sembra arrivare sempre qualche passo prima di noi.

Una conversazione che continuiamo a ripercorrere.
Una possibilità futura che immaginiamo in dieci versioni diverse.
Una frase che torna.
Un dubbio che non si chiude.

Quando succede, può essere difficile capire dove finisce ciò che sta accadendo e dove comincia tutto quello che stiamo anticipando.

Scrivere non serve necessariamente a fermare questi pensieri.

Può però offrirci una superficie su cui guardarli.

Che cosa intendo per scrittura terapeutica

La scrittura terapeutica è una pratica guidata orientata all’espressione, alla consapevolezza e al benessere.

Non è scrittura creativa e non richiede un testo bello, coerente o completo.

Si parte da una domanda, una traccia, un’immagine o una frase e si lascia che la pagina diventi uno spazio in cui osservare ciò che sta occupando la nostra attenzione.

Quello che scriviamo può restare completamente privato.

Scrittura e ansia: senza promesse semplicistiche

La scrittura espressiva è studiata da molti anni, ma i risultati non sono uniformi.

Una meta-analisi su 31 studi e oltre 4.000 partecipanti ha rilevato nel complesso un effetto piccolo ma significativo su sintomi di depressione, ansia e stress, con effetti che tendevano a emergere soprattutto nel tempo. Gli autori sottolineano però che i risultati variano tra studi e protocolli.

In altri contesti, come l’ansia da esame, studi più recenti hanno trovato effetti trascurabili o non significativi.

Per questo non considero la scrittura un trattamento dell’ansia.

Mi interessa piuttosto come pratica che può aiutare alcune persone a mettere in parole ciò che stanno vivendo, osservarlo con maggiore chiarezza e creare un po’ di distanza da pensieri che altrimenti rimangono indistinti.

4 esercizi di scrittura

1. Il pensiero che torna

Scrivi in cima alla pagina:

Il pensiero che continua a tornare è…

Completa la frase in modo diretto.

Poi riscrivila tre volte, iniziando ogni volta in modo diverso:

Quando questo pensiero arriva, mi racconta che…

Quello che temo possa accadere è…

Quello che questo pensiero non sa è…

Non devi convincerti che la preoccupazione sia infondata.

L’obiettivo è distinguere il pensiero dalla totalità di ciò che sei e di ciò che sta succedendo.

2. Una conversazione sulla pagina

Dividi il foglio in due colonne.

A sinistra scrivi: La voce della preoccupazione

A destra: La voce che osserva

Lascia parlare per qualche riga la prima voce.

Poi rispondi dalla seconda senza cercare di rassicurarti a tutti i costi.

Può semplicemente dire:

Ti sento.

Capisco perché torni.

Non so ancora come andrà.

Posso restare qui senza risolvere tutto adesso.

Continua il dialogo per qualche minuto.

A volte cambiare posizione sulla pagina modifica anche il modo in cui leggiamo ciò che pensiamo.

3. Il riquadro

Disegna un rettangolo al centro del foglio.

Dentro scrivi per cinque minuti tutto ciò che ti sta preoccupando.

Non ordinare nulla.

Quando hai finito, chiudi idealmente quel riquadro.

Poi, fuori dal rettangolo, annota tutto ciò che esiste oltre quella preoccupazione in questo momento:

una persona,
un luogo,
una responsabilità,
qualcosa che ami,
un dettaglio della stanza,
un progetto,
una cosa che aspetti.

Non serve ridimensionare artificialmente ciò che ti preoccupa.

Serve soltanto ricordare che non occupa tutta la pagina.

4. Una pagina da domani sera

Immagina che sia domani sera.

Non devi immaginare che tutto sia andato bene.

Scrivi invece: Sono arrivata/o alla fine di questa giornata e sono contenta/o di aver protetto…

Continua.

Poi: Una cosa che non ho dovuto risolvere oggi è…

E infine: Una cosa che ho scelto di lasciare incompleta è…

Questo esercizio non serve a prevedere il futuro.

Serve a cambiare prospettiva e a osservare ciò che potrebbe meritare spazio anche se l’incertezza rimane.

Non devi rileggere subito

Non tutto ciò che scriviamo deve essere analizzato.

Puoi chiudere il quaderno e tornarci più avanti.

Oppure non tornarci affatto.

Se rileggi, prova a evitare la domanda: “Che cosa significa?”

e sostituiscila con: “Che cosa noto?”

Una parola ripetuta.
Una frase che ti sorprende.
Una contraddizione.
Qualcosa che non avevi intenzione di scrivere.

Può bastare questo.

Quando la scrittura non è il momento giusto

Ci sono giorni in cui scrivere aiuta a fermarsi.

Altri in cui può aumentare il senso di sovraccarico.

Se senti che un esercizio ti attiva troppo, puoi interromperlo.

La scrittura terapeutica non deve diventare un compito né qualcosa da portare a termine a tutti i costi.

Anche scegliere di non scrivere può essere una forma di ascolto.

