Scrittura Terapeutica Martina Maria Mancassola Scrittura Terapeutica Martina Maria Mancassola

Propositi 2026: come scriverli senza ansia e senso di colpa

Propositi 2026 senza ansia: un esercizio di scrittura in 20 minuti per capire cosa vuoi davvero e trasformarlo in un passo piccolo e sostenibile.

Mano che scrive sul foglio con penna stilografica

Gennaio arriva con la stessa scena: voglia di ripartire… e la paura di non reggere.

Se ti succede, non sei debol”: stai solo provando a cambiare con un metodo che spesso non funziona, perché ti mette addosso pressione, perfezionismo e la solita voce del “devo”.

In questo articolo ti propongo un modo diverso: scrivere i propositi 2026 come un gesto di cura, non come una lista di pretese.

È un esercizio di scrittura semplice e molto concreto, per capire cosa vuoi davvero - e soprattutto come vuoi viverlo.

Perché i propositi 2026 spesso diventano un peso

Di solito non “falliscono” perché manca la forza di volontà. Falliscono perché nascono da:

1) Senso di colpa

“Devo rimediare.” “Devo dimostrare.” “Devo essere diversa/o.” Quando un proposito nasce dalla vergogna, diventa una punizione travestita.

2) Troppa grandezza o troppa vaghezza

“Voglio stare meglio”, “Voglio cambiare vita”. Sono desideri veri, ma la mente non sa da dove partire e si blocca.

3) Una versione ideale di te, non la tua vita reale

Tempo, energie, lavoro, relazioni, corpo. Un proposito sostenibile tiene conto di chi sei adesso, non di una te perfetta che non esiste.

Quindi oggi facciamo una cosa semplice: togliamo pressione e mettiamo struttura.

Un esercizio di scrittura in 20 minuti per capire cosa vuoi dal 2026

Ti serve: carta e penna (meglio), un timer, un posto tranquillo.

Non devi scrivere bene: devi scrivere ciò che senti.

1) Cosa non voglio più portarmi nel 2026

Timer: 7 minuti. Scrivi senza fermarti.

Inizia così (scegli una frase e vai):
Nel 2026 non voglio più…
Mi pesa…
Mi stanca…
Mi fa sentire piccola/o quando…
Continuo a chiedermi…

Quando finisci, sottolinea 3 parole. Solo tre. Quelle che ti risuonano.

2) Cosa voglio proteggere (anche se è piccolo)

Timer: 7 minuti. Qui non cerchiamo obiettivi: cerchiamo bisogni.

Inizia così:
Nel 2026 voglio proteggere…
Mi farebbe bene…
Vorrei più spazio per…
Mi manca…
Desidero sentirmi…

Quando finisci, sottolinea 3 parole. Anche qui: le più vive.

3) Il mio proposito gentile

Timer: 6 minuti. Ora unisci i pezzi in una sola frase umana.

Prendi le parole sottolineate e scrivi:

“Nel 2026 scelgo…”

Esempi (solo come tono, non copiarli per forza):

• Nel 2026 scelgo un ritmo più umano, anche quando ho paura di rallentare.

• Nel 2026 mi alleno a essere meno dura/o con me, soprattutto quando sbaglio.

• Nel 2026 scelgo più spazio: non per fare di più, ma per respirare meglio.

Questa frase è il tuo “nord”: non un ordine, ma una direzione.

Trasformare i propositi 2026 in qualcosa che puoi davvero fare (senza crollare)

Ora facciamo la parte che cambia tutto: dalla frase bella alla vita vera.

Scrivi:

“Se questo proposito fosse vero, questa settimana potrei…”

Scegli una sola piccola scelta, autentica e realistica.

Non deve essere impressionante: deve essere fattibile.

Esempi:

• …scrivere 10 minuti due volte, solo per scaricare la testa.

• …dire un no a una cosa che faccio per compiacere.

• …andare a letto 20 minuti prima, anche senza perfezione.

• …fare una camminata breve senza performance.

Il punto non è “fare tutto”. Il punto è iniziare senza tradirti.

Se vuoi una guida pronta (senza ripensare ogni volta “da dove parto”)

Se ti aiuta avere una traccia già strutturata, nello Shop Poetico trovi tanti percorsi di scrittura da svolgere in autonomia: esercizi guidati per chiarire desideri, priorità e passi sostenibili, con un approccio gentile e concreto.

Se ti blocchi: 3 domande che ti rimettono a terra

Quando un proposito pesa, di solito è perché è entrato il perfezionismo.

Chiediti:

1. Questo proposito nasce dall’amore o dalla paura?

2. È davvero mio o sto cercando di essere “come dovrei”?

3. Qual è un primo passo minuscolo, ma vero?

Spesso basta questo per ripartire con sincerità.

Domande frequenti sui propositi 2026

Devo scrivere ogni giorno?

No. La scrittura come cura non è una gara. Meglio poco ma con calma e qualità, che tanto e col fiato sul collo.

E se mi vengono fuori cose tristi o pesanti?

Può succedere. Non significa che stai peggiorando: significa che stai ascoltando. Se senti che l’intensità è troppo alta, rallenta, respira, fai una pausa. E se hai già un supporto psicologico, la scrittura può affiancarlo.

Come scelgo tra troppi obiettivi?

Scegline uno: quello che, se diventasse più stabile, renderebbe tutto il resto più semplice (energia, confini, sonno, gestione dello stress, autostima).

La scrittura terapeutica è psicoterapia?

No. È un percorso di crescita personale e consapevolezza. Può affiancare un percorso clinico, ma non lo sostituisce.

Conclusione: un proposito che non faccia male

Se potessi lasciarti una sola cosa, sarebbe questa:

nel 2026 non hai bisogno di diventare perfetta/o. Hai bisogno di diventare più fedele a te.

Se vuoi, salva questo articolo e rifai l’esercizio tra un mese: spesso le parole cambiano, e ti raccontano cosa sta succedendo davvero.

E se ti va, puoi scrivermi due righe su cosa è emerso: mi piace quando la pagina diventa un posto dove respirare.

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Scrittura terapeutica per gestire l’ansia: esercizi pratici da fare a casa

Ansia e pensieri che non si fermano? Ecco 3 esercizi di scrittura terapeutica (più una mini-meditazione) da fare a casa nei primi giorni del 2026, per ritrovare calma e chiarezza.

Perché la scrittura terapeutica può aiutare l’ansia

Se, anche in questi primi giorni del 2026, senti dentro una tensione costante, pensieri che si rincorrono o una sorta di “rumore mentale”, non sei sola/o.

Sempre più ricerche mostrano che mettere le parole sulla pagina aiuta a ridurre l’ansia e a chiarire i pensieri. Questo non significa scrivere come si scrive un romanzo, ma usare la scrittura come un rituale gentile di consapevolezza.

La scrittura terapeutica non sostituisce una psicoterapia, ma può affiancarla: è una pratica di cura personale che puoi fare anche a casa, con poco tempo e senza giudizio.

Esercizio 1 — Diario di presenza (5 minuti)

Quando farlo: appena ti alzi, oppure subito dopo un momento di stress.

  1. Prendi un quaderno o un foglio bianco.

  2. Scrivi solo per 5 minuti tutto ciò che senti nel corpo (es. “stanchezza”, “tensione alle spalle”, “respirazione corta”).

  3. Non preoccuparti di grammatica o senso: lascia andare la mano.

Perché funziona: dare un nome corporeo alle sensazioni aiuta a spostare l’attenzione dal “cervello sopraffatto” al corpo, riducendo il rumore interno.

Esercizio 2 — La preoccupazione su carta (10 minuti)

Obiettivo: guardare l’ansia dall’esterno.

  1. Scrivi per 10 minuti quello che ti preoccupa in questo momento.

  2. Quando hai finito, chiudi gli occhi e respira profondamente 5 volte.

  3. Riapri gli occhi e riscrivi una sola frase che riassuma il sentimento principale.

    • Es. “Ho paura di non essere abbastanza” → “Desidero sentirmi più leggera.”

Sensazione utile da cercare: non “eliminare” l’ansia, ma trasformarla in un tema narrativo.

Esercizio 3 — La lista dei piccoli ristori (8 minuti)

Quando l’ansia sembra enorme e opprimente, prova a riscriverla in piccoli elementi concreti:

Scrivi tre frasi che rispondono a queste domande:

  • Qual è una piccola cosa che posso fare oggi per stare meglio?

  • Qual è un luogo o un rumore che mi dà calma?

  • Qual è una frase gentile che posso dire a me stessa/o?

Queste frasi non servono a “raschiare via” l’ansia, ma a darle un nome specifico. La mente tende ad alleggerirsi quando può descrivere ciò che vive.

Meditazione breve per completare la scrittura

La meditazione non è lontana dalla scrittura: entrambe sono pratiche di presenza. Dopo aver svolto uno degli esercizi, prova questa pausa:

Meditazione 2 minuti

  1. Siediti comoda/o, chiudi gli occhi.

  2. Inspira per 4 secondi → trattieni per 2 → espira per 6.

  3. Con ogni espirazione, pensa: “Lascio andare…”

  4. Ripeti 5 volte.

Perché funziona con la scrittura: ti riporta al corpo, taglia il pensiero circolare e ti prepara a leggere ciò che hai scritto con più calma.

E per iniziare l’anno con gentilezza, tre domande:

  1. Cosa voglio proteggere nel 2026?

  2. Cosa non voglio più rincorrere?

  3. Qual è un piccolo gesto che posso fare per me, oggi?

Conclusione

La scrittura terapeutica è uno strumento potente per guardare dentro i tuoi pensieri con rispetto, chiarezza e lentezza. Un semplice esercizio quotidiano può ridurre l’ansia, aumentare la consapevolezza e aiutarti a trovare spazio dentro alle tue giornate.

Se vuoi approfondire, nel blog e nei miei percorsi trovi altri spunti e modi per integrare la scrittura nella tua vita, sempre con rispetto di ciò che senti.

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Lasciare andare il 2025 e aprirsi al 2026: un laboratorio di scrittura terapeutica a Verona

In cartoleria, attorno a un tavolo di legno, abbiamo scritto per lasciare andare il 2025 e aprirci al 2026. In questo articolo ti racconto il laboratorio di scrittura terapeutica a Verona, le parole delle partecipanti e ti propongo un esercizio di scrittura terapeutica per salutare ciò che non ti serve più e fare spazio a nuovi inizi.

Partecipanti del laboratorio di scrittura terapeutica a Verona

Ci sono periodi dell’anno in cui sentiamo, quasi fisicamente, il bisogno di fare spazio.
Dicembre è uno di quei momenti: arrivano bilanci, vecchie paure, decisioni rimandate, pezzi di vita che non ci somigliano più. Per molte persone nasce il desiderio di lasciare andare qualcosa del passato e di aprirsi a un nuovo inizio, ma spesso manca un luogo sicuro in cui farlo.

Per me quel luogo è la scrittura. E, quando succede in gruppo, diventa un cerchio.

Sabato 15 dicembre, alla Cartoleria Castelvecchio a Verona, abbiamo tenuto un laboratorio di scrittura terapeutica proprio su questo: lasciare andare il 2025 e preparare il terreno al 2026. Lo replicheremo anche sabato prossimo, sempre in cartoleria, per permettere ad altre persone di vivere la stessa esperienza.

In questo articolo ti racconto com’è andata e ti lascio un esercizio di scrittura terapeutica che puoi fare anche a casa, se senti che questo tema parla anche a te.

Parole che cambiano: come si arriva e come si riparte

Mi piace iniziare i laboratori con una domanda semplice:
“Con che parola arrivi qui oggi?”

È un modo rapido per ascoltarsi e per entrare nel cerchio senza spiegazioni troppo lunghe.

Quel giorno c’era chi è arrivata con curiosità, chi con la sensazione di essere in una tana, nascosta e al sicuro ma anche un po’ chiusa. C’era chi si sentiva in incognito, chi in fase di scoperta, chi già in apertura.

Alla fine dell’incontro, le stesse persone hanno scelto una nuova parola per ripartire:

  • curiosità è diventata imparare;

  • la tana si è trasformata in vento, qualcosa che muove, che smuove;

  • l’incognito ha lasciato spazio alla fiducia;

  • la scoperta è diventata una fiducia più piena;

  • l’apertura è rimasta apertura: un gesto da proteggere e continuare.

Tra una traccia e l’altra qualcuno ha detto:

  • «Pensavo di non essere capace di scrivere, invece ho scritto tantissimo.»

  • «Mi sono arricchita grazie alle condivisioni degli altri.»

  • «Si può imparare dagli altri, non solo da quello che scrivo io.»

È uno degli effetti più belli della scrittura terapeutica di gruppo: mentre scrivi di te, scopri che non sei l’unica persona a sentirsi così. Le parole degli altri, lontane e vicine, diventano specchi, strade, possibilità.

