Scrittura terapeutica: come funziona (davvero) e come unirla alla meditazione
Scrittura terapeutica e meditazione: cosa sono davvero, come funzionano e come unirle in modo semplice e rispettoso. Un articolo chiaro, basato su evidenze, con un esercizio guidato da provare in 15 minuti e risorse per continuare con calma.
Mani che offrono un fiore
Negli ultimi anni sempre più persone cercano modi semplici e accessibili per stare un po’ meglio: meno ansia, più chiarezza, più ascolto di sé.
Ed è spesso lì che compaiono due parole: scrittura terapeutica e meditazione.
Ma cosa significa davvero “scrittura terapeutica”? Funziona davvero o è solo tenere un diario? E soprattutto: perché unirla alla meditazione può fare la differenza?
In questo articolo provo a spiegartelo con parole chiare, senza promesse miracolose, partendo da ciò che emerge dalla ricerca scientifica e dalla pratica reale.
Cos’è la scrittura terapeutica (e cosa non è)
La scrittura terapeutica non è scrivere bene, non è fare letteratura e non è “sfogarsi a caso”.
È un uso intenzionale della scrittura per dare forma all’esperienza emotiva, renderla più comprensibile e meno caotica.
A livello scientifico, le basi della scrittura terapeutica risalgono agli studi di James Pennebaker (Università del Texas), che dagli anni ’80 ha mostrato come la scrittura espressiva possa contribuire a:
riduzione dello stress percepito
maggiore regolazione emotiva
miglioramento della chiarezza mentale
integrazione di eventi difficili o complessi
Non perché “scrivere cura tutto”, ma perché trasformare l’esperienza in parole aiuta il cervello a organizzarla.
Importante: la scrittura terapeutica non sostituisce una psicoterapia, ma può affiancarla o essere uno strumento di crescita personale.
Perché scrivere aiuta davvero la mente
Quando vivi un’emozione intensa (ansia, confusione, tristezza), il sistema nervoso è spesso in iperattivazione.
I pensieri diventano ripetitivi, circolari, confusi.
Scrivere in modo guidato fa tre cose fondamentali:
Rallenta
Scrivere richiede tempo. Questo rallentamento ha un effetto calmante sul sistema nervoso.
Dà confini
Mettere parole su carta separa “me” dall’emozione: non sono l’ansia, sto vivendo ansia.
Crea significato
La mente umana ha bisogno di senso. Scrivere aiuta a collegare, non solo a sfogare.
È qui che la scrittura diventa uno strumento di cura, non una semplice abitudine.
Dove entra la meditazione (e perché è utile unirla alla scrittura)
La meditazione, soprattutto nelle forme di mindfulness e pratiche dolci, lavora su un altro livello: non organizza i contenuti, ma prepara lo spazio interno.
Meditare prima di scrivere aiuta a:
abbassare l’attivazione
portare attenzione al corpo
osservare senza giudizio ciò che emerge
Meditare dopo aver scritto aiuta a:
integrare ciò che è uscito
non restare agganciati al contenuto emotivo
tornare a una sensazione di presenza
Studi su mindfulness e regolazione emotiva (es. Kabat-Zinn, Segal, Williams) mostrano che la consapevolezza corporea riduce la ruminazione mentale, uno dei principali fattori dell’ansia.
Scrivere e meditare significa contenere e ascoltare: è per questo che, nei miei percorsi, spesso le due pratiche convivono.
Un esercizio semplice: scrittura terapeutica + meditazione (15 minuti)
Puoi provarlo anche ora.
1. Preparazione – 3 minuti
Siediti comoda/o.
Porta attenzione al respiro. Non cambiarlo.
Nota solo: sono qui.
2. Scrittura – 8 minuti
Scrivi senza fermarti partendo da questa frase: In questo periodo della mia vita, ciò che chiede spazio è…
Non rileggere. Non correggere.
3. Integrazione – 4 minuti
Chiudi gli occhi.
Nota che effetto ha sul corpo quello che hai scritto.
Non analizzare. Osserva.
Questo è un esempio di come le due pratiche possono dialogare in modo gentile.
Scrittura terapeutica: quando è utile (e quando no)
È particolarmente utile se:
senti confusione emotiva
vivi stress o sovraccarico mentale
stai attraversando un cambiamento
fai fatica a dare parole a ciò che provi
È importante invece cercare supporto clinico se:
vivi sofferenza intensa e persistente
emergono pensieri di autolesionismo
senti di non riuscire a contenere ciò che esce
La scrittura non va mai usata per forzarsi.
Se vuoi approfondire: risorse guidate (con calma)
Se senti che questo approccio ti risuona, puoi continuare in modo autonomo o accompagnato.
Sul mio canale YouTube trovi pratiche di meditazione e yoga nidra pensate per accompagnare momenti di scrittura e ascolto.
Nello Shop Poetico trovi percorsi di scrittura terapeutica con esercizi guidati, pensati proprio per:
lavorare su emozioni e ansia
fare chiarezza nei momenti di passaggio
scrivere senza sentirti “sbagliata/o”
Non sono percorsi rigidi: sono strumenti da usare quando serve.
In conclusione
Scrittura terapeutica e meditazione non sono tecniche magiche.
Sono pratiche di relazione con te stessa/o.
Se usate con rispetto, possono diventare un modo per:
ascoltarti meglio
non perderti nei pensieri
tornare, poco alla volta, a una sensazione di casa
Se questo articolo ti è stato utile, puoi salvarlo o tornare a leggerlo quando senti che la mente corre troppo.
E se vuoi, puoi scrivermi: a volte una parola condivisa alleggerisce più di quanto immagini.
Propositi 2026: come scriverli senza ansia e senso di colpa
Propositi 2026 senza ansia: un esercizio di scrittura in 20 minuti per capire cosa vuoi davvero e trasformarlo in un passo piccolo e sostenibile.
Mano che scrive sul foglio con penna stilografica
Gennaio arriva con la stessa scena: voglia di ripartire… e la paura di non reggere.
Se ti succede, non sei debol”: stai solo provando a cambiare con un metodo che spesso non funziona, perché ti mette addosso pressione, perfezionismo e la solita voce del “devo”.
In questo articolo ti propongo un modo diverso: scrivere i propositi 2026 come un gesto di cura, non come una lista di pretese.
È un esercizio di scrittura semplice e molto concreto, per capire cosa vuoi davvero - e soprattutto come vuoi viverlo.
Perché i propositi 2026 spesso diventano un peso
Di solito non “falliscono” perché manca la forza di volontà. Falliscono perché nascono da:
1) Senso di colpa
“Devo rimediare.” “Devo dimostrare.” “Devo essere diversa/o.” Quando un proposito nasce dalla vergogna, diventa una punizione travestita.
2) Troppa grandezza o troppa vaghezza
“Voglio stare meglio”, “Voglio cambiare vita”. Sono desideri veri, ma la mente non sa da dove partire e si blocca.
3) Una versione ideale di te, non la tua vita reale
Tempo, energie, lavoro, relazioni, corpo. Un proposito sostenibile tiene conto di chi sei adesso, non di una te perfetta che non esiste.
Quindi oggi facciamo una cosa semplice: togliamo pressione e mettiamo struttura.
Un esercizio di scrittura in 20 minuti per capire cosa vuoi dal 2026
Ti serve: carta e penna (meglio), un timer, un posto tranquillo.
Non devi scrivere bene: devi scrivere ciò che senti.
1) Cosa non voglio più portarmi nel 2026
Timer: 7 minuti. Scrivi senza fermarti.
Inizia così (scegli una frase e vai):
Nel 2026 non voglio più…
Mi pesa…
Mi stanca…
Mi fa sentire piccola/o quando…
Continuo a chiedermi…
Quando finisci, sottolinea 3 parole. Solo tre. Quelle che ti risuonano.
2) Cosa voglio proteggere (anche se è piccolo)
Timer: 7 minuti. Qui non cerchiamo obiettivi: cerchiamo bisogni.
Inizia così:
Nel 2026 voglio proteggere…
Mi farebbe bene…
Vorrei più spazio per…
Mi manca…
Desidero sentirmi…
Quando finisci, sottolinea 3 parole. Anche qui: le più vive.
3) Il mio proposito gentile
Timer: 6 minuti. Ora unisci i pezzi in una sola frase umana.
Prendi le parole sottolineate e scrivi:
“Nel 2026 scelgo…”
Esempi (solo come tono, non copiarli per forza):
• Nel 2026 scelgo un ritmo più umano, anche quando ho paura di rallentare.
• Nel 2026 mi alleno a essere meno dura/o con me, soprattutto quando sbaglio.
• Nel 2026 scelgo più spazio: non per fare di più, ma per respirare meglio.
Questa frase è il tuo “nord”: non un ordine, ma una direzione.
Trasformare i propositi 2026 in qualcosa che puoi davvero fare (senza crollare)
Ora facciamo la parte che cambia tutto: dalla frase bella alla vita vera.
Scrivi:
“Se questo proposito fosse vero, questa settimana potrei…”
Scegli una sola piccola scelta, autentica e realistica.
Non deve essere impressionante: deve essere fattibile.
Esempi:
• …scrivere 10 minuti due volte, solo per scaricare la testa.
• …dire un no a una cosa che faccio per compiacere.
• …andare a letto 20 minuti prima, anche senza perfezione.
• …fare una camminata breve senza performance.
Il punto non è “fare tutto”. Il punto è iniziare senza tradirti.
Se vuoi una guida pronta (senza ripensare ogni volta “da dove parto”)
Se ti aiuta avere una traccia già strutturata, nello Shop Poetico trovi tanti percorsi di scrittura da svolgere in autonomia: esercizi guidati per chiarire desideri, priorità e passi sostenibili, con un approccio gentile e concreto.
Se ti blocchi: 3 domande che ti rimettono a terra
Quando un proposito pesa, di solito è perché è entrato il perfezionismo.
Chiediti:
1. Questo proposito nasce dall’amore o dalla paura?
2. È davvero mio o sto cercando di essere “come dovrei”?
3. Qual è un primo passo minuscolo, ma vero?
Spesso basta questo per ripartire con sincerità.
Domande frequenti sui propositi 2026
Devo scrivere ogni giorno?
No. La scrittura come cura non è una gara. Meglio poco ma con calma e qualità, che tanto e col fiato sul collo.
E se mi vengono fuori cose tristi o pesanti?
Può succedere. Non significa che stai peggiorando: significa che stai ascoltando. Se senti che l’intensità è troppo alta, rallenta, respira, fai una pausa. E se hai già un supporto psicologico, la scrittura può affiancarlo.
Come scelgo tra troppi obiettivi?
Scegline uno: quello che, se diventasse più stabile, renderebbe tutto il resto più semplice (energia, confini, sonno, gestione dello stress, autostima).
La scrittura terapeutica è psicoterapia?
No. È un percorso di crescita personale e consapevolezza. Può affiancare un percorso clinico, ma non lo sostituisce.
Conclusione: un proposito che non faccia male
Se potessi lasciarti una sola cosa, sarebbe questa:
nel 2026 non hai bisogno di diventare perfetta/o. Hai bisogno di diventare più fedele a te.
Se vuoi, salva questo articolo e rifai l’esercizio tra un mese: spesso le parole cambiano, e ti raccontano cosa sta succedendo davvero.
E se ti va, puoi scrivermi due righe su cosa è emerso: mi piace quando la pagina diventa un posto dove respirare.
Quando i pensieri corrono: 4 esercizi di scrittura terapeutica da fare a casa
Quando i pensieri si rincorrono, scrivere può offrire un modo per osservarli con un po’ più di distanza. Quattro esercizi guidati da fare a casa, senza dover trovare subito una soluzione.
Ci sono momenti in cui la mente sembra arrivare sempre qualche passo prima di noi.
Una conversazione che continuiamo a ripercorrere.
Una possibilità futura che immaginiamo in dieci versioni diverse.
Una frase che torna.
Un dubbio che non si chiude.
Quando succede, può essere difficile capire dove finisce ciò che sta accadendo e dove comincia tutto quello che stiamo anticipando.
Scrivere non serve necessariamente a fermare questi pensieri.
Può però offrirci una superficie su cui guardarli.
Che cosa intendo per scrittura terapeutica
La scrittura terapeutica è una pratica guidata orientata all’espressione, alla consapevolezza e al benessere.
Non è scrittura creativa e non richiede un testo bello, coerente o completo.
Si parte da una domanda, una traccia, un’immagine o una frase e si lascia che la pagina diventi uno spazio in cui osservare ciò che sta occupando la nostra attenzione.
Quello che scriviamo può restare completamente privato.
Scrittura e ansia: senza promesse semplicistiche
La scrittura espressiva è studiata da molti anni, ma i risultati non sono uniformi.
Una meta-analisi su 31 studi e oltre 4.000 partecipanti ha rilevato nel complesso un effetto piccolo ma significativo su sintomi di depressione, ansia e stress, con effetti che tendevano a emergere soprattutto nel tempo. Gli autori sottolineano però che i risultati variano tra studi e protocolli.
In altri contesti, come l’ansia da esame, studi più recenti hanno trovato effetti trascurabili o non significativi.
Per questo non considero la scrittura un trattamento dell’ansia.
Mi interessa piuttosto come pratica che può aiutare alcune persone a mettere in parole ciò che stanno vivendo, osservarlo con maggiore chiarezza e creare un po’ di distanza da pensieri che altrimenti rimangono indistinti.
4 esercizi di scrittura
1. Il pensiero che torna
Scrivi in cima alla pagina:
Il pensiero che continua a tornare è…
Completa la frase in modo diretto.
Poi riscrivila tre volte, iniziando ogni volta in modo diverso:
Quando questo pensiero arriva, mi racconta che…
Quello che temo possa accadere è…
Quello che questo pensiero non sa è…
Non devi convincerti che la preoccupazione sia infondata.
L’obiettivo è distinguere il pensiero dalla totalità di ciò che sei e di ciò che sta succedendo.
2. Una conversazione sulla pagina
Dividi il foglio in due colonne.
A sinistra scrivi: La voce della preoccupazione
A destra: La voce che osserva
Lascia parlare per qualche riga la prima voce.
Poi rispondi dalla seconda senza cercare di rassicurarti a tutti i costi.
Può semplicemente dire:
Ti sento.
Capisco perché torni.
Non so ancora come andrà.
Posso restare qui senza risolvere tutto adesso.
Continua il dialogo per qualche minuto.
A volte cambiare posizione sulla pagina modifica anche il modo in cui leggiamo ciò che pensiamo.
3. Il riquadro
Disegna un rettangolo al centro del foglio.
Dentro scrivi per cinque minuti tutto ciò che ti sta preoccupando.
Non ordinare nulla.
Quando hai finito, chiudi idealmente quel riquadro.
Poi, fuori dal rettangolo, annota tutto ciò che esiste oltre quella preoccupazione in questo momento:
una persona,
un luogo,
una responsabilità,
qualcosa che ami,
un dettaglio della stanza,
un progetto,
una cosa che aspetti.