Un perimetro importante

La scrittura terapeutica che propongo è un’attività non clinica dedicata al benessere, all’espressione e alla consapevolezza.

Non comprende diagnosi, sostegno psicologico, psicoterapia o trattamenti sanitari e non li sostituisce.

Se ansia o sofferenza sono intense, persistenti o interferiscono significativamente con la vita quotidiana, è importante rivolgersi a un professionista sanitario qualificato.

Se desideri essere accompagnata/o

Nei miei percorsi individuali e nei laboratori utilizzo tracce, domande e immagini per accompagnare l’esplorazione di un tema o di un momento della vita, senza interpretazioni imposte e nel rispetto dei tempi della persona.

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Un anno di laboratori di scrittura e poesia a Verona (e online)

Nel 2026 accompagnerò piccoli gruppi in nuovi laboratori di scrittura terapeutica e poesia, a Verona e online. In questo articolo ti racconto perché la scrittura di gruppo può diventare una casa per chi è in cammino e ti presento i percorsi in partenza: Cerchio di Parole – Nuovi inizi, Chi sono io quando nessuno guarda, Poesia in cartoleria, La mia mappa interiore e Scrittura terapeutica in dialogo con la natura.

Penna stilografica che scrive su pergamena

Ogni gennaio ci raccontiamo che “questo sarà l’anno giusto per…”.
Per ascoltarci di più, per cambiare qualcosa, per dare spazio a parti di noi che da troppo tempo rimandiamo. Poi la vita riprende a correre, e quell’intenzione resta lì, sospesa.

Per molte persone, il primo passo non è “stravolgere tutto”, ma trovare un luogo sicuro dove fermarsi a guardare cosa succede dentro. Un tavolo, un quaderno, altre persone che scrivono con te, qualcuno che ti accompagna con delicatezza. A Verona e online, il mio lavoro con la scrittura terapeutica nasce proprio da questo bisogno: creare spazi gentili di ascolto e di parola.

Nel 2026 questi spazi prenderanno forma in diversi laboratori di scrittura e poesia, alcuni in presenza a Verona, altri online. In questo articolo ti racconto che cosa hanno in comune, come possono aiutarti se ti senti “in cammino” e quali sono i percorsi in partenza.

Perché un laboratorio di scrittura (invece di restare solo col diario)

Scrivere da soli a casa, su un diario, è già un gesto potente. La ricerca sul journaling e sulla scrittura espressiva mostra che mettere in parole pensieri ed emozioni può ridurre stress e ansia, migliorare la regolazione emotiva e aumentare la consapevolezza di sé.

Un laboratorio di scrittura terapeutica di gruppo aggiunge qualcosa in più:

  • una cornice chiara di tempo e di spazio, in cui sai che per un’ora o due puoi mettere in pausa il resto;

  • tracce guidate pensate per accompagnarti passo dopo passo: corpo, emozioni, ricordi, desideri;

  • la presenza degli altri, condivisioni sempre facoltative, che ti fanno scoprire quanto le fatiche siano diverse e simili allo stesso tempo.

Non è un corso di scrittura creativa: non lavoriamo sul “bel testo”, ma sul modo in cui le parole possono sostenerti mentre attraversi cambiamenti, domande, momenti di stanchezza o di ricerca.

Con questa stessa ottica ho pensato i laboratori di scrittura terapeutica a Verona del 2026 (e l’unico percorso online, aperto ovunque tu sia).

Cerchio di Parole – Nuovi inizi (online)

Il primo percorso che parte, a gennaio, è online: si chiama Cerchio di Parole – Nuovi inizi.

Per sei giovedì consecutivi, dalle 19:00 alle 20:30, ci incontriamo su Zoom in un piccolo gruppo. Ogni incontro ha un tema legato ai nuovi inizi: cambiamenti desiderati o subiti, strade che si aprono, parti di te che chiedono ascolto, paure di “non farcela”, piccoli passi possibili.

La struttura è sempre simile:

  • qualche minuto di arrivo e respiro;

  • una prima traccia di scrittura terapeutica, guidata da me;

  • un momento di pausa e, se ti va, di condivisione;

  • una seconda traccia, per andare un po’ più in profondità;

  • una chiusura con una parola o un gesto da portare via.

Non serve saper scrivere. Serve solo voler essere onesta/o con te stessa/o, per sei giovedì, e concederti di vedere cosa succede quando ti siedi davanti al quaderno con l’intenzione di ascoltarti davvero. Le informazioni pratiche (date, costo, iscrizioni) sono nella sezione Eventi del mio sito.

Locandina laboratorio online Cerchio di parole - Nuovi inizi

Chi sono io quando nessuno guarda – laboratorio di scrittura terapeutica a Verona (ModusLab)

Per chi è a Verona e preferisce la presenza, da gennaio partirà anche un laboratorio di scrittura terapeutica presso ModusLab, in zona Croce Bianca.

Il titolo è una domanda che ci accompagna da sempre:
“Chi sono io quando nessuno guarda?”