Partecipanti del laboratorio di scrittura terapeutica a Verona

Lascio andare… e coltivo: cosa è emerso sul 2025 e sul 2026

Una delle tracce che abbiamo usato nel laboratorio di scrittura terapeutica a Verona era dedicata a ciò che ognuna sentiva di voler lasciare andare del 2025.

Sono emerse frasi come:

  • «Lascio andare la triste passività

  • «Lascio andare il bisogno di riempire i vuoti a tutti i costi.»

  • «Lascio andare il buio e il pessimismo

Non erano slogan motivazionali, ma pezzi di verità. Momenti di vita in cui è stato difficile scegliere per sé, relazioni in cui ci si è annullate, giornate in cui sembrava più facile spegnersi che restare presenti.

Accanto a questo, però, abbiamo scritto anche ciò che ciascuna voleva coltivare nel 2026:

  • più empatia, verso sé e verso gli altri;

  • riscoprire la sé adolescente, più connessa alle passioni;

  • essere consapevole che ogni momento è importante;

  • allenare la capacità di apprezzare ogni cosa, anche le più piccole.

Quando metti nero su bianco queste frasi, succede qualcosa: il 2025 smette di essere un blocco indistinto e diventa un terreno da cui scegliere cosa tenere e cosa restituire alla vita. E il 2026 non è più solo “l’anno nuovo”, ma un tempo che puoi preparare, una direzione in cui puoi spostare il passo.

Un esercizio di scrittura terapeutica per lasciare andare il 2025 e aprirti al 2026

Se non sei di Verona, o se semplicemente in questo momento preferisci stare per conto tuo, puoi provare a fare da casa uno degli esercizi di scrittura terapeutica che abbiamo usato nel laboratorio.

Ti serviranno:

  • un quaderno (meglio se dedicato alla scrittura terapeutica);

  • una penna;

  • una mezz’ora tutta per te.

1. Prima parte: il 2025 che saluti

Prenditi qualche minuto per chiudere gli occhi e ascoltare il corpo: dove senti tensione, dove senti più spazio, qual è l’emozione più presente se pensi a quest’anno.

Poi, sul quaderno, scrivi liberamente rispondendo a questa traccia:

“Racconta le situazioni, le abitudini, i pensieri o le emozioni del 2025 che senti di poter lasciare andare. Non serviranno più al tuo 2026. Puoi descriverle come se fossero oggetti, stanze da svuotare, pezzi di storia da salutare.”

Lascia uscire tutto: frasi spezzate, immagini, elenchi. Non devi essere elegante, devi essere sincera/o.

Alla fine rileggi e sottolinea tre parole che rappresentano ciò che lasci andare.

2. Seconda parte: il 2026 che coltivi

Ora sposta l’attenzione su ciò che desideri. Non grandi obiettivi, ma stati d’animo, qualità, modi di stare al mondo.

Scrivi:

“Immagina una giornata del tuo 2026 in cui ti senti come vorresti davvero. Raccontala nei dettagli: da come ti alzi a come ti addormenti, passando per i gesti piccoli, gli incontri, il modo in cui ti parli.”

Mentre scrivi, lascia emergere:

  • le qualità che vorresti allenare (coraggio, dolcezza, fiducia…);

  • le relazioni che vorresti nutrire;

  • le scelte quotidiane che ti avvicinano a questo sentire.

Alla fine, cerchia tre parole-seme: quelle che ti colpiscono di più e che vuoi portare con te nel 2026.

Puoi riscriverle su un foglietto da tenere in agenda, nel portafoglio, sul comodino: una piccola ancora visibile.

Perché farlo in gruppo, qui a Verona

Scrivere da soli è prezioso. Ma ci sono momenti della vita – e il passaggio tra un anno e l’altro è uno di questi – in cui condividere il cammino con altre persone fa la differenza.

In un laboratorio di scrittura terapeutica a Verona:

  • hai un tempo protetto, lontano dal rumore del quotidiano;

  • trovi una guida che propone tracce di scrittura, tiene il tempo e custodisce il clima del cerchio;

  • puoi ascoltare le parole degli altri e riconoscerti, anche in storie molto diverse dalla tua;

  • sei sempre libera/o di non leggere: la condivisione è un invito, non un obbligo.

Alla Cartoleria Castelvecchio, a pochi passi da Castelvecchio e dal centro di Verona, scriviamo attorno a un tavolo di legno, con penne colorate e candele. È un luogo accogliente, un po’ nascosto, che si presta bene a questi laboratori di scrittura terapeutica in presenza.

Se senti che questo passaggio è delicato

Come ripeto sempre, la scrittura terapeutica non sostituisce un percorso psicologico o psicoterapeutico. Può accompagnarlo, può alleggerire, può aiutarti a dare parole ad ansia, malessere, confusione, ma non è una cura medica.

Se il tuo 2025 è stato particolarmente duro e senti che la sofferenza è intensa, valutare un supporto professionale è un atto di grande responsabilità verso di te. Il quaderno e i laboratori di scrittura terapeutica possono diventare allora una parte gentile del tuo cammino, uno spazio in cui continuare a dialogare con te stesso/a tra una seduta e l’altra.

Una parola per il tuo 2026

Alla fine del laboratorio, chiedo sempre una cosa semplice:
“Con quale parola esci da qui oggi?”

Te lo chiedo anche adesso.

Dopo aver scritto ciò che vuoi lasciare andare del 2025 e ciò che vuoi coltivare nel 2026, prova a scegliere una parola sola per il tuo nuovo anno. Non deve essere perfetta, deve solo risuonare.

Scrivila grande sul quaderno.
Ogni tanto torna a guardarla.
Lascia che ti ricordi che puoi cambiare direzione anche con passi minuscoli.

E, se vorrai farlo insieme ad altre persone, a Verona ti aspetto ai miei laboratori di scrittura terapeutica: un posto dove lasciare andare, accogliere e ricominciare, una parola alla volta.

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Quando non stai bene e non sai perché: ansia, malessere e scrittura terapeutica

Ci sono momenti in cui ti senti agitata/o, svuotata/o, “strana/o” e non sai nemmeno come chiamare quello che provi. In questo articolo parlo di ansia e malessere interiore e ti propongo 3 esercizi di scrittura terapeutica semplici, da fare da sola/o o all’interno di un cerchio di scrittura terapeutica online.

Ragazze che leggono e scrivono insieme

Ci sono giorni in cui fai fatica a spiegare come stai.
Non è un dolore preciso, non è una diagnosi, non è “solo stress”. È un miscuglio di ansia, stanchezza, vuoto, pensieri che non si spengono. Ti svegli con il cuore un po’ stretto, ti addormenti con la testa piena, e se qualcuno ti chiede “che cos’hai?” ti verrebbe da rispondere: “non lo so, ma non sto bene”.

Molte persone, in questi momenti, digitano su Google parole come ansia, malessere interiore, non sto bene, come faccio a calmarmi, esercizi di scrittura terapeutica. Cercano qualcosa a cui aggrapparsi, una pratica semplice che aiuti almeno a respirare un po’ di più.

La scrittura può essere uno di questi appigli: non perché risolve tutto, ma perché ti offre un posto concreto dove tirare fuori e osservare - nero su bianco - quello che succede dentro.

Quando il malessere non ha un nome (o ne ha troppi)

Ansia e malessere non sono sempre “grandi eventi”: a volte sono una somma di piccole cose. Giornate in cui ti senti inadeguata/o, rapporti che ti consumano, cambiamenti che non hai scelto, aspettative che ti pesano addosso.

Può esserci:

  • un’ansia riconoscibile (fiato corto, nodo alla gola, tachicardia);

  • un malessere più sottile: apatia, senso di vuoto, pensieri che girano in tondo, difficoltà a trovare il senso delle cose.

In entrambi i casi, la tendenza è tenere tutto in testa finché esplode. Oppure fare finta di niente, finché il corpo inizia a parlare: insonnia, tensioni, irritabilità.

La scrittura, soprattutto se usata in modo terapeutico, è uno spazio in cui questo malessere può iniziare a prendere una forma. Non è “pensare di più”: è mettere ordine nel caos interiore, dare voce a qualcosa che finora era solo un groviglio.

Che cos’è, in pratica, la scrittura terapeutica

Quando parlo di scrittura terapeutica non intendo un esercizio di stile, né un compito da fare correttamente. Parlo di un modo di scrivere in cui:

  • il centro non è il testo, ma tu;

  • non si giudicano grammatica, punteggiatura o forma;

  • l’obiettivo non è produrre qualcosa di bello, ma incontrare quello che senti.

Studi su journaling e scrittura espressiva mostrano che dedicare anche pochi minuti al giorno a scrivere di ciò che proviamo può ridurre ansia e stress, migliorare la chiarezza mentale e aiutarci a dare un senso alle esperienze difficili.

La scrittura terapeutica non sostituisce una psicoterapia, ma può:

  • alleggerire il carico mentale;

  • accompagnare un percorso di cura;

  • diventare un piccolo rituale quotidiano per restare in contatto con te stessa/o.

3 esercizi di scrittura terapeutica per i momenti di ansia e malessere

Ti propongo ora tre esercizi di scrittura terapeutica pensati proprio per quando ti senti in ansia, in confusione o in un malessere senza nome. Non servono chissà quali strumenti: solo un quaderno (meglio se dedicato a questo) e una penna.

Non è necessario scrivere tutto perfettamente. È già tanto se ti concedi uno spazio in cui smettere di “tenere duro” e inizi, semplicemente, a raccontare la verità sulla pagina.

1. Scarico di 5 minuti: “mettere fuori” senza filtro

Quando l’ansia è alta, è difficile anche solo trovare un inizio. La testa corre da una parte all’altra, il corpo è in allerta, e l’idea di “fare un esercizio” può sembrare troppo.

Allora puoi partire da qualcosa di molto semplice:

  • metti un timer di 5 minuti;

  • comincia a scrivere tutto quello che ti passa per la testa, senza rileggere e senza fermarti;

  • non devi essere coerente, non devi raccontare una storia: puoi saltare da un pensiero all’altro, ripeterti, tirare una riga e riscrivere, scrivere parole spezzate.

Se ti blocchi, puoi semplicemente ripetere:

“In questo momento quello che sento è…”

e vedere cosa arriva dopo.

Questo tipo di scrittura, che in psicologia viene chiamata spesso journaling o scrittura espressiva, aiuta a liberare la mente dai pensieri ripetitivi e a ridurre l’attivazione emotiva legata all’ansia.

Non aspettarti una magia, ma nota come ti senti dopo: magari non “bene”, però leggermente più vuoto, meno compresso.

2. Scrivere alla parte di te che sta male

Quando stai male, dentro si aprono dialoghi feroci: “dovresti reagire”, “non è niente”, “sei esagerata/o”.
Un modo per usare la scrittura terapeutica per l’ansia è cambiare il tono di questa voce interna.

Prova così:

  1. Immagina che davanti a te ci sia una parte di te che non sta bene: può essere una versione più giovane di te, o semplicemente un “pezzo” che soffre.

  2. Scrivi una pagina rivolta a lei/lui, con un tono che useresti con una persona che ami.

Puoi iniziare da qui:

“So che non stai bene. Non voglio aggiungere giudizi, vorrei solo ascoltare. Raccontami che cosa ti sta facendo più male in questo periodo, di cosa hai paura, che cosa ti serve davvero.”

Lascia che sia la mano ad andare. Quando hai finito, rileggi e chiediti:
“Parlerei così anche a me, nella vita di tutti i giorni?”

Questo esercizio di scrittura terapeutica non toglie l’ansia, ma può iniziare a cambiare l’atteggiamento con cui ti avvicini al tuo malessere: meno rimprovero, più cura.

3. Due colonne invisibili: “quello che c’è” e “quello che mi può aiutare”

Spesso, quando stiamo male, ci sentiamo schiacciati tra due estremi: o minimizzare (“non è niente”), o catastrofizzare (“sarà sempre così”). La scrittura può aiutarti a trovare una via di mezzo, più concreta.

Prendi una pagina e, invece di tracciare linee e schemi, immagina di dividerla mentalmente in due parti.

Nella prima metà scrivi liberamente su:

“Che cosa c’è, oggi, nel mio malessere”

Puoi raccontare sintomi fisici, pensieri, frasi ricorrenti, situazioni che ti scatenano ansia. Non tenerti niente.

Poi fai una pausa, respira qualche volta e, nella seconda metà della pagina, passa a:

“Che cosa, anche piccolo, potrebbe aiutarmi a respirare un po’ di più nei prossimi giorni”

Non pensare in grande: un’amica a cui scrivere, una passeggiata, fissare un appuntamento con un professionista, chiedere un giorno libero, dire un no, iniziare un diario.