Non serve ridimensionare artificialmente ciò che ti preoccupa.
Serve soltanto ricordare che non occupa tutta la pagina.
4. Una pagina da domani sera
Immagina che sia domani sera.
Non devi immaginare che tutto sia andato bene.
Scrivi invece: Sono arrivata/o alla fine di questa giornata e sono contenta/o di aver protetto…
Continua.
Poi: Una cosa che non ho dovuto risolvere oggi è…
E infine: Una cosa che ho scelto di lasciare incompleta è…
Questo esercizio non serve a prevedere il futuro.
Serve a cambiare prospettiva e a osservare ciò che potrebbe meritare spazio anche se l’incertezza rimane.
Non devi rileggere subito
Non tutto ciò che scriviamo deve essere analizzato.
Puoi chiudere il quaderno e tornarci più avanti.
Oppure non tornarci affatto.
Se rileggi, prova a evitare la domanda: “Che cosa significa?”
e sostituiscila con: “Che cosa noto?”
Una parola ripetuta.
Una frase che ti sorprende.
Una contraddizione.
Qualcosa che non avevi intenzione di scrivere.
Può bastare questo.
Quando la scrittura non è il momento giusto
Ci sono giorni in cui scrivere aiuta a fermarsi.
Altri in cui può aumentare il senso di sovraccarico.
Se senti che un esercizio ti attiva troppo, puoi interromperlo.
La scrittura terapeutica non deve diventare un compito né qualcosa da portare a termine a tutti i costi.
Anche scegliere di non scrivere può essere una forma di ascolto.
Un perimetro importante
La scrittura terapeutica che propongo è un’attività non clinica dedicata al benessere, all’espressione e alla consapevolezza.
Non comprende diagnosi, sostegno psicologico, psicoterapia o trattamenti sanitari e non li sostituisce.
Se ansia o sofferenza sono intense, persistenti o interferiscono significativamente con la vita quotidiana, è importante rivolgersi a un professionista sanitario qualificato.
Se desideri essere accompagnata/o
Nei miei percorsi individuali e nei laboratori utilizzo tracce, domande e immagini per accompagnare l’esplorazione di un tema o di un momento della vita, senza interpretazioni imposte e nel rispetto dei tempi della persona.
Un anno di laboratori di scrittura e poesia a Verona (e online)
Nel 2026 accompagnerò piccoli gruppi in nuovi laboratori di scrittura terapeutica e poesia, a Verona e online. In questo articolo ti racconto perché la scrittura di gruppo può diventare una casa per chi è in cammino e ti presento i percorsi in partenza: Cerchio di Parole – Nuovi inizi, Chi sono io quando nessuno guarda, Poesia in cartoleria, La mia mappa interiore e Scrittura terapeutica in dialogo con la natura.
Penna stilografica che scrive su pergamena
Ogni gennaio ci raccontiamo che “questo sarà l’anno giusto per…”.
Per ascoltarci di più, per cambiare qualcosa, per dare spazio a parti di noi che da troppo tempo rimandiamo. Poi la vita riprende a correre, e quell’intenzione resta lì, sospesa.
Per molte persone, il primo passo non è “stravolgere tutto”, ma trovare un luogo sicuro dove fermarsi a guardare cosa succede dentro. Un tavolo, un quaderno, altre persone che scrivono con te, qualcuno che ti accompagna con delicatezza. A Verona e online, il mio lavoro con la scrittura terapeutica nasce proprio da questo bisogno: creare spazi gentili di ascolto e di parola.
Nel 2026 questi spazi prenderanno forma in diversi laboratori di scrittura e poesia, alcuni in presenza a Verona, altri online. In questo articolo ti racconto che cosa hanno in comune, come possono aiutarti se ti senti “in cammino” e quali sono i percorsi in partenza.
Perché un laboratorio di scrittura (invece di restare solo col diario)
Scrivere da soli a casa, su un diario, è già un gesto potente. La ricerca sul journaling e sulla scrittura espressiva mostra che mettere in parole pensieri ed emozioni può ridurre stress e ansia, migliorare la regolazione emotiva e aumentare la consapevolezza di sé.
Un laboratorio di scrittura terapeutica di gruppo aggiunge qualcosa in più:
una cornice chiara di tempo e di spazio, in cui sai che per un’ora o due puoi mettere in pausa il resto;
tracce guidate pensate per accompagnarti passo dopo passo: corpo, emozioni, ricordi, desideri;
la presenza degli altri, condivisioni sempre facoltative, che ti fanno scoprire quanto le fatiche siano diverse e simili allo stesso tempo.
Non è un corso di scrittura creativa: non lavoriamo sul “bel testo”, ma sul modo in cui le parole possono sostenerti mentre attraversi cambiamenti, domande, momenti di stanchezza o di ricerca.
Con questa stessa ottica ho pensato i laboratori di scrittura terapeutica a Verona del 2026 (e l’unico percorso online, aperto ovunque tu sia).
Cerchio di Parole – Nuovi inizi (online)
Il primo percorso che parte, a gennaio, è online: si chiama Cerchio di Parole – Nuovi inizi.
Per sei giovedì consecutivi, dalle 19:00 alle 20:30, ci incontriamo su Zoom in un piccolo gruppo. Ogni incontro ha un tema legato ai nuovi inizi: cambiamenti desiderati o subiti, strade che si aprono, parti di te che chiedono ascolto, paure di “non farcela”, piccoli passi possibili.
La struttura è sempre simile:
qualche minuto di arrivo e respiro;
una prima traccia di scrittura terapeutica, guidata da me;
un momento di pausa e, se ti va, di condivisione;
una seconda traccia, per andare un po’ più in profondità;
una chiusura con una parola o un gesto da portare via.
Non serve saper scrivere. Serve solo voler essere onesta/o con te stessa/o, per sei giovedì, e concederti di vedere cosa succede quando ti siedi davanti al quaderno con l’intenzione di ascoltarti davvero. Le informazioni pratiche (date, costo, iscrizioni) sono nella sezione Eventi del mio sito.
Locandina laboratorio online Cerchio di parole - Nuovi inizi
Chi sono io quando nessuno guarda – laboratorio di scrittura terapeutica a Verona (ModusLab)
Per chi è a Verona e preferisce la presenza, da gennaio partirà anche un laboratorio di scrittura terapeutica presso ModusLab, in zona Croce Bianca.
Il titolo è una domanda che ci accompagna da sempre:
“Chi sono io quando nessuno guarda?”
Lavoreremo sul tema dell’identità e delle “maschere” che indossiamo ogni giorno: ruoli, aspettative, abiti che altri ci mettono addosso o che ci siamo cuciti da soli per sentirci al sicuro. Attraverso le tracce di scrittura proveremo a vedere:
cosa resta quando togliamo, almeno sulla pagina, ciò che non ci somiglia più;
quali parti di noi abbiamo imparato a nascondere;
quali voci interne sono più dure, quali più gentili.
Gli incontri saranno il venerdì tardo pomeriggio, in un’aula raccolta, con penne, taccuini e la libertà di scegliere ogni volta se leggere oppure no. Il percorso è pensato per giovani e adulti, a partire dai 16 anni.
Locandina del nuovo ciclo di incontri di scrittura terapeutica ModusLab
Poesia in cartoleria: un laboratorio mensile di poesia a Verona
Se ti senti più vicino alla poesia, o se è da tempo che vorresti avvicinarti ma non sai da dove iniziare, alla Cartoleria Castelvecchio (Stradone Porta Palio 1, Verona) da gennaio nascerà un appuntamento mensile: Poesia in cartoleria.
Ogni incontro durerà un’ora e avrà una struttura semplice:
accoglienza e respiro;
lettura di una o più poesie;
breve momento di risonanza: cosa ti ha colpito, che immagine ti porti via;
scrittura condivisa (ognuno al proprio posto, con la propria pagina);
piccola condivisione finale per chi desidera.
È un laboratorio di poesia a Verona pensato come un luogo in cui la poesia non è qualcosa da “capire”, ma uno spazio in cui respirare parole, lasciarle lavorare dentro, usarle come appoggi per parlare di sé.
Locandina laboratorio a Verona di poesia
La mia mappa interiore: percorso di scrittura terapeutica in cartoleria
Sempre alla Cartoleria Castelvecchio partirà, dal 19 gennaio, un percorso più strutturato di scrittura terapeutica in presenza: La mia mappa interiore.
È composto da cinque incontri, con titoli che sono già una direzione:
Percepisco dunque sono
Geografia delle mie forme
Ingredienti dell’animo
Teletrasporto nel futuro
Creare la mia mappa stellare
In ogni incontro lavoreremo su una “zona” diversa della tua mappa interiore: il corpo e le percezioni, le forme che prendi nelle relazioni, gli ingredienti che ti compongono, l’immaginazione di un futuro possibile, la sintesi finale.
Potrai scegliere se partecipare al gruppo del lunedì pomeriggio o del sabato, sempre in piccoli numeri, in uno spazio pieno di quaderni, penne e colori. Perfetto se cerchi laboratori di scrittura terapeutica a Verona che ti accompagnino per più settimane, con un filo narrativo da seguire.
Locandina laboratorio a Verona di scrittura terapeutica
Scrittura terapeutica in dialogo con la natura (Agriturismo l’Eremo)
Non tutte le parole nascono al chiuso. A volte abbiamo bisogno di camminare, respirare aria diversa, sentire il rumore delle foglie per riuscire a dire certe cose.
Per questo, a fine gennaio, porterò la scrittura fuori città, all’Agriturismo l’Eremo: un pomeriggio di scrittura terapeutica in dialogo con la natura.
Il laboratorio inizierà con una breve passeggiata consapevole tra gli alberi: passi lenti, respiro, sguardo che si allarga. Poi, al caldo, tazza di tisana e biscotti, useremo la scrittura per:
ascoltare che cosa la natura risveglia dentro;
dare parola alle fragilità che emergono quando finalmente ci fermiamo;
lasciare andare ciò che pesa e tenere con noi ciò che conta.
È aperto a tutti, non serve nessuna esperienza di scrittura. Porta il tuo quaderno preferito e una penna che ami: il resto lo costruiremo insieme, una parola alla volta.
Locandina evento di scrittura terapeutica all’Eremo
Come scegliere il laboratorio giusto per te
Davanti a tutte queste possibilità, può venire voglia di fare “tutto”. In realtà basta chiederti di cosa hai più bisogno adesso:
Se senti che stai attraversando un cambiamento e ti serve una cornice delicata per lavorare sui nuovi inizi, Cerchio di Parole – Nuovi inizi (online) può essere il posto giusto.
Se ti interroga la domanda “chi sono veramente?”, tra ruoli e aspettative, il percorso a ModusLab ti offre uno spazio per esplorarlo con la scrittura.
Se ami la poesia, o vuoi scoprirla, la cartoleria può diventare il tuo piccolo rifugio mensile.
Se desideri una guida passo passo dentro di te, La mia mappa interiore è pensata proprio come un viaggio a tappe.
Se senti nostalgia del contatto con la natura, il laboratorio all’Eremo unisce camminata, respiro e parola.
In tutti questi percorsi troverai la stessa cosa: un clima di ascolto, nessun giudizio sulla forma dei testi, libertà di condividere solo ciò che ti fa bene condividere.
Informazioni e iscrizioni
Tutti i laboratori di scrittura terapeutica e poesia a Verona e online che hai trovato qui saranno raccolti nella sezione Eventi del mio sito, con:
calendario aggiornato;
costi;
modalità di iscrizione.
Per domande, dubbi o per capire quale percorso può essere più adatto a te, puoi scrivermi una mail a mancassolamartinamaria@gmail.com oppure contattare il numero indicato nelle locandine.
Se senti che il 2026 è un anno in cui vuoi finalmente ascoltarti di più, forse la cosa più semplice che puoi fare è questa: scegliere un laboratorio, un quaderno, una penna, e vedere cosa succede quando ti concedi una stanza di carta tutta tua.
Ti aspetto, a Verona o online, per scrivere insieme la prossima pagina.
Lasciare andare il 2025 e aprirsi al 2026: un laboratorio di scrittura terapeutica a Verona
In cartoleria, attorno a un tavolo di legno, abbiamo scritto per lasciare andare il 2025 e aprirci al 2026. In questo articolo ti racconto il laboratorio di scrittura terapeutica a Verona, le parole delle partecipanti e ti propongo un esercizio di scrittura terapeutica per salutare ciò che non ti serve più e fare spazio a nuovi inizi.
Partecipanti del laboratorio di scrittura terapeutica a Verona
Ci sono periodi dell’anno in cui sentiamo, quasi fisicamente, il bisogno di fare spazio.
Dicembre è uno di quei momenti: arrivano bilanci, vecchie paure, decisioni rimandate, pezzi di vita che non ci somigliano più. Per molte persone nasce il desiderio di lasciare andare qualcosa del passato e di aprirsi a un nuovo inizio, ma spesso manca un luogo sicuro in cui farlo.
Per me quel luogo è la scrittura. E, quando succede in gruppo, diventa un cerchio.
Sabato 15 dicembre, alla Cartoleria Castelvecchio a Verona, abbiamo tenuto un laboratorio di scrittura terapeutica proprio su questo: lasciare andare il 2025 e preparare il terreno al 2026. Lo replicheremo anche sabato prossimo, sempre in cartoleria, per permettere ad altre persone di vivere la stessa esperienza.
In questo articolo ti racconto com’è andata e ti lascio un esercizio di scrittura terapeutica che puoi fare anche a casa, se senti che questo tema parla anche a te.
Parole che cambiano: come si arriva e come si riparte
Mi piace iniziare i laboratori con una domanda semplice:
“Con che parola arrivi qui oggi?”
È un modo rapido per ascoltarsi e per entrare nel cerchio senza spiegazioni troppo lunghe.
Quel giorno c’era chi è arrivata con curiosità, chi con la sensazione di essere in una tana, nascosta e al sicuro ma anche un po’ chiusa. C’era chi si sentiva in incognito, chi in fase di scoperta, chi già in apertura.
Alla fine dell’incontro, le stesse persone hanno scelto una nuova parola per ripartire:
curiosità è diventata imparare;
la tana si è trasformata in vento, qualcosa che muove, che smuove;
l’incognito ha lasciato spazio alla fiducia;
la scoperta è diventata una fiducia più piena;
l’apertura è rimasta apertura: un gesto da proteggere e continuare.
Tra una traccia e l’altra qualcuno ha detto:
«Pensavo di non essere capace di scrivere, invece ho scritto tantissimo.»
«Mi sono arricchita grazie alle condivisioni degli altri.»
«Si può imparare dagli altri, non solo da quello che scrivo io.»
È uno degli effetti più belli della scrittura terapeutica di gruppo: mentre scrivi di te, scopri che non sei l’unica persona a sentirsi così. Le parole degli altri, lontane e vicine, diventano specchi, strade, possibilità.