Lavoreremo sul tema dell’identità e delle “maschere” che indossiamo ogni giorno: ruoli, aspettative, abiti che altri ci mettono addosso o che ci siamo cuciti da soli per sentirci al sicuro. Attraverso le tracce di scrittura proveremo a vedere:

  • cosa resta quando togliamo, almeno sulla pagina, ciò che non ci somiglia più;

  • quali parti di noi abbiamo imparato a nascondere;

  • quali voci interne sono più dure, quali più gentili.

Gli incontri saranno il venerdì tardo pomeriggio, in un’aula raccolta, con penne, taccuini e la libertà di scegliere ogni volta se leggere oppure no. Il percorso è pensato per giovani e adulti, a partire dai 16 anni.

Locandina del nuovo ciclo di incontri di scrittura terapeutica ModusLab

Poesia in cartoleria: un laboratorio mensile di poesia a Verona

Se ti senti più vicino alla poesia, o se è da tempo che vorresti avvicinarti ma non sai da dove iniziare, alla Cartoleria Castelvecchio (Stradone Porta Palio 1, Verona) da gennaio nascerà un appuntamento mensile: Poesia in cartoleria.

Ogni incontro durerà un’ora e avrà una struttura semplice:

  • accoglienza e respiro;

  • lettura di una o più poesie;

  • breve momento di risonanza: cosa ti ha colpito, che immagine ti porti via;

  • scrittura condivisa (ognuno al proprio posto, con la propria pagina);

  • piccola condivisione finale per chi desidera.

È un laboratorio di poesia a Verona pensato come un luogo in cui la poesia non è qualcosa da “capire”, ma uno spazio in cui respirare parole, lasciarle lavorare dentro, usarle come appoggi per parlare di sé.

Locandina laboratorio a Verona di poesia

La mia mappa interiore: percorso di scrittura terapeutica in cartoleria

Sempre alla Cartoleria Castelvecchio partirà, dal 19 gennaio, un percorso più strutturato di scrittura terapeutica in presenza: La mia mappa interiore.

È composto da cinque incontri, con titoli che sono già una direzione:

  1. Percepisco dunque sono

  2. Geografia delle mie forme

  3. Ingredienti dell’animo

  4. Teletrasporto nel futuro

  5. Creare la mia mappa stellare

In ogni incontro lavoreremo su una “zona” diversa della tua mappa interiore: il corpo e le percezioni, le forme che prendi nelle relazioni, gli ingredienti che ti compongono, l’immaginazione di un futuro possibile, la sintesi finale.

Potrai scegliere se partecipare al gruppo del lunedì pomeriggio o del sabato, sempre in piccoli numeri, in uno spazio pieno di quaderni, penne e colori. Perfetto se cerchi laboratori di scrittura terapeutica a Verona che ti accompagnino per più settimane, con un filo narrativo da seguire.

Locandina laboratorio a Verona di scrittura terapeutica

Scrittura terapeutica in dialogo con la natura (Agriturismo l’Eremo)

Non tutte le parole nascono al chiuso. A volte abbiamo bisogno di camminare, respirare aria diversa, sentire il rumore delle foglie per riuscire a dire certe cose.

Per questo, a fine gennaio, porterò la scrittura fuori città, all’Agriturismo l’Eremo: un pomeriggio di scrittura terapeutica in dialogo con la natura.

Il laboratorio inizierà con una breve passeggiata consapevole tra gli alberi: passi lenti, respiro, sguardo che si allarga. Poi, al caldo, tazza di tisana e biscotti, useremo la scrittura per:

  • ascoltare che cosa la natura risveglia dentro;

  • dare parola alle fragilità che emergono quando finalmente ci fermiamo;

  • lasciare andare ciò che pesa e tenere con noi ciò che conta.

È aperto a tutti, non serve nessuna esperienza di scrittura. Porta il tuo quaderno preferito e una penna che ami: il resto lo costruiremo insieme, una parola alla volta.

Locandina evento di scrittura terapeutica all’Eremo

Come scegliere il laboratorio giusto per te

Davanti a tutte queste possibilità, può venire voglia di fare “tutto”. In realtà basta chiederti di cosa hai più bisogno adesso:

  • Se senti che stai attraversando un cambiamento e ti serve una cornice delicata per lavorare sui nuovi inizi, Cerchio di Parole – Nuovi inizi (online) può essere il posto giusto.

  • Se ti interroga la domanda “chi sono veramente?”, tra ruoli e aspettative, il percorso a ModusLab ti offre uno spazio per esplorarlo con la scrittura.

  • Se ami la poesia, o vuoi scoprirla, la cartoleria può diventare il tuo piccolo rifugio mensile.

  • Se desideri una guida passo passo dentro di te, La mia mappa interiore è pensata proprio come un viaggio a tappe.

  • Se senti nostalgia del contatto con la natura, il laboratorio all’Eremo unisce camminata, respiro e parola.

In tutti questi percorsi troverai la stessa cosa: un clima di ascolto, nessun giudizio sulla forma dei testi, libertà di condividere solo ciò che ti fa bene condividere.