Alla fine sottolinea tre gesti possibile tra quelli che hai scritto. Non sono “la soluzione”, ma possono diventare i primi micro-passaggi fuori dal blocco.

Quando scrivere da sola non basta: la forza di un cerchio

A volte, però, scrivere da sola/o non è sufficiente.
Ci sono momenti in cui senti di avere bisogno di una struttura, di una guida, di un tempo protetto che non dipenda solo dalla tua forza di volontà, o della presenza discreta di altre persone che stanno vivendo, in modi diversi, la stessa confusione.

Qui entrano in gioco i percorsi di scrittura terapeutica di gruppo.

In un cerchio di scrittura terapeutica:

  • c’è una persona che guida, propone tracce e tiene il tempo;

  • ci sono tappe pensate per affrontare paure, storie che ti racconti, atti di coraggio, nuovi inizi;

  • puoi scrivere su temi che da sola/o non toccheresti, sentendoti meno sola/o nella tua fatica;

  • la condivisione è facoltativa: puoi scegliere se leggere o semplicemente restare in ascolto.

Per questo ho creato “Cerchio di Parole – Nuovi inizi”, un laboratorio online di scrittura terapeutica di gruppo in 6 incontri, pensato proprio per i momenti in cui senti che qualcosa sta cambiando - o dovrebbe cambiare - ma dentro è ancora tutto confuso: ansia, desideri, stanchezza, paure.

In ogni incontro lavoriamo con:

  • una prima traccia di scrittura guidata,

  • una pausa con un testo o un’immagine che apre uno sguardo,

  • una seconda traccia,

  • una chiusura con un piccolo gesto o una parola da portare via.

Non è un corso di scrittura creativa, nessuno corregge i testi. È uno spazio di scrittura terapeutica: un cerchio sicuro, con confini chiari, in cui puoi usare le parole per guardare la tua ansia e il tuo malessere da un posto un po’ più largo.

Se senti che stai davvero troppo male

Ci tengo a dirlo chiaramente: se l’ansia e il malessere sono molto intensi - se fai fatica ad alzarti dal letto, se hai pensieri autolesivi, se senti di non farcela più - la scrittura da sola non basta.

In questi casi è importante chiedere aiuto a un professionista della salute mentale. La scrittura terapeutica può affiancare un percorso psicologico o psicoterapeutico, ma non lo sostituisce.

Puoi usare il quaderno per:

  • annotare cosa emerge tra una seduta e l’altra;

  • portare più chiarezza a ciò che vuoi condividere in terapia;

  • prenderti cura di te nei giorni in cui non hai appuntamento.

Una pagina alla volta, anche quando stai male

Quando non stai bene, è facile pensare che non cambierà mai niente.
La scrittura non promette di risolvere tutto, ma ti offre un gesto concreto: sederti, respirare, prendere una penna e iniziare a dire la verità sulla pagina.

Che tu scelga di farlo da sola/o nel tuo diario o all’interno di un cerchio di scrittura terapeutica di gruppo, ogni parola può diventare un piccolo spazio di respiro in mezzo al rumore.

Puoi iniziare oggi, con qualcosa di semplice:

“In questo momento, con tutta l’ansia e il malessere che sento, quello che vorrei dirgli è…”

E vedere cosa succede se, per una volta, invece di trattenere tutto, lo appoggi dolcemente su un foglio.

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Emozioni di fine anno: usare la scrittura per attraversare dicembre

Dicembre accende le luci fuori e mescola le emozioni dentro: ansia da Natale, bilanci di fine anno, nostalgia, desideri nuovi. Da Verona ti propongo uno sguardo gentile su questo periodo, usando scrittura terapeutica e diario per attraversare dicembre senza perderti.

Ragazza che si prepara a scrivere in riva al lago

Siamo a dicembre, di nuovo.
Fuori ci sono le luci, i mercatini, i messaggi di auguri che iniziano a comparire ovunque. Dentro, spesso, c’è un’altra storia: stanchezza accumulata, bilanci di fine anno, nostalgia, qualche entusiasmo e molta confusione.

Per qualcuno questo è il periodo più bello dell’anno.
Per altri è il momento in cui l’ansia da Natale e il cosiddetto Christmas blues fanno più rumore: ti guardi attorno e hai la sensazione che tutti siano felici tranne te, o che ci sia qualcosa che ti manca e non sai bene cosa.

Se ti senti così, non c’è niente di sbagliato in te. Dicembre, semplicemente, amplifica. Porta a galla cose che durante l’anno riusciamo a tenere in un angolo. E proprio per questo può diventare un tempo prezioso, se gli diamo spazio e strumenti giusti.

Uno di questi strumenti è la scrittura. In particolare, la scrittura terapeutica e il diario.

Dicembre, bilanci di fine anno e quella voce critica che non si spegne

Alla fine dell’anno quasi tutti, in un modo o nell’altro, fanno i conti con sé stessi.
“Com’è andato questo anno?”
“Che cosa ho combinato?”
“Ho sprecato tempo? Ho perso occasioni?”

Il problema è che spesso questi bilanci di fine anno sono spietati. Partono dal presupposto che avremmo dovuto fare di più, essere diversi, essere “a posto” con tutto. Non considerano la fatica, le pause, le cose invisibili che abbiamo tenuto in piedi.

In più ci sono le aspettative delle feste: la famiglia ideale, la tavola perfetta, l’atmosfera serena. La vita reale, però, è fatta anche di relazioni complicate, di sedie vuote, di soldi contati, di conflitti che non si risolvono solo perché è Natale.

Tutto questo può farti sentire bloccata/o: vorresti solo saltare questo mese e ritrovarti direttamente a gennaio. E invece, come ogni anno, sei qui.

La buona notizia è che non sei costretta/o a subirlo nello stesso modo di sempre. Puoi provare a stare dentro dicembre in modo diverso, usando la scrittura terapeutica come spazio di appoggio.

Scrittura terapeutica: un quaderno dove dire la verità

Quando parlo di scrittura terapeutica di fine anno non penso a qualcosa di complicato o tecnico. Penso a un quaderno, una penna e un appuntamento con te stessa/o in cui smettere di recitare la parte di chi “va tutto bene” e cominciare semplicemente a dire la verità.

Scrittura terapeutica, qui, significa:

  • dare un nome alle emozioni che senti in questo momento dell’anno;

  • lasciare che paura, rabbia, nostalgia, gratitudine, sollievo abbiano uno spazio sulla pagina;

  • permetterti di essere incoerente, contraddittoria/o, umana/o.

Non devi “scrivere bene”. Nessuno ti corregge. Nessuno ti giudica.
Anzi: più il tuo diario è imperfetto, più probabilmente è sincero.

Puoi iniziare così, in modo molto semplice: apri il quaderno, scrivi la data e continua la frase:

“In questo momento, alla fine di quest’anno, io mi sento…”

e vedi dove ti porta la penna. Non devi per forza trovare una conclusione. L’obiettivo non è sistemare tutto, ma vederti, incontrarti così come sei oggi, il 10 dicembre 2025 (o quando leggerai queste righe).

Diario di fine anno: tre fili da seguire con la scrittura

Se ti va di andare un po’ più in profondità, puoi usare il tuo diario di fine anno come una mappa con tre direzioni: presente, passato, futuro vicino. Non è uno schema rigido, ma un modo per non perderti.

Il presente: “Come sto davvero in questo dicembre?”

Una o più sere, prendi qualche minuto per rispondere per iscritto a domande come:

  • Che cosa mi pesa di più, in questo momento?

  • Quando durante la giornata mi sento più al sicuro?

  • Qual è la cosa che mi mancherebbe di più, se non ci fosse?

Non c’è bisogno di rispondere a tutte, puoi sceglierne una e riprenderla per più giorni. La scrittura terapeutica funziona per accumulo: una pagina oggi, una domani, e a un certo punto ti accorgi che dentro di te qualcosa si è spostato.

Il passato: un bilancio di fine anno più gentile

Invece di chiederti solo “che cosa non ho fatto?”, prova a cambiare prospettiva.
Puoi scrivere:

  • “Le tre cose più difficili che ho affrontato quest’anno sono state…”

  • “Tre cose di cui oggi posso dirmi grazie sono…”

È un bilancio diverso, che non nega la fatica né i fallimenti, ma riconosce anche ciò che hai tenuto insieme, i passi minuscoli che non hai mai contato.

Il futuro vicino: desideri che partono da come vuoi sentirti

I buoni propositi di inizio anno spesso falliscono perché sono troppo astratti: “da gennaio mi alleno sempre”, “non avrò più paura di…”.

Con la scrittura puoi fare un lavoro più concreto e più vero. Chiediti, ad esempio:

  • “Come vorrei sentirmi nei prossimi mesi?”

  • “Che cosa posso fare, nel piccolo, per avvicinarmi a quella sensazione?”

Invece di una lista infinita, scegli uno o due desideri che senti davvero tuoi e raccontali sulla pagina: immagina una giornata di primavera in cui li stai già vivendo e descrivila nei dettagli. È un modo per dare corpo ai tuoi desideri, e non lasciarli solo nella testa.

Verona sullo sfondo: scrivere in una città che a dicembre brilla (e stanca)

Io queste parole le scrivo da Verona, una città che a dicembre profuma di mercatini, luci e vin brulé, ma anche di traffico, code, vetrine luminose quando tu vorresti solo un po’ di silenzio.

Se vivi qui o in provincia, forse ti succede di passare accanto a una libreria, a una cartoleria, a uno spazio culturale dove si organizzano laboratori di scrittura a Verona, incontri di lettura, laboratori creativi per adulti e bambini. La città è piena di stimoli e, allo stesso tempo, non è detto che tu ti senta pronto a stare in gruppo.

Può darsi che, in questo momento, il modo più onesto di prenderti cura di te sia proprio il contrario: ritagliarti mezz’ora sul divano, in un bar tranquillo o seduto sulle panchine lungo l’Adige, e scrivere.

E, se a un certo punto senti che non vuoi più scrivere solo, qui a Verona ci sono anche i miei laboratori di scrittura: laboratori di scrittura terapeutica e creativa e laboratori di poesia che conduco in piccoli gruppi, proprio per dare uno spazio sicuro alle emozioni, alle storie e ai desideri che emergono in questo periodo dell’anno.

Sono incontri in cui porti il tuo quaderno e la tua vita così com’è: non serve esperienza, non servono risultati da mostrare. Lavoriamo con tracce guidate, momenti di silenzio, possibilità di condividere (sempre facoltativa) e soprattutto ascolto.

Se cerchi “laboratori di scrittura a Verona” o “laboratori creativi a Verona” e vuoi che siano incentrati sulle emozioni e sulla scrittura terapeutica, scrivimi e ti manderò il calendario aggiornato.

La scrittura nasce da te, ma può espandersi: dal diario personale agli spazi condivisi in città.

Se questo dicembre ti sembra troppo

C’è anche un’altra cosa importante da dire: se quello che senti in questo periodo va oltre la “semplice” fatica di fine anno – se l’ansia è molto forte, se fai fatica ad alzarti dal letto, se pensieri bui tornano spesso – la scrittura da sola non basta.

In questi casi può essere molto prezioso cercare un sostegno psicologico professionale. Il diario e la scrittura terapeutica possono continuare a essere un alleato, un luogo dove appoggiare ciò che emerge in terapia, ma non devono sostituire l’aiuto di chi è formato per accompagnarti.

Chiedere aiuto non è un fallimento del tuo percorso, è spesso il gesto più coraggioso che puoi fare.

Una pagina alla volta, verso il nuovo anno

Intanto, qui e ora, puoi iniziare da qualcosa di molto semplice.
Prendi un foglio, oggi che siamo a metà dicembre, e scrivi:

“Quello che voglio portare con me nel nuovo anno è…”
“Quello che, con delicatezza, posso lasciare andare è…”

Non è un contratto, non è una promessa da mantenere a tutti i costi. È una conversazione sincera con te stessa/o.

Che tu stia leggendo queste righe a Verona o altrove, tra un impegno e l’altro, tra una festa e un momento di silenzio, ricordati che non sei obbligata/o a vivere dicembre come lo vivono gli altri. Puoi attraversarlo a modo tuo, con i tuoi tempi, con il tuo quaderno, con le tue parole.

Una pagina alla volta.

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Scrittura terapeutica per la paura: 4 esercizi per aumentare la fiducia in te

Quando la paura occupa tutta la scena è facile sentirsi bloccati, inadeguati, soli. La scrittura terapeutica per la paura è uno spazio semplice in cui confrontarti serenamente con quello che senti e ritrovare un po’ di fiducia in te. In questo articolo ti propongo 4 esercizi di scrittura terapeutica che uso anche nei miei laboratori a Verona.

Ci sono momenti in cui la paura sembra comandare tutto.
Paura di esporsi, di scegliere, di sbagliare. Paura di deludere, di non essere abbastanza, di non farcela.