Partecipanti del laboratorio di scrittura terapeutica a Verona
Lascio andare… e coltivo: cosa è emerso sul 2025 e sul 2026
Una delle tracce che abbiamo usato nel laboratorio di scrittura terapeutica a Verona era dedicata a ciò che ognuna sentiva di voler lasciare andare del 2025.
Sono emerse frasi come:
«Lascio andare la triste passività.»
«Lascio andare il bisogno di riempire i vuoti a tutti i costi.»
«Lascio andare il buio e il pessimismo.»
Non erano slogan motivazionali, ma pezzi di verità. Momenti di vita in cui è stato difficile scegliere per sé, relazioni in cui ci si è annullate, giornate in cui sembrava più facile spegnersi che restare presenti.
Accanto a questo, però, abbiamo scritto anche ciò che ciascuna voleva coltivare nel 2026:
più empatia, verso sé e verso gli altri;
riscoprire la sé adolescente, più connessa alle passioni;
essere consapevole che ogni momento è importante;
allenare la capacità di apprezzare ogni cosa, anche le più piccole.
Quando metti nero su bianco queste frasi, succede qualcosa: il 2025 smette di essere un blocco indistinto e diventa un terreno da cui scegliere cosa tenere e cosa restituire alla vita. E il 2026 non è più solo “l’anno nuovo”, ma un tempo che puoi preparare, una direzione in cui puoi spostare il passo.
Un esercizio di scrittura terapeutica per lasciare andare il 2025 e aprirti al 2026
Se non sei di Verona, o se semplicemente in questo momento preferisci stare per conto tuo, puoi provare a fare da casa uno degli esercizi di scrittura terapeutica che abbiamo usato nel laboratorio.
Ti serviranno:
un quaderno (meglio se dedicato alla scrittura terapeutica);
una penna;
una mezz’ora tutta per te.
1. Prima parte: il 2025 che saluti
Prenditi qualche minuto per chiudere gli occhi e ascoltare il corpo: dove senti tensione, dove senti più spazio, qual è l’emozione più presente se pensi a quest’anno.
Poi, sul quaderno, scrivi liberamente rispondendo a questa traccia:
“Racconta le situazioni, le abitudini, i pensieri o le emozioni del 2025 che senti di poter lasciare andare. Non serviranno più al tuo 2026. Puoi descriverle come se fossero oggetti, stanze da svuotare, pezzi di storia da salutare.”
Lascia uscire tutto: frasi spezzate, immagini, elenchi. Non devi essere elegante, devi essere sincera/o.
Alla fine rileggi e sottolinea tre parole che rappresentano ciò che lasci andare.
2. Seconda parte: il 2026 che coltivi
Ora sposta l’attenzione su ciò che desideri. Non grandi obiettivi, ma stati d’animo, qualità, modi di stare al mondo.
Scrivi:
“Immagina una giornata del tuo 2026 in cui ti senti come vorresti davvero. Raccontala nei dettagli: da come ti alzi a come ti addormenti, passando per i gesti piccoli, gli incontri, il modo in cui ti parli.”
Mentre scrivi, lascia emergere:
le qualità che vorresti allenare (coraggio, dolcezza, fiducia…);
le relazioni che vorresti nutrire;
le scelte quotidiane che ti avvicinano a questo sentire.
Alla fine, cerchia tre parole-seme: quelle che ti colpiscono di più e che vuoi portare con te nel 2026.
Puoi riscriverle su un foglietto da tenere in agenda, nel portafoglio, sul comodino: una piccola ancora visibile.
Perché farlo in gruppo, qui a Verona
Scrivere da soli è prezioso. Ma ci sono momenti della vita – e il passaggio tra un anno e l’altro è uno di questi – in cui condividere il cammino con altre persone fa la differenza.
In un laboratorio di scrittura terapeutica a Verona:
hai un tempo protetto, lontano dal rumore del quotidiano;
trovi una guida che propone tracce di scrittura, tiene il tempo e custodisce il clima del cerchio;
puoi ascoltare le parole degli altri e riconoscerti, anche in storie molto diverse dalla tua;
sei sempre libera/o di non leggere: la condivisione è un invito, non un obbligo.
Alla Cartoleria Castelvecchio, a pochi passi da Castelvecchio e dal centro di Verona, scriviamo attorno a un tavolo di legno, con penne colorate e candele. È un luogo accogliente, un po’ nascosto, che si presta bene a questi laboratori di scrittura terapeutica in presenza.
Se senti che questo passaggio è delicato
Come ripeto sempre, la scrittura terapeutica non sostituisce un percorso psicologico o psicoterapeutico. Può accompagnarlo, può alleggerire, può aiutarti a dare parole ad ansia, malessere, confusione, ma non è una cura medica.
Se il tuo 2025 è stato particolarmente duro e senti che la sofferenza è intensa, valutare un supporto professionale è un atto di grande responsabilità verso di te. Il quaderno e i laboratori di scrittura terapeutica possono diventare allora una parte gentile del tuo cammino, uno spazio in cui continuare a dialogare con te stesso/a tra una seduta e l’altra.
Una parola per il tuo 2026
Alla fine del laboratorio, chiedo sempre una cosa semplice:
“Con quale parola esci da qui oggi?”
Te lo chiedo anche adesso.
Dopo aver scritto ciò che vuoi lasciare andare del 2025 e ciò che vuoi coltivare nel 2026, prova a scegliere una parola sola per il tuo nuovo anno. Non deve essere perfetta, deve solo risuonare.
Scrivila grande sul quaderno.
Ogni tanto torna a guardarla.
Lascia che ti ricordi che puoi cambiare direzione anche con passi minuscoli.
E, se vorrai farlo insieme ad altre persone, a Verona ti aspetto ai miei laboratori di scrittura terapeutica: un posto dove lasciare andare, accogliere e ricominciare, una parola alla volta.
Quando non sai bene come stai: 3 esercizi di scrittura terapeutica
Ci sono momenti in cui è difficile persino trovare le parole per dire come stiamo. Tre esercizi di scrittura guidata per avvicinarsi a ciò che sentiamo senza doverlo capire o risolvere subito.
Ci sono giorni in cui alla domanda “Come stai?” non sappiamo bene cosa rispondere.
Non necessariamente perché stia succedendo qualcosa di enorme. A volte è più difficile proprio quando non riusciamo a individuare una causa precisa.
C’è qualcosa che pesa, distrae, irrita o toglie spazio, ma le parole non arrivano.
In questi momenti la scrittura può essere utile non per trovare immediatamente una spiegazione, ma per avvicinarsi con calma a ciò che c’è.
Una frase alla volta.
Quando non avere una risposta è già una risposta
Siamo abituati a pensare che dovremmo sapere come ci sentiamo.
Felice. Triste. Preoccupata. Arrabbiato.
Ma l’esperienza reale raramente è così ordinata.
Possiamo sentirci stanchi e inquieti insieme. Volere qualcosa e contemporaneamente averne paura. Essere grati e insoddisfatti. Non sapere se quello che sentiamo appartenga a oggi o arrivi da molto più lontano.
La scrittura può diventare uno spazio in cui non siamo obbligati a scegliere subito una definizione.
Possiamo partire proprio dal non sapere.
Che cosa intendo per scrittura terapeutica
La scrittura terapeutica che utilizzo nei miei percorsi è una pratica guidata orientata all’espressione, alla consapevolezza e al benessere.
Non è un esercizio letterario e non richiede di produrre un testo bello, ordinato o completo.
Si può scrivere una pagina intera oppure poche parole.
Si può contraddirsi.
Si può arrivare alla fine senza aver capito tutto.
A volte il valore della pagina sta proprio nel permetterci di vedere qualcosa che, prima di scriverlo, sentivamo soltanto in modo indistinto.
3 esercizi per quando non sai bene come stai
1. Il bollettino interiore
Immagina di descrivere il tuo stato come se stessi raccontando il tempo atmosferico.
Non scrivere subito “sono triste” o “sono agitata”.
Prova invece: Dentro di me oggi il tempo è…
Forse c’è nebbia.
Vento che cambia continuamente direzione.
Caldo pesante.
Un cielo limpido con una nuvola che non se ne va.
Continua per qualche minuto descrivendo questo paesaggio.
Poi chiediti: In quale punto di questo paesaggio mi trovo io?
Non cercare di interpretarlo. Lascia semplicemente che l’immagine ti dica qualcosa.
2. Le tre frasi che non riesco a finire
Scrivi queste tre aperture, lasciando molto spazio tra una e l’altra:
Ultimamente faccio fatica a…
Una cosa che non sto dicendo è…
Vorrei che qualcuno capisse che…
Completa ogni frase senza pensarci troppo.
Poi rileggi.
Quale delle tre ti ha portato in un posto che non ti aspettavi?
Sottolinea una sola frase o parola.
Quella diventa il punto di partenza per altri cinque minuti di scrittura libera.
Non devi spiegare tutto. Segui soltanto ciò che quella parola apre.
3. Se questo momento avesse bisogno di qualcosa
Non partire da ciò che “dovresti fare”.
Parti dal momento in cui ti trovi.
Completa: Se questo periodo della mia vita potesse chiedermi qualcosa, forse chiederebbe…
Lascia arrivare la risposta.
Poi scrivi: Quello che posso realmente concedergli è…
La differenza tra le due frasi è importante.
Potremmo desiderare settimane di riposo e poterci concedere soltanto una sera tranquilla.
Aver bisogno di una grande risposta e poterci permettere soltanto di non decidere oggi.
Desiderare distanza e poter iniziare spegnendo il telefono per mezz’ora.
La scrittura non elimina questa distanza, ma può renderla visibile.
Non sempre bisogna dare un nome a tutto
Uno degli errori che possiamo fare quando utilizziamo la scrittura per ascoltarci è trasformarla immediatamente in un'indagine.
Perché mi sento così?
Da dove arriva?
Che cosa devo fare?
Sono domande legittime, ma non devono necessariamente essere le prime.
A volte può essere più gentile iniziare da:
Che cosa noto?
Che cosa occupa spazio?
Che cosa mi sorprende?
Prima dell’interpretazione può esserci l’osservazione.
E qualche volta è sufficiente.
E se dopo aver scritto continuo a non capire?
Può succedere.
Una pagina non deve necessariamente restituire una risposta.
Potrebbe invece lasciarti una domanda migliore.
Una parola.
Un’immagine.
La sensazione che qualcosa meriti più attenzione.
Oppure nulla di particolarmente evidente.
Non considero la scrittura un modo per costringerci a trovare significati.
Può essere anche semplicemente un luogo dove stare per qualche minuto con quello che non sappiamo ancora nominare.
Un perimetro importante
La scrittura terapeutica che propongo è un’attività non clinica dedicata al benessere, all’espressione e alla consapevolezza.
Non comprende diagnosi, sostegno psicologico, psicoterapia o trattamenti sanitari e non li sostituisce.
Se il malessere è intenso, persistente o interferisce significativamente con la vita quotidiana, è importante rivolgersi a un professionista sanitario qualificato.
Se desideri uno spazio guidato
Nei miei percorsi individuali e nei laboratori utilizzo domande, immagini e tracce di scrittura per accompagnare l’esplorazione di un tema o di un momento della vita, senza interpretazioni imposte e nel rispetto dei tempi della persona.
Emozioni di fine anno: usare la scrittura per attraversare dicembre
Dicembre accende le luci fuori e mescola le emozioni dentro: ansia da Natale, bilanci di fine anno, nostalgia, desideri nuovi. Da Verona ti propongo uno sguardo gentile su questo periodo, usando scrittura terapeutica e diario per attraversare dicembre senza perderti.
Ragazza che si prepara a scrivere in riva al lago
Siamo a dicembre, di nuovo.
Fuori ci sono le luci, i mercatini, i messaggi di auguri che iniziano a comparire ovunque. Dentro, spesso, c’è un’altra storia: stanchezza accumulata, bilanci di fine anno, nostalgia, qualche entusiasmo e molta confusione.
Per qualcuno questo è il periodo più bello dell’anno.
Per altri è il momento in cui l’ansia da Natale e il cosiddetto Christmas blues fanno più rumore: ti guardi attorno e hai la sensazione che tutti siano felici tranne te, o che ci sia qualcosa che ti manca e non sai bene cosa.
Se ti senti così, non c’è niente di sbagliato in te. Dicembre, semplicemente, amplifica. Porta a galla cose che durante l’anno riusciamo a tenere in un angolo. E proprio per questo può diventare un tempo prezioso, se gli diamo spazio e strumenti giusti.
Uno di questi strumenti è la scrittura. In particolare, la scrittura terapeutica e il diario.
Dicembre, bilanci di fine anno e quella voce critica che non si spegne
Alla fine dell’anno quasi tutti, in un modo o nell’altro, fanno i conti con sé stessi.
“Com’è andato questo anno?”
“Che cosa ho combinato?”
“Ho sprecato tempo? Ho perso occasioni?”
Il problema è che spesso questi bilanci di fine anno sono spietati. Partono dal presupposto che avremmo dovuto fare di più, essere diversi, essere “a posto” con tutto. Non considerano la fatica, le pause, le cose invisibili che abbiamo tenuto in piedi.
In più ci sono le aspettative delle feste: la famiglia ideale, la tavola perfetta, l’atmosfera serena. La vita reale, però, è fatta anche di relazioni complicate, di sedie vuote, di soldi contati, di conflitti che non si risolvono solo perché è Natale.
Tutto questo può farti sentire bloccata/o: vorresti solo saltare questo mese e ritrovarti direttamente a gennaio. E invece, come ogni anno, sei qui.
La buona notizia è che non sei costretta/o a subirlo nello stesso modo di sempre. Puoi provare a stare dentro dicembre in modo diverso, usando la scrittura terapeutica come spazio di appoggio.
Scrittura terapeutica: un quaderno dove dire la verità
Quando parlo di scrittura terapeutica di fine anno non penso a qualcosa di complicato o tecnico. Penso a un quaderno, una penna e un appuntamento con te stessa/o in cui smettere di recitare la parte di chi “va tutto bene” e cominciare semplicemente a dire la verità.
Scrittura terapeutica, qui, significa:
dare un nome alle emozioni che senti in questo momento dell’anno;
lasciare che paura, rabbia, nostalgia, gratitudine, sollievo abbiano uno spazio sulla pagina;
permetterti di essere incoerente, contraddittoria/o, umana/o.
Non devi “scrivere bene”. Nessuno ti corregge. Nessuno ti giudica.
Anzi: più il tuo diario è imperfetto, più probabilmente è sincero.
Puoi iniziare così, in modo molto semplice: apri il quaderno, scrivi la data e continua la frase:
“In questo momento, alla fine di quest’anno, io mi sento…”
e vedi dove ti porta la penna. Non devi per forza trovare una conclusione. L’obiettivo non è sistemare tutto, ma vederti, incontrarti così come sei oggi, il 10 dicembre 2025 (o quando leggerai queste righe).
Diario di fine anno: tre fili da seguire con la scrittura
Se ti va di andare un po’ più in profondità, puoi usare il tuo diario di fine anno come una mappa con tre direzioni: presente, passato, futuro vicino. Non è uno schema rigido, ma un modo per non perderti.