Informazioni e iscrizioni

Tutti i laboratori di scrittura terapeutica e poesia a Verona e online che hai trovato qui saranno raccolti nella sezione Eventi del mio sito, con:

  • calendario aggiornato;

  • costi;

  • modalità di iscrizione.

Per domande, dubbi o per capire quale percorso può essere più adatto a te, puoi scrivermi una mail a mancassolamartinamaria@gmail.com oppure contattare il numero indicato nelle locandine.

Se senti che il 2026 è un anno in cui vuoi finalmente ascoltarti di più, forse la cosa più semplice che puoi fare è questa: scegliere un laboratorio, un quaderno, una penna, e vedere cosa succede quando ti concedi una stanza di carta tutta tua.

Ti aspetto, a Verona o online, per scrivere insieme la prossima pagina.

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Emozioni di fine anno: usare la scrittura per attraversare dicembre

Dicembre accende le luci fuori e mescola le emozioni dentro: ansia da Natale, bilanci di fine anno, nostalgia, desideri nuovi. Da Verona ti propongo uno sguardo gentile su questo periodo, usando scrittura terapeutica e diario per attraversare dicembre senza perderti.

Ragazza che si prepara a scrivere in riva al lago

Siamo a dicembre, di nuovo.
Fuori ci sono le luci, i mercatini, i messaggi di auguri che iniziano a comparire ovunque. Dentro, spesso, c’è un’altra storia: stanchezza accumulata, bilanci di fine anno, nostalgia, qualche entusiasmo e molta confusione.

Per qualcuno questo è il periodo più bello dell’anno.
Per altri è il momento in cui l’ansia da Natale e il cosiddetto Christmas blues fanno più rumore: ti guardi attorno e hai la sensazione che tutti siano felici tranne te, o che ci sia qualcosa che ti manca e non sai bene cosa.

Se ti senti così, non c’è niente di sbagliato in te. Dicembre, semplicemente, amplifica. Porta a galla cose che durante l’anno riusciamo a tenere in un angolo. E proprio per questo può diventare un tempo prezioso, se gli diamo spazio e strumenti giusti.

Uno di questi strumenti è la scrittura. In particolare, la scrittura terapeutica e il diario.

Dicembre, bilanci di fine anno e quella voce critica che non si spegne

Alla fine dell’anno quasi tutti, in un modo o nell’altro, fanno i conti con sé stessi.
“Com’è andato questo anno?”
“Che cosa ho combinato?”
“Ho sprecato tempo? Ho perso occasioni?”

Il problema è che spesso questi bilanci di fine anno sono spietati. Partono dal presupposto che avremmo dovuto fare di più, essere diversi, essere “a posto” con tutto. Non considerano la fatica, le pause, le cose invisibili che abbiamo tenuto in piedi.

In più ci sono le aspettative delle feste: la famiglia ideale, la tavola perfetta, l’atmosfera serena. La vita reale, però, è fatta anche di relazioni complicate, di sedie vuote, di soldi contati, di conflitti che non si risolvono solo perché è Natale.

Tutto questo può farti sentire bloccata/o: vorresti solo saltare questo mese e ritrovarti direttamente a gennaio. E invece, come ogni anno, sei qui.

La buona notizia è che non sei costretta/o a subirlo nello stesso modo di sempre. Puoi provare a stare dentro dicembre in modo diverso, usando la scrittura terapeutica come spazio di appoggio.

Scrittura terapeutica: un quaderno dove dire la verità

Quando parlo di scrittura terapeutica di fine anno non penso a qualcosa di complicato o tecnico. Penso a un quaderno, una penna e un appuntamento con te stessa/o in cui smettere di recitare la parte di chi “va tutto bene” e cominciare semplicemente a dire la verità.

Scrittura terapeutica, qui, significa:

  • dare un nome alle emozioni che senti in questo momento dell’anno;

  • lasciare che paura, rabbia, nostalgia, gratitudine, sollievo abbiano uno spazio sulla pagina;

  • permetterti di essere incoerente, contraddittoria/o, umana/o.

Non devi “scrivere bene”. Nessuno ti corregge. Nessuno ti giudica.
Anzi: più il tuo diario è imperfetto, più probabilmente è sincero.

Puoi iniziare così, in modo molto semplice: apri il quaderno, scrivi la data e continua la frase:

“In questo momento, alla fine di quest’anno, io mi sento…”

e vedi dove ti porta la penna. Non devi per forza trovare una conclusione. L’obiettivo non è sistemare tutto, ma vederti, incontrarti così come sei oggi, il 10 dicembre 2025 (o quando leggerai queste righe).

Diario di fine anno: tre fili da seguire con la scrittura

Se ti va di andare un po’ più in profondità, puoi usare il tuo diario di fine anno come una mappa con tre direzioni: presente, passato, futuro vicino. Non è uno schema rigido, ma un modo per non perderti.

Il presente: “Come sto davvero in questo dicembre?”