A volte è una paura chiara, con un nome preciso. Altre volte è solo un nodo allo stomaco, un’agitazione che non sai spiegare ma che ti accompagna ovunque.

La scrittura terapeutica è uno spazio semplice e potente dove appoggiare queste paure. È un quaderno, una penna, qualche minuto di silenzio e la disponibilità a dirti la verità – almeno sulla pagina.

In questo articolo ti racconto che cos’è la scrittura terapeutica, perché può aiutare quando hai paura e ti propongo 4 esercizi di scrittura terapeutica pensati proprio per aumentare, passo dopo passo, la fiducia in te.

Ti parlerò anche del mio ultimo laboratorio di scrittura terapeutica a Verona, dedicato a paura e fiducia in sé, nato proprio da queste domande.

Laboratorio di scrittura terapeutica a Verona: persone sedute intorno a un tavolo che scrivono su paura e fiducia in sé

Cos’è la scrittura terapeutica

Quando le persone digitano “scrittura terapeutica” su Google, di solito stanno cercando un modo per stare meglio: meno ansia, meno confusione, più chiarezza.

La scrittura terapeutica è proprio questo: una pratica di ascolto di sé che usa la scrittura come strumento di cura. Non serve essere bravi a scrivere. Non è un esercizio di stile, ma un incontro con te stessa/o.

In concreto significa:

  • scegliere un tempo e uno spazio solo tuoi (anche dieci minuti);

  • prendere un quaderno dedicato e una penna;

  • lasciare che pensieri, emozioni, ricordi, paure escano dalla testa e finiscano sulla pagina – così come sono.

Quando scrivi in questo modo:

  • quello che senti prende una forma;

  • le emozioni non restano chiuse dentro, a girare in tondo;

  • puoi guardare da fuori ciò che ti abita, con un po’ più di distanza e gentilezza.

La scrittura terapeutica non sostituisce la psicoterapia, ma può affiancarla o diventare un rituale personale di cura quotidiana. Una specie di appuntamento fisso con te.

Paura e fiducia in te: perché la scrittura aiuta

La paura, di per sé, non è sbagliata. È un’emozione che nasce per proteggerti. Diventa complicata quando:

  • è vaga e non sai nemmeno da dove arriva;

  • ti blocca, impedendoti di fare anche piccoli passi;

  • si mescola a vergogna, senso di colpa, autosvalutazione.

In questi momenti la testa può diventare un luogo rumoroso, pieno di “e se…?”, scenari catastrofici, ruminazioni infinite. È proprio qui che gli esercizi di scrittura terapeutica possono diventare un’ancora.

Scrivendo:

  • nomini la paura: darle un nome spesso la rende meno gigantesca;

  • la porti fuori da te, sulla pagina, e puoi osservarla;

  • inizi a chiederti non solo “di cosa ho paura?”, ma anche “cosa sta cercando di dirmi questa paura?”;

  • fai spazio ad altre parti di te: quella che desidera, quella che spera, quella che è curiosa, quella che sa prendersi cura.

La fiducia in te non arriva tutta insieme. Di solito nasce da piccole prove quotidiane, da passaggi di coraggio. La scrittura terapeutica ti aiuta a vederli, a non dimenticarli e a costruirci sopra una narrazione diversa di te.

4 esercizi di scrittura terapeutica per la paura (e la fiducia in te)

Ti propongo ora quattro esercizi di scrittura terapeutica che puoi fare quando senti la paura più presente.

Prenditi il tempo che ti serve, spegni le notifiche, respira qualche volta in profondità. Non pensare a fare bene l’esercizio: l’unica cosa importante è essere sincera/o con te stessa/o.

1. “Cara Paura, ti scrivo perché…”

Il primo passo è smettere di combattere la paura come se fosse un mostro esterno e iniziare a vederla come una parte di te, che in qualche modo sta provando a proteggerti.

Prendi una pagina nuova e scrivi in alto:

“Cara Paura, ti scrivo perché…”

Poi lascia andare la penna. Raccontale cosa ti sta succedendo, cosa ti blocca, da quanto tempo la senti, cosa non vorresti più vivere. Non censurarti: non stai scrivendo un tema, stai scrivendo un incontro vero.

Quando hai finito, fai un respiro e cambia prospettiva. Immagina che sia la Paura a risponderti. Scrivi:

“Cara/o [il tuo nome], io sono qui per…”

Lascia che questa parte di te parli. Forse ti dirà che ha paura di vederti soffrire, che teme il rifiuto, che non vuole che tu perda qualcosa di importante. Non devi crederle per forza, devi solo ascoltarla.

Alla fine, rileggi la pagina con calma. Sottolinea una frase tua e una frase della Paura che ti colpiscono. Già questo, spesso, basta a cambiare qualcosa nello sguardo.

2. Dal “Cosa temo” al “Cosa posso fare oggi”

La paura ama l’indefinito. Più le cose restano confuse, più lei si allarga.
Un modo per darle un contenitore è passare dalla testa alla realtà concreta.

Scegli una situazione che ti spaventa in questo periodo. Può essere un dialogo da affrontare, una scelta, un cambiamento.

Su una pagina, dividi lo spazio in due (anche solo idealmente) e, invece di pensare per colonne, usa due paragrafi consecutivi.

Nel primo paragrafo scrivi:

“Cosa temo in questa situazione”

e lascia uscire tutto: cosa potrebbe andare storto, di cosa hai paura davvero, cosa non vorresti perdere.

Nel paragrafo successivo scrivi:

“Cosa è nelle mie mani oggi”

e prova a concentrarti solo su quello che puoi fare nelle prossime ore. Non grandi rivoluzioni: un messaggio, una domanda, chiedere aiuto, informarti meglio, darti il permesso di fare un piccolo passo.

L’obiettivo di questo esercizio di scrittura terapeutica non è trovare la soluzione perfetta ma allenare il passaggio da una paura generica a un’azione concreta e gentile verso di te.

3. La lettera dalla te che ce l’ha fatta

C’è una parte di te che è già andata avanti di qualche passo e che sa che cosa può aiutarti. La scrittura serve anche a darle voce.

Immagina te stessa/o tra un anno. Non una versione ideale e irraggiungibile, ma una persona che ha attraversato questo periodo con tutti i suoi inciampi, le sue fatiche, i suoi momenti di luce.

Scrivi:

“Sono la te di tra un anno. Non ti dirò tutto, ma voglio raccontarti…”

e lascia che questa te del futuro ti parli. Raccontati cosa è cambiato, quali piccoli gesti hanno fatto la differenza, quali sono stati i giorni difficili e come li hai attraversati, che cosa hai scoperto su di te.

Mentre scrivi, non pensare se ha senso o no. Concentrati sul tono: che sia la voce di qualcuno che ti vuole bene davvero.

Quando hai finito, sottolinea tre frasi che ti danno un po’ di sollievo o di coraggio. Puoi riscriverle su un post-it e tenerle sul comodino o nel diario: saranno il tuo promemoria di fiducia.

4. Il diario delle micro prove di coraggio

La fiducia in te non nasce da un grande gesto eroico, ma da tante micro scelte quotidiane che spesso non ti riconosci. Questo esercizio serve a non perderle per strada.

Per una settimana, alla sera, apri il quaderno e completa queste tre frasi:

Oggi avevo paura di…
Nonostante questo, ho fatto questo piccolo passo…
Dopo averlo fatto, mi sono sentita/o…

Non importa quanto piccolo sia il passo: anche solo aver mandato un messaggio, esserti preso dieci minuti per respirare, aver detto un “no” che avresti sempre rimandato.

Dopo qualche giorno inizierai a vedere nero su bianco che, pur avendo paura, ti muovi comunque. È una prova concreta della tua capacità di attraversare le cose, non solo di subirle. Ed è una base preziosa per costruire una nuova immagine di te.

Cartellone con frasi e pensieri nati da un esercizio di scrittura terapeutica sulla paura e sulla fiducia in sé a Verona

Il laboratorio a Verona: quando la scrittura terapeutica diventa un cerchio

Questi esercizi non vivono solo sulle pagine dei quaderni individuali. Nelle ultime settimane li ho portati dentro un laboratorio di scrittura terapeutica a Verona dedicato proprio alla paura e alla fiducia in sé.

Ci siamo ritrovate in una cartoleria piena di colori, sedute attorno a un tavolo di legno, con penne, fogli e un grande foglio bianco pronto ad accogliere le parole di tutte.

Abbiamo iniziato con un momento di silenzio e di ascolto del respiro, per arrivare davvero lì.

Poi, una pagina alla volta:

  • abbiamo scritto lettere alla paura, lasciando emergere la sua voce e la nostra;

  • abbiamo trasformato paure vaghe in azioni piccole e possibili;

  • abbiamo dato parola alla noi del futuro che ce l’ha fatta;

  • abbiamo raccolto, alla fine, le frasi che volevamo portare a casa, scrivendole su piccoli fogli di carta.

Partecipanti al laboratorio di scrittura terapeutica a Verona sedute al tavolo, sorridenti, con quaderni e penne

Sul cartellone finale sono rimaste parole come:

  • “ascoltarsi senza giudizio è stato come sentirsi a casa”;

  • “le nostre paure, se condivise, prendono un nuovo colore”;

  • “amicizia: che la vita non smetta mai di sorprenderci”.

Guardarle tutte insieme è stato come vedere il percorso fatto: le paure non sono scomparse, ma hanno preso altre forme, altri colori, sono state tenute in mano da più persone.

Se vuoi iniziare un percorso di scrittura terapeutica per la paura

Se senti che questo è un tema vivo per te e ti piacerebbe lavorarci con la scrittura terapeutica, hai diverse possibilità.

Se sei di Verona o dintorni, puoi partecipare ai miei laboratori di scrittura terapeutica a Verona in piccoli gruppi: spazi protetti dove paura, fragilità e fiducia in sé vengono accolte con rispetto e delicatezza.

Se invece preferisci un percorso più personale, puoi scegliere la scrittura terapeutica individuale, online, con quaderni guidati ed esercizi su misura.

Sul mio sito trovi le informazioni aggiornate sui prossimi laboratori, sui percorsi individuali e sui PDF di esercizi di scrittura terapeutica che puoi iniziare quando vuoi.

E se ti va, puoi già cominciare da qui: scegli uno degli esercizi che hai letto e regalati il tempo di una pagina.

La paura probabilmente resterà, almeno un po’.
Ma pagina dopo pagina potresti scoprire che anche la fiducia in te sa farsi strada.
Una riga alla volta.

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Martina Maria Mancassola Martina Maria Mancassola

Scrittura terapeutica a ModusLab: il gruppo che trasforma la pagina

A Verona, a Modus Lab – Teatro Modus, la scrittura terapeutica si pratica in gruppo: tracce guidate, esercizi di scrittura terapeutica semplici e condivisione gentile. La pagina si fa chiara, la solitudine si alleggerisce, i piccoli passi tornano possibili. Prossimo ciclo da gennaio 2026.

Partecipanti in cerchio a Moduslab durante un laboratorio di scrittura terapeutica; al centro collage di frasi su strisce di carta.

A volte arriviamo con la testa piena e il cuore stretto. A Modus Lab – Teatro Modus (Verona) succede una cosa semplice e rara: ci si siede, si respira, si scrive. Il foglio diventa uno spazio sicuro dove lasciare andare il rumore, e il gruppo diventa una casa temporanea in cui le parole possono uscire senza paura. La scrittura terapeutica qui non chiede prestazioni: chiede presenza. E, quasi sempre, porta chiarezza.

Cosa succede in un incontro (Verona, Teatro Modus)

Ogni appuntamento ha un ritmo gentile. All’inizio ci prendiamo pochi minuti per arrivare davvero: un respiro, un gesto di centratura, una domanda breve. Poi propongo una traccia: un’immagine, una parola-chiave, un passaggio poetico. In silenzio, ciascuno scrive. Gli esercizi di scrittura terapeutica sono guidati e accessibili: piccoli passi, nessun giudizio, solo ascolto.

Chi desidera, alla fine legge. Non ci sono commenti tecnici o consigli: c’è un ascolto pieno, un “ti ho sentito”, un riconoscersi. È in questo scambio che spesso la pagina si illumina: la storia, detta ad alta voce, si fa più vera e più leggera.

Perché il gruppo cura

Nel gruppo la scrittura terapeutica cambia consistenza. Le stesse parole che da soli sembrano pesare troppo, in cerchio si alleggeriscono. Sentire che qualcuno si ritrova in ciò che abbiamo scritto riduce la solitudine, regola l’emozione, apre un altro sguardo su di noi. L’appuntamento cadenzato sostiene la continuità: è più facile portare avanti gli esercizi di scrittura terapeutica quando sappiamo che torneremo a condividere. E ascoltare la lingua degli altri allarga la nostra: nascono metafore nuove, immagini nuove, possibilità nuove.