Il presente: “Come sto davvero in questo dicembre?”
Una o più sere, prendi qualche minuto per rispondere per iscritto a domande come:
Che cosa mi pesa di più, in questo momento?
Quando durante la giornata mi sento più al sicuro?
Qual è la cosa che mi mancherebbe di più, se non ci fosse?
Non c’è bisogno di rispondere a tutte, puoi sceglierne una e riprenderla per più giorni. La scrittura terapeutica funziona per accumulo: una pagina oggi, una domani, e a un certo punto ti accorgi che dentro di te qualcosa si è spostato.
Il passato: un bilancio di fine anno più gentile
Invece di chiederti solo “che cosa non ho fatto?”, prova a cambiare prospettiva.
Puoi scrivere:
“Le tre cose più difficili che ho affrontato quest’anno sono state…”
“Tre cose di cui oggi posso dirmi grazie sono…”
È un bilancio diverso, che non nega la fatica né i fallimenti, ma riconosce anche ciò che hai tenuto insieme, i passi minuscoli che non hai mai contato.
Il futuro vicino: desideri che partono da come vuoi sentirti
I buoni propositi di inizio anno spesso falliscono perché sono troppo astratti: “da gennaio mi alleno sempre”, “non avrò più paura di…”.
Con la scrittura puoi fare un lavoro più concreto e più vero. Chiediti, ad esempio:
“Come vorrei sentirmi nei prossimi mesi?”
“Che cosa posso fare, nel piccolo, per avvicinarmi a quella sensazione?”
Invece di una lista infinita, scegli uno o due desideri che senti davvero tuoi e raccontali sulla pagina: immagina una giornata di primavera in cui li stai già vivendo e descrivila nei dettagli. È un modo per dare corpo ai tuoi desideri, e non lasciarli solo nella testa.
Verona sullo sfondo: scrivere in una città che a dicembre brilla (e stanca)
Io queste parole le scrivo da Verona, una città che a dicembre profuma di mercatini, luci e vin brulé, ma anche di traffico, code, vetrine luminose quando tu vorresti solo un po’ di silenzio.
Se vivi qui o in provincia, forse ti succede di passare accanto a una libreria, a una cartoleria, a uno spazio culturale dove si organizzano laboratori di scrittura a Verona, incontri di lettura, laboratori creativi per adulti e bambini. La città è piena di stimoli e, allo stesso tempo, non è detto che tu ti senta pronto a stare in gruppo.
Può darsi che, in questo momento, il modo più onesto di prenderti cura di te sia proprio il contrario: ritagliarti mezz’ora sul divano, in un bar tranquillo o seduto sulle panchine lungo l’Adige, e scrivere.
E, se a un certo punto senti che non vuoi più scrivere solo, qui a Verona ci sono anche i miei laboratori di scrittura: laboratori di scrittura terapeutica e creativa e laboratori di poesia che conduco in piccoli gruppi, proprio per dare uno spazio sicuro alle emozioni, alle storie e ai desideri che emergono in questo periodo dell’anno.
Sono incontri in cui porti il tuo quaderno e la tua vita così com’è: non serve esperienza, non servono risultati da mostrare. Lavoriamo con tracce guidate, momenti di silenzio, possibilità di condividere (sempre facoltativa) e soprattutto ascolto.
Se cerchi “laboratori di scrittura a Verona” o “laboratori creativi a Verona” e vuoi che siano incentrati sulle emozioni e sulla scrittura terapeutica, scrivimi e ti manderò il calendario aggiornato.
La scrittura nasce da te, ma può espandersi: dal diario personale agli spazi condivisi in città.
Se questo dicembre ti sembra troppo
C’è anche un’altra cosa importante da dire: se quello che senti in questo periodo va oltre la “semplice” fatica di fine anno – se l’ansia è molto forte, se fai fatica ad alzarti dal letto, se pensieri bui tornano spesso – la scrittura da sola non basta.
In questi casi può essere molto prezioso cercare un sostegno psicologico professionale. Il diario e la scrittura terapeutica possono continuare a essere un alleato, un luogo dove appoggiare ciò che emerge in terapia, ma non devono sostituire l’aiuto di chi è formato per accompagnarti.
Chiedere aiuto non è un fallimento del tuo percorso, è spesso il gesto più coraggioso che puoi fare.
Una pagina alla volta, verso il nuovo anno
Intanto, qui e ora, puoi iniziare da qualcosa di molto semplice.
Prendi un foglio, oggi che siamo a metà dicembre, e scrivi:
“Quello che voglio portare con me nel nuovo anno è…”
“Quello che, con delicatezza, posso lasciare andare è…”
Non è un contratto, non è una promessa da mantenere a tutti i costi. È una conversazione sincera con te stessa/o.
Che tu stia leggendo queste righe a Verona o altrove, tra un impegno e l’altro, tra una festa e un momento di silenzio, ricordati che non sei obbligata/o a vivere dicembre come lo vivono gli altri. Puoi attraversarlo a modo tuo, con i tuoi tempi, con il tuo quaderno, con le tue parole.
Una pagina alla volta.
Scrittura terapeutica per la paura: 4 esercizi per aumentare la fiducia in te
Quando la paura occupa tutta la scena è facile sentirsi bloccati, inadeguati, soli. La scrittura terapeutica per la paura è uno spazio semplice in cui confrontarti serenamente con quello che senti e ritrovare un po’ di fiducia in te. In questo articolo ti propongo 4 esercizi di scrittura terapeutica che uso anche nei miei laboratori a Verona.
Ci sono momenti in cui la paura sembra comandare tutto.
Paura di esporsi, di scegliere, di sbagliare. Paura di deludere, di non essere abbastanza, di non farcela.
A volte è una paura chiara, con un nome preciso. Altre volte è solo un nodo allo stomaco, un’agitazione che non sai spiegare ma che ti accompagna ovunque.
La scrittura terapeutica è uno spazio semplice e potente dove appoggiare queste paure. È un quaderno, una penna, qualche minuto di silenzio e la disponibilità a dirti la verità – almeno sulla pagina.
In questo articolo ti racconto che cos’è la scrittura terapeutica, perché può aiutare quando hai paura e ti propongo 4 esercizi di scrittura terapeutica pensati proprio per aumentare, passo dopo passo, la fiducia in te.
Ti parlerò anche del mio ultimo laboratorio di scrittura terapeutica a Verona, dedicato a paura e fiducia in sé, nato proprio da queste domande.
Laboratorio di scrittura terapeutica a Verona: persone sedute intorno a un tavolo che scrivono su paura e fiducia in sé
Cos’è la scrittura terapeutica
Quando le persone digitano “scrittura terapeutica” su Google, di solito stanno cercando un modo per stare meglio: meno ansia, meno confusione, più chiarezza.
La scrittura terapeutica è proprio questo: una pratica di ascolto di sé che usa la scrittura come strumento di cura. Non serve essere bravi a scrivere. Non è un esercizio di stile, ma un incontro con te stessa/o.
In concreto significa:
scegliere un tempo e uno spazio solo tuoi (anche dieci minuti);
prendere un quaderno dedicato e una penna;
lasciare che pensieri, emozioni, ricordi, paure escano dalla testa e finiscano sulla pagina – così come sono.
Quando scrivi in questo modo:
quello che senti prende una forma;
le emozioni non restano chiuse dentro, a girare in tondo;
puoi guardare da fuori ciò che ti abita, con un po’ più di distanza e gentilezza.
La scrittura terapeutica non sostituisce la psicoterapia, ma può affiancarla o diventare un rituale personale di cura quotidiana. Una specie di appuntamento fisso con te.
Paura e fiducia in te: perché la scrittura aiuta
La paura, di per sé, non è sbagliata. È un’emozione che nasce per proteggerti. Diventa complicata quando:
è vaga e non sai nemmeno da dove arriva;
ti blocca, impedendoti di fare anche piccoli passi;
si mescola a vergogna, senso di colpa, autosvalutazione.
In questi momenti la testa può diventare un luogo rumoroso, pieno di “e se…?”, scenari catastrofici, ruminazioni infinite. È proprio qui che gli esercizi di scrittura terapeutica possono diventare un’ancora.
Scrivendo:
nomini la paura: darle un nome spesso la rende meno gigantesca;
la porti fuori da te, sulla pagina, e puoi osservarla;
inizi a chiederti non solo “di cosa ho paura?”, ma anche “cosa sta cercando di dirmi questa paura?”;
fai spazio ad altre parti di te: quella che desidera, quella che spera, quella che è curiosa, quella che sa prendersi cura.
La fiducia in te non arriva tutta insieme. Di solito nasce da piccole prove quotidiane, da passaggi di coraggio. La scrittura terapeutica ti aiuta a vederli, a non dimenticarli e a costruirci sopra una narrazione diversa di te.
4 esercizi di scrittura terapeutica per la paura (e la fiducia in te)
Ti propongo ora quattro esercizi di scrittura terapeutica che puoi fare quando senti la paura più presente.
Prenditi il tempo che ti serve, spegni le notifiche, respira qualche volta in profondità. Non pensare a fare bene l’esercizio: l’unica cosa importante è essere sincera/o con te stessa/o.
1. “Cara Paura, ti scrivo perché…”
Il primo passo è smettere di combattere la paura come se fosse un mostro esterno e iniziare a vederla come una parte di te, che in qualche modo sta provando a proteggerti.
Prendi una pagina nuova e scrivi in alto:
“Cara Paura, ti scrivo perché…”
Poi lascia andare la penna. Raccontale cosa ti sta succedendo, cosa ti blocca, da quanto tempo la senti, cosa non vorresti più vivere. Non censurarti: non stai scrivendo un tema, stai scrivendo un incontro vero.
Quando hai finito, fai un respiro e cambia prospettiva. Immagina che sia la Paura a risponderti. Scrivi:
“Cara/o [il tuo nome], io sono qui per…”
Lascia che questa parte di te parli. Forse ti dirà che ha paura di vederti soffrire, che teme il rifiuto, che non vuole che tu perda qualcosa di importante. Non devi crederle per forza, devi solo ascoltarla.
Alla fine, rileggi la pagina con calma. Sottolinea una frase tua e una frase della Paura che ti colpiscono. Già questo, spesso, basta a cambiare qualcosa nello sguardo.
2. Dal “Cosa temo” al “Cosa posso fare oggi”
La paura ama l’indefinito. Più le cose restano confuse, più lei si allarga.
Un modo per darle un contenitore è passare dalla testa alla realtà concreta.
Scegli una situazione che ti spaventa in questo periodo. Può essere un dialogo da affrontare, una scelta, un cambiamento.
Su una pagina, dividi lo spazio in due (anche solo idealmente) e, invece di pensare per colonne, usa due paragrafi consecutivi.
Nel primo paragrafo scrivi:
“Cosa temo in questa situazione”
e lascia uscire tutto: cosa potrebbe andare storto, di cosa hai paura davvero, cosa non vorresti perdere.
Nel paragrafo successivo scrivi:
“Cosa è nelle mie mani oggi”
e prova a concentrarti solo su quello che puoi fare nelle prossime ore. Non grandi rivoluzioni: un messaggio, una domanda, chiedere aiuto, informarti meglio, darti il permesso di fare un piccolo passo.
L’obiettivo di questo esercizio di scrittura terapeutica non è trovare la soluzione perfetta ma allenare il passaggio da una paura generica a un’azione concreta e gentile verso di te.
3. La lettera dalla te che ce l’ha fatta
C’è una parte di te che è già andata avanti di qualche passo e che sa che cosa può aiutarti. La scrittura serve anche a darle voce.
Immagina te stessa/o tra un anno. Non una versione ideale e irraggiungibile, ma una persona che ha attraversato questo periodo con tutti i suoi inciampi, le sue fatiche, i suoi momenti di luce.
Scrivi:
“Sono la te di tra un anno. Non ti dirò tutto, ma voglio raccontarti…”
e lascia che questa te del futuro ti parli. Raccontati cosa è cambiato, quali piccoli gesti hanno fatto la differenza, quali sono stati i giorni difficili e come li hai attraversati, che cosa hai scoperto su di te.
Mentre scrivi, non pensare se ha senso o no. Concentrati sul tono: che sia la voce di qualcuno che ti vuole bene davvero.
Quando hai finito, sottolinea tre frasi che ti danno un po’ di sollievo o di coraggio. Puoi riscriverle su un post-it e tenerle sul comodino o nel diario: saranno il tuo promemoria di fiducia.
4. Il diario delle micro prove di coraggio
La fiducia in te non nasce da un grande gesto eroico, ma da tante micro scelte quotidiane che spesso non ti riconosci. Questo esercizio serve a non perderle per strada.
Per una settimana, alla sera, apri il quaderno e completa queste tre frasi:
Oggi avevo paura di…
Nonostante questo, ho fatto questo piccolo passo…
Dopo averlo fatto, mi sono sentita/o…
Non importa quanto piccolo sia il passo: anche solo aver mandato un messaggio, esserti preso dieci minuti per respirare, aver detto un “no” che avresti sempre rimandato.
Dopo qualche giorno inizierai a vedere nero su bianco che, pur avendo paura, ti muovi comunque. È una prova concreta della tua capacità di attraversare le cose, non solo di subirle. Ed è una base preziosa per costruire una nuova immagine di te.
Cartellone con frasi e pensieri nati da un esercizio di scrittura terapeutica sulla paura e sulla fiducia in sé a Verona
Il laboratorio a Verona: quando la scrittura terapeutica diventa un cerchio
Questi esercizi non vivono solo sulle pagine dei quaderni individuali. Nelle ultime settimane li ho portati dentro un laboratorio di scrittura terapeutica a Verona dedicato proprio alla paura e alla fiducia in sé.
Ci siamo ritrovate in una cartoleria piena di colori, sedute attorno a un tavolo di legno, con penne, fogli e un grande foglio bianco pronto ad accogliere le parole di tutte.
Abbiamo iniziato con un momento di silenzio e di ascolto del respiro, per arrivare davvero lì.
Poi, una pagina alla volta:
abbiamo scritto lettere alla paura, lasciando emergere la sua voce e la nostra;
abbiamo trasformato paure vaghe in azioni piccole e possibili;
abbiamo dato parola alla noi del futuro che ce l’ha fatta;
abbiamo raccolto, alla fine, le frasi che volevamo portare a casa, scrivendole su piccoli fogli di carta.
Partecipanti al laboratorio di scrittura terapeutica a Verona sedute al tavolo, sorridenti, con quaderni e penne
Sul cartellone finale sono rimaste parole come:
“ascoltarsi senza giudizio è stato come sentirsi a casa”;
“le nostre paure, se condivise, prendono un nuovo colore”;
“amicizia: che la vita non smetta mai di sorprenderci”.
Guardarle tutte insieme è stato come vedere il percorso fatto: le paure non sono scomparse, ma hanno preso altre forme, altri colori, sono state tenute in mano da più persone.