Una o più sere, prendi qualche minuto per rispondere per iscritto a domande come:

  • Che cosa mi pesa di più, in questo momento?

  • Quando durante la giornata mi sento più al sicuro?

  • Qual è la cosa che mi mancherebbe di più, se non ci fosse?

Non c’è bisogno di rispondere a tutte, puoi sceglierne una e riprenderla per più giorni. La scrittura terapeutica funziona per accumulo: una pagina oggi, una domani, e a un certo punto ti accorgi che dentro di te qualcosa si è spostato.

Il passato: un bilancio di fine anno più gentile

Invece di chiederti solo “che cosa non ho fatto?”, prova a cambiare prospettiva.
Puoi scrivere:

  • “Le tre cose più difficili che ho affrontato quest’anno sono state…”

  • “Tre cose di cui oggi posso dirmi grazie sono…”

È un bilancio diverso, che non nega la fatica né i fallimenti, ma riconosce anche ciò che hai tenuto insieme, i passi minuscoli che non hai mai contato.

Il futuro vicino: desideri che partono da come vuoi sentirti

I buoni propositi di inizio anno spesso falliscono perché sono troppo astratti: “da gennaio mi alleno sempre”, “non avrò più paura di…”.

Con la scrittura puoi fare un lavoro più concreto e più vero. Chiediti, ad esempio:

  • “Come vorrei sentirmi nei prossimi mesi?”

  • “Che cosa posso fare, nel piccolo, per avvicinarmi a quella sensazione?”

Invece di una lista infinita, scegli uno o due desideri che senti davvero tuoi e raccontali sulla pagina: immagina una giornata di primavera in cui li stai già vivendo e descrivila nei dettagli. È un modo per dare corpo ai tuoi desideri, e non lasciarli solo nella testa.

Verona sullo sfondo: scrivere in una città che a dicembre brilla (e stanca)

Io queste parole le scrivo da Verona, una città che a dicembre profuma di mercatini, luci e vin brulé, ma anche di traffico, code, vetrine luminose quando tu vorresti solo un po’ di silenzio.

Se vivi qui o in provincia, forse ti succede di passare accanto a una libreria, a una cartoleria, a uno spazio culturale dove si organizzano laboratori di scrittura a Verona, incontri di lettura, laboratori creativi per adulti e bambini. La città è piena di stimoli e, allo stesso tempo, non è detto che tu ti senta pronto a stare in gruppo.

Può darsi che, in questo momento, il modo più onesto di prenderti cura di te sia proprio il contrario: ritagliarti mezz’ora sul divano, in un bar tranquillo o seduto sulle panchine lungo l’Adige, e scrivere.

E, se a un certo punto senti che non vuoi più scrivere solo, qui a Verona ci sono anche i miei laboratori di scrittura: laboratori di scrittura terapeutica e creativa e laboratori di poesia che conduco in piccoli gruppi, proprio per dare uno spazio sicuro alle emozioni, alle storie e ai desideri che emergono in questo periodo dell’anno.

Sono incontri in cui porti il tuo quaderno e la tua vita così com’è: non serve esperienza, non servono risultati da mostrare. Lavoriamo con tracce guidate, momenti di silenzio, possibilità di condividere (sempre facoltativa) e soprattutto ascolto.

Se cerchi “laboratori di scrittura a Verona” o “laboratori creativi a Verona” e vuoi che siano incentrati sulle emozioni e sulla scrittura terapeutica, scrivimi e ti manderò il calendario aggiornato.

La scrittura nasce da te, ma può espandersi: dal diario personale agli spazi condivisi in città.

Se questo dicembre ti sembra troppo

C’è anche un’altra cosa importante da dire: se quello che senti in questo periodo va oltre la “semplice” fatica di fine anno – se l’ansia è molto forte, se fai fatica ad alzarti dal letto, se pensieri bui tornano spesso – la scrittura da sola non basta.

In questi casi può essere molto prezioso cercare un sostegno psicologico professionale. Il diario e la scrittura terapeutica possono continuare a essere un alleato, un luogo dove appoggiare ciò che emerge in terapia, ma non devono sostituire l’aiuto di chi è formato per accompagnarti.

Chiedere aiuto non è un fallimento del tuo percorso, è spesso il gesto più coraggioso che puoi fare.

Una pagina alla volta, verso il nuovo anno

Intanto, qui e ora, puoi iniziare da qualcosa di molto semplice.
Prendi un foglio, oggi che siamo a metà dicembre, e scrivi:

“Quello che voglio portare con me nel nuovo anno è…”
“Quello che, con delicatezza, posso lasciare andare è…”

Non è un contratto, non è una promessa da mantenere a tutti i costi. È una conversazione sincera con te stessa/o.

Che tu stia leggendo queste righe a Verona o altrove, tra un impegno e l’altro, tra una festa e un momento di silenzio, ricordati che non sei obbligata/o a vivere dicembre come lo vivono gli altri. Puoi attraversarlo a modo tuo, con i tuoi tempi, con il tuo quaderno, con le tue parole.