Un momento che amiamo

A Modus Lab capita spesso di comporre insieme una “poesia-tappeto”. Ritagliamo parole e frasi, le disponiamo a terra e lasciamo che il testo emerga per tentativi. Non serve “saper scrivere”: serve esserci. Mentre le mani si muovono, la mente smette di stringere e la pagina si apre. È un modo dolce per uscire dagli automatismi e sentire, con il corpo, che non siamo soli dentro la nostra storia.

A chi è rivolto

È per chi ha la testa piena, per chi sta attraversando un cambiamento, per chi fa fatica ad ascoltarsi e vuole ricominciare in modo concreto. Non è psicoterapia né una presa in carico clinica: è un percorso di benessere basato su linguaggio, ritmo e relazione. La scrittura terapeutica qui è pratica quotidiana: pochi minuti, parole oneste, passi possibili.

Prossimi appuntamenti a Verona

Il primo ciclo è in corso a ModusLab. Da gennaio 2026 partirà un nuovo percorso di gruppo. Se senti che è tempo di rimettere in fila i pensieri e dare voce a ciò che vivi, il cerchio è pronto ad accoglierti.

Vuoi partecipare o avere informazioni?
Nella locandina qui sotto trovi tutti i contatti.

Locandina Moduslab: laboratori di scrittura terapeutica a Verona, piccoli gruppi, cicli da ottobre, guida Martina Mancassola

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scrittura terapeutica, ansia e stress Martina Maria Mancassola scrittura terapeutica, ansia e stress Martina Maria Mancassola

Scrittura terapeutica per calmare l’ansia: un rituale che ti riporta al presente

Quando l’ansia aumenta la sera, poche parole giuste possono riportarti al presente. Un rituale di 5–10 minuti di scrittura terapeutica con respiro, tracce semplici e una chiusura concreta per dormire più leggero.

Mano che scrive su un quaderno alla luce serale: pratica di scrittura terapeutica per calmare l’ansia e mettere ordine nei pensieri.

Quando l’ansia sale, soprattutto la sera, i pensieri si moltiplicano: ciò che durante il giorno era solo un’ombra diventa enorme. È normale: con meno distrazioni la mente amplifica tutto, mentre il corpo è stanco e più reattivo. In questi momenti la scrittura terapeutica è una piccola ancora. Mettere le parole sulla pagina sposta l’attività mentale da “allarme diffuso” a “attenzione focalizzata”: nomini ciò che senti, gli dai confini, lo osservi. Non è magia: è igiene emotiva.

Di seguito trovi un modo semplice per costruire il tuo rituale serale. È breve (5–10 minuti), non richiede talento di scrittura e funziona anche nelle giornate “no”. Qui troverai scrittura terapeutica esercizi spiegati in modo naturale; sono esercizi scrittura terapeutica pensati per calmare corpo e pensieri senza forzature.

Perché scrivere aiuta davvero

Scrivere ciò che provi attiva due movimenti utili. Il primo è corporeo: rallenti il respiro, le spalle scendono, lo sguardo si posa sulla pagina. Il secondo è cognitivo: trasformi rumore in linguaggio. Dare un nome a un’emozione la rende più gestibile; descrivere una scena mentale ti permette di ridimensionarla. La scrittura terapeutica non elimina l’ansia con uno schiocco di dita, ma ti restituisce potere: passi da “sono in balia” a “sto attraversando”.

Un rituale serale in cinque passaggi (senza cronometro)

1) Inizia dal corpo. Prima di scrivere, inspira contando fino a quattro ed espira contando fino a sei per qualche respiro. Non serve perfezione: ti basta sentire l’aria che esce più lunga di quella che entra. È il segnale gentile al sistema nervoso che può abbassare il volume.

2) Metti giù quello che senti, non quello che “dovresti” sentire. Apri il quaderno e completa, a modo tuo: “In questo momento, il mio corpo sente…”. Rimani sul fisico: peso sul petto, nodo allo stomaco, mano fredda. Due o tre frasi bastano. Stai ancora lontano dalle storie che la mente racconta.

3) Passa dalla sensazione al pensiero. Ora prosegui: “La mia testa sta dicendo che…”. Non discutere con i pensieri, non giudicarli. Trascrivili come li ascolti. Quando li vedi scritti, perdono parte dell’urgenza.

4) Introduci una voce amica. Cambia tono e prova a risponderti come faresti con una persona cara: “Capisco che hai paura di ___; per adesso ci occupiamo solo di ___.” È un piccolo spostamento interno: dalla critica alla cura. Se ti viene spontaneo, aggiungi una parola-ancora (per esempio “lentamente”, “qui”, “al sicuro”).

5) Chiudi con un gesto concreto. Scrivi una sola azione gentile che farai nei dieci minuti successivi: doccia calda, tisana, spegnere lo schermo, preparare il letto, mettere il pigiama. Poi chiudi il quaderno. Il messaggio al corpo è chiaro: abbiamo ascoltato, ora possiamo riposare.

Questo rituale è volutamente semplice: ti chiede di stare con te, non di risolvere tutto. La continuità vale più della quantità: due pagine in pace aiutano più di dieci forzate.

“E se i pensieri corrono troppo?”

Capita. In quei momenti prova una variante: per tre minuti scrivi senza alzare la penna, anche se escono frasi spezzate. Appena senti che l’ansia rallenta di un millimetro, torna al punto 4 e lascia spazio alla voce amica. La pagina non deve essere bella: deve essere utile.

Esempi di tracce che puoi usare (in modo naturale)

  • “Quello che mi spaventa davvero, stanotte, è…”

  • “La parte di me che teme il peggio prova a proteggermi da…”

  • “Se potessi alleggerire il peso del 10%, toglierei…”

  • “Di ciò che succede, cosa è nelle mie mani nelle prossime 24 ore?”

Usale come appigli, non come compiti. Se una frase non ti aiuta, passale oltre.

Quanto scrivere, quando farlo, cosa aspettarsi

Bastano cinque minuti. Se ti è possibile, scegli sempre lo stesso luogo e lo stesso quaderno: il tuo sistema nervoso imparerà a riconoscerli come spazio sicuro. La sera è ottima per scaricare, la mattina per impostare. Non aspettarti una linea retta: alcune notti il sollievo sarà immediato, altre più sottile. Anche nei giorni in cui “funziona poco”, stai coltivando una relazione di fiducia con te.

Domande che ricevo spesso

La scrittura terapeutica sostituisce una terapia? No. È uno strumento di cura e consapevolezza che può affiancare un percorso psicologico o medico quando serve.
Devo rileggere tutto? Non sempre: a volte è utile, altre volte è sufficiente il gesto di aver scritto. Puoi rileggere una volta a settimana per cogliere piccoli cambiamenti.
E se ho paura di “scavare troppo”? Stabilire in anticipo tempo, luogo e chiusura del rituale crea contenimento. Ricordati del quinto passaggio: un gesto concreto che ti riporta al qui e ora.

Se vuoi continuare

Se questa pagina ti è stata utile, qui trovi altri scrittura terapeutica esercizi guidati: percorsi brevi online, laboratori di gruppo e percorsi in PDF (7 o 30 giorni) per costruire una pratica gentile e costante. Sono esercizi scrittura terapeutica semplici, pensati per chi ha la testa piena e desidera imparare a stare con sé in modo più leggero.

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Scrittura terapeutica di gruppo: benefici, esercizi e come partecipare

Nel gruppo la pagina diventa casa. Parole guidate, ascolto senza giudizio, esercizi di scrittura terapeutica che alleggeriscono la mente e indicano passi concreti. Ecco perché funziona e come partecipare.

Persone che scrivono in cerchio durante un laboratorio di scrittura terapeutica a Verona

Ci sono momenti in cui la testa è piena e le parole sembrano ammassarsi senza trovare posto. La scrittura terapeutica offre un tempo per respirare: mettere nero su bianco ciò che si muove dentro, osservarlo da vicino e trasformarlo in passi piccoli e concreti.

Cos’è (e cosa non è) la scrittura terapeutica di gruppo

La scrittura terapeutica di gruppo è un laboratorio in cui si scrive con tracce guidate, in silenzio e senza giudizio. Dopo la scrittura, chi desidera può condividere: la condivisione è sempre facoltativa; l’ascolto è attivo, rispettoso, mai valutativo.

È un percorso di benessere e consapevolezza, non una psicoterapia né una presa in carico clinica. Non indaga il passato per “curarlo”, ma offre uno spazio pratico per capirsi, alleggerire il carico mentale e scegliere micro-azioni per la vita di tutti i giorni.

Perché il gruppo fa bene (più di quanto pensi)

In gruppo ci si accorge di non essere l’unico a provare certe emozioni. Questo, da solo, abbassa la vergogna e riduce la sensazione di isolamento. La presenza degli altri crea co-regolazione: respiri e ritmi si sintonizzano, la mente si calma.

Le parole condivise portano nuove prospettive: le immagini degli altri aprono strade che da soli non vediamo. E c’è la motivazione: un appuntamento in calendario aiuta a mantenere la routine della scrittura anche a casa.

La ricerca su journaling, regolazione emotiva e supporto sociale mostra benefici su stress percepito, ansia lieve, qualità del sonno e chiarezza decisionale. La scrittura non sostituisce percorsi clinici, ma può affiancarli con delicatezza e realismo.

Come si svolge un laboratorio con me

  • Durata: 90 minuti, gruppo piccolo per garantire intimità.

  • Accoglienza: due minuti di respiro, una cornice chiara, regole di gentilezza.

  • Scrittura guidata: propongo una traccia (immagini, domande, brevi testi). Si scrive in silenzio.

  • Condivisione (facoltativa): si legge solo se va; chi ascolta non commenta né consiglia.

  • Micro-azione: ciascuno sceglie un passo semplice per le prossime 24 ore.

  • Chiusura: una parola o un’immagine che resta.

Tutto è pensato per essere leggero ma profondo, con attenzione ai tempi di ciascuno.

Che risultati puoi aspettarti

Più chiarezza: i pensieri si mettono in fila, le priorità emergono.

Regolazione emotiva: scrivere e ascoltare aiuta a nominare ciò che si prova.

Autostima più gentile: ci si allena a parlare a sé con la stessa cura che useremmo con una persona amata.

Passi pratici: ogni incontro si chiude con una micro-azione realistica, misurabile.

Continuità: molti partecipanti portano a casa una routine di 10 minuti al giorno.

Esempi di esercizi di scrittura terapeutica (semplici e replicabili)

1. Due colonne
A sinistra: “Cosa pesa oggi”. A destra: “Cosa è nelle mie mani nelle prossime 24 ore”. Cerchia una sola azione.

2. Lettera di appoggio
Tre frasi da completare: Sono con te quando… · Ti ricordo che… · Il primo passo può essere…

3. Tre voci, tre tempi
Scrivi sulla stessa preoccupazione come la percepisci oggi, come la percepiresti tra 6 mesi e come invece se la raccontassi a una persona cara. Noterai che il linguaggio si apre.

Questi esercizi di scrittura terapeutica non richiedono “bravura”: valgono autenticità e ascolto.

A chi è adatto (e a chi no)

Sì, se…

• senti la testa piena e vuoi mettere ordine;
• stai attraversando una transizione (lavoro, studio, relazione, città);
• desideri più autostima;
• vuoi scrivere senza performance, per stare meglio.

Meglio un altro tipo di supporto se…

• stai affrontando un momento clinico acuto o hai bisogno di un intervento psicoterapeutico strutturato. In tal caso la scrittura può affiancare, non sostituire, il percorso con specialisti.

Domande frequenti

Devo saper scrivere? No. Non cerchiamo stile o punteggiatura perfetta: cerchiamo verità e cura.
Devo leggere ad alta voce? Mai per forza. Anche solo scrivere in contemporanea ha valore.
Online o dal vivo? Entrambi, in base al laboratorio.
Cosa porto? Quaderno, penna, una bottiglia d’acqua e curiosità.
Se mi emoziono? È previsto. Ci sono pause, respiro, rispetto dei tempi.

I prossimi laboratori

  • Paura e fiducia in sé – tre incontri di scrittura terapeutica (Verona).
    Piccolo gruppo, 90’, esercizi guidati. Per rimettersi al centro con gentilezza: 10, 17 e 25 novembre 2025 ore 14-15,30

  • ModusLab – cicli tematici di 10 incontri di scrittura terapeutica (Verona).
    Tre percorsi annuali: parole per conoscersi, riconoscersi e trasformarsi. Prossimo in partenza: gennaio 2026

Scrivimi: ti aiuto a scegliere il passo giusto.
Preferisci iniziare da solo? Nel mio Shop trovi PDF di 7 o 30 giorni con tracce quotidiane: un modo semplice per scaldare la mano e arrivare in gruppo con più fiducia.