Se vuoi iniziare un percorso di scrittura terapeutica per la paura
Se senti che questo è un tema vivo per te e ti piacerebbe lavorarci con la scrittura terapeutica, hai diverse possibilità.
Se sei di Verona o dintorni, puoi partecipare ai miei laboratori di scrittura terapeutica a Verona in piccoli gruppi: spazi protetti dove paura, fragilità e fiducia in sé vengono accolte con rispetto e delicatezza.
Se invece preferisci un percorso più personale, puoi scegliere la scrittura terapeutica individuale, online, con quaderni guidati ed esercizi su misura.
Sul mio sito trovi le informazioni aggiornate sui prossimi laboratori, sui percorsi individuali e sui PDF di esercizi di scrittura terapeutica che puoi iniziare quando vuoi.
E se ti va, puoi già cominciare da qui: scegli uno degli esercizi che hai letto e regalati il tempo di una pagina.
La paura probabilmente resterà, almeno un po’.
Ma pagina dopo pagina potresti scoprire che anche la fiducia in te sa farsi strada.
Una riga alla volta.
Laboratori di scrittura a Verona: creativi e terapeutici per adulti, ragazzi e aziende
Propongo laboratori di scrittura a Verona per adulti, ragazzi, scuole, associazioni e aziende. Percorsi creativi e di scrittura terapeutica per fare chiarezza, prendersi cura di sé e migliorare le relazioni, in presenza e online.
Un momento di silenzio e concentrazione durante il laboratorio di scrittura: penna alla mano, ognuno e ognuna con il proprio quaderno e la propria storia
Se sei qui, forse senti che le parole ti stanno un po’ strette. Magari hai tante cose dentro e non sai da dove cominciare a dirle. Oppure stai cercando qualcosa di diverso per la tua scuola, la tua azienda, il tuo spazio culturale: un laboratorio che non sia solo carino ma che aiuti davvero a stare meglio, a capire, a capirsi tra persone.
Io sono Martina Maria Mancassola, scrittrice, poetessa e operatrice certificata di scrittura terapeutica.
Vivo in provincia di Verona e da anni conduco laboratori di scrittura a Verona e online per:
• persone adulte,
• ragazze e ragazzi,
• scuole,
• associazioni,
• aziende e spazi di coworking.
In questi percorsi la scrittura diventa un modo semplice e concreto per fare chiarezza, alleggerirsi e ritrovare un po’ di spazio dentro.
Cosa sono i miei laboratori di scrittura a Verona
Quando parlo di scrittura terapeutica non intendo un corso di tecnica narrativa.
Un laboratorio di scrittura, per me, è:
• una stanza tranquilla,
• un quaderno o un foglio,
• qualche traccia di scrittura che guida passo dopo passo,
• un gruppo piccolo dove nessuno viene giudicato o messo alla prova.
Durante i miei laboratori di scrittura a Verona:
• propongo esercizi guidati (domande, immagini, poesie, brevi testi),
• lasciamo tempo per scrivere in silenzio,
• chi lo desidera può leggere ad alta voce una parte di ciò che ha scritto,
• nessuno è obbligato a condividere.
Nessuna correzione dei testi: non è questo lo scopo. L’obiettivo è che quello che scrivi parli davvero di te, di quello che stai vivendo.
I benefici per chi partecipa
Nei miei laboratori di scrittura creativa e terapeutica a Verona, chi partecipa di solito porta a casa:
più chiarezza: scrivere aiuta a mettere ordine ai pensieri confusi, decisioni sospese, momenti di cambiamento.
uno spazio sicuro per le emozioni: rabbia, paura, tristezza, nostalgia trovano un posto in cui uscire senza essere giudicate.
un dialogo più gentile con sé stessi: le parole sulla pagina diventano un modo per parlarsi in modo meno duro, più umano.
meno solitudine: sentire altri testi, altre storie, fa scoprire che spesso non si è gli unici a sentirsi così.
creatività che riprende a fluire: non solo per scrivere meglio, ma per guardare la propria vita con occhi diversi.
I benefici per scuole, associazioni, aziende
I miei laboratori creativi di scrittura a Verona possono essere inseriti anche in contesti educativi e lavorativi.
Per scuole e doposcuola
• offrono uno spazio protetto per parlare di emozioni, relazioni, paure;
• aiutano ragazze e ragazzi a dare un nome a ciò che provano;
• sostengono chi fatica a parlare davanti agli altri ma riesce a esprimersi scrivendo;
• migliorano il clima della classe, favorendo ascolto ed empatia.
Per aziende, studi professionali, coworking
• creano momenti di pausa reale, non solo formale;
• aiutano a prevenire stress e burnout, dando spazio alla parte emotiva del lavoro;
• migliorano la qualità delle relazioni interne, perché le persone si incontrano oltre i ruoli;
• mostrano concretamente che il benessere delle persone è importante almeno quanto la produttività.
Le mani che scrivono, il foglio che si riempie di parole: la scrittura come spazio sicuro in cui appoggiare pensieri ed emozioni.
Che tipi di laboratori propongo
Adatto sempre i percorsi al contesto, ma in generale i miei laboratori di scrittura a Verona rientrano in tre grandi aree.
1. Laboratori per adulti
Per chi sta attraversando:
• cambiamenti importanti (relazioni, lavoro, città, genitorialità, percorsi di PMA, lutti),
• periodi di stanchezza emotiva,
• momenti in cui sente il bisogno di rimettersi al centro, anche solo per qualche ora.
Possiamo lavorare su temi come:
• fragilità e risorse,
• relazioni e confini,
• rapporto con il proprio corpo,
• ansia, paura del giudizio.
I laboratori possono essere:
• incontri singoli di 2 ore,
• cicli di 3–5 incontri, a cadenza settimanale o quindicinale.
2. Laboratori per ragazze e ragazzi, scuole e gruppi giovani
Per ragazze e ragazzi della scuola secondaria di primo e secondo grado, ma anche per gruppi informali.
I temi più frequenti sono:
• identità (“chi sono, chi sto diventando”),
• emozioni difficili (vergogna, ansia scolastica, senso di inadeguatezza),
• corpo e immagine di sé,
• famiglia, amicizia, primi innamoramenti,
• rapporto con i social e con lo sguardo degli altri.
Questi laboratori possono svolgersi:
• in orario scolastico, all’interno di progetti di educazione emotiva e civica;
• nel pomeriggio, come attività di doposcuola o percorso extra.
3. Laboratori per aziende, cooperative, studi e coworking
Per realtà che desiderano prendersi cura delle persone che lavorano al loro interno. Progetto:
• workshop di mezza giornata o di una giornata,
• cicli brevi di 3 incontri in presenza o online,
• interventi dedicati a gruppi specifici (team HR, educatori, operatori sociali, insegnanti…).
La scrittura diventa uno strumento per:
• portare alla luce la fatica e la pressione,
• fare un passo indietro e guardare meglio le proprie giornate,
• ritrovare un senso di umanità condivisa nel lavoro.
Dove si svolgono i laboratori
I miei laboratori di scrittura a Verona si tengono:
• in città, in teatri, librerie, cartolerie, spazi culturali e centri dedicati al benessere;
• in provincia, in scuole, biblioteche, associazioni, studi, realtà che scelgono di ospitare un percorso;
• online, per chi non può spostarsi o preferisce lavorare da casa.
In genere basta:
• una stanza tranquilla,
• sedie e tavoli (o comunque un appoggio),
• il desiderio di staccare per un po’ dal telefono e dal resto.
Come contattarmi per partecipare o ospitare un laboratorio
Se stai cercando un laboratorio di scrittura a Verona per te oppure se vuoi organizzare un laboratorio nella tua scuola, libreria, associazione, azienda o spazio di coworking, puoi scrivermi a: mancassolamartinamaria@gmail.com
Quando mi scrivi, ti aiuta indicare:
• se mi contatti come persona singola o per conto di una realtà,
• che tipo di gruppo immagini (adulti, ragazzi, insegnanti, team, misto),
• dove si trova lo spazio (Verona, provincia, online).
Da lì possiamo costruire insieme un laboratorio su misura, che abbia davvero senso per te e per le persone che parteciperanno.
Scrittura terapeutica a ModusLab: il gruppo che trasforma la pagina
A Verona, a Modus Lab – Teatro Modus, la scrittura terapeutica si pratica in gruppo: tracce guidate, esercizi di scrittura terapeutica semplici e condivisione gentile. La pagina si fa chiara, la solitudine si alleggerisce, i piccoli passi tornano possibili. Prossimo ciclo da gennaio 2026.
Partecipanti in cerchio a Moduslab durante un laboratorio di scrittura terapeutica; al centro collage di frasi su strisce di carta.
A volte arriviamo con la testa piena e il cuore stretto. A Modus Lab – Teatro Modus (Verona) succede una cosa semplice e rara: ci si siede, si respira, si scrive. Il foglio diventa uno spazio sicuro dove lasciare andare il rumore, e il gruppo diventa una casa temporanea in cui le parole possono uscire senza paura. La scrittura terapeutica qui non chiede prestazioni: chiede presenza. E, quasi sempre, porta chiarezza.
Cosa succede in un incontro (Verona, Teatro Modus)
Ogni appuntamento ha un ritmo gentile. All’inizio ci prendiamo pochi minuti per arrivare davvero: un respiro, un gesto di centratura, una domanda breve. Poi propongo una traccia: un’immagine, una parola-chiave, un passaggio poetico. In silenzio, ciascuno scrive. Gli esercizi di scrittura terapeutica sono guidati e accessibili: piccoli passi, nessun giudizio, solo ascolto.
Chi desidera, alla fine legge. Non ci sono commenti tecnici o consigli: c’è un ascolto pieno, un “ti ho sentito”, un riconoscersi. È in questo scambio che spesso la pagina si illumina: la storia, detta ad alta voce, si fa più vera e più leggera.
Perché il gruppo cura
Nel gruppo la scrittura terapeutica cambia consistenza. Le stesse parole che da soli sembrano pesare troppo, in cerchio si alleggeriscono. Sentire che qualcuno si ritrova in ciò che abbiamo scritto riduce la solitudine, regola l’emozione, apre un altro sguardo su di noi. L’appuntamento cadenzato sostiene la continuità: è più facile portare avanti gli esercizi di scrittura terapeutica quando sappiamo che torneremo a condividere. E ascoltare la lingua degli altri allarga la nostra: nascono metafore nuove, immagini nuove, possibilità nuove.
Un momento che amiamo
A Modus Lab capita spesso di comporre insieme una “poesia-tappeto”. Ritagliamo parole e frasi, le disponiamo a terra e lasciamo che il testo emerga per tentativi. Non serve “saper scrivere”: serve esserci. Mentre le mani si muovono, la mente smette di stringere e la pagina si apre. È un modo dolce per uscire dagli automatismi e sentire, con il corpo, che non siamo soli dentro la nostra storia.
A chi è rivolto
È per chi ha la testa piena, per chi sta attraversando un cambiamento, per chi fa fatica ad ascoltarsi e vuole ricominciare in modo concreto. Non è psicoterapia né una presa in carico clinica: è un percorso di benessere basato su linguaggio, ritmo e relazione. La scrittura terapeutica qui è pratica quotidiana: pochi minuti, parole oneste, passi possibili.
Prossimi appuntamenti a Verona
Il primo ciclo è in corso a ModusLab. Da gennaio 2026 partirà un nuovo percorso di gruppo. Se senti che è tempo di rimettere in fila i pensieri e dare voce a ciò che vivi, il cerchio è pronto ad accoglierti.
Vuoi partecipare o avere informazioni?
Nella locandina qui sotto trovi tutti i contatti.
Locandina Moduslab: laboratori di scrittura terapeutica a Verona, piccoli gruppi, cicli da ottobre, guida Martina Mancassola
Scrittura terapeutica per calmare l’ansia: un rituale che ti riporta al presente
Quando l’ansia aumenta la sera, poche parole giuste possono riportarti al presente. Un rituale di 5–10 minuti di scrittura terapeutica con respiro, tracce semplici e una chiusura concreta per dormire più leggero.
Mano che scrive su un quaderno alla luce serale: pratica di scrittura terapeutica per calmare l’ansia e mettere ordine nei pensieri.
Quando l’ansia sale, soprattutto la sera, i pensieri si moltiplicano: ciò che durante il giorno era solo un’ombra diventa enorme. È normale: con meno distrazioni la mente amplifica tutto, mentre il corpo è stanco e più reattivo. In questi momenti la scrittura terapeutica è una piccola ancora. Mettere le parole sulla pagina sposta l’attività mentale da “allarme diffuso” a “attenzione focalizzata”: nomini ciò che senti, gli dai confini, lo osservi. Non è magia: è igiene emotiva.
Di seguito trovi un modo semplice per costruire il tuo rituale serale. È breve (5–10 minuti), non richiede talento di scrittura e funziona anche nelle giornate “no”. Qui troverai scrittura terapeutica esercizi spiegati in modo naturale; sono esercizi scrittura terapeutica pensati per calmare corpo e pensieri senza forzature.
Perché scrivere aiuta davvero
Scrivere ciò che provi attiva due movimenti utili. Il primo è corporeo: rallenti il respiro, le spalle scendono, lo sguardo si posa sulla pagina. Il secondo è cognitivo: trasformi rumore in linguaggio. Dare un nome a un’emozione la rende più gestibile; descrivere una scena mentale ti permette di ridimensionarla. La scrittura terapeutica non elimina l’ansia con uno schiocco di dita, ma ti restituisce potere: passi da “sono in balia” a “sto attraversando”.
Un rituale serale in cinque passaggi (senza cronometro)
1) Inizia dal corpo. Prima di scrivere, inspira contando fino a quattro ed espira contando fino a sei per qualche respiro. Non serve perfezione: ti basta sentire l’aria che esce più lunga di quella che entra. È il segnale gentile al sistema nervoso che può abbassare il volume.
2) Metti giù quello che senti, non quello che “dovresti” sentire. Apri il quaderno e completa, a modo tuo: “In questo momento, il mio corpo sente…”. Rimani sul fisico: peso sul petto, nodo allo stomaco, mano fredda. Due o tre frasi bastano. Stai ancora lontano dalle storie che la mente racconta.
3) Passa dalla sensazione al pensiero. Ora prosegui: “La mia testa sta dicendo che…”. Non discutere con i pensieri, non giudicarli. Trascrivili come li ascolti. Quando li vedi scritti, perdono parte dell’urgenza.
4) Introduci una voce amica. Cambia tono e prova a risponderti come faresti con una persona cara: “Capisco che hai paura di ___; per adesso ci occupiamo solo di ___.” È un piccolo spostamento interno: dalla critica alla cura. Se ti viene spontaneo, aggiungi una parola-ancora (per esempio “lentamente”, “qui”, “al sicuro”).
5) Chiudi con un gesto concreto. Scrivi una sola azione gentile che farai nei dieci minuti successivi: doccia calda, tisana, spegnere lo schermo, preparare il letto, mettere il pigiama. Poi chiudi il quaderno. Il messaggio al corpo è chiaro: abbiamo ascoltato, ora possiamo riposare.