Una pagina alla volta.

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Scrittura terapeutica e overthinking: 7 esercizi per fermare i pensieri

Se la mente corre e fai fatica a fermarti, la pagina può diventare un posto sicuro. Sette esercizi di scrittura terapeutica semplici e brevi per uscire dai loop mentali e scegliere passi concreti.

Quando i pensieri girano in tondo è facile sentirsi senza direzione. La buona notizia è che, messa al servizio del benessere, la pagina può diventare un ancoraggio. La scrittura terapeutica non chiede frasi perfette: chiede presenza. In pochi minuti aiuta a spostare i pensieri dalla testa alla carta, a dare un nome a ciò che si muove e a scegliere azioni piccole e reali.

Perché la scrittura aiuta l’overthinking

  • Esternalizza: vedere i pensieri sulla pagina li rende più gestibili.

  • Etichetta le emozioni: dare un nome a ciò che provi riduce l’attivazione emotiva e apre spazio a decisioni più lucide.

  • Ristruttura: scrivere ti permette di rivedere storie e convinzioni, trasformando il “tutto o nulla” in sfumature più realistiche.
    Le evidenze su journaling e pratiche di consapevolezza indicano benefici su stress percepito, sonno e regolazione emotiva. La scrittura non sostituisce un percorso clinico, ma può affiancare con gentilezza altre forme di cura.

7 esercizi di scrittura terapeutica (10 minuti)

Imposta un timer. Scegli uno o due esercizi, non tutti. Meglio poco e costante che tanto e una volta sola.

1) Scarico gentile: due colonne

Traccia due colonne. A sinistra “Cosa mi gira in testa” (pensieri crudi, senza filtro). A destra “Cosa è nelle mie mani oggi” (azioni piccole, una per riga). Chiudi cerchiando 1 azione da fare nelle 24 ore.

2) Flusso controllato (10 righe)

Scrivi solo 10 righe senza alzare la penna. Se non sai cosa dire, ripeti “Sto scrivendo perché la mia mente è piena di…”. Alla riga 10 fermati, respira e sottolinea la frase che ti colpisce: è il tuo indizio.

3) Dare nome all’emozione

Completa queste 3 frasi: “In questo momento sento…” (emozione), “Lo sento nel corpo qui…” (sensazione), “Mi chiede…” (bisogno). L’obiettivo non è risolvere, ma ascoltare.

4) ABC della ruminazione

  • A – Evento: Scrivi cosa è successo (racconta solo i fatti).

  • B – Pensiero automatico: Scrivi il loop della tua mente: “Se… allora…”

  • C – Comportamento utile adesso: Prova a scrivere un gesto concreto che potresti fare subito per alleggerire cuore e mente.
    Trasforma l’energia del pensiero in un’azione minima.

5) Il foglio dei limiti

Prima metti in pagina ciò che ti pesa adesso. Poi immagina di rileggere fra sei mesi e riscrivi. Chiudi raccontando la stessa cosa a una persona che ti vuole bene. Di solito il linguaggio si fa più gentile.

6) Tre prospettive

Scrivi un paragrafo su ciò che ti preoccupa come te oggi, poi come te tra 6 mesi, infine come se parlassi a un’amica. Noterai che il linguaggio cambia: spesso si apre.

7) Chiusura rituale (30 parole)

Concludi con una frase di 30 parole massimo iniziando da “Oggi scelgo…”. È la tua micro-decisione. Mettila in agenda.

Una routine in 10 minuti

  • Minuto 0–1: un respiro lungo, spalle rilassate (cadono verso il basso).

  • Minuti 1–6: uno degli esercizi (1–6).

  • Minuti 6–9: rileggi, cerchia una frase, scegli 1 azione.

  • Minuto 10: chiusura rituale (esercizio 7).
    Se ti è utile, puoi precedere la scrittura con 5 minuti di rilassamento tipo body scan o Yoga Nidra breve: aiuta a rallentare e ad accedere a parole più chiare. Trovi tante pratiche sul mio canale YouTube Sei la tua luce.

Quando usarli (e quando no)

Gli esercizi sono pensati per ansia lieve, sovraccarico, periodi di cambiamento. Se emergono sofferenze intense o temi clinici, è importante rivolgersi a professionisti della salute mentale. La pagina resta un ottimo alleato, ma non sostituisce la terapia.

Domande frequenti

Devo saper scrivere?
No. Conta l’autenticità, non lo stile.

Ogni quanto scrivere?
Meglio 10 minuti al giorno che un’ora una volta a settimana.

Cosa faccio con i fogli?
Puoi tenerli, riporli in una cartellina, o distruggerli se è più leggero. L’importante è il processo, non l’archivio.

Vuoi essere accompagnato?

Propongo percorsi individuali online, laboratori di gruppo e PDF di esercizi (7 o 30 giorni). Se ti va, partiamo con un colloquio gratuito di 10 minuti per costruire insieme il passo giusto.