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Amore e solitudine: come la scrittura terapeutica aiuta ad “abitare” entrambi

Amore e solitudine non sono opposti: spesso camminano insieme. Con la scrittura terapeutica puoi ascoltarli, capirli e trasformarli in passi di cura quotidiana. Qui trovi tre esercizi e il percorso guidato “21 giorni per abitare amore e solitudine”.

Ci sono momenti in cui l’amore e la solitudine sembrano opposti. In realtà, spesso convivono: l’uno illumina, l’altra scava in profondità. La scrittura terapeutica è uno spazio semplice e potente in cui guardare entrambe le esperienze senza giudizio: penna, carta e 15 minuti al giorno per dare forma a ciò che senti, ridurre il rumore mentale e ritrovare un centro più stabile.

Perché la scrittura fa bene quando si parla di amore e solitudine

Scrivere di emozioni e pensieri difficili aiuta a dare significato a ciò che turba, a ridurre la ruminazione e a calmare lo stress percepito. Questo è il cuore del tuo percorso: “mettere nero su bianco” favorisce chiarezza, integrazione e cura di sé. Nel tuo quaderno l’obiettivo non è “sconfiggere” la solitudine, ma capirla: osservarla con onestà, per cogliere cosa sta chiedendo e cosa può insegnare. È un processo di conoscenza di sé che giorno dopo giorno apre spazio all’amore, anche quando sembra lontano.

Un assaggio: esercizi di scrittura terapeutica

Per entrare nel clima, ecco tre micro-esercizi di scrittura terapeutica. Puoi usarli come primo passo o come integrazione al tuo diario terapeutico:

  • Il punto di partenza
    Scrivi liberamente come stai oggi e cosa ti ha portato a cercare questo momento con te. Niente filtri: lascia scorrere la penna. Anche poche righe bastano.

  • Lettera alla Solitudine
    Trattala come una persona. Riconoscine la presenza nella tua storia, ringraziala per ciò che ti ha insegnato e chiedile di collaborare con te in modo più gentile. È un cambio di sguardo che alleggerisce.

  • Chi sono oggi
    Rileggi ciò che hai scritto nelle ultime settimane e componi un breve testo che inizi con “Chi sono oggi…”. Metti a fuoco risorse, confini, desideri. Questo rende visibili i passi fatti.

Questi esercizi di scrittura terapeutica non cercano frasi “belle”: cercano verità. È lì che accade la trasformazione.

Il percorso “21 giorni per abitare amore e solitudine”

Se desideri essere guidato giorno per giorno, il mio percorso digitale ti accompagna in tre settimane di scrittura terapeutica esercizi: ogni giorno trovi un tema, una breve ispirazione e una traccia di scrittura chiara e calda. Ti prendi 15–20 minuti in un luogo tranquillo, con un quaderno o il tuo diario. Non servono competenze letterarie: serve sincerità.

All’interno troverai pratiche come:

  • Confusione e chiarezza: nominare i nodi che fanno nebbia, per vedere le prime stelle.

  • Mia cara solitudine: una lettera per trasformarla da nemica a compagna.

  • Riscrivi la tua storia: integrare passato, presente e futuro in un racconto più vero e gentile verso di te.

  • Manifesto personale: fissare ciò che porti con te, ciò che lasci e gli impegni che scegli per il domani.

È un quaderno-voce che ti accompagna con rispetto: spazio sicuro, nessuna valutazione, solo domande, immagini e scrittura terapeutica per fare luce.

A chi è adatto

A chi sente confusione o fatica, a chi vive transizioni (relazioni, lavoro, cambiamenti), a chi desidera conoscersi meglio coltivando un rapporto più amico con la propria solitudine e con l’amore. Non è psicoterapia: è un percorso di benessere che affianca il proprio cammino personale.

Cosa ti serve

Un quaderno, una penna e 15–20 minuti al giorno. Se un esercizio tocca corde intense, puoi fare una pausa e riprendere con auto-compassione. La costanza, anche minima, è la vera alleata.

Un invito gentile

Se senti che è il momento di fare pace con la solitudine e di allargare lo sguardo sull’amore, puoi iniziare da qui: scarica il percorso “21 giorni per abitare amore e solitudine” dal mio shop e trasformalo nel tuo rituale quotidiano di cura. È un cammino discreto, fatto di parole oneste e passi piccoli: spesso i più efficaci.

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Scrittura terapeutica e overthinking: 7 esercizi per fermare i pensieri

Se la mente corre e fai fatica a fermarti, la pagina può diventare un posto sicuro. Sette esercizi di scrittura terapeutica semplici e brevi per uscire dai loop mentali e scegliere passi concreti.

Quando i pensieri girano in tondo è facile sentirsi senza direzione. La buona notizia è che, messa al servizio del benessere, la pagina può diventare un ancoraggio. La scrittura terapeutica non chiede frasi perfette: chiede presenza. In pochi minuti aiuta a spostare i pensieri dalla testa alla carta, a dare un nome a ciò che si muove e a scegliere azioni piccole e reali.

Perché la scrittura aiuta l’overthinking

  • Esternalizza: vedere i pensieri sulla pagina li rende più gestibili.

  • Etichetta le emozioni: dare un nome a ciò che provi riduce l’attivazione emotiva e apre spazio a decisioni più lucide.

  • Ristruttura: scrivere ti permette di rivedere storie e convinzioni, trasformando il “tutto o nulla” in sfumature più realistiche.
    Le evidenze su journaling e pratiche di consapevolezza indicano benefici su stress percepito, sonno e regolazione emotiva. La scrittura non sostituisce un percorso clinico, ma può affiancare con gentilezza altre forme di cura.

7 esercizi di scrittura terapeutica (10 minuti)

Imposta un timer. Scegli uno o due esercizi, non tutti. Meglio poco e costante che tanto e una volta sola.

1) Scarico gentile: due colonne

Traccia due colonne. A sinistra “Cosa mi gira in testa” (pensieri crudi, senza filtro). A destra “Cosa è nelle mie mani oggi” (azioni piccole, una per riga). Chiudi cerchiando 1 azione da fare nelle 24 ore.

2) Flusso controllato (10 righe)

Scrivi solo 10 righe senza alzare la penna. Se non sai cosa dire, ripeti “Sto scrivendo perché la mia mente è piena di…”. Alla riga 10 fermati, respira e sottolinea la frase che ti colpisce: è il tuo indizio.

3) Dare nome all’emozione

Completa queste 3 frasi: “In questo momento sento…” (emozione), “Lo sento nel corpo qui…” (sensazione), “Mi chiede…” (bisogno). L’obiettivo non è risolvere, ma ascoltare.

4) ABC della ruminazione

  • A – Evento: Scrivi cosa è successo (racconta solo i fatti).

  • B – Pensiero automatico: Scrivi il loop della tua mente: “Se… allora…”

  • C – Comportamento utile adesso: Prova a scrivere un gesto concreto che potresti fare subito per alleggerire cuore e mente.
    Trasforma l’energia del pensiero in un’azione minima.

5) Il foglio dei limiti

Prima metti in pagina ciò che ti pesa adesso. Poi immagina di rileggere fra sei mesi e riscrivi. Chiudi raccontando la stessa cosa a una persona che ti vuole bene. Di solito il linguaggio si fa più gentile.

6) Tre prospettive

Scrivi un paragrafo su ciò che ti preoccupa come te oggi, poi come te tra 6 mesi, infine come se parlassi a un’amica. Noterai che il linguaggio cambia: spesso si apre.

7) Chiusura rituale (30 parole)

Concludi con una frase di 30 parole massimo iniziando da “Oggi scelgo…”. È la tua micro-decisione. Mettila in agenda.

Una routine in 10 minuti

  • Minuto 0–1: un respiro lungo, spalle rilassate (cadono verso il basso).

  • Minuti 1–6: uno degli esercizi (1–6).

  • Minuti 6–9: rileggi, cerchia una frase, scegli 1 azione.

  • Minuto 10: chiusura rituale (esercizio 7).
    Se ti è utile, puoi precedere la scrittura con 5 minuti di rilassamento tipo body scan o Yoga Nidra breve: aiuta a rallentare e ad accedere a parole più chiare. Trovi tante pratiche sul mio canale YouTube Sei la tua luce.

Quando usarli (e quando no)

Gli esercizi sono pensati per ansia lieve, sovraccarico, periodi di cambiamento. Se emergono sofferenze intense o temi clinici, è importante rivolgersi a professionisti della salute mentale. La pagina resta un ottimo alleato, ma non sostituisce la terapia.

Domande frequenti

Devo saper scrivere?
No. Conta l’autenticità, non lo stile.

Ogni quanto scrivere?
Meglio 10 minuti al giorno che un’ora una volta a settimana.

Cosa faccio con i fogli?
Puoi tenerli, riporli in una cartellina, o distruggerli se è più leggero. L’importante è il processo, non l’archivio.

Vuoi essere accompagnato?

Propongo percorsi individuali online, laboratori di gruppo e PDF di esercizi (7 o 30 giorni). Se ti va, partiamo con un colloquio gratuito di 10 minuti per costruire insieme il passo giusto.

Inizia con 30 giorni di scrittura
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Scrittura terapeutica e cambio di stagione: 5 esercizi per il calo d’umore

Con il cambio di stagione l’umore può scendere di un gradino. Cinque esercizi di scrittura terapeutica, brevi e gentili, per nominare le emozioni, ritrovare ordine e scegliere piccoli gesti di cura quotidiani.

Quando la luce diminuisce e le giornate si accorciano, è normale sentirsi più stanchi, irritabili o poco motivati. Il cambio di stagione altera i ritmi del sonno, riduce l’esposizione alla luce naturale e scombina le abitudini. In questo passaggio la scrittura terapeutica è un aiuto semplice: mettere in parole ciò che si prova aiuta a fare chiarezza, a ridurre l’allarme interno e a scegliere piccoli gesti di cura. Le ricerche sul cd affect labeling (ovvero dare un nome preciso alle emozioni), auto-compassione e coerenza della storia personale mostrano effetti positivi su stress, ruminazione e benessere psicologico.

Perché l’autunno può pesare sull’umore

Con meno luce naturale il ritmo biologico tende a spostarsi: si dorme peggio, si cercano “consolazioni” rapide e ci si muove meno. Se non ce ne accorgiamo, la somma di questi piccoli cambiamenti abbassa l’energia. Un diario rende visibili questi passaggi e permette di intervenire con passi sostenibili.

5 esercizi di scrittura terapeutica per il cambio di stagione

1) Meteo interiore

Per due o tre minuti descrivi come ti senti con immagini della natura (cielo, vento, bosco, marea).

Perché aiuta: la metafora crea una distanza sicura e facilita l’etichettatura emotiva, che favorisce regolazione e chiarezza.

2) Ciò che drena / ciò che nutre

Traccia due colonne. A sinistra scrivi ciò che ti toglie energia in questo periodo e a destra ciò che ti sostiene (anche in modo minimo).

Perché aiuta: mette ordine, riduce la ruminazione e trasforma il “troppo” in priorità gestibili.

3) Lettera di auto-compassione

Scrivi a te come scriveresti a una persona cara. Riconosci la fatica, valida l’emozione e proponiti un piccolo gesto da fare nelle prossime ore (uscire alla luce, andare a letto prima, chiedere aiuto).

Perché aiuta: la auto-compassione riduce l’autocritica, sostiene la resilienza e orienta verso scelte di cura realistiche.

4) Diario della luce

Per 14 giorni annota quando stai alla luce del giorno (anche 10–20 minuti), dove ti trovi e come ti senti prima e dopo in tre parole.

Perché aiuta: collega luce, movimento e umore, facilita la consapevolezza corporea e sostiene piccole routine protettive.

5) Tre righe serali

Ogni sera scrivi tre frasi: “Oggi ho provato…”, “Oggi ho capito/ricordato…”, “Domani mi prendo cura di me così…”.

Perché aiuta: crea coerenza nella storia personale, alleggerisce la mente la sera e rende costante la pratica. È uno degli esercizi di scrittura terapeutica più facili da mantenere.

Perché la scrittura terapeutica aiuta in autunno

La scrittura terapeutica funziona perché unisce tre processi:

  • Nominare con precisione ciò che si prova → meno allarme, più ordine.

  • Riorganizzare l’esperienza in un racconto coerente → più senso e direzione.

  • Parlarsi con gentilezza → meno autocritica, più gesti di cura possibili.

    Questi meccanismi sono coerenti con le evidenze su etichettatura emotiva, auto-compassione e costruzione della propria storia di vita.

Quando chiedere aiuto

Se il calo d’umore è intenso o dura settimane, se compaiono sintomi depressivi marcati o pensieri di autosvalutazione, è importante confrontarsi con un professionista. La scrittura non sostituisce una terapia clinica: può camminare accanto ad altri percorsi di cura.