Questo rituale è volutamente semplice: ti chiede di stare con te, non di risolvere tutto. La continuità vale più della quantità: due pagine in pace aiutano più di dieci forzate.
“E se i pensieri corrono troppo?”
Capita. In quei momenti prova una variante: per tre minuti scrivi senza alzare la penna, anche se escono frasi spezzate. Appena senti che l’ansia rallenta di un millimetro, torna al punto 4 e lascia spazio alla voce amica. La pagina non deve essere bella: deve essere utile.
Esempi di tracce che puoi usare (in modo naturale)
“Quello che mi spaventa davvero, stanotte, è…”
“La parte di me che teme il peggio prova a proteggermi da…”
“Se potessi alleggerire il peso del 10%, toglierei…”
“Di ciò che succede, cosa è nelle mie mani nelle prossime 24 ore?”
Usale come appigli, non come compiti. Se una frase non ti aiuta, passale oltre.
Quanto scrivere, quando farlo, cosa aspettarsi
Bastano cinque minuti. Se ti è possibile, scegli sempre lo stesso luogo e lo stesso quaderno: il tuo sistema nervoso imparerà a riconoscerli come spazio sicuro. La sera è ottima per scaricare, la mattina per impostare. Non aspettarti una linea retta: alcune notti il sollievo sarà immediato, altre più sottile. Anche nei giorni in cui “funziona poco”, stai coltivando una relazione di fiducia con te.
Domande che ricevo spesso
La scrittura terapeutica sostituisce una terapia? No. È uno strumento di cura e consapevolezza che può affiancare un percorso psicologico o medico quando serve.
Devo rileggere tutto? Non sempre: a volte è utile, altre volte è sufficiente il gesto di aver scritto. Puoi rileggere una volta a settimana per cogliere piccoli cambiamenti.
E se ho paura di “scavare troppo”? Stabilire in anticipo tempo, luogo e chiusura del rituale crea contenimento. Ricordati del quinto passaggio: un gesto concreto che ti riporta al qui e ora.
Se vuoi continuare
Se questa pagina ti è stata utile, qui trovi altri scrittura terapeutica esercizi guidati: percorsi brevi online, laboratori di gruppo e percorsi in PDF (7 o 30 giorni) per costruire una pratica gentile e costante. Sono esercizi scrittura terapeutica semplici, pensati per chi ha la testa piena e desidera imparare a stare con sé in modo più leggero.
Scrittura terapeutica di gruppo: benefici, esercizi e come partecipare
Nel gruppo la pagina diventa casa. Parole guidate, ascolto senza giudizio, esercizi di scrittura terapeutica che alleggeriscono la mente e indicano passi concreti. Ecco perché funziona e come partecipare.
Persone che scrivono in cerchio durante un laboratorio di scrittura terapeutica a Verona
Ci sono momenti in cui la testa è piena e le parole sembrano ammassarsi senza trovare posto. La scrittura terapeutica offre un tempo per respirare: mettere nero su bianco ciò che si muove dentro, osservarlo da vicino e trasformarlo in passi piccoli e concreti.
Cos’è (e cosa non è) la scrittura terapeutica di gruppo
La scrittura terapeutica di gruppo è un laboratorio in cui si scrive con tracce guidate, in silenzio e senza giudizio. Dopo la scrittura, chi desidera può condividere: la condivisione è sempre facoltativa; l’ascolto è attivo, rispettoso, mai valutativo.
È un percorso di benessere e consapevolezza, non una psicoterapia né una presa in carico clinica. Non indaga il passato per “curarlo”, ma offre uno spazio pratico per capirsi, alleggerire il carico mentale e scegliere micro-azioni per la vita di tutti i giorni.
Perché il gruppo fa bene (più di quanto pensi)
In gruppo ci si accorge di non essere l’unico a provare certe emozioni. Questo, da solo, abbassa la vergogna e riduce la sensazione di isolamento. La presenza degli altri crea co-regolazione: respiri e ritmi si sintonizzano, la mente si calma.
Le parole condivise portano nuove prospettive: le immagini degli altri aprono strade che da soli non vediamo. E c’è la motivazione: un appuntamento in calendario aiuta a mantenere la routine della scrittura anche a casa.
La ricerca su journaling, regolazione emotiva e supporto sociale mostra benefici su stress percepito, ansia lieve, qualità del sonno e chiarezza decisionale. La scrittura non sostituisce percorsi clinici, ma può affiancarli con delicatezza e realismo.
Come si svolge un laboratorio con me
Durata: 90 minuti, gruppo piccolo per garantire intimità.
Accoglienza: due minuti di respiro, una cornice chiara, regole di gentilezza.
Scrittura guidata: propongo una traccia (immagini, domande, brevi testi). Si scrive in silenzio.
Condivisione (facoltativa): si legge solo se va; chi ascolta non commenta né consiglia.
Micro-azione: ciascuno sceglie un passo semplice per le prossime 24 ore.
Chiusura: una parola o un’immagine che resta.
Tutto è pensato per essere leggero ma profondo, con attenzione ai tempi di ciascuno.
Che risultati puoi aspettarti
• Più chiarezza: i pensieri si mettono in fila, le priorità emergono.
• Regolazione emotiva: scrivere e ascoltare aiuta a nominare ciò che si prova.
• Autostima più gentile: ci si allena a parlare a sé con la stessa cura che useremmo con una persona amata.
• Passi pratici: ogni incontro si chiude con una micro-azione realistica, misurabile.
• Continuità: molti partecipanti portano a casa una routine di 10 minuti al giorno.
Esempi di esercizi di scrittura terapeutica (semplici e replicabili)
1. Due colonne
A sinistra: “Cosa pesa oggi”. A destra: “Cosa è nelle mie mani nelle prossime 24 ore”. Cerchia una sola azione.
2. Lettera di appoggio
Tre frasi da completare: Sono con te quando… · Ti ricordo che… · Il primo passo può essere…
3. Tre voci, tre tempi
Scrivi sulla stessa preoccupazione come la percepisci oggi, come la percepiresti tra 6 mesi e come invece se la raccontassi a una persona cara. Noterai che il linguaggio si apre.
Questi esercizi di scrittura terapeutica non richiedono “bravura”: valgono autenticità e ascolto.
A chi è adatto (e a chi no)
Sì, se…
• senti la testa piena e vuoi mettere ordine;
• stai attraversando una transizione (lavoro, studio, relazione, città);
• desideri più autostima;
• vuoi scrivere senza performance, per stare meglio.
Meglio un altro tipo di supporto se…
• stai affrontando un momento clinico acuto o hai bisogno di un intervento psicoterapeutico strutturato. In tal caso la scrittura può affiancare, non sostituire, il percorso con specialisti.
Domande frequenti
Devo saper scrivere? No. Non cerchiamo stile o punteggiatura perfetta: cerchiamo verità e cura.
Devo leggere ad alta voce? Mai per forza. Anche solo scrivere in contemporanea ha valore.
Online o dal vivo? Entrambi, in base al laboratorio.
Cosa porto? Quaderno, penna, una bottiglia d’acqua e curiosità.
Se mi emoziono? È previsto. Ci sono pause, respiro, rispetto dei tempi.
I prossimi laboratori
Paura e fiducia in sé – tre incontri di scrittura terapeutica (Verona).
Piccolo gruppo, 90’, esercizi guidati. Per rimettersi al centro con gentilezza: 10, 17 e 25 novembre 2025 ore 14-15,30ModusLab – cicli tematici di 10 incontri di scrittura terapeutica (Verona).
Tre percorsi annuali: parole per conoscersi, riconoscersi e trasformarsi. Prossimo in partenza: gennaio 2026
Scrivimi: ti aiuto a scegliere il passo giusto.
Preferisci iniziare da solo? Nel mio Shop trovi PDF di 7 o 30 giorni con tracce quotidiane: un modo semplice per scaldare la mano e arrivare in gruppo con più fiducia.
Amore e solitudine: 4 esercizi di scrittura per abitare entrambi
Amore e solitudine non sono sempre opposti. Quattro esercizi di scrittura terapeutica per osservare il modo in cui convivono nelle nostre relazioni, nei nostri confini e nel rapporto con noi stessi.
Amore e solitudine vengono spesso raccontati come due luoghi lontani.
Da una parte la presenza, il legame, qualcuno che resta.
Dall’altra il vuoto, la distanza, ciò che manca.
Eppure nella vita reale le due cose possono convivere.
Possiamo amare qualcuno e avere bisogno di stare soli.
Sentirci soli dentro una relazione.
Desiderare una presenza e, nello stesso momento, difendere uno spazio soltanto nostro.
Forse il punto non è scegliere da che parte stare.
Può essere più interessante chiedersi come abitiamo entrambe.
Scrivere senza trasformare tutto in una soluzione
La scrittura terapeutica che utilizzo nei miei percorsi è una pratica guidata orientata all’espressione, alla consapevolezza e al benessere.
Non serve a stabilire quale emozione sia giusta o quale relazione dovremmo avere.
Può offrirci invece un luogo in cui osservare ciò che sentiamo senza doverlo immediatamente correggere.
Quando scriviamo di amore e solitudine, per esempio, possono emergere contemporaneamente desideri che sembrano contraddirsi:
vorrei essere vista / vorrei non dover spiegare nulla
vorrei qualcuno accanto / vorrei più spazio
vorrei restare / vorrei andare via
La pagina può contenere entrambe le frasi.
Noi non sempre riusciamo a farlo.
4 esercizi di scrittura
1. Le due stanze
Immagina due stanze.
Una si chiama Amore.
L’altra si chiama Solitudine.
Descrivile.
Che luce c’è?
Quanto sono grandi?
Che cosa contengono?
C’è una finestra?
Una porta?
Qualcuno può entrare?
Non cercare simboli “giusti”.
Scrivi semplicemente ciò che vedi.
Poi chiediti: In quale delle due stanze entro più facilmente?
e: Quale delle due faccio più fatica ad abitare?
Può bastare questa osservazione.
2. Una solitudine scelta, una solitudine subita
Ricorda due momenti diversi.
Nel primo eri sola/o e volevi esserlo.
Nel secondo eri sola/o e avresti desiderato una presenza.
Racconta entrambe le scene senza commentarle.
Dove eri?
Che ora era?
Che cosa stavi facendo?
Che cosa avresti visto entrando nella stanza?
Solo dopo rileggi e completa:
La differenza tra queste due solitudini, per me, è…
A volte utilizziamo la stessa parola per esperienze profondamente diverse.
Scriverle separatamente può renderlo visibile.
3. Il posto che occupo nelle relazioni
Pensa a una relazione importante.
Non necessariamente sentimentale.
Completa queste frasi:
Con questa persona mi accorgo che tendo a…
Mi sento libera/o di…
Faccio più fatica a…
Una parte di me che qui trova spazio è…
Una parte di me che tende a rimanere fuori è…
Non devi arrivare a una valutazione della relazione.
L'esercizio serve a osservare quale versione di noi prende posto quando siamo con qualcuno.
4. Ciò che vorrei ricevere, ciò che posso offrirmi
Scrivi: Quando desidero essere amata/o, vorrei che qualcuno…
Continua senza censurarti.
Poi passa a: Di tutto questo, c’è qualcosa che oggi posso provare a offrirmi io?
La risposta può essere sì, no oppure “non lo so”.
Non tutto ciò di cui abbiamo bisogno può o deve essere sostituito dall’autosufficienza.
Abbiamo bisogno degli altri.
Ma può essere interessante distinguere ciò che desideriamo ricevere da una relazione da ciò che possiamo iniziare a riconoscere anche da soli.
Non dobbiamo imparare ad amare la solitudine
Non penso che ogni esperienza difficile debba diventare necessariamente una risorsa.
Ci sono solitudini desiderate e solitudini dolorose.
Ci sono periodi in cui stare soli ci restituisce spazio e altri in cui amplifica qualcosa che ci pesa.
Scrivere non deve convincerci che la solitudine sia “bella”.
Può aiutarci semplicemente a essere più precisi:
questa solitudine mi appartiene
questa mi protegge
questa mi pesa
questa non l’ho scelta
Le parole diventano più utili quando smettono di essere generiche.
E l’amore?
Anche l’amore può essere osservato senza idealizzarlo.
Che cosa intendiamo quando diciamo di voler essere amati?
Essere scelti?
Compresi?
Desiderati?
Accolti?
Lasciati liberi?
Cercati?
Una possibile traccia è: Per me sentirmi amata/o significa…
Scrivi dieci risposte brevi.
Poi rileggile.
Potresti accorgerti che alcune parlano dell’altro e altre, invece, raccontano molto di te.
Una pagina può contenere le contraddizioni
Una delle cose che amo della scrittura è che non ci obbliga alla coerenza.
Possiamo scrivere: voglio che tu rimanga
e, due righe dopo: ho bisogno che tu mi lasci spazio
Entrambe possono essere vere.
Forse abitare amore e solitudine significa anche questo: smettere di pretendere che ogni parte di noi voglia esattamente la stessa cosa.
Un perimetro importante
La scrittura terapeutica che propongo è un’attività non clinica dedicata al benessere, all’espressione e alla consapevolezza. Non comprende diagnosi, sostegno psicologico, psicoterapia o trattamenti sanitari e non li sostituisce. Se la solitudine o una relazione sono associate a una sofferenza intensa o persistente, è importante rivolgersi, quando necessario, a un professionista sanitario qualificato.
Se desideri uno spazio guidato
Nei miei percorsi individuali e nei laboratori utilizzo domande, immagini e proposte di scrittura per esplorare temi come relazioni, confini, cambiamenti, identità e momenti di passaggio.
Scrittura terapeutica e overthinking: 7 esercizi per fermare i pensieri
Se la mente corre e fai fatica a fermarti, la pagina può diventare un posto sicuro. Sette esercizi di scrittura terapeutica semplici e brevi per uscire dai loop mentali e scegliere passi concreti.
Quando i pensieri girano in tondo è facile sentirsi senza direzione. La buona notizia è che, messa al servizio del benessere, la pagina può diventare un ancoraggio. La scrittura terapeutica non chiede frasi perfette: chiede presenza. In pochi minuti aiuta a spostare i pensieri dalla testa alla carta, a dare un nome a ciò che si muove e a scegliere azioni piccole e reali.
Perché la scrittura aiuta l’overthinking
Esternalizza: vedere i pensieri sulla pagina li rende più gestibili.
Etichetta le emozioni: dare un nome a ciò che provi riduce l’attivazione emotiva e apre spazio a decisioni più lucide.
Ristruttura: scrivere ti permette di rivedere storie e convinzioni, trasformando il “tutto o nulla” in sfumature più realistiche.
Le evidenze su journaling e pratiche di consapevolezza indicano benefici su stress percepito, sonno e regolazione emotiva. La scrittura non sostituisce un percorso clinico, ma può affiancare con gentilezza altre forme di cura.
7 esercizi di scrittura terapeutica (10 minuti)
Imposta un timer. Scegli uno o due esercizi, non tutti. Meglio poco e costante che tanto e una volta sola.