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Scrittura come via interiore: 7 modi per farne una pratica spirituale

Un invito a riscoprire la scrittura come pratica spirituale: sette modi per scrivere con intenzione, ascolto e presenza. Quando scriviamo, ci incontriamo.

Io credo soltanto nella parola. La parola ferisce, la parola convince, la parola placa. Questo, per me, è il senso dello scrivere.
— Ennio Flaiano

Nel silenzio di un foglio bianco c’è spazio per la verità, la guarigione, la scoperta. La scrittura, quando non cerca di compiacere ma di ascoltare, può diventare una vera pratica spirituale. Un modo per parlarsi con sincerità, per connettersi con ciò che è invisibile ma profondamente reale.

In questo articolo ti accompagno in 7 modi semplici e profondi per usare la scrittura come strumento di consapevolezza, spiritualità e trasformazione interiore.

1. Crea un piccolo rituale prima di scrivere

Accendi una candela, bevi una tisana, scegli una musica che ti accompagni. Il tuo spazio diventa sacro quando ti concedi di rallentare. Anche cinque minuti possono bastare se dedicati con intenzione.

2. Scrivi dopo la meditazione

Dopo una sessione di mindfulness o yoga nidra, la mente è più ricettiva e il cuore più aperto. Tieni un quaderno vicino e scrivi parole, immagini, intuizioni, anche in modo frammentato. Non correggere. Fidati di ciò che viene.

3. Conversa con la tua parte più saggia

Scrivi un dialogo tra te e la tua voce interiore. Puoi chiamarla come vuoi: intuizione, anima, guida spirituale, parte luminosa. Falla parlare. Ascoltala. Anche solo per una pagina.

4. Lasciati ispirare dalla poesia

Sottolinea versi di autori che senti affini – Rilke, Emily Dickinson, Chandra Livia Candiani – e rispondi loro. Scrivi una lettera al poeta. O immagina di essere tu l’autore e lasciati fluire in un testo poetico.

5. Usa domande aperte

Scrivi delle domande e mettile in una scatola o "barattolo delle domande:

  • Cosa sto evitando?

  • Cosa sento quando respiro lentamente?

  • Di cosa ho bisogno oggi?
    Pescane una a caso e rispondi senza filtri. È uno dei modi più semplici per iniziare.

6. Scrivi subito dopo il movimento

Dopo una camminata, una sessione di yoga o danza, il corpo ha parole diverse da offrire. Scrivi da lì. Dai voce al tuo cuore, ai tuoi piedi, alle mani. Cosa vogliono dirti oggi?

7. Rileggi ogni tanto con occhi nuovi

La scrittura non è solo produzione, è anche ascolto. Rileggi le tue parole come se fossero di qualcun altro. Troverai verità che all’inizio ti erano sfuggite.

🌿 Vuoi iniziare a scrivere con me?

Nel mio sito trovi barattoli poetici, percorsi di scrittura terapeutica e laboratori per accompagnarti nel tuo viaggio interiore. Puoi iniziare da sola o con un piccolo gruppo. Non serve saper scrivere: serve solo il desiderio di ascoltarsi.

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Scrittura terapeutica e ansia: 5 esercizi per dare spazio a ciò che senti

Quando paura e pensieri prendono molto spazio, scrivere può offrire un tempo per fermarsi e osservare ciò che sta accadendo. Cinque esercizi di scrittura guidata per avvicinarsi a ciò che senti con curiosità e senza giudizio.

Ci sono momenti in cui un pensiero continua a tornare, una paura occupa più spazio del solito o diventa difficile distinguere ciò che sta accadendo da tutto quello che immaginiamo possa accadere.

Scrivere non significa necessariamente trovare una soluzione. A volte significa soltanto fermarsi abbastanza a lungo da osservare ciò che c’è.

La pagina può diventare uno spazio in cui mettere in parole pensieri, sensazioni e domande senza doverli ordinare subito. Non per eliminare ciò che proviamo, ma per avvicinarci a esso con un po’ più di attenzione.

Che cosa intendo per scrittura terapeutica

La scrittura terapeutica è una pratica guidata orientata al benessere, alla consapevolezza e all’espressione personale.

Non è un corso di scrittura creativa: il testo non deve essere bello, corretto o interessante per qualcun altro. Può essere frammentario, contraddittorio, incompleto.

Quando scriviamo per noi stessi possiamo provare a dare una forma visibile a qualcosa che, fino a quel momento, abbiamo percepito soprattutto come pensiero, sensazione o confusione.

La condivisione non è necessaria. Ciò che nasce sulla pagina può restare soltanto nostro.

Scrittura e ansia: che cosa possiamo dire davvero

La ricerca sulla scrittura espressiva studia da diversi decenni che cosa accade quando le persone scrivono delle proprie esperienze, emozioni e difficoltà.

I risultati sono interessanti, ma è importante non semplificarli.