Conclusione

Il cambio di stagione è un passaggio, non un giudizio su di te. Con pochi minuti al giorno e alcuni esercizi di scrittura terapeutica puoi osservare ciò che senti, scegliere piccole azioni di benessere e accompagnarti con gentilezza fino a un nuovo equilibrio. La costanza vale più della perfezione.

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Poesia, scrittura terapeutica e cura

Quando poesia e scrittura terapeutica si incontrano, la parola diventa cura: metafore che danno forma al sentire, ritmo che contiene, narrazione che restituisce senso. Un ponte tra corpo ed emozioni per regolarsi, comprendersi e creare legami.

Perché la parola creativa può fare bene

La poesia non è solo estetica: è un modo di pensare le emozioni. Quando entra nella scrittura terapeutica, la parola creativa diventa un contenitore dove ciò che sentiamo può essere visto, nominato, trasformato. Ecco cosa sappiamo — tra clinica, neuroscienze e pratiche di cura — su questo legame.

1) La metafora dà forma e distanza sicura

La poesia usa metafore e immagini. In psicologia si parla di simbolizzazione: quando un vissuto prende forma simbolica, diventa più maneggiabile.

Le metafore creano distanza protetta: restiamo in contatto con l’emozione senza esserne travolti (parlare di “grandine nel petto” non è negare il dolore: è dargli un profilo).

Studi di linguistica cognitiva e neuroimaging mostrano che comprendere metafore sensoriali attiva reti sensori-motorie: il linguaggio figurato non “descrive soltanto”, fa sentire. Questo coinvolgimento corporeo aiuta a integrare mente e corpo, favorevole alla regolazione emotiva.

2) Nominare le emozioni calma i circuiti della minaccia

La etichettatura emotiva (affect labeling) — cioè dire “questa è paura / vergogna / tristezza” — è associata a minore reattività dell’amigdala e maggiore attivazione di aree prefrontali implicate nell’autocontrollo.

La poesia facilita l’etichettatura perché offre parole finissime per sfumature difficili (“tenerezza feroce”, “nostalgia luminosa”). Meno allarme, più spazio di respiro.

3) Il ritmo contiene, il respiro segue

Verso, pausa, ripetizione: il ritmo poetico è una forma di contenimento. Come in molte pratiche somatiche, la cadenza regolare favorisce sincronizzazione tra respiro, attenzione e tono emotivo.

Leggere o scrivere versi con pause intenzionali sostiene una de-attivazione gentile del sistema di allerta e la possibilità di stare con ciò che c’è.

4) Dalla frammentazione al senso: la coerenza narrativa

La ricerca sull’identità narrativa mostra che costruire racconti coerenti dei propri eventi di vita è collegato a maggiore benessere psicologico, senso di continuità e speranza.

La scrittura terapeutica opera proprio qui: prende materiali grezzi (ricordi, emozioni, immagini) e li ordina in un filo che non cancella il dolore, ma gli dà posto.

La poesia aiuta a trovare il nucleo: pochi versi possono cogliere la verità di un passaggio meglio di pagine intere, e questo nucleo diventa una bussola.

5) Legami che curano: dalla cura personale a quella collettiva

Condividere testi in un gruppo (senza giudizio) crea sicurezza sociale: sentirsi ascoltati riduce il senso di isolamento e supporta la coregolazione emotiva.

Biblioterapia e pratiche di poetry therapy in contesti clinici ed educativi mostrano esiti promettenti su umore, ansia, qualità della vita, soprattutto quando la lettura/scrittura è guidata e rispettosa dei tempi di ciascuno.

La parola poetica costruisce linguaggi comuni: rende dicibile l’indicibile e apre relazioni più autentiche (con sé, con gli altri).

6) Limiti e responsabilità

La scrittura, anche poetica, è uno strumento di supporto: non sostituisce la terapia psicologica o medica. Se emergono traumi o un disagio persistente, è importante rivolgersi a professionista. La scrittura può camminare accanto ad altri percorsi di cura.

In pratica

  • Prima la sicurezza: scegli un tempo breve, un luogo quieto, confini chiari.

  • Punta alla precisione emotiva: una sola immagine, un solo colore, un solo suono per dire “come sto”.

  • Chiudi con cura: dopo aver scritto, nota di cosa hai bisogno adesso (acqua, una passeggiata, inviare il testo a una persona fidata o tenerlo per te).

Perché funziona

La poesia apre; la scrittura terapeutica accompagna; insieme aiutano a regolare, dare senso e connettere: tre movimenti chiave della cura di sé.

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Scrittura Terapeutica e Emozioni: trasformare la rabbia in creatività

La rabbia è un’emozione potente: se repressa può logorare, se ascoltata può trasformarsi in energia creativa. In questo articolo scoprirai come la scrittura terapeutica e alcuni semplici esercizi possono aiutarti a elaborare emozioni difficili e trasformarle in consapevolezza.

La rabbia è un segnale: ci dice che un confine è stato superato, che qualcosa non è stato rispettato. Ma spesso non sappiamo come esprimerla in modo sano e finiamo per reprimerla o esplodere.
La scrittura terapeutica è uno strumento semplice ma potente per dare voce a questa emozione, liberandoci del peso e trasformandola in energia costruttiva.

Perché Funziona

Secondo le ricerche del professor James Pennebaker (Università del Texas), scrivere delle proprie emozioni riduce i livelli di stress, abbassa la pressione sanguigna e migliora il sistema immunitario.
Quando scriviamo della rabbia, il cervello smette di “girare in loop” sull’evento che ci ha feriti e inizia a elaborarlo, creando una nuova prospettiva.

3 Esercizi di scrittura terapeutica per la rabbia

1. La lettera che non spedirai

Scrivi una lettera alla persona o alla situazione che ti ha fatto arrabbiare.
Non trattenerti: usa il linguaggio che vuoi, esprimi tutto.
Quando hai finito, puoi scegliere di strappare il foglio, bruciarlo (in sicurezza!) o conservarlo come simbolo di liberazione.

2. Trasforma la rabbia in arte

Dopo aver scritto liberamente per 10 minuti, scegli alcune frasi e trasformale in una poesia, un breve racconto o anche un disegno.
Questo esercizio aiuta a spostare l’energia dalla tensione alla creatività.

3. Diario delle reazioni

Per una settimana, ogni volta che provi rabbia, annota:

  • Cosa è successo

  • Come hai reagito

  • Come ti sei sentito dopo

  • Come avresti voluto reagire
    Alla fine della settimana rileggi tutto: noterai schemi ricorrenti e avrai più consapevolezza delle tue emozioni.

La rabbia, se accolta, può diventare un motore di cambiamento e creatività.
La scrittura terapeutica ti offre uno spazio sicuro dove esprimerti e trasformare ciò che ti pesa in qualcosa che ti fa crescere.

Vuoi approfondire? Scopri i miei laboratori di scrittura terapeutica per lavorare sulle emozioni in gruppo e sentirti sostenuto nel percorso.

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Scrittura Terapeutica: 5 esercizi per conoscersi meglio e ritrovare equilibrio

La scrittura terapeutica è uno strumento potente per conoscersi meglio e trasformare le emozioni in consapevolezza. In questo articolo trovi 5 esercizi di scrittura terapeutica semplici da provare, supportati anche da evidenze scientifiche.

La scrittura terapeutica non è solo mettere nero su bianco i pensieri. È un atto di cura, un dialogo intimo con sé stessi che permette di dare forma a ciò che spesso rimane confuso nella mente. Attraverso la parola scritta, possiamo trovare ordine, pace, e persino sollievo fisico ed emotivo.

Perché funziona? Un sostegno dalla scienza

Negli anni ’80 il professor James Pennebaker, psicologo sociale dell’Università del Texas, ha dimostrato che scrivere delle proprie esperienze emotive riduce lo stress, migliora il sistema immunitario e favorisce il benessere psicologico. Anche studi più recenti confermano che la scrittura terapeutica aiuta a rielaborare eventi difficili, ridurre ansia e depressione e rafforzare la resilienza.

Io stessa, nel mio percorso personale, ho sperimentato la potenza della scrittura nei momenti in cui sentivo il bisogno di ritrovare un appiglio. Un quaderno, una penna e uno spazio di silenzio si sono trasformati in strumenti di guarigione e scoperta.

5 Esercizi di scrittura terapeutica da provare

1. Scrivere senza filtri

Imposta un timer di 10-15 minuti e lascia scorrere le parole senza giudizio. Non rileggere subito, non correggere. L’obiettivo non è “scrivere bene”, ma lasciar fluire ciò che c’è.

2. La lettera che non spedirai mai

Scrivi una lettera a qualcuno con cui senti di avere qualcosa in sospeso. Può essere un grazie, un chiarimento, un addio. Non è necessario inviarla: il beneficio nasce dal mettere le emozioni su carta.

3. Il diario della gratitudine

Ogni sera, scrivi tre cose per cui sei grato. Studi scientifici mostrano che questo semplice esercizio rafforza l’ottimismo e riduce i livelli di stress.

4. Dialogo con una parte di te

Immagina di scrivere a una parte di te che fatica a farsi sentire: il bambino interiore, la parte ansiosa, quella coraggiosa. Scrivi a turno come se foste due voci in dialogo.

5. Trasforma l’emozione in immagine

Scegli un’emozione che provi ora e descrivila come se fosse un paesaggio, un oggetto o un colore. Dare forma simbolica alle emozioni aiuta a prenderne distanza e a comprenderle meglio.

Perché iniziare oggi

La scrittura terapeutica è un percorso personale, che non richiede strumenti costosi o competenze particolari. Basta carta, penna e la disponibilità ad ascoltarsi. È un invito a fermarsi, respirare e guardarsi dentro.

Non serve aspettare il momento giusto: puoi iniziare da subito, magari provando uno di questi esercizi di scrittura terapeutica. A volte, basta una pagina per fare chiarezza.

E tu? Quale di questi esercizi ti ispira di più? Se ti va, prendi un quaderno e inizia a sperimentare. Scoprirai che scrivere non è solo un gesto, ma un modo per tornare a casa a te stesso.

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Laboratori di Gruppo di Scrittura Terapeutica: i benefici del condividere le parole

I laboratori di gruppo di scrittura terapeutica offrono uno spazio sicuro per condividere emozioni, ridurre lo stress e riscoprire sé stessi. Grazie a esercizi di scrittura terapeutica semplici e guidati, la condivisione diventa un potente strumento di crescita personale ed equilibrio interiore.

La scrittura terapeutica è uno strumento potente di consapevolezza e guarigione. Quando viene praticata in gruppo, la sua forza si amplifica: non è più solo un dialogo con sé stessi ma un’esperienza di condivisione, sostegno reciproco e connessione autentica. In questo articolo scopriamo i benefici dei laboratori di gruppo di scrittura terapeutica e come gli esercizi di scrittura terapeutica possano favorire benessere ed equilibrio emotivo.

1. Il potere della condivisione

Scrivere in gruppo significa rompere il silenzio interiore e offrire la propria voce in uno spazio sicuro. Condividere parole, emozioni e pensieri aiuta a sentirsi meno soli e a scoprire che altri vivono esperienze simili alle nostre. Questo riduce il senso di isolamento e rafforza il legame umano.

2. Un ambiente protetto e accogliente

Nei laboratori di scrittura terapeutica di gruppo, ogni partecipante viene accolto senza giudizio. Questo contesto favorisce l’autenticità: si può scrivere liberamente, sapendo che ciò che emerge sarà rispettato e ascoltato con empatia. Gli esercizi di scrittura terapeutica proposti sono sempre semplici, accessibili e adatti a tutti.

3. Nuovi spunti di riflessione

Scrivere insieme significa anche aprirsi a nuove prospettive. Le parole degli altri diventano specchi e stimoli, aiutandoci a vedere parti di noi che da soli non riusciremmo a riconoscere. Attraverso la guida e specifici scrittura terapeutica esercizi, il gruppo diventa un catalizzatore di crescita e consapevolezza.

4. Benessere emotivo e riduzione dello stress

Diversi studi scientifici hanno dimostrato che la scrittura espressiva aiuta ad abbassare i livelli di stress, migliorare l’umore e potenziare la resilienza emotiva. In gruppo, questi benefici vengono rafforzati dalla condivisione e dal sostegno reciproco.

5. Crescita personale e creativa

I laboratori di gruppo sono anche occasioni per coltivare la creatività. Attraverso esercizi di scrittura terapeutica guidata, si impara a dare voce a emozioni e intuizioni che spesso restano nascoste. Ogni incontro diventa un passo verso maggiore consapevolezza e crescita personale.
Partecipare a un laboratorio di gruppo di scrittura terapeutica significa regalarsi un momento di ascolto, cura e connessione autentica. È un’esperienza che unisce la forza trasformativa della scrittura all’energia del gruppo, creando uno spazio unico di benessere ed evoluzione interiore.