1) Scarico gentile: due colonne
Traccia due colonne. A sinistra “Cosa mi gira in testa” (pensieri crudi, senza filtro). A destra “Cosa è nelle mie mani oggi” (azioni piccole, una per riga). Chiudi cerchiando 1 azione da fare nelle 24 ore.
2) Flusso controllato (10 righe)
Scrivi solo 10 righe senza alzare la penna. Se non sai cosa dire, ripeti “Sto scrivendo perché la mia mente è piena di…”. Alla riga 10 fermati, respira e sottolinea la frase che ti colpisce: è il tuo indizio.
3) Dare nome all’emozione
Completa queste 3 frasi: “In questo momento sento…” (emozione), “Lo sento nel corpo qui…” (sensazione), “Mi chiede…” (bisogno). L’obiettivo non è risolvere, ma ascoltare.
4) ABC della ruminazione
A – Evento: Scrivi cosa è successo (racconta solo i fatti).
B – Pensiero automatico: Scrivi il loop della tua mente: “Se… allora…”
C – Comportamento utile adesso: Prova a scrivere un gesto concreto che potresti fare subito per alleggerire cuore e mente.
Trasforma l’energia del pensiero in un’azione minima.
5) Il foglio dei limiti
Prima metti in pagina ciò che ti pesa adesso. Poi immagina di rileggere fra sei mesi e riscrivi. Chiudi raccontando la stessa cosa a una persona che ti vuole bene. Di solito il linguaggio si fa più gentile.
6) Tre prospettive
Scrivi un paragrafo su ciò che ti preoccupa come te oggi, poi come te tra 6 mesi, infine come se parlassi a un’amica. Noterai che il linguaggio cambia: spesso si apre.
7) Chiusura rituale (30 parole)
Concludi con una frase di 30 parole massimo iniziando da “Oggi scelgo…”. È la tua micro-decisione. Mettila in agenda.
Una routine in 10 minuti
Minuto 0–1: un respiro lungo, spalle rilassate (cadono verso il basso).
Minuti 1–6: uno degli esercizi (1–6).
Minuti 6–9: rileggi, cerchia una frase, scegli 1 azione.
Minuto 10: chiusura rituale (esercizio 7).
Se ti è utile, puoi precedere la scrittura con 5 minuti di rilassamento tipo body scan o Yoga Nidra breve: aiuta a rallentare e ad accedere a parole più chiare. Trovi tante pratiche sul mio canale YouTube Sei la tua luce.
Quando usarli (e quando no)
Gli esercizi sono pensati per ansia lieve, sovraccarico, periodi di cambiamento. Se emergono sofferenze intense o temi clinici, è importante rivolgersi a professionisti della salute mentale. La pagina resta un ottimo alleato, ma non sostituisce la terapia.
Domande frequenti
Devo saper scrivere?
No. Conta l’autenticità, non lo stile.
Ogni quanto scrivere?
Meglio 10 minuti al giorno che un’ora una volta a settimana.
Cosa faccio con i fogli?
Puoi tenerli, riporli in una cartellina, o distruggerli se è più leggero. L’importante è il processo, non l’archivio.
Vuoi essere accompagnato?
Propongo percorsi individuali online, laboratori di gruppo e PDF di esercizi (7 o 30 giorni). Se ti va, partiamo con un colloquio gratuito di 10 minuti per costruire insieme il passo giusto.
Scrittura terapeutica e cambio di stagione: 5 esercizi per il calo d’umore
Con il cambio di stagione l’umore può scendere di un gradino. Cinque esercizi di scrittura terapeutica, brevi e gentili, per nominare le emozioni, ritrovare ordine e scegliere piccoli gesti di cura quotidiani.
Quando la luce diminuisce e le giornate si accorciano, è normale sentirsi più stanchi, irritabili o poco motivati. Il cambio di stagione altera i ritmi del sonno, riduce l’esposizione alla luce naturale e scombina le abitudini. In questo passaggio la scrittura terapeutica è un aiuto semplice: mettere in parole ciò che si prova aiuta a fare chiarezza, a ridurre l’allarme interno e a scegliere piccoli gesti di cura. Le ricerche sul cd affect labeling (ovvero dare un nome preciso alle emozioni), auto-compassione e coerenza della storia personale mostrano effetti positivi su stress, ruminazione e benessere psicologico.
Perché l’autunno può pesare sull’umore
Con meno luce naturale il ritmo biologico tende a spostarsi: si dorme peggio, si cercano “consolazioni” rapide e ci si muove meno. Se non ce ne accorgiamo, la somma di questi piccoli cambiamenti abbassa l’energia. Un diario rende visibili questi passaggi e permette di intervenire con passi sostenibili.
5 esercizi di scrittura terapeutica per il cambio di stagione
1) Meteo interiore
Per due o tre minuti descrivi come ti senti con immagini della natura (cielo, vento, bosco, marea).
Perché aiuta: la metafora crea una distanza sicura e facilita l’etichettatura emotiva, che favorisce regolazione e chiarezza.
2) Ciò che drena / ciò che nutre
Traccia due colonne. A sinistra scrivi ciò che ti toglie energia in questo periodo e a destra ciò che ti sostiene (anche in modo minimo).
Perché aiuta: mette ordine, riduce la ruminazione e trasforma il “troppo” in priorità gestibili.
3) Lettera di auto-compassione
Scrivi a te come scriveresti a una persona cara. Riconosci la fatica, valida l’emozione e proponiti un piccolo gesto da fare nelle prossime ore (uscire alla luce, andare a letto prima, chiedere aiuto).
Perché aiuta: la auto-compassione riduce l’autocritica, sostiene la resilienza e orienta verso scelte di cura realistiche.
4) Diario della luce
Per 14 giorni annota quando stai alla luce del giorno (anche 10–20 minuti), dove ti trovi e come ti senti prima e dopo in tre parole.
Perché aiuta: collega luce, movimento e umore, facilita la consapevolezza corporea e sostiene piccole routine protettive.
5) Tre righe serali
Ogni sera scrivi tre frasi: “Oggi ho provato…”, “Oggi ho capito/ricordato…”, “Domani mi prendo cura di me così…”.
Perché aiuta: crea coerenza nella storia personale, alleggerisce la mente la sera e rende costante la pratica. È uno degli esercizi di scrittura terapeutica più facili da mantenere.
Perché la scrittura terapeutica aiuta in autunno
La scrittura terapeutica funziona perché unisce tre processi:
Nominare con precisione ciò che si prova → meno allarme, più ordine.
Riorganizzare l’esperienza in un racconto coerente → più senso e direzione.
Parlarsi con gentilezza → meno autocritica, più gesti di cura possibili.
Questi meccanismi sono coerenti con le evidenze su etichettatura emotiva, auto-compassione e costruzione della propria storia di vita.
Quando chiedere aiuto
Se il calo d’umore è intenso o dura settimane, se compaiono sintomi depressivi marcati o pensieri di autosvalutazione, è importante confrontarsi con un professionista. La scrittura non sostituisce una terapia clinica: può camminare accanto ad altri percorsi di cura.
Conclusione
Il cambio di stagione è un passaggio, non un giudizio su di te. Con pochi minuti al giorno e alcuni esercizi di scrittura terapeutica puoi osservare ciò che senti, scegliere piccole azioni di benessere e accompagnarti con gentilezza fino a un nuovo equilibrio. La costanza vale più della perfezione.
Poesia, scrittura terapeutica e cura
Quando poesia e scrittura terapeutica si incontrano, la parola diventa cura: metafore che danno forma al sentire, ritmo che contiene, narrazione che restituisce senso. Un ponte tra corpo ed emozioni per regolarsi, comprendersi e creare legami.
Perché la parola creativa può fare bene
La poesia non è solo estetica: è un modo di pensare le emozioni. Quando entra nella scrittura terapeutica, la parola creativa diventa un contenitore dove ciò che sentiamo può essere visto, nominato, trasformato. Ecco cosa sappiamo — tra clinica, neuroscienze e pratiche di cura — su questo legame.
1) La metafora dà forma e distanza sicura
La poesia usa metafore e immagini. In psicologia si parla di simbolizzazione: quando un vissuto prende forma simbolica, diventa più maneggiabile.
Le metafore creano distanza protetta: restiamo in contatto con l’emozione senza esserne travolti (parlare di “grandine nel petto” non è negare il dolore: è dargli un profilo).
Studi di linguistica cognitiva e neuroimaging mostrano che comprendere metafore sensoriali attiva reti sensori-motorie: il linguaggio figurato non “descrive soltanto”, fa sentire. Questo coinvolgimento corporeo aiuta a integrare mente e corpo, favorevole alla regolazione emotiva.
2) Nominare le emozioni calma i circuiti della minaccia
La etichettatura emotiva (affect labeling) — cioè dire “questa è paura / vergogna / tristezza” — è associata a minore reattività dell’amigdala e maggiore attivazione di aree prefrontali implicate nell’autocontrollo.
La poesia facilita l’etichettatura perché offre parole finissime per sfumature difficili (“tenerezza feroce”, “nostalgia luminosa”). Meno allarme, più spazio di respiro.
3) Il ritmo contiene, il respiro segue
Verso, pausa, ripetizione: il ritmo poetico è una forma di contenimento. Come in molte pratiche somatiche, la cadenza regolare favorisce sincronizzazione tra respiro, attenzione e tono emotivo.
Leggere o scrivere versi con pause intenzionali sostiene una de-attivazione gentile del sistema di allerta e la possibilità di stare con ciò che c’è.
4) Dalla frammentazione al senso: la coerenza narrativa
La ricerca sull’identità narrativa mostra che costruire racconti coerenti dei propri eventi di vita è collegato a maggiore benessere psicologico, senso di continuità e speranza.
La scrittura terapeutica opera proprio qui: prende materiali grezzi (ricordi, emozioni, immagini) e li ordina in un filo che non cancella il dolore, ma gli dà posto.
La poesia aiuta a trovare il nucleo: pochi versi possono cogliere la verità di un passaggio meglio di pagine intere, e questo nucleo diventa una bussola.
5) Legami che curano: dalla cura personale a quella collettiva
Condividere testi in un gruppo (senza giudizio) crea sicurezza sociale: sentirsi ascoltati riduce il senso di isolamento e supporta la coregolazione emotiva.
Biblioterapia e pratiche di poetry therapy in contesti clinici ed educativi mostrano esiti promettenti su umore, ansia, qualità della vita, soprattutto quando la lettura/scrittura è guidata e rispettosa dei tempi di ciascuno.
La parola poetica costruisce linguaggi comuni: rende dicibile l’indicibile e apre relazioni più autentiche (con sé, con gli altri).
6) Limiti e responsabilità
La scrittura, anche poetica, è uno strumento di supporto: non sostituisce la terapia psicologica o medica. Se emergono traumi o un disagio persistente, è importante rivolgersi a professionista. La scrittura può camminare accanto ad altri percorsi di cura.
In pratica
Prima la sicurezza: scegli un tempo breve, un luogo quieto, confini chiari.
Punta alla precisione emotiva: una sola immagine, un solo colore, un solo suono per dire “come sto”.
Chiudi con cura: dopo aver scritto, nota di cosa hai bisogno adesso (acqua, una passeggiata, inviare il testo a una persona fidata o tenerlo per te).
Perché funziona
La poesia apre; la scrittura terapeutica accompagna; insieme aiutano a regolare, dare senso e connettere: tre movimenti chiave della cura di sé.
Scrittura terapeutica per l’autostima: 5 esercizi per ritrovare fiducia
Ti senti insicuro? La scrittura terapeutica può aiutarti a ricostruire fiducia e gentilezza verso te stesso. Qui trovi 5 esercizi semplici ed efficaci da iniziare oggi.
Sentirsi insicuri, avere dubbi sul proprio valore personale o vivere momenti di bassa autostima è qualcosa che capita a molti. La buona notizia? La scrittura può diventare una vera alleata per ritrovare fiducia. La scrittura terapeutica è infatti una pratica sempre più utilizzata in ambito psicologico e di crescita personale: numerosi studi scientifici confermano i benefici di questa attività sulla salute emotiva e sul benessere psicologico.
Un esempio è la ricerca di James Pennebaker, psicologo dell’Università del Texas, che ha dimostrato come la scrittura espressiva migliori l’umore, riduca i sintomi di ansia e depressione e aumenti la consapevolezza di sé. Applicata all’autostima, la scrittura diventa uno strumento concreto per riscoprire il proprio valore, elaborare emozioni e costruire fiducia personale.
Ecco quindi 5 esercizi di scrittura terapeutica che puoi iniziare subito, facili ma estremamente efficaci.
1. Lettera a te stesso
Scrivi una lettera al tuo “io del passato” o al tuo “io del futuro”. Nella lettera esprimi incoraggiamento, sostegno e comprensione. Questo tipo di scrittura terapeutica per autostima aiuta a riformulare il modo in cui ti percepisci e a consolidare un dialogo interiore più gentile.
La tecnica del “dialogo con sé stessi” è usata in psicologia cognitivo-comportamentale per sostituire pensieri negativi con autoaffermazioni più costruttive.
2. Diario dei successi
Ogni giorno, annota almeno tre piccoli traguardi o azioni positive che hai compiuto. Non serve che siano grandi risultati: possono essere anche semplici gesti quotidiani. Col tempo, questa pratica rafforza la percezione del tuo valore e contrasta la tendenza a focalizzarti solo sugli errori.
Secondo studi pubblicati sul Journal of Positive Psychology, il monitoraggio dei successi e delle gratitudini quotidiane aumenta il livello di benessere percepito e favorisce la resilienza.
3. Scrittura di gratitudine
Dedica qualche minuto a scrivere ogni giorno tre motivi per cui provi gratitudine. Questo esercizio non solo migliora l’umore, ma ti aiuta a vedere te stesso in una luce più positiva, valorizzando ciò che già possiedi.
La “gratitude journaling” è stata collegata da numerose ricerche (Emmons & McCullough, 2003) a una riduzione dei sintomi depressivi e a un incremento della soddisfazione di vita.
4. Dialogo con la voce interiore
Dividi il foglio in due colonne. Nella prima scrivi le critiche che ti rivolgi più spesso (“non sono abbastanza bravo”, “non ce la farò”). Nella seconda colonna rispondi a queste frasi come se fossi il tuo migliore amico, con parole di incoraggiamento e realtà oggettive.
Questa pratica ricalca la tecnica del self-compassion writing sviluppata dalla ricercatrice Kristin Neff, che ha dimostrato come la compassione verso sé stessi migliori l’autostima e riduca il rischio di autocritica distruttiva.
5. Visione positiva del futuro
Scrivi una pagina in cui descrivi te stesso tra un anno, con più sicurezza e fiducia. Racconta i tuoi comportamenti, successi e sensazioni come se li stessi già vivendo. Questo esercizio crea un’immagine positiva che diventa una sorta di bussola interiore.