Una meta-analisi pubblicata nel 2023, che ha raccolto 31 studi sperimentali e oltre 4.000 partecipanti, ha rilevato nel complesso un effetto piccolo ma significativo sui sintomi di depressione, ansia e stress in popolazioni sane o subcliniche. Gli effetti variavano però tra gli studi e tendevano a emergere maggiormente nel tempo, non necessariamente subito dopo aver scritto.

Questo significa che la scrittura può essere una pratica utile per alcune persone, ma non è un trattamento dell’ansia e non produce lo stesso effetto per tutti. Anche studi più specifici hanno trovato risultati nulli o molto modesti in alcune condizioni, motivo in più per evitare promesse assolute.

Per me il punto interessante della scrittura rimane soprattutto questo: creare un tempo nel quale poter osservare ciò che stiamo vivendo e trovare parole che prima non avevamo.

5 esercizi di scrittura da provare

1. Che cosa c’è qui, adesso?

Prendi un foglio e completa lentamente: In questo momento mi accorgo di…

Continua per qualche minuto senza cercare spiegazioni.

Puoi annotare un pensiero, una sensazione fisica, un’immagine, qualcosa che senti intorno a te o una frase che continua a tornare.

Alla fine rileggi e sottolinea soltanto una frase: quella che, oggi, ti sembra più vicina a ciò che stai vivendo.

Non devi farne nulla. Limitati a riconoscerla.

2. Dare una forma alla paura

Se la paura che senti avesse una forma, quale avrebbe?

Prova a descriverla senza spiegarla.

Potrebbe essere un luogo, un animale, una stanza, un colore, un oggetto, una temperatura.

Poi continua: Quando questa paura è con me…

e infine: Quello che vorrei potermi concedere, mentre è qui, è…

L’obiettivo non è far sparire la paura, ma provare a osservarla attraverso un linguaggio diverso.

3. Ciò che so / ciò che immagino

Dividi il foglio in due parti.

Da una parte scrivi: Quello che so

Dall’altra: Quello che sto immaginando

Quando siamo preoccupati, fatti, anticipazioni e possibilità possono facilmente sovrapporsi.

Metterli sulla pagina non serve a stabilire che le nostre paure siano “sbagliate”, ma può aiutarci a vedere meglio da che cosa sono composte.

4. Ciò che è nelle mie mani

Scrivi liberamente per qualche minuto su ciò che ti sta preoccupando.

Poi fermati e completa: Oggi non posso controllare…

e subito dopo: Oggi posso scegliere…

Non cercare una grande soluzione.

Può essere qualcosa di minuscolo: fare una telefonata, chiedere un’informazione, uscire per dieci minuti, rimandare una decisione, chiedere aiuto, riposare.

Scegliere un gesto possibile non cancella ciò che ci preoccupa, ma può riportare l’attenzione al presente.

5. Una pagina di attenzione

Guarda il luogo in cui sei e descrivi cinque cose che puoi vedere.

Poi annota qualche suono.

Una consistenza.

La luce.

Un dettaglio che normalmente non avresti osservato.

Infine scrivi: Sono qui e, in questo momento…

e lascia che arrivino alcune righe.

È una scrittura molto semplice, che non chiede di entrare necessariamente in contenuti emotivi profondi: porta l’attenzione a ciò che è presente.

Quanto bisogna scrivere?

Non esiste una quantità valida per tutti.

Puoi scegliere dieci minuti oppure una pagina. Scrivere a mano o al computer. Farlo una volta oppure tornarci nei giorni successivi.

Anche James Pennebaker, tra i principali studiosi della scrittura espressiva, sottolinea che non emerge una superiorità netta della scrittura a mano rispetto a quella digitale: può avere più senso scegliere la modalità con cui ci sentiamo maggiormente a nostro agio.

La scrittura non deve diventare un’altra cosa da fare “bene”.

Se un esercizio non ti corrisponde, puoi interromperlo. Se senti che scrivere di un determinato tema ti attiva o ti mette in difficoltà, non è necessario continuare a esplorarlo da sola.

Scrivere senza chiedere alla pagina di risolvere tutto

Mi interessa pensare alla scrittura non come a una risposta immediata, ma come a un luogo in cui poter formulare meglio le domande.

A volte una pagina non cambia quello che sta succedendo.

Può però restituirci una frase che non avevamo ancora riconosciuto, mostrarci una distinzione, far emergere un desiderio o semplicemente concederci alcuni minuti in cui ascoltare senza dover subito decidere.

Ed è già un modo diverso di stare accanto a ciò che viviamo.

Un perimetro importante

La scrittura terapeutica che propongo è un’attività non clinica dedicata al benessere, all’espressione e alla consapevolezza. Non comprende diagnosi, sostegno psicologico, psicoterapia o trattamenti sanitari e non li sostituisce.

Se ansia, paura o sofferenza sono intense, persistenti o interferiscono significativamente con la vita quotidiana, è importante rivolgersi a un professionista sanitario qualificato.

Se desideri essere accompagnata/o

Nei miei percorsi individuali e nei laboratori utilizzo la scrittura attraverso tracce e domande guidate, rispettando i tempi e ciò che ciascuna persona desidera portare.

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