Prossimi laboratori di scrittura terapeutica

Se vuoi portare nella tua vita i benefici della scrittura terapeutica, ecco due percorsi che conduco a Verona:

Autostima – Tre incontri di scrittura terapeutica
Cartoleria Castelvecchio, Centro Verona
Lunedì 6 e 20 ottobre, e 3 novembre 2025 – ore 14:00-15:30
Un piccolo gruppo per ritrovare fiducia e rimettersi al centro con gentilezza, attraverso esercizi di scrittura terapeutica guidati.

Dove nascono le parole - Dieci incontri di scrittura terapeutica
ModusLab, Via S. Annone 1 – Croce Bianca, Verona
Da ottobre 2025 – cicli da 10 incontri
Tre percorsi pensati per chi desidera prendersi tempo, ritrovare se stesso e trasformare le parole in casa, specchio e possibilità.

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Scrittura positiva: come la scrittura terapeutica con la gratitudine può migliorare il tuo benessere

Scopri la scrittura positiva: esercizi di scrittura terapeutica basati sulla gratitudine che riducono ansia e stress e migliorano il benessere.

La scrittura non è soltanto un modo per raccontare storie o tenere un diario personale: può diventare uno strumento potente di benessere emotivo. Negli ultimi anni si è diffusa sempre di più la pratica della scrittura positiva, una forma di scrittura terapeutica che aiuta a coltivare gratitudine, serenità e fiducia nel futuro.

Diversi studi dimostrano che dedicarsi ogni giorno a scrivere in modo positivo migliora l’umore, riduce lo stress e rafforza la resilienza interiore. Basta un quaderno, una penna e pochi minuti al giorno per iniziare un percorso di trasformazione semplice ma profondo.

Che cos’è la scrittura positiva?

La scrittura positiva è una pratica terapeutica che si concentra non tanto sul raccontare problemi o traumi, ma sull’evidenziare ciò che di buono già esiste nella nostra vita.

Non significa ignorare le difficoltà, ma allenarsi a guardare il lato luminoso delle cose: i gesti di gentilezza, i piccoli momenti di gioia, le qualità personali che spesso trascuriamo.

È una forma di scrittura di gratitudine, vicina al concetto di diario della gratitudine, che oggi è tra le ricerche più popolari legate al benessere psicologico.

I benefici della scrittura positiva

Scrivere con un orientamento alla gratitudine e alla speranza può avere effetti concreti e duraturi:

  • Riduce ansia e stress, aiutando a liberare la mente dai pensieri negativi.

  • Migliora la qualità del sonno, perché favorisce uno stato mentale più calmo e disteso.

  • Aumenta ottimismo e resilienza, rendendo più facile affrontare le sfide quotidiane.

  • Rafforza l’autostima, perché insegna a riconoscere le proprie qualità e risorse interiori.

  • Crea connessione, con sé stessi e con gli altri, attraverso la consapevolezza di ciò che si riceve e si dona.

Come iniziare una pratica di scrittura terapeutica positiva

La bellezza di questa pratica è la sua semplicità:

  • Dedica 10-15 minuti al giorno.

  • Scegli un momento fisso (al mattino o prima di andare a dormire).

  • Scrivi a mano, se possibile: il gesto fisico della scrittura rallenta i pensieri e li rende più consapevoli.

  • Non rileggere subito quello che scrivi: lascia che le parole facciano il loro lavoro senza giudizio.

Esercizi di scrittura positiva

Ecco alcuni esempi pratici per iniziare da subito:

  • Oggi sono grato/grata per…

  • Un piccolo gesto che mi ha fatto sorridere oggi è stato…

  • Immagino il mio futuro sereno: cosa vedo, cosa provo, chi c’è accanto a me?

  • Scrivo tre cose che apprezzo di me stesso/a.

Puoi sceglierne uno al giorno, oppure alternarli liberamente. L’importante è la costanza, non la quantità.

Consigli per mantenere la costanza

Molte persone iniziano piene di entusiasmo e poi smettono. Ecco alcuni piccoli accorgimenti per trasformare la scrittura positiva in una vera abitudine:

  • Usa sempre lo stesso quaderno o diario, da associare mentalmente a questo rituale.

  • Trova un angolo tranquillo e accogliente, che renda la scrittura un momento speciale.

  • Non preoccuparti della forma: non serve scrivere bene, serve essere autentici.

  • Festeggia i progressi: rileggi dopo qualche settimana per notare come è cambiata la tua prospettiva.

Conclusione

La scrittura positiva è uno strumento semplice, gratuito e alla portata di tutti. In pochi minuti al giorno può trasformare il modo in cui guardi la tua vita, aiutandoti a riconoscere le risorse che già possiedi e a coltivare un senso di gratitudine autentica.

Prova a iniziare oggi stesso: prendi un foglio e scrivi almeno tre cose per cui ti senti grata o grato. Non c’è modo giusto o sbagliato: c’è solo il tuo percorso verso un benessere più profondo.

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Scrittura Terapeutica: 5 esercizi semplici per trasformare emozioni e pensieri

La scrittura terapeutica è un potente strumento per esplorare emozioni, liberare la mente e favorire la crescita interiore. Scopri esercizi di scrittura terapeutica semplici e profondi per trasformare pensieri e sentimenti in consapevolezza e benessere.

Scrittura terapeutica: una chiave per il benessere emotivo

La scrittura terapeutica è uno strumento semplice e potente per entrare in contatto con sé stessi. Attraverso le parole, possiamo dare forma a emozioni difficili da esprimere a voce, sciogliere nodi interiori e trovare nuove prospettive. Non serve essere scrittori: ciò che conta è la sincerità con cui ci si mette sulla pagina.

Perché fare esercizi di scrittura terapeutica

Gli esercizi di scrittura terapeutica aiutano a:

  • Alleggerire la mente dallo stress quotidiano

  • Dare un nome e un volto alle emozioni

  • Comprendere schemi e pensieri ricorrenti

  • Coltivare gratitudine e consapevolezza

  • Riconnettersi con la propria parte autentica

5 esercizi di scrittura terapeutica da provare subito

  1. Il flusso di coscienza del mattino
    Prendi un quaderno e scrivi per 10 minuti di fila senza fermarti. Non correggere, non rileggere, non giudicare. Lascia che le parole scorrano come vengono: è un ottimo modo per svuotare la mente.

  2. La lettera mai inviata
    Scrivi a una persona reale o immaginaria quello che non hai mai detto. Non devi spedirla: è uno spazio sicuro per esprimere emozioni represse.

  3. Il dialogo con l’ombra
    Scrivi un botta e risposta tra te e una tua paura, fragilità o parte di te che eviti. Lascia che quella “voce” risponda e ti racconti cosa prova.

  4. Il diario della gratitudine
    Ogni sera, elenca tre cose per cui sei grato. Anche piccole: un sorriso, un profumo, un momento di silenzio.

  5. La riscrittura della storia
    Prendi un episodio difficile del passato e riscrivilo come se fosse andato diversamente, in un modo che ti avrebbe fatto stare meglio.

Consigli per praticare la scrittura terapeutica

  • Trova un luogo tranquillo

  • Usa carta e penna: il gesto fisico aiuta il flusso creativo

  • Dedica un tempo fisso (anche solo 10 minuti al giorno)

  • Non condividere i testi se non lo desideri

  • Sii gentile con te stesso: non è un compito scolastico

Conclusione

Gli esercizi di scrittura terapeutica sono un viaggio interiore che puoi intraprendere in qualsiasi momento. Non servono competenze particolari, ma la volontà di ascoltare e accogliere ciò che emerge. Bastano una penna, un quaderno e un po’ di coraggio per iniziare a trasformare i pensieri in alleati.

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Meditazione e Scrittura Terapeutica: Come Unire le Due Pratiche di Consapevolezza

Scopri come meditazione e scrittura terapeutica, unite, possono aiutarti a liberare emozioni e a raggiungere una consapevolezza più profonda.

Meditazione e scrittura terapeutica sono due pratiche complementari che permettono di rallentare, ascoltare sé stessi e liberare la mente. Insieme creano un percorso di profonda introspezione, ideale per chi desidera aumentare la consapevolezza e gestire emozioni difficili.

Perché unire meditazione e scrittura terapeutica?

La meditazione calma il flusso dei pensieri, creando uno spazio di silenzio interiore. Da questo silenzio può emergere una scrittura autentica, libera dai giudizi. Quando, dopo una sessione di meditazione, ci si dedica alla scrittura, le parole fluiscono con maggiore chiarezza, rivelando emozioni e intuizioni profonde.

Diversi studi, come quelli pubblicati sul Journal of Health Psychology, confermano che scrivere i propri pensieri dopo momenti di consapevolezza riduce stress e ansia, rafforzando la resilienza emotiva.

Benefici di questa combinazione

  • Chiarezza mentale: la meditazione svuota la mente, la scrittura aiuta a mettere ordine.

  • Gestione delle emozioni: permette di dare un nome a ciò che si prova, trasformandolo in parole.

  • Benessere psicofisico: riduce tensione, favorendo un senso di leggerezza e accettazione.

  • Maggiore consapevolezza di sé: si diventa osservatori attenti del proprio mondo interiore.

Esercizio pratico

  1. Trova un luogo tranquillo.

  2. Medita per 5-10 minuti, concentrandoti sul respiro.

  3. Appena terminata la meditazione, prendi un quaderno e scrivi liberamente per 10 minuti senza fermarti.

  4. Non giudicare ciò che esce: lascia che le parole siano un riflesso dei tuoi pensieri ed emozioni.

Conclusione

Unire meditazione e scrittura terapeutica è un invito a fermarsi, ascoltare e conoscersi davvero. Bastano pochi minuti al giorno per iniziare un percorso di trasformazione interiore.

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Scrittura e Yoga Nidra – Un Connubio Potente

Scrittura terapeutica e Yoga Nidra sono due strumenti potenti che, se uniti, favoriscono rilassamento, ascolto interiore e guarigione emotiva. Scopri come integrarli per un benessere profondo e duraturo.

La scrittura terapeutica e lo Yoga Nidra sono due pratiche apparentemente diverse ma profondamente complementari. Entrambe invitano a rallentare, ascoltare e dare voce a ciò che si muove dentro di noi. Quando combinate, creano un percorso di guarigione interiore e consapevolezza straordinariamente potente.

Cos’è lo Yoga Nidra?

Lo Yoga Nidra, spesso chiamato “yoga del sonno cosciente”, è una tecnica di rilassamento profondo che permette di entrare in uno stato tra veglia e sonno, favorendo la rigenerazione del corpo e della mente. Diversamente da altre forme di meditazione, lo Yoga Nidra guida attraverso visualizzazioni, rotazione di coscienza e respirazione, rendendo accessibili stati interiori di pace e consapevolezza.

Cos’è la Scrittura Terapeutica?

La scrittura terapeutica non è un semplice esercizio di scrittura creativa, ma un processo che permette di rilasciare emozioni, dare voce ai pensieri nascosti e accedere a una comprensione più profonda di sé. Attraverso parole e frasi spontanee, si creano spazi di autenticità e guarigione.

Perché Yoga Nidra e Scrittura Funzionano Insieme

Lo Yoga Nidra rilassa il sistema nervoso e abbassa i livelli di stress, creando lo stato mentale ideale per la scrittura. Dopo una sessione di Yoga Nidra, la mente è più chiara, il cuore più aperto e le parole fluiscono con maggiore naturalezza.
Benefici principali:

  • Maggiore introspezione grazie a una mente rilassata.

  • Connessione con emozioni profonde, spesso difficili da esprimere a mente lucida.

  • Maggior chiarezza su situazioni, decisioni o blocchi emotivi.

Esempio di pratica:

  1. Yoga Nidra (15-20 minuti): scegli un audio o una sessione guidata per entrare in uno stato di rilassamento profondo.

  2. Scrittura libera (10-15 minuti): subito dopo, prendi carta e penna e lascia scorrere i pensieri senza giudizio.

  3. Riflessione finale: rileggi ciò che hai scritto e annota una parola o una frase che ti rappresenta in quel momento.

Evidenze Scientifiche

Ricerche sullo yoga nidra e sulla scrittura mostrano che entrambe le pratiche riducono ansia, stress e migliorano la regolazione emotiva. Lo Yoga Nidra, in particolare, agisce sulle onde cerebrali (portandole a uno stato theta e delta), favorendo la rigenerazione mentale. La scrittura, d’altra parte, aiuta a organizzare pensieri ed emozioni, migliorando la resilienza psicologica.

Conclusione

Integrare la scrittura terapeutica con lo Yoga Nidra significa offrirsi un doppio dono: il rilassamento profondo del corpo e l’espressione autentica dell’anima. Un piccolo rituale di 30 minuti può trasformare la giornata, portando leggerezza, chiarezza e pace interiore.

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