La psicologia positiva utilizza la “visualizzazione scritta” come tecnica di goal-setting. Gli studi mostrano che immaginare il sé futuro in modo dettagliato aumenta la motivazione e la probabilità di raggiungere obiettivi.
La scrittura non è solo un’attività creativa
La scrittura terapeutica per autostima non è solo un’attività creativa: è un percorso concreto, con solide basi scientifiche, che ti permette di cambiare prospettiva su di te. Integrare questi scrittura terapeutica esercizi nella tua quotidianità può aiutarti a coltivare fiducia, resilienza e amore verso te stesso.
Prendere in mano la penna significa darsi la possibilità di riscrivere non solo i propri pensieri, ma anche il modo in cui si guarda alla vita.
Scrivere la rabbia: quando le parole aiutano a guardarla da vicino
Che cosa succede quando proviamo a mettere la rabbia sulla pagina? Scrivere può aiutarci a osservarla più da vicino, distinguendo ciò che è accaduto dal significato che quell’esperienza ha avuto per noi.
La rabbia non è sempre facile da raccontare.
A volte arriva con parole chiarissime. Sappiamo esattamente con chi siamo arrabbiati, che cosa è successo e che cosa avremmo voluto dire.
Altre volte rimane più confusa.
Ci irritiamo per qualcosa di piccolo, continuiamo a ripensare a una conversazione oppure ci accorgiamo che una situazione ci tocca molto più di quanto avessimo immaginato.
In questi momenti scrivere può diventare interessante non perché debba far sparire la rabbia, ma perché ci permette di fermarci abbastanza da guardare che cosa sta succedendo prima di trasformarlo immediatamente in una reazione.
La rabbia non è necessariamente il problema
Provare rabbia non significa essere aggressivi.
La rabbia è un’emozione; quello che facciamo quando la proviamo è un’altra cosa.
Possiamo alzare la voce, tacere, allontanarci, continuare a pensarci per ore oppure non mostrare nulla.
Per questo, quando scriviamo, può essere utile evitare di partire dalla domanda: Come faccio a non essere più arrabbiata?
La domanda interessante può essere precedente: Che cosa, esattamente, mi ha toccato così tanto?
Non perché dietro ogni rabbia debba necessariamente esserci una verità nascosta da scoprire.
Ma perché una stessa parola può contenere esperienze molto diverse: sentirsi ignorati, invasi, delusi, fraintesi, impotenti, esclusi.
Scrivere non significa sfogarsi e basta
Quando siamo molto arrabbiati può venire spontaneo riempire una pagina con tutto ciò che vorremmo dire a qualcuno.
Anche questo può avere un senso.
Ma la scrittura terapeutica, per come la utilizzo nel mio lavoro, non coincide semplicemente con uno sfogo.
Mi interessa soprattutto ciò che può accadere dopo le prime parole. Quando il racconto iniziale comincia a rallentare, può emergere un dettaglio che prima non vedevamo. Forse continuiamo a tornare su una particolare frase. Forse ci accorgiamo che ciò che ci ha ferito non è soltanto quello che è stato detto, ma il fatto che sia stato detto proprio da quella persona.
Oppure non scopriamo niente di nuovo.
Anche questo è possibile.
La scrittura non deve per forza condurre a una rivelazione.
La rabbia e il bisogno di avere ragione
Quando siamo arrabbiati, spesso la nostra storia ci sembra molto chiara.
Qualcuno ha sbagliato.
Qualcuno avrebbe dovuto comportarsi diversamente.
Noi sappiamo come sono andate le cose.
Non significa che questa lettura sia falsa. Ma una pagina può diventare uno spazio in cui, almeno per qualche minuto, non dobbiamo convincere nessuno.
Non dobbiamo vincere una discussione.
Non dobbiamo costruire una versione perfettamente coerente.
Possiamo lasciare che sulla stessa pagina convivano rabbia e affetto, certezza e dubbio, desiderio di allontanarci e paura di perdere qualcuno.
Le emozioni non hanno l'obbligo di essere ordinate.
Una pratica: raccontare la stessa scena due volte
Se vuoi provare a scrivere sulla rabbia, scegli un episodio preciso, non tutta una relazione e non “tutto quello che quella persona mi ha fatto”.
Prendi una singola scena.
La prima volta raccontala come viene, senza preoccuparti di essere equilibrata, elegante o ragionevole. Scrivi ciò che ricordi e il modo in cui l’hai vissuto.
Poi lascia passare un po’ di tempo.
Quando torni alla pagina, racconta la stessa scena come se fosse ripresa da una telecamera: soltanto ciò che sarebbe stato possibile vedere e sentire dall’esterno.
Niente intenzioni attribuite agli altri.
Niente spiegazioni.
Soltanto gesti, parole, pause, luoghi.
Alla fine metti i due testi uno accanto all’altro.
Non devi decidere quale sia quello “vero”.
Osserva semplicemente la distanza tra ciò che è accaduto e ciò che quell’episodio ha significato per te.
È proprio in quella distanza che, qualche volta, compaiono parole nuove.
Non devi trasformare la rabbia in qualcosa di positivo
Non penso che ogni emozione debba essere resa produttiva.
Non dobbiamo trasformare immediatamente la rabbia in una poesia, in un insegnamento o in un'occasione di crescita.
Può anche restare rabbia.
La scrittura può semplicemente aiutarci a riconoscerne meglio i contorni, senza decidere subito cosa farne.
E magari soltanto dopo capiremo se quella rabbia ci sta mostrando qualcosa che desideriamo dire, cambiare, proteggere oppure lasciare andare.
E quando scrivere non basta?
È importante mantenere un confine chiaro.
Scrivere può essere uno spazio personale di espressione e osservazione, ma non è uno strumento con cui affrontare autonomamente qualsiasi difficoltà.
Se la rabbia è molto intensa, ricorrente, difficile da controllare, porta ad agire in modo aggressivo o interferisce significativamente con relazioni e vita quotidiana, è importante rivolgersi a un professionista sanitario qualificato.
La scrittura terapeutica che propongo è un’attività non clinica dedicata al benessere, all’espressione e alla consapevolezza. Non comprende diagnosi, sostegno psicologico, psicoterapia o trattamenti sanitari e non li sostituisce.
Dare alla rabbia una pagina
Forse scrivere la rabbia non significa liberarsene.
Può significare concederle un luogo diverso da una discussione, da una risposta inviata troppo in fretta o dai pensieri che continuano a ripetersi.
Un luogo in cui guardarla. Darle parole. E capire, eventualmente, che cosa di quella esperienza continua a chiederci attenzione.
Nei miei percorsi individuali e nei laboratori utilizzo tracce di scrittura costruite intorno alla persona e al tema che desidera esplorare, senza interpretare ciò che scrive al suo posto.
Scrittura Terapeutica: 5 esercizi per conoscersi meglio e ritrovare equilibrio
La scrittura terapeutica è uno strumento potente per conoscersi meglio e trasformare le emozioni in consapevolezza. In questo articolo trovi 5 esercizi di scrittura terapeutica semplici da provare, supportati anche da evidenze scientifiche.
La scrittura terapeutica non è solo mettere nero su bianco i pensieri. È un atto di cura, un dialogo intimo con sé stessi che permette di dare forma a ciò che spesso rimane confuso nella mente. Attraverso la parola scritta, possiamo trovare ordine, pace, e persino sollievo fisico ed emotivo.
Perché funziona? Un sostegno dalla scienza
Negli anni ’80 il professor James Pennebaker, psicologo sociale dell’Università del Texas, ha dimostrato che scrivere delle proprie esperienze emotive riduce lo stress, migliora il sistema immunitario e favorisce il benessere psicologico. Anche studi più recenti confermano che la scrittura terapeutica aiuta a rielaborare eventi difficili, ridurre ansia e depressione e rafforzare la resilienza.
Io stessa, nel mio percorso personale, ho sperimentato la potenza della scrittura nei momenti in cui sentivo il bisogno di ritrovare un appiglio. Un quaderno, una penna e uno spazio di silenzio si sono trasformati in strumenti di guarigione e scoperta.
5 Esercizi di scrittura terapeutica da provare
1. Scrivere senza filtri
Imposta un timer di 10-15 minuti e lascia scorrere le parole senza giudizio. Non rileggere subito, non correggere. L’obiettivo non è “scrivere bene”, ma lasciar fluire ciò che c’è.
2. La lettera che non spedirai mai
Scrivi una lettera a qualcuno con cui senti di avere qualcosa in sospeso. Può essere un grazie, un chiarimento, un addio. Non è necessario inviarla: il beneficio nasce dal mettere le emozioni su carta.
3. Il diario della gratitudine
Ogni sera, scrivi tre cose per cui sei grato. Studi scientifici mostrano che questo semplice esercizio rafforza l’ottimismo e riduce i livelli di stress.
4. Dialogo con una parte di te
Immagina di scrivere a una parte di te che fatica a farsi sentire: il bambino interiore, la parte ansiosa, quella coraggiosa. Scrivi a turno come se foste due voci in dialogo.
5. Trasforma l’emozione in immagine
Scegli un’emozione che provi ora e descrivila come se fosse un paesaggio, un oggetto o un colore. Dare forma simbolica alle emozioni aiuta a prenderne distanza e a comprenderle meglio.
Perché iniziare oggi
La scrittura terapeutica è un percorso personale, che non richiede strumenti costosi o competenze particolari. Basta carta, penna e la disponibilità ad ascoltarsi. È un invito a fermarsi, respirare e guardarsi dentro.
Non serve aspettare il momento giusto: puoi iniziare da subito, magari provando uno di questi esercizi di scrittura terapeutica. A volte, basta una pagina per fare chiarezza.
E tu? Quale di questi esercizi ti ispira di più? Se ti va, prendi un quaderno e inizia a sperimentare. Scoprirai che scrivere non è solo un gesto, ma un modo per tornare a casa a te stesso.
Scrittura terapeutica di gruppo: cosa succede davvero in un laboratorio
Cosa succede davvero in un laboratorio di scrittura terapeutica? Un incontro guidato in cui si scrive a partire da un tema, con tempi personali, condivisione facoltativa e nessuna richiesta di “saper scrivere”.
Scrivere da soli e scrivere insieme ad altre persone non sono la stessa esperienza.
In un laboratorio di scrittura terapeutica ognuno rimane davanti al proprio foglio, con i propri tempi e ciò che desidera tenere per sé. Eppure accanto ci sono altre persone che, nello stesso momento, stanno facendo qualcosa di simile.
È una presenza discreta.
Non occorre raccontarsi, non bisogna leggere ad alta voce e non è necessario arrivare sapendo già che cosa si vuole scrivere.
Che cos’è un laboratorio di scrittura terapeutica
Nei miei laboratori utilizzo la scrittura come pratica guidata di espressione e consapevolezza.
Ogni incontro nasce intorno a un tema — per esempio un cambiamento, un desiderio, l’identità, i confini, le relazioni o un momento di passaggio — e procede attraverso tracce, immagini, parole, brevi testi o domande.
Non è un corso di scrittura creativa. Non correggiamo i testi e non valutiamo lo stile.
Ciò che conta non è produrre qualcosa di bello da mostrare agli altri, ma concedersi un tempo in cui poter osservare ciò che emerge attraverso le parole.
Come si svolge concretamente un incontro
Di solito iniziamo con qualche minuto per arrivare nel tema e lasciare fuori, per quanto possibile, la velocità della giornata.
Introduco quindi la proposta di scrittura e lascio un tempo personale per lavorare sul foglio.
Non scriviamo tutti nello stesso modo e non esiste una risposta corretta alla traccia.
Al termine può esserci uno spazio di condivisione.
Può esserci, non deve esserci.
Chi desidera può leggere una frase, raccontare ciò che ha notato oppure semplicemente ascoltare.
La condivisione è sempre facoltativa.
Che cosa cambia quando si scrive in gruppo
Una delle cose che trovo più interessanti del gruppo è che la stessa consegna può aprire strade completamente diverse.
Una parola che per una persona parla di casa, per un’altra può diventare libertà.
Un’immagine può far emergere un ricordo oppure non evocare nulla.
Ascoltare gli altri non serve a confrontare le esperienze né a stabilire chi abbia scritto “meglio”.
Può invece ricordarci che esistono molti modi di guardare la stessa domanda.
E, qualche volta, una frase ascoltata da qualcun altro ci permette di vedere qualcosa da un punto di vista che da soli non avremmo trovato.
Devo raccontare cose personali?
No.
Questo è uno dei dubbi che ricevo più spesso.
Partecipare a un laboratorio non significa dover raccontare la propria storia al gruppo. Puoi scrivere e tenere tutto per te.
Puoi condividere soltanto una parola. Puoi ascoltare.
Puoi decidere di parlare in un incontro e non farlo in quello successivo.
Per me questa possibilità di scelta è parte fondamentale del lavoro.
La scrittura può essere personale senza necessariamente diventare pubblica.
E se penso di non saper scrivere?
Non stiamo cercando scrittori.
Una pagina può contenere tre righe, un elenco, parole sparse, una scena, una frase cancellata.
Nei laboratori non lavoriamo sulla qualità letteraria e non esiste un voto finale.
La traccia serve ad aprire uno spazio, non a verificare una capacità.
Online o in presenza?
Propongo laboratori sia online sia in presenza, a seconda dell’edizione.
La modalità cambia alcune cose — il modo in cui occupiamo lo spazio, la vicinanza fisica del gruppo, la possibilità di essere nella propria casa — ma la struttura di fondo rimane la stessa: un tema, una guida, tempo per scrivere e libertà rispetto alla condivisione.
Ogni edizione indica in anticipo date, modalità, numero di partecipanti e tutte le informazioni pratiche.
Perché gruppi a numero limitato
Preferisco lavorare con gruppi raccolti.
Non perché tutti debbano necessariamente parlare, ma perché un numero limitato permette di lasciare tempo, silenzio e attenzione.
Un laboratorio non dovrebbe assomigliare a una lezione frontale con molte persone davanti.
Mi interessa che ognuno possa percepire di avere uno spazio.
La mia funzione nel gruppo
Il mio compito non è interpretare quello che le persone scrivono.
Preparo e conduco il percorso, propongo le tracce, custodisco tempi e confini dell’incontro e accompagno la condivisione affinché rimanga rispettosa e non giudicante.
La scrittura resta di chi la scrive.
Non cerco un significato nascosto al posto della persona e non dico che cosa dovrebbe provare.
Credo molto di più nelle domande che aprono possibilità che nelle interpretazioni date dall’esterno.
Un perimetro chiaro
I miei laboratori di scrittura terapeutica sono attività non cliniche dedicate alla scrittura, all’espressione e alla consapevolezza.
Non comprendono diagnosi, sostegno psicologico, psicoterapia o trattamenti sanitari e non li sostituiscono.
Partecipare a un laboratorio
Ogni laboratorio ha un tema e una struttura propri.
Alcuni sono incontri singoli, altri sono cicli in cui lo stesso gruppo torna a incontrarsi nel tempo.
Nella pagina dedicata trovi le edizioni attualmente disponibili, online e in presenza.